L’arte dell’omissione

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Ernst Meister è il maestro dell’ omissione.
Sempre più corte diventarono le sue poesie nel corso della sua vita, trascorso quasi interamente nella assai insignificante città di Hagen, dove nacque il 3.9.1911 e dove morì il 15.6.1979, 28 anni fa.

La poesia, per Meister, fu una forma di meditazione così come la pittura per Giorgio Morandi. Artisti al margine della vita culturale della loro epoca, vite apparentemente, prive di avvenimenti spettacolari. Meister non ha bisogno dei grandi centri e dei loro salotti per trovare l’ispirazione. Gli basta guardare fuori dalla propria finestra e dentro di sé per trovare in nuce tutto ciò che è la ricchezza e la terribilità dell’esistere. Togliere invece di aggiungere, ridurre fino all’osso – questo fu il credo di Ernst Meister, che nella sua scarna poesia rievoca, per chi sa riempire gli spazi vuoti fra una parola e l’altra con le parole del proprio vissuto, tutta la pienezza.

Propongo, nella mia traduzione, una piccola scelta di poesie d’amore. ( Ce ne sono così poche oggi…)

SEI DU MEIN SOHN
und zahl mir deine Schuldigkeit.
Ich, Leben, brauche den Tod,
ich, Zeit, die Ohnezeit.

Was plagst du dich,
da doch im Hellen steht
ein Liebesaug?
Du brauchst es nicht zu sehn.

SII TU MIO FIGLIO
e pagami la tua colpa.
Io, vita, ho bisogno della morte.
io, tempo, del senzatempo.

Cosa ti tormenta,
chè nel chiarore c’e
un occhio amoroso?
Non c’e bisogno che tu lo veda.

DIE WORTE SIND FERTIG.
Umwunden von deinem Haar
ein jedes.

Dem ist
kein Räuber gewaltig,
wenn schon
die Sinne vergehen
beiden.

Nicht zu
vernichten ist
die Erscheinung.

LE PAROLE SONO PRONTE.
Avvolte dai tuoi capelli
ciascuna.

Nessuno
può nulla
quando ai due
i sensi
smarriscono

Non può essere
distrutta
l’apparizione.

IM SCHLAF UND
in Schluchten des Schlafs,
wenn du der Einen begegnest,
die sich nach Lüsten
zu erkennen gibt
als die Tote
mit schlagendem Herzen,
als die Mittlere
des gemilchten Raums
voll Gelächter der Knie
und der Schenkel,
und dich wirft alsbald
ins Labyrinth
begreifbaren Traums.

NEL SONNO E
nella gola del sonno
quando incontri Quella
che si svela
dopo il piacere come
la morta
con il cuore pulsante,
come Quella in mezzo
alla stanza lattea
colma di risa delle ginocchia
e delle cosce,
e che ti getta presto
nel labirinto
del sogno comprensibile.

DER BLITZ
ist von eigener Hand
und entzündet
dein Haar.

Es komme
Feuersbrunst
Wo das Dach birst,
der Boden reißt.

Komm,
ein Frieren kommt,
das brennendste.
IL FULMINE

viene da sé
e accende
i tuoi capelli.

Venga
un incendio
che il tetto cade,
il fondamenta si spezza.

Vieni,
un freddo viene,
il più scottante.

WÜSST ICH, WOHER
Weinen kommt,
aus welchem
Himmelsblau…

Ich wills
Heimweh nennen
nach deinem
Herzschlag.

SAPESSI DA DOVE
viene il pianto
da quale
blu del cielo…
Voglio
chiamarlo nostalgia
dei tuoi
battiti del cuore.

WELTLICHES, DAS WIR
lieben, welches
du liebst, war
mächtig genug.
Darum hast du uns
zu Fremdlingen gemacht
der Liebe. Das ist
noch im Tod
die Wunde.

COSE TERRENE CHE
amiamo, che
ami, furono
assai potenti.
Perciò ci hai reso
stranieri
dell’amore. Questo,
è anche nella morte
la ferita.

DICH MEINE ICH,
vorbei an der bloßen
Begierde, zu sein,
dich, vertauscht
an allen Gliedern.

Sind wir nicht
unseres Staubs
getröstet?

Ach, ich
gedenke an dich
in der Ewigkeitshöhle,
darin ja wohnt
jedermann.

TE INTENDO,
aldilà del puro
desiderio di essere,
te, scambiata
in tutte le membra.

Non è consolata
la nostra
polvere?

Ah, io
ti ricordo
nella caverna eterna
dove
abita
ciascuno.

FERNER NACHHALL
der Liebe.

Anfang und Ende
wußt ich vermählt
im Nichts, dem Golde.

Nun aber
ist Ende allein.

Hundsmäßig
eß ich vom Troge,
den aufgestellt
im unteren Zwielicht
der lidlose Engel.

ECO LONTANO
dell’amore.

Inizio e fine
sapevo sposate
nel nulla, nell’oro.

Ma ora
la fine è sola.

Come un cane
mangio dal trogolo
che l’angelo senza palpebre
posò
nel basso crepuscolo.

EIN KIND
blickt auf die Schale
voll Zeit,
sieht nippen
den grauen großmächtigen
Schmetterling,

ein Kind,
und geht,
schwarze Schafe zu hüten
im Finstern.

UN BAMBINO
guarda la ciotola
colmo di tempo,
vede sorseggiare
la grossa farfalla
grigia.

Un bambino
e va
a pascolare nere pecore
al buio.

8 pensieri su “L’arte dell’omissione

  1. Grazie del bel post.
    Non c’è distrazione, né commento, ma la visione e la contemplazione.
    E’ l’occchio del pittore che riesce anche in parole con lo stesso gesto.Molti lo provarono e con successo, per entrambi i linguaggi: da Klee aa Scialoja..
    Ammirata,e stupita infine ,concordo che le poesie d’amore siano poche in giro, dunque poco l’amore:”Inizio e fine sapevo sposate/nel nulla nell’oro”. !Da assaporare.

    Bellissime le traduzioni, pure e appartate, di cui ti ringrazio.
    Maria Pia Quintavalla

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  2. Grazie, Stefanie, per questa tua proposta. Mi piace di Meister l’ecologia della parola – in mezzo al tanto, troppo parlare – e il ritenere la poesia una forma di meditazione, in cui molto mi ritrovo. Mi sono molto piaciute “NEL SONNO E” ed “UN BAMBINO”

    Giovanni

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  3. a Franz : si, Hagen si trova nel Nordhein Westfalen, più precisamente nel ” Sauerland” ( “terra aspra”…) Una specie di Brianza tedesca, gente di poche parole…come in un certo senso anche Meister stesso! ( l’estate del ’79 me lo ricordo bennissimo!!)

    a Maria Pia: si, credo che forse il motivo è quello: poche poesie d’amore perché poco amore… mia figlia di 15 anni spesso mi da la romantica, guardandomi con uno sguardo compassionevole. Secondo lei, “ci si piace” , non si è
    “innamorati”. Questo spiegherebbe perché non c’e un giovane poeta oggi che potrebbe dire all’amata, come Neruda fece, ” voglio fare con te quello che fa la primavera con il ciliego”. Che grande peccato però!!

    A tutti: sono felice di condividere con voi le mie passioni!

    Un caro saluto

    Stefanie

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  4. Grazie della risposta Stefanie,
    abbiamo un’opinione simile, ma le donne così (come noi) sono battezzate dalla psicanalisi applicata “donne che amano troppo” e così pensi a curarti subito..per non sentirti deviante, o autolesionista..
    Oggi “Ci si piace e basta”, ha ragione tua figlia?!1
    Basta che sia un contenuto ben sostanzioso, e un pò più metafisico, l’istinto.

    Maria Pia Q.

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