Marina Pizzi – da “Rughe d’inserviente”, 2007-

hammershoi-037.jpg

35.
tornare senza risveglio
al pane lesto
infisso a mo’ di bacio dentro le caviglie,
a ciondoloni questi aquiloni
inermi negli androni dove ammucchiano
delle bare le fionde del non andare

36.
includimi al bacio della resina
la sillabanza bella del cifrato
sotto l’origine del vero. e invece è
scempio il piolo della ruggine
questo coriandolo al riso del gran
piangere, gerundio rumine d’inedia
37.
scarto in piazza, fossa
nel monumento dopo, il supplizio
avverato da sempre preda al consumo
del viadotto che non crea un altro volo.
e piange aureola il sicario in carica
38.
la gioia, la cosa gioia di un occaso certo,
malcapitata dentro lo sguardo di domanda:
manna di un perpetuo tuo nel suo d’altri.
il sangue non c’entra o, almeno, è l’abisso di noi,
si fa desiderio nel già perdente e perduto dado del dato,
sùbito disdetto. con la vacanza è il vuoto,
e la gioia un’assassina di verdetto,
sì del funebre nel segreto del brevetto.
faccia stranita e l’acqua già si asciuga
senza segno di rivoluzione né rivolta
nonostante il furto della volpe.
39.
Lei ti amerà col fato nelle scarpe
con la ginestra stracca del sole ultimo
con il postribolo del senso d’incubo
40.
tocca mangiare a crudo questa
elemosina minore di minore
questa brevità osanna dell’asfalto
questo rumore che sa sbadare
l’ospizio per un regalo
per una giustizia di spasso.
41.
è andato l’aneddoto è andato l’antidoto
da domani me ne vado in dote magna
cantina di libri di tarlo.
42.
ha un bracciale di pietra focaia
che la distanzia dal lutto appena un poco
che la fa lucciola agli occhi dei papaveri
verecondi imbambolati senza scorta.
43.
un immenso fiore bianco quasi violento
il ristagnare della luce davvero
senza la luce. biglietto senza
apice né abisso, una superficie
banco di prova in indice
d’anca che tu non puoi correre
sul petto dell’eclisse il senso solo
44.
ho torto il collo alla censura d’ombra
bravura di date moltiplicate
ad angoli e soqquadri. di te la gioconda
crosta di offrirti all’abisso nei crolli
di cattedrali nelle sfilate al deserto
cantone in coma di verdetto
l’urlo silente digerito da un toast
consumato al chiosco scomodo sgabello.
45.
nel panno della luce il gran tormento
l’alt del vivo che si fa bandito
ricercato dalla ronda a fionda tràdita
sempre di balbuzie, bulbo di fossile.
nel catino dell’aureola affogata
gote di nevi posano chi fu in panico
di pendula lumaca l’esproprio della casa.
46.
attore di cornucopia vederti
il cuore battuto da gioie
di purità senza costrutto
né darsene di nesso. le lontananze
nunziano venuzze da vacanze
carcerarie dove avvengono le pose
dell’amore ristagno di rovina a monte.
47.
daccapo torna a piangerla daccapo
bonaccia e cialda e vigna di luna
immacolata alla calunnia, nèttare
da nettare
ora è che dorma questa brevità
questo cantiere d’ebeti trifogli
pur se aumentato dosaggio l’alfabeto
48.

4 pensieri su “Marina Pizzi – da “Rughe d’inserviente”, 2007-

  1. Pingback: Marina Pizzi - da “Rughe d’inserviente”, 2007- | poesie e racconti di giovani scrittori

  2. 42.
    ha un bracciale di pietra focaia
    che la distanzia dal lutto appena un poco
    che la fa lucciola agli occhi dei papaveri
    verecondi imbambolati senza scorta

    "Mi piace"

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