Intervista a Loredana Lipperini

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Loredana Lipperini. Un nome, una garanzia, ormai un marchio. Una donna impegnata, una sorta di Madame de Stael telematica, una giornalista culturale in prima linea nella guerra dei bottoni tra scrittori dalla tastiera salmastra ed arsa. Il suo blog, Lipperatura, è fra i più gettonati della rete. Scrittori di tutte le risme di carta si incontrano e si scontrano sulle colonne del suo blog (sorta di quotidiano culturale nel quale Loredana segnala le novità, offre spunti personali e presi da altri, cita se stessa, cita gli altri, prende a prestito, dispensa ecc.) talvolta ingaggiando battaglie senza esclusione di colpi di bit-pennino. Ultrablogger “carnivori” come il forlivese Andrea Barbieri (fan sfegatato dello scrittore Antonio Moresco) e il veneziano Lucio Angelini (una sorta di Lino Toffolo della letteratura, ma soprattutto traduttore e scrittore di grande esperienza, e arguto gestore del blog Cazzeggi Letterari) hanno fatto anche loro la storia (ormai lunga, poiché pochi anni in internet corrispondono a un’era) del blog Lipperatura. Loredana, chiamata dai suoi ospiti e fan confidenzialmente La Lippa, è una civilissima padrona di casa, forse – a mio immodesto avviso – un po’ troppo “politically correct”; ma è per voler guardare il pelo nell’ uovo. L’ho intervistata per LPELS.

Come è nata la tua avventura in rete? C’è stato un episodio particolare che ti ha fatto decidere di aprire il tuo blog Lipperatura?

L’episodio esiste ed è molto preciso: la pubblicazione dell’antologia “La notte dei blogger” che ho curato per Einaudi Stile Libero nel 2004. Fino a quel momento mi ero limitata a leggere blog altrui a commentare laddove venivo chiamata in causa. Da allora, mi è sembrato inevitabile metterci la faccia.

A oggi, dopo ormai credo 3 o 4 anni di attività del blog, qual’è il bilancio parziale che puoi fare di questa esperienza?

Bilancio in divenire, ma estremamente positivo. Dal punto di vista personale e professionale, io sono cambiata, e non poco. Ho imparato a confrontarmi con gli altri quotidianamente, e non in occasioni deputate come incontri pubblici, convegni, o anche la chiacchierata telefonica con colleghi e sodali. Ho potuto approfondire questioni che, nella gabbia della carta stampata, vengono giocoforza liquidate in uno spazio limitato: e sono posticipate rispetto al momento in cui nascono in rete, peraltro. Mi è capitato più di una volta di intervenire in una discussione su un giornale, o in una tavola rotonda, che arrivava mesi o anni dopo il suo sviluppo sul web. Ultima nota positiva: ho cambiato il mio modo di scrivere. Che sta diventando più… rilassato, direi. Diciamo che non ho più paura di usare la prima persona: il che, per me, significa moltissimo.

A tuo avviso internet e letteratura sono diventati un binomio inseparabile o la seconda puo’ vivere senza la prima?

Naturalmente la letteratura può fare a meno di qualunque cosa: dipende dall’idea di letteratura che abbiamo in mente, dagli obiettivi che si pone e dalle relazioni che intende tessere con il mondo. Qualora si proponga di raccontare almeno un po’ l’esistente, non può prescindere dall’esistenza della rete. Del resto, è proprio sul web che le narrazioni si stanno moltiplicando e spesso prendono il sopravvento su quelle “ufficiali”. Quando Henry Jenkins, il professore del MIT che più di altri si dedica allo studio della popular culture e del fandom, sostiene che il predominio dell’autore così come lo conosciamo sta vacillando, ha perfettamente ragione: su Internet è nata e si sviluppa ogni giorno un’ondata di scrittura libera da vecchi schemi e persino – incredibile – poco incline al narcisismo. Leggere le storie dei fanwriters, seguire le loro discussioni e i suggerimenti che si scambiano (che sono tutt’altro che banali) fa pensare che esista, ormai, un altro modo di concepire e soprattutto di condividere la letteratura medesima. Il che, ci tengo a sottolinearlo, significa semplicemente che queste modalità sono probabilmente destinate a coesistere, non che una cannibalizzerà l’altra.

E’ vero secondo te che oggi la rete è soprattutto un pretesto per conoscenze che sconfinano dal piccolo schermo e finiscono, più che sulla carta, nella vita di tutti i giorni?

Non sono sicura di aver capito bene le domanda. Se mi chiedi quanto la rete influisca sul nostro bagaglio di saperi, ti rispondo: moltissimo. Non fosse altro che per il banalissimo motivo di consentire l’incrocio delle fonti e la formazione di opinioni più approfondite. Quanto al suo peso nella vita quotidiana… Sicuramente le comunità, letterarie e non, che ho visto nascere sul web sono anche una fonte di arricchimento individuale: con molti amici di altre città che, pre-web e pre-blog, mi sentivo solo occasionalmente, ora c’è uno scambio quotidiano di idee e di stati d’animo. E nella maggior parte dei casi, chi si incontra in rete prosegue la conoscenza anche dal vivo: sarebbe bello che chi pontifica contro “il deserto emotivo” indotto dalla tecnologia ne tenesse conto.

Hai un’idea di come potranno evolversi i blog letterari? Secondo te c’è ancora un grosso spazio di crescita?

Questo non so dirlo, o quanto meno non so dirlo in modo scientifico. Per sensazioni: credo che i blog letterari in quanto “fenomeno” abbiano smesso di attirare la curiosità dei quotidiani. E per fortuna: non sempre è stato giusto, piacevole, corretto, ritrovare su carta, semplificate e amplificate, le discussioni svoltesi sul web. Però i litblog continuano ad avere un senso forte sia come punto di incontro e di riflessione, sia come luogo di divulgazione di notizie, sia – nel caso di blog che diffondono testi – come occasione per conoscere scritture nuove.
Credo che sia molto importante anche un tipo di esperimento che prescinde dal blog: come quello di far “proseguire” sul web atmosfere, narrazioni, visioni, ascolti che si legano ad un libro, dando vita a siti dove l’esperienza cartacea diventa altro, e dove scrittore e lettore possano ritrovarsi a discutere, ma anche a incrementare, insieme, un mondo parallelo a quello del testo originale.
Infine, banalmente, penso che l’utilizzazione più semplice del blog, quella di luogo dove – anche – parlare di se stessi, sia tutt’altro che secondaria.

Franz Krauspenhaar

26 pensieri su “Intervista a Loredana Lipperini

  1. Se qualcuno aveva dei dubbi sull’utilità dei blog letterari, è stato servito.
    Un profano può pensare, in un primo momento, che siano un esercizio un po’ futile di scrittura, ma frequentandoli si capisce che così non è.
    Lo scambio di opinioni, di segnalazioni, la differenza anche culturale che ne esce sono certo un arricchimento per chi non è un “addetto ai lavori” ed anche per chi lo è.
    Sono insomma, un valore aggiunto alla letteratura.
    Naturalmente parlo di quelli seri.
    Un saluto.

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  2. grazie, Loredana, per aver condiviso con noi la tua preziosa esperienza.

    “Dal punto di vista personale e professionale, io sono cambiata, e non poco. Ho imparato a confrontarmi con gli altri quotidianamente, e non in occasioni deputate come incontri pubblici, convegni, o anche la chiacchierata telefonica con colleghi e sodali. Ho potuto approfondire questioni che, nella gabbia della carta stampata, vengono giocoforza liquidate in uno spazio limitato: e sono posticipate rispetto al momento in cui nascono in rete, peraltro. Mi è capitato più di una volta di intervenire in una discussione su un giornale, o in una tavola rotonda, che arrivava mesi o anni dopo il suo sviluppo sul web. Ultima nota positiva: ho cambiato il mio modo di scrivere. Che sta diventando più… rilassato, direi. Diciamo che non ho più paura di usare la prima persona: il che, per me, significa moltissimo”.

    risultati di tutto rilievo, sui quali conviene riflettere seriamente. intanto “Il sole 24 ore” ha acquistato il 30% di Blogosfere…*

    speriamo di riaverti spesso qui con noi.
    un abbraccio
    fabrizio

    *IL SOLE 24 ORE ENTRA AL 30% IN BLOGOSFERE
    Il network gestisce 150 blog d’informazione professionale (oltre 1.000.000 di utenti unici)
    Milano, 25 giugno 2007 – Il Gruppo Il Sole 24 ORE entra al 30% in Blogosfere, il più grande network italiano di blog professionali d’informazione (www.blogosfere.it). L’operazione è avvenuta a seguito dell’aumento di capitale di Blogosfere s.r.l., che, nata nell’ottobre 2005, conta oggi oltre 150 blog suddivisi per aree tematiche con un traffico totale di oltre 1.000.000 di utenti unici.
    Ogni blog del network è dedicato ad un argomento specifico, verticale, ed è curato da un esperto del settore. Blogosfere copre l’informazione a 360°, in modo nuovo e complementare rispetto ai media tradizionali, prestando particolare attenzione alle nicchie dell’informazione.
    “Grazie all’ingresso in società di un partner prestigioso come Il Sole 24 ORE, avremo la possibilità di sviluppare più rapidamente ed in modo più efficace Blogosfere, preservando al tempo stesso l’indipendenza dei blogger del network” dichiara Marco Montemagno, AD di Blogosfere.
    “L’ingresso in Blogosfere fa parte della strategia di rafforzamento in Internet del Gruppo, consente di incorporare un know how tipico delle practice più avanzate del web e in particolare di un settore in forte espansione come quello dei blog” commenta Matteo Cascinari, Direttore Area Multimedia de Il Sole 24 ORE.
    (fonte: http://blogosfere.it/2007/06/il-sole-24-ore-entra-al-30-in-blogosfere.html).

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  3. Frequento da qualche tempo il blog della Lipperini e sono in forte disaccordo con l’idea di letteratura che vi si respira, cioè quella di una letteratura auto-salvifica, capace di redimere ogni fenomeno conferendogli la dignità del verbo e della cultura.
    Analogamente, anche l’esaltazione delle opportunità della Rete sembra spesso trionfalistica, come se non esistesse una natura cui la cultura e la tecnologia devono rispetto. Ma questa è in fondo la sostanza dell’ideologia del post-moderno, da molti condivisa.
    Detto questo, i contenuti e i link che la Lipperini propone sono sempre di alta qualità e il suo modo di gestire il blog e il dibattito sono improntati a un’eleganza e a una correttezza che in Rete si sperimenta molto raramente. Una vera signora, cui bacio virtualmente la mano, senza rinunciare al piacere di incrociare la lama con lei a tempo debito.

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  4. Il narcisismo è in aumento vertiginoso. Ovunque. E’ facile ingannarsi. Siamo in pieno solipsismo. L’intelligenza collettiva ancora non c’è. Per il resto concordo con Binaghi sull’eleganza, lo stile e sulla sua capacità di guardare ai mutamenti nella società contemporanea. Non condivido l’ottimismo ma è un blog che fa pensare. In bocca al lupo anche per il futuro.

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  5. c’è una riflessione – amara – da fare.
    sul blog della lipperini, a volte, c’è una gara, come a scuola: si alza la mano e si dice Son’io che dico la cosa più furba.
    Altre volte ci sono attacchi, violenti.
    Tizio fa schifo.
    Poi il problema massimo: non si sa distinguere tra genuflessi e sinceri.
    Insomma, a volte si discute, più spesso si cerca visibilità.
    La signora, di sicuro, fa parte di quelli che contano; io ho una predilezione per quelli che non contano. Ma che non urlano.
    La signora mi piace quando difende i suoi amici: perché in rete e fuori c’è un’altra rete: di rapporti interpersonali che prevedono la riconoscenza, anche, e l’amicizia, pure.
    Se vogliamo dire le cose come stanno le cose come stanno stanno così: se io scrivo un libro che non si caca nessuno, il giorno che un critico, uno scrittore ne parla diventa, per me, giorno di beatificazione: per quel critico, quello scrittore.
    Sfugge qualcuno a questa logica?
    A volte – ma è difficile districarsi, capire – la riconoscenza viene confusa con la difesa della casta. Ma questo vale per Lipperini, Mozzi, il sottoscritto e i blog con dieci visitatori al giorno.
    Si creano gruppi, si diffida del nuovo.
    Ci son due motivi per cui nel mio blog la signora è linkata (dopo ripensamenti vari): propone argomenti interessanti, è gentile.
    E disponibile, anche. Cosa rara tra “quelli che contano”.
    buona giornata a tutti.

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  6. E se tu dici cazzate, mostri sempre il peggio di te, rompi i coglioni, scassi la minchia, la tua libertà QUI, A CASA MIA, finisce. Chiaro? Chiaro.

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  7. Interessante intervista, interessanti le risposte.
    Salta immediatamente alla vista come sembra essere cambiato il modo di fare letteratura, di leggere, di scrivere. La cosa importante, credo, sia che il futuro di coloro che pubblicano è su internet, in rete, sui propri blog, sui propri siti o su altri. Le possibilità di un libro, o di un autore, di raggiungere il pubblico, tramite questo potente mezzo, sono maggiori di quelle delle librerie, convegni,…, ciò non significa che codeste devono essere messe da parte, magari dovrebbero essere integrate.

    Felicità

    Rino, leggendo un’avvincente intervista.

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  8. Complimenti per l’intervista, Franz.
    Ogni tanto visito il Blog di Loredana e lo trovo molto interessante per gli spunti degni di riflessione che offre.
    è proprio da questi confronti, dibattiti, scambi, che molto si comunica e si apprende.

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  9. “Ho imparato a confrontarmi con gli altri quotidianamente, e non in occasioni deputate come incontri pubblici, convegni, o anche la chiacchierata telefonica con colleghi e sodali. Ho potuto approfondire questioni che, nella gabbia della carta stampata, vengono giocoforza liquidate in uno spazio limitato: e sono posticipate rispetto al momento in cui nascono in rete, peraltro. Mi è capitato più di una volta di intervenire in una discussione su un giornale, o in una tavola rotonda, che arrivava mesi o anni dopo il suo sviluppo sul web”.

    Questo è ciò che mi sembra decisivo della scrittura sul web, e che lo farà ricordare come il principale luogo della cultura dei nostri anni, l’equivalente di agorà, corti, accademie, caffè, salotti ecc. d’altri tempi.

    In quanto al cambiamento del modo di scrivere: è un grosso tema, su cui la riflessione nell’intervista è appena accennata. Il web potrebbe cambiare in modo notevole anche il modo di scrivere e il modo di concepire il libro. Pensiamo, tanto per fare un esempio, all’esperienza delle “installazioni” multimediali, come ne fanno Giuseppe Genna e Wu Ming: quando la tecnica sarà meglio sviluppata e assimilata, pensiamo che razza di libri potrebbero venirne fuori!

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  10. Che intervista ricca di spunti!Non conoscevo il suo blog. Lo andrò a vedere…Grazie a Loredana e a Franz!
    Un caro saluto

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  11. Comunque Iannozzi, se c’è un maleducato quello sei tu. Perchè scrivere fesserie è maleducazione. Perché sporcare con maldestre manovre è maleducazione. Perché rompere i coglioni alle persone serie, che fanno un lavoro NON RETRIBUITO in maniera seria (e non per fare esibizione, come nel 90% dei casi, parlo dei blogger) è maleducazione. Perchè se qualcuno viene a casa mia e sporca il patio io, che sono un vero cowboy metropolitano, quello che sporca lo metto giù. E’ chiaro Iannozzi? Ne ho pieni i coglioni di te e di quelli come te. Dunque ti faccio questo annuncio: d’ora in poi, quando COMMENTI QUI O SU NI, NEI MIEI POST, TI BUTTO AUTOMATICAMENTE FUORI, SENZA LEGGERE NEMMENO QUELLO CHE HAI SCRITTO. SEI FUORI.

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  12. E vai Franz…!!! Indubbiamente una sana posizione da pioniere del web.
    In questo caso, però, Iannox, di cui tenni alta la bandiera in NI (se ben ricordi?) dopo un ennesimo scazzo col Franz & C., potevi risparmiartelo questo appunto…

    Riguardo Lipperini… il solo appunto che le posso fare è forse il portare, alcune volte, un certo ‘salotto’ da fuori web in web… per intenderci: quel salotto ‘buono’ (che ben poco ha a che fare con la letteratura e l’arte in generale) il quale, ‘borghesamente’, un poco ha stufato, o, almeno, ha stufato il sottoscritto (perchè già se lo è sciroppato negli anni ’80 e ’90). Per il resto, indubbiamente la signora, perché signora è, c’è, con tutte quelle finezze e quelle scaltrezze-oculatezze-capacità gestionali che la rendono un’ottima padrona di casa. Tanto di cappello, quindi, il mezzo lo sa usare.

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  13. “su Internet è nata e si sviluppa ogni giorno un’ondata di scrittura libera da vecchi schemi e persino – incredibile – poco incline al narcisismo. Leggere le storie dei fanwriters, seguire le loro discussioni e i suggerimenti che si scambiano (che sono tutt’altro che banali) fa pensare che esista, ormai, un altro modo di concepire e soprattutto di condividere la letteratura medesima. Il che, ci tengo a sottolinearlo, significa semplicemente che queste modalità sono probabilmente destinate a coesistere, non che una cannibalizzerà l’altra.”

    L’intervista tocca aspetti focali del rapporto letteratura-rete. Mi sembra rilevante il fatto che la rete favorisca “scrittura libera da vecchi schemi…”. Non sapremo quanta di questa scrittura – con forza sempre più sovrumana – lascerà un segno duraturo ed esemplare, ma è certa la possibilità in rete di un confronto e di uno sguardo nella realtà letteraria ed oltre. Unico rischio, a mio parere, e non da poco, è il crearsi di un'”autoreferenzialità da rete” bastevole a sé stessa; se l’approdo al libro stampato sempre e a prescindere (dalla qualità del testo) può essere discutibile, altrettanto lo è la scrittura che sembra non volere uscire dal web, per assumere la forma che da un prodotto artistico di valore ancora ci si aspetta, come per un rito, che crea stacco, solennità rispetto all’ordinaria comunicazione.

    Quanto invece al fatto “che i blog letterari in quanto “fenomeno” abbiano smesso di attirare la curiosità dei quotidiani” credo che sia un errore. I quotidiani hanno dalla loro la tempestività dell’informazione e l’estensione della stessa sul territorio. Giocano per ciò su un terreno diverso e bene farebbero a seguire l’evoluzione del blog nei suoi approcci dinamici e nuovi alla letteratura.

    Grazie Franz

    Giovanni

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  14. Sono d’accordo. I quotidiani sono molto attenti a cio’ che succede sul web.
    Esempio: io ho cominciato a collaborare con un quotidiano dopo che era uscito un mio pezzo su Nazione Indiana.

    Recentemente una traduzione di Francesco Forlani di un testo di Céline apparsa sempre su Nazione Indiana è stata presa pari pari da Libero, citando le fonti ma senza chiedere il permesso – noblesse oblige.

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  15. intervista molto interessante. I litblog sono un mezzo che amplifica le possibilita’ della letteratura e della lettura in maniera esponenziale.

    fem

    P.S. Giustizia e’ fatta contro Iannox e ne sono felice (per essermi connessa un’unica volta al suo sito, mi sono beccata un maledetto virus cavallo di Troia che ho dovuto mettere in quarantena e poi eliminare)

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