Teresa Zuccaro, “Mondo tu sei così com’è l’amore”

Nello spazio infinito

Finché nulla mi è chiaro

Da un angolo remoto, minuziosa
registro ciò che accade, con cura
osservo l’assurdo spaventoso
di questo luogo, questo
giardino di delizia o di tortura,
finché nulla mi è chiaro.
Quando iniziano il gioco del mondo
i bambini sono demoni,
risalgono senza testa dagli inferi
e arrivano al cielo come angeli
con vesti di trine e grandi ali.
In bolle liquide galleggiano gli amanti
separati dal tempo dei mortali.
Le donne sono bacche ripiene
di semi, la notte si sporgono sul lago
cercando il riflesso dei pesci abissali.
Io rinasco e sfiorisco
con ritmo puntuale
talvolta come paradiso seriale
di margherite in cloni, altre come
gironi infuocati di rosa.
Con tali orbite copro
uno dei tanti mondi
che mi presta indifferente il suolo,
ci nasco sopra per caso o per destino
silenziosamente lo agghindo
ed indolente attendo
che mi scopra lui, il disattento.

*

Solo un gioco

ciliegia batte assenza
assenza batte fame
fame batte ciliegia

sole batte gatto
gatto batte albero
albero batte sole

fiore batte nuvola
nuvola batte blu
blu batte fiore

*

Mondo tu sei così com’è l’amore

Anche oggi ho riposato su di te
ma se mi presti le tue vaste distese
come un ex gentile ed educato
io non scordo che mai ci siamo intesi.
Come potrei se sempre ne ho la prova
ora che ostenti una smagliante primavera
a me che nera nell’inverno raggelo?
Amorevole mi avresti compreso
se fossi stata una formica operosa
un essere modesto ed ubbidiente
e non quella che sono, una pazza
superba, ed invidiosa – lo ammetto –
del tuo tetto di stelle, del tuo letto
di fiori sullo stelo, del tuo modo
chic e trasandato di spargere
la vita a destra e a manca
come capita, così per puro caso.
Sapessi come ti avrei riordinato
se solo avessi avuto il tuo permesso.
Non mi bastava, lo vedi, starti dentro
io volevo piuttosto essere te,
e non è amore, questo, mio adorato?
Mondo, tu sei così com’è l’amore
immemore, caotico e lontano.

(inediti)

In questi versi di Teresa Zuccaro mi ha colpito innanzitutto il canto, la fitta rete di figure foniche, assonanze, consonanze, allitterazioni, rime palesi, interne e nascoste. Irregolari, ma non per questo meno controllate. Tante, ripetute, talvolta quasi ossessive, potrebbero richiamare certi ritmi espressionistici. Tale tessuto è percorso da una riflessione in sordina, che innesca un doppio movimento: un andare verso e un ritrarsi da. Ciò origina una sorta di canto della dissonanza, costruito con il procedimento del rovesciamento dell’attesa. Così è quando, in Finché nulla mi è chiaro, “minuzioso” il Poeta registra “ciò che accade, con cura”, che poi si scopre essere “assurdo spaventoso”, e l’attesa chiarezza si capovolge in “nulla mi è chiaro”. (Tra parentesi, mi piace questa “cura”, per il mondo, nonostante). “Per caso o per destino”? La risposta, forse, al mondo stesso, che però, disattento, tarda. Mi viene in mente “Questa è la mia lettera al mondo/che a me non scrisse mai”. Mi viene in mente anche una frase di Antonella Anedda in un’intervista: “non sono sicura che il poeta scriva sul biglietto: ‘Io esisto’; forse scrive: ‘Tu, mondo, esisti’”. Anche in Mondo tu sei così com’è l’amore, il Poeta smentisce l’esordio “Anche oggi ho riposato su di te”, dicendo che col mondo “mai ci siamo intesi”. La divaricazione si approfondisce – tra il mondo in “smagliante primavera” e il Poeta che “nell’inverno raggela”, tra il caos del mondo e il desiderio di farvi ordine –, nonostante l’aspirazione fusionale. Bella la dichiarazione d’amore finale, e vera la riconferma di una vicinanza/distanza io-mondo. Non è così anche per la parola, la poesia?

Teresa Zuccaro è nata in Sicilia nel 1968, vive e lavora a Firenze. Ha pubblicato alcune poesie nell’antologia Nodo sottile 3, Crocetti, Milano 2002, e la raccolta Al mondo, inizialmente nel volume collettivo La coda della galassia, Fara, Sant’Arcangelo di Romagna, 2005, poi in versione autonoma e ampliata per Sinopia, Venezia, 2006 (premio di poesia Diego Valeri, IX edizione).

12 pensieri su “Teresa Zuccaro, “Mondo tu sei così com’è l’amore”

  1. Grazie a Giorgio Morale per aver segnalato questa autrice. La sua bella poesia mi ricorda, a tratti, quella di Fernanda Romagnoli. La seguirò volentieri.
    Antonio

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  2. Concordo, Antonio, per qualche aspetto, un certo questionare la “presenza”. Gran bel nome, fra l’altro, quello di Fernanda Romagnoli, anche se non conosciuto come meriterebbe. Spero che anche il tuo commento contribuisca a incuriosire chi legge.

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  3. C’è una visione insieme sognante e ironica nelle poesie di Teresa. E’ una poesia che annota in disparte le impressioni dal mondo che insieme tesse e desidera e mi sembrano giusti i rimandi alla Dickinson di Giorgio, a un silenzio pungente che entra nelle cose.

    Molto bello questo:
    “Le donne sono bacche ripiene
    di semi, la notte si sporgono sul lago
    cercando il riflesso dei pesci abissali”.

    Un saluto e un grazie a entrambi!

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  4. “Con tali orbite copro
    uno dei tanti mondi
    che mi presta indifferente il suolo,
    ci nasco sopra per caso o per destino
    silenziosamente lo agghindo
    ed indolente attendo
    che mi scopra lui, il disattento.”

    semplicità che svela
    quanto la poesia è sguardo,
    è il mondo.

    Buona serata Giorgio!

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  5. grazie a Giorgio, Antonio, Francesca (un saluto !)
    Franz e Carla. Anch’io sono molto affezionata a “Solo un gioco”.
    Sarebbe bello avere qualcosa in comune con la Dickinson e Fernanda Romagnoli.
    A dopo.

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  6. Grazie a te, Teresa. Sto leggendo il tuo “Al mondo” e mi succede di trovarmi nella posizione che il postfatore Claudio Cinti attribuisce al commentatore: anche il commentatore (o il lettore) “più consapevole e scaltro manifesta una naturale propensione ad appropriarsi del testo, affrontando il rischio di convertire la bellezza, che sta all’origine, in un suo ‘prodotto'”. C’è insomma qualcosa che mi riguarda e che cercherò di esprimere, appena mi sarà possibile.
    E grazie a Francesca, Franz e Carla.
    Carla, buona serata anche a te – e a tutti. (E’ la seconda volta in un mese che manco un appuntamento alla Casa della Poesia: quello delle “Murene”!)

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  7. Solo un gioco, desta, in mezzo, un balletto che smuove una forma che ora ti fa girare da una parte ora dall’altra, tra Mondo tu sei… e Finché nulla mi è chiaro, la testa e lo sguardo purché si formi una con-visione, un trittico, un grande abbraccio, un balletto, un “rigodon” quasi, o quasi come uno stare in croce:

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  8. le poesie di Teresa le tengo sempre nascoste, nel timore che qualcuno possa cogliere tutto ciò che mi danno senza che lei ne sia al corrente.
    Un giorno come un altro per caso alla Feltrinelli di Firenze

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  9. Un saluto anche da parte mia e grazie a Teresa per le sue poesie. Restiamo in attesa delle altre, non tenerle nascoste!

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  10. Pingback: POESIA DOMANI N. 82 | Il fruscio secco della luce

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