La Rosa e L’Usignolo: dodici quartine di Omar Khâyyam

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Ho sempre letto mistici, ma la mistica non fa per me. Così, quando un autore è disputato tra i mistici e i non mistici, propendo per il campo di questi ultimi. Tra una pienezza in cui l’io si annulla e un vuoto in cui l’io si annulla, il risultato è sempre l’annullamento del soggetto. Un’anticipazione della morte. Filothanathos, va’ per la tua strada. Sia felice chi in ciò vede la sua felicità. La mia è nel vento sul volto, nel raggio di sole, nel bagliore delle scaglie di un pesce. E nella coppa di Omar Khâyyam io vedo materiale, autentico vino.

8
È venuta di nuovo la nube e ha pianto sull’erba verde:
No, vivere non si può senza il vino rosato!
Spettacolo dolce è agli occhi nostri oggi quest’erba,
Ma l’erba delle tombe nostre sarà spettacolo… a chi?

18
Questi giorni pochi di vita che toccano a noi, son passati,
Passati com’acqua in torrente, passati qual vento sul piano;
Ed io mai mi rammento di due giorni soli il dolore:
Il giorno ancor non venuto, il giorno che lungi è passato.

20
Prima di me e di te notti e giorni molti son stati,
I giri grandi del cielo per qualche cosa son stati;
Dovunque poggi il piede, tu, sulla terra,
Quei grani di polvere pupille di belle fanciulle son stati.

25
Quando l’ebbro Usignolo trovò la via del Giardino
E ridente trovò il volto della Rosa e la coppa del Vino,
Venne e in misterioso bisbiglio mi disse all’orecchio:
“Considera bene: la vita trascorsa mai più, mai più non si trova”.

31
Il Creatore, allorquando plasmò adorne forme e nature,
Per qual ragione mai le gettò sotto imperio di morte?
Se ben riuscita era l’Opra, perché mandarla in frantumi?
E se mal riuscita era, di chi, dunque, la colpa?

50
Ogni granello di terra nascosto in seno alla Terra
Prima di me, prima di te, fu forse Corona e Gioiello.
Da volto gentile dunque la polvere tergi più dolce,
Ché quella polvere, un tempo, fu forse volto gentile.

51
Ogni erba che cresce gioiosa in riva al ruscello,
Diresti, è peluria spuntata da angeliche labbra.
Attento, il piede non porre sovra quell’erba a disprezzo:
È nata quell’erba da tombe di belle dal volto di fiore.

58
Un uomo è portato nel mondo, un altro strappato alla terra,
Ma a niuno è concesso svelare l’arcano supremo:
E questo solo c’è dato saper del Destino
Che la vita nostra è una Coppa, e Qualcuno la beve.

81
Fin quando sprecherai tu la vita adorando te stesso?
E ad affannarti a correr dietro all’Essere e al Nulla?
Bevi vino, ché una Vita che ha in fondo solo la Morte
Meglio è che passi nel sonno, meglio è che passi in ebbrezza.

83
Calma la brama del mondo e vivi contento di poco,
Taglia i legami tutti col Bene e col Male del tempo:
In mano prendi una coppa e la treccia d’Amica gentile,
Ché passa, passa e non resta, questa tua vita d’un giorno.

98
Se tutto quello che ha l’Uomo è un tozzo di pane, due giorni,
E d’acqua fredda un sorso un istante da un’anfora rotta,
Perché bisogna esser servo di chi è da meno di noi?
Perché bisogna esser schiavo di chi, come noi, è mortale?

103
O cuore, fa’ conto d’avere tutte le cose del mondo,
Fa’ conto che tutto ti sia giardino delizioso di verde,
E tu su quell’erba fa’ conto d’esser rugiada
Gocciata colà nella notte, e al sorger dell’alba svanita.

Trad. Alessandro Bausani, Einaudi 1956

13 pensieri su “La Rosa e L’Usignolo: dodici quartine di Omar Khâyyam

  1. khayyam è uno dei più grandi poeti della storia dovrebbe esser letto da tutti i poeti e tenuto come livre de chevet. credo che una traduzione poetica vera di khayyam in una lingua moderna sia ancora da venire. la prima volta che l’ho letto era in una edizione newton compton vecchia di mia madre. ora non l’ho sottomano ma era più secca più asciutta di questa di bausani, un po’ “floreale”. l’introduzione di bausani è molto molto interessante, per le notizie metriche e per il contesto. per esempio riporta il seguente passo di Nezami, sulle qualità necessarie al poeta:

    “Il poeta deve essere di sana indole naturale, d’eccelso pensare, di non artefatto carattere, di sguardo ampio e bello, di vista sottile; che abbia una coloritura nelle scienze più varie, ed elegante dottrina delle tradizioni e degli usi… Bisogna poi che il poeta sia un buon parlatore nelle assemblee, e che s’acquisti fama nell’epoca sua, che sappia esternare il suo nome: come altrimenti eternerebbe quello degli altri? Ma gran poeta non si diventa se nella gioventù non si sono imparati ventimila versi degli antichi poeti e mille dei moderni, se non si leggono di continuo i canzonieri dei Maestri… E solo dopo che si sia acquistato gusto poetico, si passerà allo studio della scienza della poesia e della metrica…”

    grande proposta, fabio brotto!

    saluti,
    lorenzo

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  2. Ho letto qualche mistico orientale (oltre a Omar Khâyyam, Kabir, Rumi, Ibn Ata Allah), non tanto in quanto mistico, poiché non avrei la possibilità di capirlo, ma in quanto poeta e scrittore – veramente grande! Sarà partenza mistica, per un viaggio mistico, quella di cui parla Rumi in una sua poesia, ma pochi testi mi trasmettono il senso del viaggio come il suo; lo stesso dicasi per l’amore, per il vino, ecc. A proposito di vino, già in un tuo post precedente, Fabio, avevo citato dei versi di Rumi: beh, di fronte a quelli, Alceo mi dà l’impressione di uno che conta i bicchieri. Ah, e non bisogna dimenticare Hafez, “Il libro del coppiere”…

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  3. “Ho sempre letto mistici, ma la mistica non fa per me.”
    Caro Fabio, per esperienza so che quando si comincia così prima o poi c’è sempre qualcosa che ci fa cadere dal cavallo (o dal ciuco), dopo di che…
    In attesa i più cari saluti,
    Roberto

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  4. Caro Roberto, in realtà sono mezzo mistico, mezzo metafisico, mezzo miscredente, mezzo antropologo e mezzo cacciatore: in verità, un bastardo.

    un caro saluto

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  5. Carissimo,
    grazie per questi versi.
    Kayyam non è mai stato il mistico islamico a me più caro, mentre ho imparato davvero molto da Rumi.
    Purtroppo le traduzioni di Bausani sono scadenti.
    Bausani era un grande studioso ed anche un uomo spirituale e spiritoso. Lo conobbi alla fine degli anni 70.
    Conosceva decine di lingue e seguiva una religione universalistica, ma non possedeva un orecchio poetico, e questo è stato un gran danno per la conoscenza della poesia islamica.
    Meglio leggerla in inglese a volte…
    Comunque il mistico devoto, islamico e ancor più cristiano, non vuole annullarsi in Dio, ma unirsi con Dio, dopo aver dissolto i muri (peraltro illusori) del proprio falso io.
    Quando Paolo dice: non sono più io, ma è Cristo che vive in me, ribadisce di essere un nuovo io, capax Dei, in cui cioè il Cristo può vivere ed esprimersi.
    La mistica autentica è questa fusione di amore tra due identità libere senza alcuna confusione e senza alcuna separazione.
    Grazie
    Marco Guzzi

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  6. Tra Clint e la Colt dei western (e la 44 magnum di Callaghan) nell’immaginario esiste un certo rapporto, credo… Forse tra mistica e ammazzamento c’è una via mediana. O no?

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  7. L’usignolo e la rosa… L’usignolo… la caccia… riempire di piombo per ucciderli esseri così belli, vaghi, emblemi stessi della poesia, della bellezza, della libertà. Come fai?

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