Lorenzo Calogero (1910-1961)

ANGELO DELLA MATTINA

Angelo della mattina
risvegliami ancora
per la nuova fulgente aurora
che s’arrossa sull’orizzonte o s’incrina.

Io sono uno strano mendicante
che chiede amore e parole,
sono un solitario emigrante
verso le terre della luce e del sole.

Vienimi coi tuoi fulgori,
angelo che non ristai,
coi tuoi infiniti fulgori
colle movenze che tu sai,

e crescimi delle meraviglie,
di quanto raccogli negli occhi neri,
degli infiniti misteri
che tu celi dentro l’arco dei cigli.

Fammi conoscere ciò che tu conosci
i riflessi della tua bocca chiara;
mutevolmente nel mio cuore gia amara
è una musica una magica forma, in una pioggia che scrosci.

ESSENZA DEL POETA

Sono il solitario origliere
di ciò che dorme.
Perciò scrivo
Colla tacita mano,
l’occhio rivolto ai sonni.

TEMPIO

Tutti possono partecipare
alla formazione del tempio
che poggia su
archibalenanti archi di raggi.
Non sapranno le stelle,
non saprà il tempo donde nato,
formazione ciclopica dei secoli.
Dimora duratura dell’anima
sarà, degli antichi istinti sapienti
che facevano grandi cose
nell’estrema consapevolezza.
Su archi di raggi poserà
come addormito fiore,
che, su steli esilissimi giacente,
al celeste esulta,
alla spirante rosa dell’aria
che in tutti i porti,
silenziosa, lo porterà
verso le innumeri direzioni,
spingendolo verso tutte le bandiere.

STRANE CHIOME

Strane chiome e sostanze.
Odo un suono di corolle
alitanti nell’aria, chiudo gli occhi
e una strana danza le insegue.
Caddero su di esse stimmate paurose
come da una lana fine e bigia
in segreto. Un burrone coi suoi archi,
colle sue lampade acceso, i suoi sogni
infiniti sfiniti dette nel tempo.
Possiedono boccole e viole socchiuse
dardi senza tempo,
venuti su queste infinite aiuole
misteriose, come l’ombre dei re
che pazienti giocarono nell’aria
col sogno che ti aveva tutto rappreso.

Strane mura e un’infinita presenza
dileguano.

A RILENTO LE STESSE SOSTANZE

A rilento le stesse sostanze
vedi. Non è mancanza di sole
la luce che vien meno, la calma piena, il bosco,
una gocciola, una luce, una casa,
la cara sembianza di persone morte,
com’è solido il sapore, il frutto del limone
e in altro giorno attiguo il tuo gelido sopore.
Sopra le ossa, su le medesime cose
è opaco assiduo, in un fiore,
deserto il batticuore.

AD OTTUAGENARIO

Ad ottuagenario ripete il sole
le radici, la sua astinenza,
e per quel suo colore pallido,
quando le nubi radono
dal cielo la terra,
e piú non si ode voce nuda
soffice dell’inverno.

Il pianto a marzo era già tardo,
un vero strazio che incolonna
le nubi e le pendici.

La volontà ripiega
e subito il panico e il rossore
sono il segno felice sui sentieri
d’un sogno glauco che non dura.

Inviolabili clemenze orme sono
presaghe, e, stanche, si spandono nel canto.
Raccoglie vivide onde l’ora
pura dell’aria sopra le viole
e, dischiuse le gemme, te sola
accanto.

XXIX

Numeri, screzi, margini,
questi muri.
Ma ora odi;
rattieni la superficie ferma
di questa fine.
Sulle acque
rese immortali mani fievoli hai
e bagnò i tuoi capelli biondastri
la tua città natale.

Ultimo giuoco di una felicità biondastra
e lo screzio di questa fine,
com’era quiete, a volte,
si ebbe sulla superficie di questi scandagli.

Ed io sapevo rattenerti e mentovarti.

Molte volte la tua pelle arse
di una febbre molto violenta
e in due punti riapportasti
la vana superficie che fu tua
e a molti riapparvero i fiati dei vetri
che vennero ad appuntarsi
dopo lo scorrere lento di una tua malattia.

E in due punti il sopore si ruppe
del respiro del vespero.
Ma questo fu screzio senza fine
sulle labbra della città fantastica:
e questo per la piccola apparenza
che esso dava.
Ma questo era di moto in moto
anche il moto di ogni malattia.

(tutte le poesie sono tratte da: Opere poetiche, I vol., Milano, Lerici editori, 1962 e
Opere poetice, II vol., Milano, Lerici editori, 1966.)

Calogero Lorenzo, medico e poeta, nato il 25 maggio 1910, venne trovato morto suicida il 25 marzo 1961. Dopo la licenza elementare si trasferisce, con tutta la famiglia a Reggio Calabria, dove frequenta per un breve periodo l’Istututo tecnico per poi trasferirsi al Liceo Scientifico. Frequenta l’Università a Napoli iscrivendosi in Ingegneria per passare poi al corso di laurea in Medicina. In questo periodo pubblica nell’antologia “Dieci poeti” e nella raccolta “Poco suono” alcune sue liriche. Comincia a mandare alcune sue poesie con la speranza di vederle pubblicate agli editori Bargellini e Batocchi. Nel 1937 consegue la laurea e l’anno seguente, a Siena, l’abilitazione alla professione che abbandonerà definitivamente nel 1956. Nel 1942 tenta per la prima volta il suicidio, sparandosi in direzione del cuore. Nel 1944 si fidanza con una sua compagna di scuola: Graziella. La rottura del fidanzamento, avvenuta dopo intensi scambi epistolari, sconvolge il poeta; la sua vita diventa sempre più caotica e disordinata. Nel 1954 si trasferisce a Campiglia d’Orcia dove riceve un incarico di medico condotto ad interim; sarà licenziato dopo poco più di un anno. Durante la permanenza a Campiglia, pubblica a pagamento, presso l’editrice Maia di Siena, le raccolte “Ma questo…”(1955) e “Parole del Tempo” (1956).
Rientrando a Melicuccà, si ferma a Roma per conoscere personalmente Leonardo Sinisgalli che gli aveva promesso una presentazione per la raccolta “Come in dittici”. Dopo il suo rientro in Calabria, viene ricoverato nella clinica per malattie nervose “Villa Nuccia” di Gagliano (CZ). Per la seconda volta tenta il suicidio tagliandosi le vene dei polsi. In clinica conosce Concettina, un’infermiera alla quale dedica l’ultima e forse la più importante delle sue raccolte di poesie: I “Quaderni di Villa Nuccia”, scritte quasi interamente nella casa di cura.
Nel 1957 vince il premio letterario “Villa S.Giovanni” ed il 3 marzo dello stesso anno, Sinisgalli presenta alcune sue poesie sulla “Fiera Letteraria” . Una curiosità. In quell’occasione viene storpiato il nome del Calogero: Norenzo al posto di Lorenzo.Nel 1959 lascia definitivamente la clinica e si ritira nella sua casa di Melicuccà. Tra il 1960 e il ’61 si concede brevi fughe, alla ricerca disperata di un editore.
Il 25 marzo 1961 viene trovato cadavere (morto da almeno tre giorni) nella sua abitazione. Sul comodino un pezzo di foglio di quaderno a quadretti con su scritto: “VI prego di non seppellirmi vivo”. L’ultima sua frase è diventata il “logo” del Circolo di Cultura ad egli dedicato.
Nel fascicolo del mese di aprile 1961 di “Europa Letteraria”, Giancarlo Vigorelli pubblica alcune poesie di Lorenzo Calogero con note, anche questa volta, di leonardo Sinisgalli. L’anno dopo, i versi di Calogero, accompagnati dall’esplosione del “caso letterario”, trovano posto in un’elegante edizione della collana “Poeti Europei” della Casa editrice Lerici (opere poetiche, I vol. 1962 e II vol.1966).

(nota biografica tratta da: http://www.seminaraonline.it/melicuccaonline/lorenzo%20calogero.htm)

12 pensieri su “Lorenzo Calogero (1910-1961)

  1. Grazie Luca per aver omaggiato questa voce fra le più alte del nostro Novecento, ignobilmente dimenticata. È proprio vero che poeti ne nascono tre o quattro in un secolo come diceva Moravia. Basta aggiungere: quelli di potere… D’Annunzio, Ungaretti, Montale…

    “Sono il solitario origliere
    di ciò che dorme.”

    Forse è proprio questa l’essenza della poesia.

    Un caro saluto.
    Pasquale

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  2. Grazie Pasquale!!!Sì, anche secondo me Calogero è una delle più alte del Novecento. Proprio ieri ho letto su “Nuovi argomenti” suoi inediti. Era ora che un grande editore se ne interessasse…Speriamo sia il preludio per un Oscar o qualcosa di simile…
    Un caro saluto

    "Mi piace"

  3. BRAVO LUCA,
    CHE HAI PROPOSTO ANCORA CALOGERO, FACENDONE BALENARE ACCANTO, ALTRE POESIE, ALTRO LATO.SEMPRE LATO DI PENSIERO RECLINANTE, USTIONATO E MODERNISSIMO.
    “a rilento le stesse sostanze”, ma già il “solitario origliere/di ciò che dorme”, non scherzava..(Giannino ha visto bene!)
    Sui maggiori e minori se ne è parlato molto, mai abbastanza; forse è nel bisogno di univocità, e ultracertezza del canone sacralizzato, non più tangibile,che va cercata la profonda insicurezza della critica novecentista, come discendenze legittimate dai padri (sempre nella linea Pascoli-D’annunzio secondo Anceschi).
    Più che in un ruolo -di capro- di Ungà,malgré soi..

    Aspettando l’Oscar e altre operazioni, pe r il bravissimo e precursore poeta Calogero.

    Maria Pia Quintavalla

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  4. Grazie Maria Pia per averlo riletto!A dire il vero questo post l’avevo programmato con il TIMER prima che uscisse quello di Damiani. Lo dico per dovere di correttezza onde evitare che i lettori del blog pensino che cloniamo i post. Come vedi l’amore per la poeSIA di Calogero è tanta per fortuna…Speriamo si colmino le lacune editoriali.
    Un caro saluto

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  5. “Numeri, screzi, margini,
    questi muri.
    Ma ora odi;
    trattieni la superficie ferma
    di questa fine.”

    potrei provare questo,
    mentre cammino per i vicoli bianchi di un paese di mare…

    ciao Luca

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  6. Era dunque incontenibile, in Calogero, la volontà e la capacità del dire poetico. Ed in questa piccola rosa di testi che ci propone Luca Ariano ve ne è ampia testimonianza: l’invocazione all’Angelo della mattina’, con evidenti aspirazioni estetiche, la breve metapoesia sull’essenza del della poesia stessa, il tempio come manufatto e metafora, la lentezza e l’opacità del quotidiano, l’amore (‘Ultimo giuoco di una felicità biondastra’)e la malattia. La continua ricerca di un editore, diventata alla fine affannosa e disperata, oggi ci lascia tra commozione e rabbia…

    Antonio

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  7. Grazie Antonio per questo tua sentito ed appassionato commento! Calogero nonostante fu medico era affetto da forti ipocondrie e disturbi nervosi che ne hanno minato la salute fisica e psichica. Non so se il successo poetico in vita gli avrebbe alleviato certi dolori, certo l’insuccesso li acuì. Sinisgalli – altro dimenticato – comprese subito la grandezza di Calogero e si adoperò molto per le sue poesie. Rimando sempre al sito già citato nell’altro post: http://www.lorenzocalogero.it
    Un caro saluto

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  8. grazie,Luca, per le tue riproposte di grandi poeti trascurati o fraintesi.E’ un bel lavoro quello che fai!
    buon proseguimento.
    lucetta

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  9. Grazie Lucetta!!!Il tuo apprezzamento mi lusinga molto e mi spinge a proseguire. Putroppo è una goccia nel mare, speriamo che “il tempo sia galantuomo”…
    Un caro saluto

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