Lettera a mio padre

di Pasquale Giannino

Cassina de’ Pecchi, 9 giugno 2007

Padre, oggi è il tuo ultimo giorno di scuola e io vorrei dirti tante cose. Da piccolo mi vergognavo di te, mi chiedevo perché non fossi come i genitori degli altri bambini che se ne andavano a passeggiare in piazza coi loro amici, e parlavano di politica e si infervoravano da rischiare un infarto e poi tutto si accomodava con una briscola e una birra gelata.

Tu no. Te ne stavi in disparte in quella casetta costruita sulla roccia. Avevi i tuoi libri, il tuo scrittoio, e quel minuscolo garage dove la Centoventisette riusciva a entrare per miracolo. Era la nostra macchina di “lusso”, ci andavamo al mare d’estate, ci andavamo a Cosenza… Però io preferivo la Cinquecento, che restava sempre fuori… Poverina. Mi divertiva la doppietta per scalare le marce, la cappotta… Poi sembrava fatta apposta per quelle viuzze tutte in salita, ci inerpicavamo fino in cima, ti ricordi? E dal piazzale mi affacciavo a guardare i tetti delle case e ogni volta mi veniva in mente quella tua poesia, la mia preferita… Pareva così angusto quel garage, eppure c’era spazio per una catasta di legna, in fondo; c’era tutta una parete di scaffali con le tue cose, ordinate alla tua maniera: la cassetta degli attrezzi, martelli, viti, chiavi, bulloni, ma anche quaderni, penne, matite, colori… le erbe medicinali. Quel garage mi sembrava un’erboristeria: c’era la valeriana, l’ortica, il capelvenere… e tante altre piante di cui non ricordo il nome. Poi ci siamo trasferiti a valle, nella nuova casa: l’avete costruita di sana pianta, tu e mamma (un bel coraggio!), ampia, comoda e con un pezzo di terra intorno. C’è anche una taverna con un tavolo che non finisce mai, per riunire l’intera famiglia nei giorni di festa , come si usa ancora laggiù. Era il vostro sogno… Del resto, non avevate mai fatto un viaggio per distrarvi un po’, mai una sera al cinema o al ristorante, una vacanza… Eppure, caro padre, ho la sensazione che tu in quella casa ti senta ancora spaesato. Forse ti mancano i tuoi libri, il tuo scrittoio, quella Centoventisette che per chiudere nel garage dovevi fare mille manovre, i tuoi oggetti, le tue erbe medicinali… il tuo mondo. Padre, io vorrei dirti tante cose anche perché non abbiamo parlato molto in questi anni… È vero, a volte non serve parlare: basta uno sguardo, un segno impercettibile… il silenzio. Anche se, devo dire, non sei certo uno che si possa definire un chiacchierone… Però quando sei in vena… Ultimamente mi racconti spesso della tua infanzia in campagna, di quando hai dovuto rinunciare a un anno di scuola ppicchì si nn’era scappatu u furisi . Mi parli del periodo che hai trascorso a Paola, nel collegio dei minimi, di quando sei andato a Cosenza per iscriverti al magistrale, ma passando davanti all’istituto tecnico hai notato un bidello che sembrava un tribuno: “È questa la scuola del futuro, lo sviluppo industriale del mezzogiorno è ormai vicino!”, e così hai cambiato idea e ti sei fermato là… Poi ti sei accorto che lo sviluppo non arrivava più e quel pezzo di carta non ti serviva a niente, ti sei diplomato da maestro… E oggi è il tuo ultimo giorno di scuola. Ecco, volevo dirti che oggi sono orgoglioso di te perché sei mio padre. Sono orgoglioso di te perché sei un poeta.

27 pensieri su “Lettera a mio padre

  1. Davvero Gian, è il tuo padre reale? Così eternamente giovane, poeta, e padre singolare..
    da ispirare affetto ed altro (rispetto, devozione).O voi beati!
    Pensando allo Sbarbaro, però, anche se tu non fossi mio padre…ti amerei.

    Maria Pia Q.

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  2. “E oggi è il tuo ultimo giorno di scuola, e io vorrei dirti tante cose.”
    Se tuo padre ha letto questa lettera sicuramente si sarà sentito il cuore colmo di commozione, e, con lacrime forse per pudore ingoiate, felice.
    Un abbraccio
    Rina

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  3. Il padre è una realtà unica. Resta eternamente il punto di riferimento di un figlio.
    Ti regalo un pezzo del mio amore per mio padre. La voglio anch’io datare 9 giugno, ci son nata.

    NEL TUO RICORDO

    Avresti voluto per me
    un tappeto di petali di rose.
    Avresti voluto per me
    serenità, sicurezze
    e nuovi incentivi.

    Tu mi hai dato tanto di più.
    Mi hai dato quella fermezza
    che sento addosso
    come una carezza.

    Nel tuo ricordo
    prego e proseguo.
    Quando arriverò
    fammi un sorriso,
    saprò così di essere
    in paradiso.

    Sempre vivida nella mia mente
    la tua profonda umanità.
    Sapevi cogliere
    ogni sfumatura di verità.

    I valori, che eran parte di te,
    suggello della tua sublimazione.

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  4. Grazie a tutti, siete sempre carinissime e carinissimi. Lo scritto non è mio, è di Giannino, ma il padre che lui qui racconta può essere anche il mio, visto che il mio aveva abitudini simili a quello di Pasquale. La foto è invece tratta da un album di testimonianze dell’ultima guerra mondiale. In essa un padre tornato a casa dopo la Russia e la prigionia in un campo di concentramento tedesco. Siamo nel 1946. Il bimbo in braccio è mio cugino Gianfranco e l’uomo, Guerrino, è anch’egli mio cugino, primo a mio padre. Ebbe Gianfranco quando tornò in Italia nel ’43, finita la ritirata, poi, nel ’44, fu catturato dai tedeschi e si fece un altro anno e mezzo in campo di concentramento in Germania. Nella foto Guerrino aveva 36 anni (pare ne avesse come minimo 10 in più) e Gianfranco 3 e mezzo. Anche questa è storia… microstorie che vanno a tessere il grande tappeto che è l’umanità.

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  5. Gian Ruggero quando ho visto la foto poco fa sono rimasto basito: ho rivisto mio nonno che tornava a piedi da Roma dopo lo sbandamento del ’43, prendeva in braccio il figlioletto (mio padre) di appena tre anni… e si lasciava andare stremato; ma anche un’altra foto rimasta nel casolare (da tempo disabitato): questa volta il bambino che mio nonno teneva in braccio ero io…

    Un grazie di cuore a Mariapia (il padre è il mio, ma va bene lo stesso…), Rina, Mario e Marco 😉

    Rina, mi sono dimenticato di farti gli auguri, te li faccio ora sperando che possa perdonarmi… 😉 Mio padre non ha ancora visto la lettera, penso che gliela leggerò in pubblico alla festa che terrà prossimamente per congedarsi dai colleghi.

    Ciao a tutti.
    Pasquale

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  6. che bella testimonianza e che bella dedica – dal punto di vista biografico ripenso a mio padre – maestro elementare anche lui – del ’22 (morto nel 1996)- 4 anni di chiamata alle armi (da ’43 al ’47, vicende simili a quelle narrate da GRM al N.6) – amante della letteratura – un comunista che amava Alfieri, Leopardi, Verga e Manzoni, che mi mise in mano, come primo libro da leggere, per capire qlcs. del ‘900, le “memorie di un fuoruscito” di Salvemini, un comunista cui piacevano Matteotti e Gobetti, un comunista che leggeva Sant’Alfonso Maria de’ Liguori o i mistici del 2/300 – uno che, per citare Sciascia, visse, contraddisse e si contraddisse – una mia poesia (scritta dieci anni fa) a lui dedicata mi è stata da Sebastiano Aglieco nel suo arpaeolica.wordpress.com:

    Nelle venature della foglia mostrata,
    il padre, maestro di scuola,
    maestro anche al figlio, diceva:
    anche per questi segni, bambini,
    traversiamo la storia, il vostro futuro di uomini.
    Non temeva la seduzione della luce,
    ci richiamava alla rara virtù dei sentieri per capre,
    dov’era l’umano dominio del sangue.
    Ascetico forse e rabbioso in una fede
    immanente, come l’anacoreta che ad oriente
    guardava, dov’era la luce, in cui a stento
    era possibile discernere crepuscolo da aurora,
    tra gli ulivi scorgeva l’argento delle rame,
    l’eden già transitato in una vita.

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  7. Ci si ferma un attimo a pensare, osservare, leggere. Si maturano e si rivalutano idee e sentimenti presenti e passati.
    Niente di quel che ci si presenta nel resto della giornata lavorativa sembra aver più senso, importanza; in realtà la nostra predisposizione può cambiarne sostanza e forma in base ai piccoli piaceri che sulla strada riusciamo a cogliere ed interpretare al meglio, rendendola il più possibile conforme a quello che ci realizza.

    Complimenti a voi che scrivete
    Buona giornata a tutti

    Pietro

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  8. Molto toccante questo scritto Pasquale. Sai che apprezzo la tua scrittura!Oltre che a Sbarbaro a me è venuto in mente Sinisgalli.

    A mio padre

    L’uomo rimasto solo
    a tarda sera nella vigna
    scuote le rape nella vasca,
    sbuca dal viottolo con la paglia
    macchiata di verderame.
    L’uomo che porta così fresco
    terriccio sulle scarpe, odore
    di fresca sera nei vestiti
    si ferma a una fonte, parla
    con l’ortolano che sradica i finocchi.
    E’ un uomo, un piccolo uomo
    che io guardo di lontano:
    è un punto vivo all’orizzonte.
    Forse la sua pupilla
    si accende questa sera
    accanto alla peschiera
    dove si bagna la fronte.

    Grazie a Gian Ruggero per la pubblicazione!Che bella foto… 😉
    Un caro saluto

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  9. Bello veramente. Argomento per me quanto mai vivo, in questo periodo. Bravo Pasquale per la delicatezza, soprattutto. Viva i padri, tutti.

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  10. Enrico, grazie anche a te. È bello quando un’emozione, un sentimento, una storia privata sono capiti e condivisi dagli altri… Allora comprendi che il significato di questa avventura che ti è toccata in sorte è nel vivere quotidiano, nella semplicità degli affetti, in quella umanità che è sempre uguale nel corso dei millenni e se ne infischia delle mode e della tecnica e che neppure questa corsa forsennata riesce a scalfire.

    Pietro, complimenti a te che riesci a “sentire” certe cose… il fatto di scriverle è solo un dettaglio.

    Grazie Luca, come sai la stima è reciproca. Sbarbaro e Sinisgalli sono due poeti a me cari (fra l’altro quest’ultimo era pure un mio collega e si batteva nel tentativo di far convivere la cultura umanistica e quella scientifica…).

    Grazie FranzK. Evviva i padri!

    Gian Ruggero, nella foga mi sono dimenticato di ringraziarti!

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  11. Beh, è singolare potersi sbagliare su una foto (sul racconto di Pasquale Giannino, che saluto per complimentarmi,non avevo fatto attenzione, rimane molto bello sempre!):vuole dire che questa “paternità” cercata e amorosa, sfibrante, se presente in troppo prolungata ricerca, premiata se ritrovata, fa bene al cuore.
    Paternità che, se cercata poi da una ragazza e figlia femmina, risulta ancora più difficle – pare; bisognerebbe aprire una vera.. indagine.
    Perché pare sia una ricerca , per molte donne, destinata a nubi di inquietudine, alternate ad idealizzanti arcobaleni, di difficile metamorfosi da adulte: di sostituzioni complicate, tra maestri e amorosi, spesso da figlie ribelli, inconcludenti. o da discepole, fino al giorno del perdono, della riconciliazione..ma dove, come ?

    Un continente, anche qui. Ma non con meno venerazione, anzi, con un quid in più di adorazione quasi…

    Del mio, di padre, oggi non parlerò, l’ho fatto tanto nell’ultimo libro, “Album feriale”.

    E intuisco e rispetto l’emozione di Frank! Bravo a dire quell’evviva i padri.

    Maria Pia Q.

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  12. Letto e apprezzato anch’io!

    Contribuisco con una poesia di un mio amico che si definisce “poeta dilettante”, che mi ha dato il permesso di farla conoscere ma che vuole restare anonimo:

    Ogni giorno di più, padre mio,
    di dentro, non fuori, ti somiglio.
    Ogni giorno di più, nella vita,
    m’allontano dal te ch’io divengo.

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  13. PERCHÉ

    Perché papà,
    perché?
    Mi dicevi
    attenta
    e poi tu
    mi hai lasciata sola.
    Non so camminare,
    ho bisogno di sapere
    che ci sei ancora al mio fianco.
    Ero forte perché c’eri,
    ero ‘tremenda’
    perché c’eri,
    ma quella corazza
    nascondeva la mia fragilità.
    Tu solo sapevi.
    Mai nessuno se n’è accorto.

    rina

    p.s. non entrerò più in questa pagina, mi fa troppo male..

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  14. Non solo un padre, qui, ma un padre esemplare… In cui il figlio giustamente si rispecchia avendone compreso, finalmente, la “diversità”: per rettitudine, sobrietà, distanza dai banali intruppamenti. Per questo padre e figlio si ritrovano, speranza vivissima per le generazioni sempre più maledicenti.

    Un grazie a Pasquale e a Gian Ruggero per questa bella dedica.

    Giovanni

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  15. Rispondo a Rina, solo per consolarla:
    le tue parole accompagnano le mie, la s ensazione, che una donna ha davvero destino diverso in questo primo relazionarsi ai genitori della vita.
    Fa male sì, quella forza averla conosciuta nell’infanzia,per poi esserne lasciate, la seduzione,la protezione, e poi ..molto spesso il niente nella vita adulta, di donne.
    Ma non voglio guastare la festa di Pasquale e degli altri, sembra un interrogazione che li riguardi, e qui noi due, entreremmo in regioni sconosciute.
    Viviani mi disse: è per le donne rapporto quasi sempre difficile,e inquietante…allora sia Elettra, sia Enea raccontano viaggi e riconciliazioni ben diverse, da rimirare con rispetto.
    IL primo amore è per l’uomo la madre, e per la donna idem, ma il secondo è sempre con l’altro sesso, e qui le strade camminano
    in un altro senso. .
    Coraggio Rina, il nostro omaggio segue una strada diversissima, ma che può essere tentata di narrare oltre gli abbandoni, le seduzioni, l’autorità che intimidisce: c’è anche il senso del mondo, la nostra visione della vita che spesso, da lui, prendono le prime mosse.. un modello un mito un uomo infine..
    Maria Pia

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  16. a RINA
    quel che hai scritto è la sintesi di tante lettere scritte a mio padre dopo. grazie.

    a PASQUALE
    la tua lettera è molto bella e mi sono commossa. Posso chiederti di fare un favore ad una sconosciuta? non dimenticare di leggerla a tuo padre e scrivine ancora e leggigliele. Forse non lo vedrai piangere di commozione ma sicuramente vedrai i suoi occhi velarsi e il dialogo sarà più facile. Un giorno fra cento anni pensando a lui dentro te trovarei quegli occhi e sorriderai. Io non ho fatto in tempo, troppo presto e in pochi attimi. Ho nel cuore un grande uomo e tante domeniche passate a giocare insieme, cosa preziosa visto quanto somiglia al tuo, sempre al lavoro. Ma dentro ho anche i suoi occhi di quell’ultimo istante, freddi spaventati e pieni di domande. Non avevo risposte e ho detto bugie, non ho avuto il tempo di dirgli quel che volevo e poi ho scritto lunghe lettere forse solo per versare quelle lacrime che non ho mai pianto e ieri furtivamente sono scese.

    Fraaaanz! stai scrivendo? io aspetto. Mi associo evviva i papà! Le nostre radici.

    baci a tutti
    Stella

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  17. È strano vedere come la vita si ripeta nei suoi canoni di sempre. Della fanciullezza serbo l’immagine di mio nonno Pasquale, un settantenne dolcissimo, non alzava mai la voce (abitudine peraltro abbastanza comune tra i “foratani”), mai un termine scurrile… Amava “raccontare”, secondo la consuetudine dei vecchi di una volta, e io mi stupisco ancora oggi se penso all’umanità, alla ricchezza di sfumature che racchiudevano quelle parole semianalfabete. Non riuscivo a credere al ritratto giovanile che ne dipingeva mio padre – di genitore all’antica, severo e autoritario – di quelli a cui i figli si rivolgevano chiamandoli “vussuria”. Ebbene, qualcosa di simile si ripete oggi, sento in mio padre una grazia, una dolcezza… vedo quasi riaffiorare quella ingenuità che hanno i bambini e che a volte i vecchi ritrovano. Il rimpianto di averci parlato poco è reale, un po’ per differenza di indole e vedute (magari solo apparente…), un po’ perché dopo qualche contrasto adolescenziale mi sono allontanato da casa e non vi è mai stata l’opportunità di una riconciliazione effettiva. Ora sta accadendo una cosa strana ma che, se ci penso, mi fa venire i brividi: ci stiamo parlando attraverso la scrittura. E credo che sia il modo migliore per riconciliarsi… Anche se non mi ha ancora detto che sono bravo. Ma pure questo fa parte del gioco…

    Rina, già nel tuo primo commento avevo colto la tua storia: volutamente l’ho sorvolata. Ora però qualcosa ti vorrei dire: tuo padre non ti ha mai lasciata sola.

    Vi ringrazio, siete tutti nel mio cuore.
    Pasquale

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  18. Un sentimento ci accomuna. L’appartenza totale del cuore a chi ci ha dato un amore che dopo, nel tempo, raramente si ritrova, e comunque, ammesso che sia, è un ‘altro’ amore.
    Io personalmente l’ho vissuta male, senza averne coscienza immediata. L’ho capito col passare degli anni, un dolore che sembrava ristretto al momento, com’è nello sconvolgimento di una perdita, si è rivelato uno sgranamento e mentre prima scrivevo:
    -ventagli d’amore
    ti allargano il cuore,
    tu sai chi ti vuole,
    chi ha bisogno di te.-
    ora, credo di abbarbicarmi a un lembo di quel ventaglio che un vento feroce mi allontana. Aspetto un’aria tiepida per ritrovarlo.

    a MARIA PIA
    “c’è anche il senso del mondo, la nostra visione della vita che spesso, da lui, prendono le prime mosse.. un modello un mito un uomo infine..”
    Sei MERAVIGLIOSA, conserverò le tue parole degne di memoria, che rileggerò quando mi sentirò un po’ giù.
    Un BACIO

    a STELLA
    Ieri mentre scrivevo piangevo, lacrime che probabilmente servono solo a fissare una pagina troppo ricca che non riusciamo a girare. Devo imparare a sfogliarlo tutto il libro della vita per conoscerlo e gioirne, devo capire che ogni pagina passata ha le sementi delle successive, e senza, queste non esisterebbero.
    Un carissimo abbraccio

    a PASQUALE un bacio. Voglio credere che è vero quel che hai detto.

    Molti padri si assomigliano, e molti di noi con padri simili ci accorgiamo di assomigliarci.

    A GianRuggero, paziente (..ho paura che esploda) ospite che ci accoglie sempre con garbata intelligenza e sensibilità, ho scritto di lui a più riprese, leggerai prima o poi..
    Ti abbraccio forte, e grazie del supporto ..il tuo silenzio in questo momento dice più di mille parole.

    Siete stati un lenimento al mio cuore sordo ..lo spazio di tempo prestatoci va vissuto col sorriso, non con le lacrime. Grazie ancora.

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  19. Il mio è il silenzio di chi, Rina, ha amato tantissimo suo padre al punto di dedicagli forse uno dei libri più riusciti che ho scritto: “Il dolore – oltre la casa dei morti” Ed. Scheiwiller 1991… uscito un anno dopo la morte del mio genitore.

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  20. “Lo spazio di tempo prestatoci va vissuto col sorriso, non con le lacrime.”

    Ecco, Rina, ricordatelo sempre. E cerca di ricordare tuo padre con l’immagine di un sorriso. Ti regalo questa poesia sperando che possa perdonarmi per averti rattristato… 🙂

    Natale 1966

    È Natale
    per tutta la gente.
    Vanno in chiesa
    a smaltire il fardello
    delle umane colpe.

    Volti smunti
    o freschi rosati
    d’adolescenti:
    fiori in boccio
    che si dischiudono
    all’amore del sole.

    Tutti vanno in chiesa
    e nelle case
    segnate di luci intermittenti
    all’albero dei doni
    si fa festa.

    Così nei tuguri
    sperduti per le campagne

    ove un po’ di formaggio
    acre di fumo
    è l’unico cibo
    che fa lieto il desco.

    E tace il grido
    di anime straziate
    da dolore atroce.

    Disperazione
    infinita ascolta
    la voce placida del prete.

    Si placa l’ansia
    di vivere
    nell’oblio delle volute
    d’oscillanti turiboli.

    E la navata che va
    a porti tranquilli
    echeggia
    di note divine.

    Tu scendi dalle stelle,
    o mio Signore.

    Pace in terra pace.

    Nessuno
    ricorda la guerra
    di domani.

    Pace,
    o mio Signore
    ma il mistero è grande
    per il mio piccolo cuore.

    Donato Tommaso Giannino – I Canti del Busento – Editrice Mit Cosenza 1967

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  21. un uomo infine..
    queste tre paroline e i puntini di sospensione che dicevano il non detto e -ho capito-.
    Ho capito con tenerezza la finitezza di un uomo, dell’uomo, e da qui la rassegnazione, che finisce con l’essere una consapevolezza: che il dolore in quel frangente nasce dalla illusoria convinzione marcata che abbiamo di un’eternità che desideriamo in chi ci vuol bene.

    Dopo, solo dopo, ci rendiamo conto che quella che ci fa soffrire, e chiamiamo precarietà, in fondo è la vera eternità, quella abbiamo desiderato ( e qui mi ricollego a quello che ti avevo detto di là).

    La forza della parola, la forza della parola dettata da un cuore.
    Volevo dirtelo.

    Buonanotte, Maria Pia

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  22. Gian Ruggero, che tu abbia “amato tantissimo” tuo padre mi fa immensamente piacere. è un sentimento questo che diventa la colonna vertebrale di un uomo.
    Tempo fa, non puoi ricordare.., ti avevo chiesto come mi sarei potuta procurare il tuo libro “Il dolore – oltre la casa dei morti” 1991…, mi avevi detto che ormai era irreperibile.
    ..nonostante l’evidenza sono convinta che alla fine riuscirò a procurarmelo. E poi, ti farò sapere.

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