Alessandro Zaccuri – IL SIGNOR FIGLIO – Mondadori

di Valter Binaghi

zac

Giacomo Leopardi si è solo finto morto, durante l’epidemia di colera nella Napoli del 1837. Per tutti nella fossa comune, in realtà è fuggito a Londra, dove vive sotto le spoglie del conte Rossi in una soffitta, meschinamente sopravvivendo grazie a lezioni di lingue procurategli da Dante Gabriele Rossetti. Tra i suoi alunni c’è John Kipling, giovane metodista in procinto di partire per le colonie, che in futuro diverrà padre del celebre scrittore Rudyard. Leopardi trascorre i suoi giorni dedito ad una misteriosa Opera di cui il romanzo svelerà l’arcano, ma anche intrattenendo simulata corrispondenza col padre Monaldo: fingendosi uno spiantato scrittore irlandese suo ammiratore, lo sfida in uno di quei giochi di contraffazioni stilistiche nei quali padre e figlio eccellevano un tempo.

Ma questo non è romanzo cui la trama possa fare giustizia, perchè il susseguirsi di personaggi e vicende è meno importante rispetto all’ampiezza di prospettive e significati che esse dischiudono via via.
Lo inizi con il passo dell’avventura ottocentesca, lo prosegui con il tumulto delle passioni suscitate dai confronti ancestrali tra padri e figli, ma poi ti lasci avvolgere dal piacere sottile di un’intuizione storica arguta e mai sovreccitata, di una cultura raffinata e proprio per questo mai indigesta, per ripiombare di colpo nell’orrore metafisico di una gnosi avvelenata dall’odio, e infine rivedere la luce nelle visioni profetiche di una moribonda.
E in tutto questo, Zaccuri è compositore ineffabile (credevo col Bonetti di avere orchestrato una sinfonia complessa, ma qui c’è anche di meglio), e soprattutto scrittore magistrale, capace di interpretare ritmi e circostanze diversissimi con uguale padronanza.

Questo è uno dei pochi romanzi importanti degli ultimi tre anni.
Non dico quali sono gli altri, dico che non sono più di dieci. Importanti davvero.
Perchè io da un romanzo voglio parecchio: una forma di conoscenza, niente di meno.
Siccome ultimamente si grida al capolavoro ad ogni piè sospinto, (credo che non userò più questa parola, come tendo a non usare “amore”, usandosi la medesima per ciò in nome di cui si può dare la vita e ciò che cola dalle cosce di una prostituta), io vorrei paragonare Zaccuri a un autore già lontano e sottratto alla caciara dei salotti.
Dico che non leggevo un libro così dai tempi de “Il quinto evangelio” di Mario Pomilio.
Pomilio, scrittore di chiara ispirazione cristiana. “Il signor figlio”, un romanzo cristiano?
Su questo ho una mia lettura ma, godendo del privilegio di avere Alessandro Zaccuri tra i collaboratori del blog, la esporrò in forma di domanda, rivolta direttamente a lui.

Che cos’è il Male, Alessandro?
E’ rinnegare il padre e la sua affannosa volontà di proteggerti dalla vita (così dice lui: e se volesse semplicemente tenertene lontano, per invidia del tuo godimento?) con gli steccati pazientemente eretti di una legge o solo inconsapevolmente, costringendoti alla finitudine di uno stile, il proprio? Lasciarlo come se fossi morto per lui, provare a disegnarsi un’esistenza che si pretende altra in spregio a lui, eppure non fa altro che sfidarlo, per giunta sul suo stesso terreno, dove la sconfitta è quasi certa? Ripudiare la carne e il loco di una dinastia nobile o plebea, aspirare all’universalità dello spirito nell’Opera Scritta, salvo poi sancire con l’ultimo lacerto di frase la sua distruzione (e l’Opera torna babele di foglietti sparsi, perchè ogni umana vanità finisce dritta nelle fauci del Tempo che divora i suoi figli)? E l’oscurità più grande è proprio che questo, l’impassibile Zervan, sia l’unico fantasma rimasto di Dio dopo la liquidazione dell’eredità paterna, insieme a Cibele, divinità femminarda, puttana splendente, a tutti matrigna e madre a nessuno?
E’ la maledizione di Edipo, che insegue i tuoi personaggi?
O non piuttosto – dal cerchio al centro segreto – la benedizione del figliol prodigo?
Non qualcosa che nel romanzo si compia, certo, ma una possibilità che è tutta e solo nella consapevolezza della propria sconfitta, dell’eroe pagano o tornato tale.
La sua freccia spezzata, il suo passo claudicante, lo spirito tornato balbettante: se non tornerete come bambini…
Ma, più di tutto, una Madre.
Una madre che muore e sogna figli morti non propri ma suoi, perchè nel deliquio dell’anima che si solleva dalle vicende umane essa ritorna l’eterna partoriente ed è lei che tutto patisce e tutto ricorda, e tutto consegna al Padre.

Se così fosse, il romanzo di Alessandro Zaccuri è cattolico perchè è post-moderno.
Sa contenere la parabola della modernità senza alcuna tentazione restauratrice, affermando la redenzione cristiana dove soltanto essa può trovarsi oggi: nell’apocalisse del soggetto illuministico, che voglia farla finita con la propria struttura sacrificale.
Tra Leopardi e Renè Girard.

4 pensieri su “Alessandro Zaccuri – IL SIGNOR FIGLIO – Mondadori

  1. grazie, Valter. In effetti, avere tra noi Alessandro è un privilegio non da poco. vorrei ricordare qui “Il Grande Talk” (link a lato), la trasmissione di critica televisiva che è una delle cose più intelligenti che conosca riguardo alla scatola magica. un caro saluto anche al suo conduttore.
    fabrizio

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  2. i miei complimenti ad Alessandro!
    grazie a Valter.
    La trama è senz’altro originale e azzardata, mi incuriosisce la
    simulata corrispondenza con il padre Monaldo.

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