Addio a Luigi Meneghello

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THIENE – Era il suo paese d’origine Malo, in terra vicentina. E lui l’ha raccontato in un romanzo che è uno dei capolavori del secondo Novecento italiano, Libera Nos a Malo, letto in tutto il mondo. A pochissimi chilometri dal paese dell’infanzia, nella sua casa di Thiene, stamattina Luigi Meneghello è stato trovato privo di vita.

Da qualche anno lo scrittore si era ritirato nella sua terra, dopo una vita passata all’estero, dove aveva diffuso la cultura italiana e dove aveva trasmesso l’amore per la nostra letteratura a generazioni di studenti. Nel 1947, infatti, aveva fondato e diretto la cattedra di letteratura italiana all’università di Reading in Inghilterra. E per 20 anni, tra il 1980 e il 2000, ha diviso la sua vita tra la missione accademica all’estero e l’amore per il suo Veneto. A inizio 2000, dopo la morte della moglie, si era trasferito definitivamente a Thiene.

Era stato un autodidatta Meneghello. Nato nel 1922, quando la famiglia si era trasferita dalla provincia alla città – Vicenza – aveva frequentato i primi anni di liceo per poi ritirarsi giudicando gli studi “troppo lenti” e finendo da autodidatta gli ultimi due anni in uno: riuscì a prendere la maturità a 16 anni. Negli anni della guerra e del fascismo affiancò agli studi filosofici l’impegno politico e dopo l’8 settembre aderì al Partito d’Azione. E della guerra partigiana Meneghello ha lasciato una testimonianza fondamentale in I piccoli maestri. Un romanzo-racconto atipico, anti-retorico e corrosivo, diventato recentemente un film grazie a Daniele Luchetti. Un testo travagliato, steso tra il 1963 e il 1964 e su cui era tornato dieci anni dopo: “Mi ero imposto di tenere fede a tutto, ogni singola data, le ore del giorno, i luoghi, le distanze, le parole, i gesti, i singoli spari”, aveva detto per raccontare la genesi della sua testimonianza.

Ma il suo capolavoro resta il ‘romanzo rurale’ Libera Nos a Malo. Sritto nel 1963 è il racconto della vita provinciale e contadina vista con gli occhi di un bambino, filtrata dallo sguardo dell’adulto. Un libro non facile, in cui l’italiano è impastato a un dialetto fervido, ricco di parole desuete e neologismi. “Un gioco sul pentagramma dialettale”, l’ha definito Francesco Guccini.

Meneghello muore lasciandoci tra i suoi capolavori anche numerosi interventi di saggistica – sulla letteratura contemporanea e sul panorama dialettale – in cui le giovani generazioni di studiosi continueranno a trovare la sua lucidità di critico e la sua passione di animatore culturale.

(tratto da http://www.repubblica.it)

8 pensieri su “Addio a Luigi Meneghello

  1. Davvero, Libera nos a Malo è uno dei romanzi che ti riconciliano con la letteratura contemporanea.
    Requiem per un grande.

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  2. Mi unisco al compianto, e aggiungo una chicca prelevata da qui

    HAMLET: Now, mother, what’s the matter?
    QUEEN: Hamlet, thou hast thy father much offended.
    HAMLET: Mother, you have my father much offended.
    QUEEN: Come, come, you answer with an idle tongue…

    AMLETO: Mama, cossa ghe zé, cossa gavìo?
    REGINA: Ucio, te ghe ofendesto to popà.
    AMLETO: Mami, gavì ofendesto me popà.
    REGINA: Dai, dai, ste cuà le zé risposte ossiose…

    (Luigi Meneghello, “Trapianti”, Rizzoli)

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  3. Penso anche a “I piccoli maestri”, che, assieme al “Partigiano Johnny” di Fenoglio ed a “Banditi” di Pietro Chiodi, offrì una visione non retorica e non ideologica della Resistenza.

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  4. Concordo con l’ultima affermazione di Enrico!!!Libera nos a malo (mi vergogno) ma non l’ho ancora letto….è uno di quei libri che ho sempre lì da leggere e poi saltano per varie ragioni. E’ giunta l’ora mi sa!
    Un caro saluto (estremo) a Meneghello!

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  5. Mi unisco al dolore per un grandissimo UOMO E SCRITTORE della mia terra, che abita a una manciata di chilometri da casa mia. Proprio da un po’ di tempo stavo cercando, con alcuni amici che lo conoscevano bene, di organizzare una serata con lui nel mio paese. Meneghello è davvero un autore totale, umano e intellettuale, capace di unire queste due modalità, cosa rarissima nel novecento, soprattutto nostrano. Uno che pur rimanendo nella singolarità nuda del suo luogo e delle sue lingue e paesaggi ha saputo farsi leggere e aprezzare a livello internazionale, divertendo e facendo riflettere. Questa dovrebbe essere la letteratura.

    andrea ponso

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  6. Ci ha lasciati uno dei più grandi scrittori del novecento italiano: Luigi Meneghello. Circa dieci anni fa ho avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne le doti umani, civili, intellettuali. Adesso tutti se ne stanno appropriando: il suo paese,che lo ha misconosciuto per decenni, i giornali e persino la Liga Veneta. Avevi ragione Gigi: Libera nos a Malo. Addio. Francesco.

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