Corrado Costa (1929-1991)

ANCORA SULLA POSSIBILITA’ PER VIVERE

Così non essere legati ad un contesto – contestare
così non aspettare revisione – restare condannati
così fuori tribù, fuori scheda o catalogo – essere salvati
come se dio nascesse preghiera per preghiera
come se ogni ostaggio impugnasse la storia
come se ogni sillaba contestasse il poema

UNO SI INDICA ALL’ ALTRO
«la felicità di vivere in una zucca è insuperabile»
Franco Beltrametti, Nadamas

ma qui abitare dove tutto è stato preso
non è comodo o allegro come nell’uva
gli acini
allegramente o il tic tic
all’interno delle zucchine vuote o il falco
nelle piume
abitare dove tutto è stato preso
non è comodo stiamo faccia a faccia senza niente
davanti
il vuoto è così pieno
che non possiamo entrare
ma stare attorno
dove tutto è stato preso
e non ci sono neppure
estremità
da stare in piedi
se
tutto è stato preso
non è comodo guardare dentro
nel vuoto
c’è continuamente fuori
da guardare che
è stato preso
restiamo
fuori
bocconi sotto il vuoto che
sta bocconi
hanno
preso
niente
e hai paura che gli facciano male

L’OMBRA VOLATA VIA DI UN UCCELLO
CHE NON SI MUOVE

era senza vederlo che gli è stato detto
«allora puoi andartene
o stare qui con noi
al buio»
dove la luce non si tocca

LODE A FRANCIS BACON

Quale immagine e somiglianza fa
nostro il compagno di viaggio – facile conversatore
in cerca
di complicità per soluzioni drastiche –
il disinvolto chi? soggetto di prima persona
che >
-il vagamente raccolto, premuto sul sedile
con le mani – impotenti – evanescenti
bloccato dal terrore contro il vetro
posatore sfocato – viso bruciato
da certi segni sullo sfondo

Quale immagine e somiglianza fa
a nostra somiglianza di paura
le nevrosi che tende la figura
contro il divano: dopo evasioni e novità del-
l’amore (noi che avremo dominio) è nostro il corpo
spogliato in fretta dall’erotica ospite che va
a cuccia o carponi nell’erba alta
sotto la luve dei fari

Quale immagine e somiglianza fa
a nostra immagine di dominatore: bocca furente – il
babbuino
che si torce sul trespolo (i gufi
che appaiono tentoni) il cane
cauto e zoppicatore che annusa crocefissione
verso una ignota direzione (dietro l’autostrada)

I DUE PASSANTI

I due passanti: quello distinto con il vestito grigio
e quello distinto con il vestito grigio, quello con un certo
portamento elegante e l’altro con un certo portamento
elegante, uno che rideva con uno che rideva
uno però più taciturno e l’altro
però più taciturno, quello con le sue idee
sulla situazione e quello con le sue idee
sulla situazione: i due passanti: uno improvvisamente
con gli attrezzi e l’altro improvvisamente nudo
uno che tortura e l’altro senza speranza
una imprecisabile bestia una imprecisabile preda:
i due passanti: quello alto uguale e quello
alto uguale, uno affettuoso signorile e l’altro
affettuoso signorile, quello che si raccomanda

(tutte le poesie sono tratte da: Cose che sono Parole che restano, Reggio Emilia, Diabasis, 1995.)

Corrado Costa, nato nel 1929 a Mulino di Bazzano (Parma), visse a reggio Emilia, dove esercitò la professione di avvocato e morì nel 1991. Fece parte del Gruppo 63 e collaborò, anche come disegnatore e grafico, a molte riviste letterarie, italiane e straniere. Dopo Pseudobaudelaire (1964), la sua prima opera poetica, raccolse saltuariamente parte della propria produzione poetica, narrativa e critica (ricordiamo i saggi di Inferno provvisorio, del 1971), ma lasciò molti testi di varia natura disseminati in plaquettes e riviste; fu anche autore di testi teatrali. Frequentò una larga cerchia di poeti (tra i quali Emilio Villa, Adriano Spatola, Giulia Niccolai, Nani Balestrino, Franco Cavallo e Franco Beltrametti) e di artisti visivi (tra i quali Claudio Parmiggiani, Giovanni Rubino e William Xerra) e spesso collaborò con questi amici, scrivendo testi per cataloghi di mostre d’arte o per raccolte poetiche a quattro mani (tra le quali ricordiamo Il Mignottauro, con Emilio Villa, del 1970).
Dall’amicizia con il poeta americano Paul Vangelisti nacquero la pubblicazione di The Complete Films (Los Angeles 1983) e la traduzione in inglese di Le nostre posizioni, del 1972.

15 pensieri su “Corrado Costa (1929-1991)

  1. ah, l’avvocato Costa… –
    ah, lucaariano, splendide queste tue escursioni nella poesia del ‘900…

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  2. l’avvocato Costa… le foto con Tondelli in Emilia… sembrano passati secoli – e ci si sente sempre più soli (non per modo di dire…) (e anche altre e altri, moltissimi, mancano e mancano follemente)
    massimo

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  3. @Sì Enrico, grazie, mi piaciono queste incursioni. Presto ci saranno novità nella rubrica.

    @Sì Massimo hai proprio ragione. Tu l’hai conosciuti? Grazie!

    @Grazie Carla, lettrice come al solito puntuale e fedele alla mia rubrichetta… 😉

    @Hai ragione Stefano un po’ di Pessoa lo ritrovo anche io. Grazie di essere passato!

    Un caro saluto

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  4. Luca, ottimo Corrado Costa, i suoi due passanti sono memorabili. Ci vuole una grande capacità nel reperire i testi, oggi. Posso avanzare una richiesta molto personale? Di tutti i miei pellegrinaggi fra librerie e biblioteche, ricerche internettiane e affini, non sono ancora riuscito a trovare una selezione minima di Patrizia Vicinelli. Tu sembri la persona adatta a cui chiederlo… Incrocio le dita.

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  5. Grazie Marco, mi fa piacere tu abbia apprezzato Costa! Della sua smisurata produzione nulla è più in commercio se non tramite librerie antiquarie; esistono però un’antologia Diabasis:

    Cose che sono Parole che restano, Reggio Emilia, Diabasis, 1995

    e la ristampa della sua prima opera presso Zona:

    Pseudobaudelaire, Zona, 2002.

    Li ho visti entrambi allo stand del ParmaPoesiaFestival

    Un caro saluto

    Mi piace

  6. ANCORA SULLA POSSIBILITA’ PER VIVERE

    Così non essere legati ad un contesto – contestare
    così non aspettare revisione – restare condannati
    così fuori tribù, fuori scheda o catalogo – essere salvati
    come se dio nascesse preghiera per preghiera
    come se ogni ostaggio impugnasse la storia
    come se ogni sillaba contestasse il poema

    folgorante

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  7. mi piace di più “escursioni” – sa di aria buona di montagna ed alta collina, per i sentieri della buona poesia – nel caso di Costa, un’arguta, inquietante, mai appagata, collina emiliana

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  8. Vedo in ritardo questa meraviglia.
    Tu sai che amo questo poeta e ciò che rappresenta.
    Quando saliva sul luogo più alto di una sala per parlare di Lenin (in segno di rispetto), cose che adesso suonano incredibili…
    E poi la qualità di questa poesia !
    Chapeau.

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  9. @Grazie Enrico!Hai proprio ragione… 😉

    @Sì Berto la conosco la tua preferenza su Costa e forse questo post è virtualmente dedicato anche a te. Anche io in questi giorni non riesco ad essere molto presente su internet…
    Un caro saluto

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  10. Anch’io in ritardo, leggo di questo meraviglioso ricordo di lui, Corrado Costa!E che ricordi..
    Corrado era di casa da Adriano Spatoloa, il mio primo editore e poeta che mi disse , Ma vai via da qui! e mi pubbblicò per primo.., ma a differenza di Adriano così umorale, C. C.non mollava mai l’aplomb, la sua amabilità, mai, né la galanteria cortese con le donne,l’eleganza ironica, e poi era uno stupendo conversatore, e un bravissimo poeta.
    Anch’io ricordo di quando recitava dall’alto di una seggiola…era di casa spesso, anche prima dell’ editrice Aelia Laelia parmense, da Da. Rossi con cui vivevo, a Parma; e prima di dilettarci a cena come segno di convivialità,i leggeva “le ultime cose” scritte, con assoluta umiltà.
    L’amicizia col pittore Rubino e con Xerra, i sodalizi, l’amore per la vita, e per l’amore, quello difficle coi figli, e l’ultima fidanzata medico che lo aiutò tanto, gli amici, le battute il suo volere sentirsi amato nei suoi luoghi, quanti i ricordi, interminabili, di vita. .

    Lo onoro qui, e la sua poesia.(I disegni meravigliosi, anche )
    “Pseudobaudelaire” è stato amato e imitato, ma rimane poesia sua, certamente
    Maria Pia

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  11. Grazie a te Stefano!Mi spiace ci siamo solo incrociati a Pozzolo: io ero in partenza…sarà per la prossima volta!
    Un caro saluto

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