Provocazione in forma d’apologo 24

A lungo il viandante ha camminato sull’asfalto. Poi l’asfalto ha lasciato il posto alla terra battuta, questa all’incolto e dopo l’incolto è venuta la palude. Ora ogni passo costa pena e ben presto le sabbie mobili inghiottiranno il viandante.

 

Questi, per quanto sta accadendo, non riesce a prendersela con nulla e con nessuno; tranne, in parte, che con se stesso. Da bambino nessuno gli aveva insegnato le Scritture; e quando, da ragazzo, le scoprì, pensò si trattasse soltanto di letteratura. Così, sulle prime, ignorò i segni, e tirò avanti; quando incominciò a farvi caso forse era già tardi. D’altra parte a volte pensa che quello che accadrà non è che un modo per finire, e la tardiva preghiera gli muore in gola.

4 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 24

  1. mi ricorda il Lorca di “il poeta sa che i sentieri sono tutti impossibili. per questo li percorre nella notte, calmo”. qui però ci sono segnali di angoscia e di amarezza, direi kafkiane.
    ciao Roberto.

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  2. “pensò si trattasse soltanto di letteratura”: l’errore *mortale* è questo. credeva che fossero solo segni stampati, dunque non imparò a decifrarli come segni di ciò che è reale e dei novissimi (infatti, ora, muore); non imparò a leggere i segni scritti e QUINDI non sa leggere nemmeno gli altri. ma non si tratta mai soltanto di letteratura. la vera letteratura è sanguigna, soprattutto in un mondo in cui abbiamo sentito dire “questo è il mio corpo” (ma non era solo un pezzo di pane? anzi un dischetto che sa di semolino?), “questo è mio sangue” (ma non era solo un po’ di vino da messa, paglierino?). i segni letterari fanno paura: nulla di più evidente, dunque nulla di più ignorato o banalizzato: ah, è solo letteratura! nemmeno dopo Rimbaud, Plath, Rosselli, Pasolini, Artaud – nemmeno *dopo* si riesce a dire: qui c’è almeno un’ombra di Sacro…

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