Pasquale Giannino – In viaggio (inedito)

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In viaggio

L’uomo che ho di fronte ha la faccia di un mastino. Non ha voglia di parlare. Del resto anch’io sto pensando ai fatti miei… “È libero?” mi chiede un signore attempato con un largo sorriso. “Certo, si accomodi” rispondo. Dinanzi a lui siede sua moglie. L’uomo aggrotta la fronte, la smorfia della bocca diviene ancora più marcata. “Andiamo a Modena, la nostra città” mi dice il nuovo passeggero sempre gioviale. “Bene” rispondo con un cenno del capo. “Andiamo a trovare un cugino” interloquisce la moglie, una donna piccola e minuta. “Abbiamo lavorato tanto, sa” prosegue il marito. “Non abbiamo avuto figli… ora siamo pensionati e quando è possibile facciamo qualche viaggetto.” Annuisco. L’uomo-cane guarda dal finestrino come se cercasse qualcosa all’orizzonte, poi apre la borsa e ne trae nervosamente un quotidiano. “Ho lavorato tanto” ribadisce il signore che ho di fianco. “Ho fatto mille mestieri… I primi anni sono stati duri: in Belgio, nella miniera… Poi ho conosciuto lei, ci siamo sposati… Ne ho visti ammalarsi di silicosi!… Così abbiamo deciso di tornare in Italia, ci siamo stabiliti a Bergamo e mi sono arrangiato come ho potuto: ho fatto il manovale, il carpentiere, il muratore… ultimamente anche il giardiniere.” “Io invece ho lavorato in fabbrica” dice la moglie. “Ora però siamo stanchi…” continua l’uomo. “Abbiamo comprato un appartamento a Milano, negli anni Sessanta. Coi soldi dell’affitto arrotondiamo la pensione…” “Abbiamo anche ristrutturato una casetta giù nel Cilento” aggiunge la donna. “È pratico?” mi chiede. “Grossomodo…” “Ci andremo la prossima settimana…” L’uomo di fronte ha inforcato gli occhiali da presbite: sembra un personaggio di Walt Disney… Di là dal corridoio uno sbarbatello annoiato contempla il panorama, dinanzi a lui due ragazze parlottano fra loro.
“Prossima fermata stazione di Parma… Next stop is Parma…”
“Buon proseguimento” dico avviandomi verso l’uscita. “Lei è un bravo ragazzo” mi fa il signore di Modena. Scendo dal treno, do un’occhiata alla mappa che ho scaricato da internet. Mi incammino verso piazza Garibaldi. Telefono al mio amico: “Ciao Luca, fra un po’ sarò sotto il monumento.” “Va bene Pasquale, dammi solo il tempo di chiudere il museo…” Durante il tragitto penso a quel “bravo ragazzo” e dico fra me e me: bravo… mah! forse una volta… ragazzo… in effetti noi degli anni Settanta siamo condannati a esser ragazzi fino alla pensione (se mai l’avremo…). Penso alla storia dei due anziani coniugi e ai loro immobili. Faccio subito due conti: se tutto andrà bene, con l’aiuto dei miei e un mutuo trentennale, da vecchio sarò proprietario di un buco sui quaranta metri quadri, e potrò vivere tranquillamente la mia ultima stagione in un sobborgo ben collegato alla metropoli e a due passi da qualche centro commerciale, dove cercherò un po’ di sollievo nei giorni della canicola.

“Questi tortelli sono fantastici” osservo mentre sollevo il bicchiere di rosso.
“Te l’avevo detto” risponde Luca.
La trattoria è sobria, si trova in una viuzza del centro storico. Ci siamo sistemati all’aperto. Gli avventori appaiono discreti e riservati.
“Luca, voglio farti una confidenza: Garibaldi non mi è per nulla simpatico…”
“Sarà colpa della scuola…”
“Può darsi… in realtà è un sentimento che ho maturato nel corso degli anni.”
“Cosa vorresti dire?”
“Che sono stufo di fare l’emigrante…”
“Immagino…”
“Ecco, penso che il Risorgimento sia stato una bella fregatura… per noi del sud, intendo.”
“Ti riferisci al mancato sviluppo?”
“Non si tratta solo di questo… Una volta ho provato a discuterne con un mio collega lumbard… Sai cosa mi ha detto? ‘Tornatene in Terronia se qui non ti piace…’”
“Ma dai Pasquale, non badare all’ignoranza!”
“Beh, non sono certo uno che si mette a piangere per così poco. Però, credimi, a volte lo scoramento è forte…”
“Ti capisco, ma non te la prendere…”
“Ti è mai capitato di sentirti nudo? Voglio dire, spogliato della tua cultura, delle tue radici… della tua umanità?”
“Sì, a volte…”
“A me capita quando vado in centro, a Milano. In mezzo a quella fiumana di gente mi sento nudo e fragile come un neonato…”
“Tutto bene?” chiede la cameriera.
“Benissimo” rispondo.
“Gradite qualche altra cosa?”
“Un caffè, grazie.”
“Ne porti due” rettifica il mio amico.

“Oh Pasquale, guarda!” esclama Luca indicando il sidecar di don Camillo. L’inconfondibile mezzo si trova all’ingresso della casa del popolo, oggi adibita a museo. Al primo piano, vicino all’entrata, ci sono alcuni gadget e i libri di Guareschi. “Lo conosci come autore?” gli chiedo. “Ho iniziato a leggere una sua biografia qualche giorno fa… ho letto dei racconti…” “Beh, magari dopo comprerò qualcosa… Facciamo un giro?” “Va bene.” La sala è addobbata di fotogrammi. Una comitiva di turisti segue gli appassionanti aneddoti di una signora dal forte accento emiliano, proprio come i personaggi di quei mitici film… “Ci accodiamo anche noi?” propongo. Luca sorride. Ci sono anche delle foto che ritraggono Fernandel e Gino Cervi durante le pause di lavorazione: l’aspetto è serioso e malinconico… In fondo alla sala c’è uno scrittoio con una macchina da scrivere sgangherata. Lì presso la tonaca di don Camillo.

“Cosa ordinate?” domanda la ragazza. “Una menta” rispondo. “Anche per me” fa Luca. La tipa si affretta verso il bancone. “Carina…” osservo. Lui accenna un sorriso. Poi mi chiede: “Allora, ti è piaciuto il museo?”.
“Non male… tuttavia…”
“Dimmi…”
“Se devo essere sincero sono rimasto un po’ deluso…”
“Come mai?”
“Non so spiegartelo, mi è parso tutto così finto…”
“Beh, i fotogrammi erano autentici…”
Davanti al bar ci sono diversi tavolini. La gente discorre sottovoce, con garbo: sembrano tutti dei gentleman… La chiesa, fresca di restauro, campeggia sulla piazza.
“Ecco, volevo dire che nulla è più come prima…”
“Guarda quei due” mi fa Luca.
A pochi metri da noi siede un uomo corpulento e vigoroso, due baffoni anni Cinquanta sul viso da contadino. Di fronte a lui un sacerdote di mezza età dall’aria simpatica e gagliarda, vestito come i preti di una volta.
“Mah!… parleranno del partito democratico…”
“È probabile…”
Guardo l’orologio. “Si è fatto tardi, mi accompagni alla stazione?” chiedo al mio amico. “D’accordo.” Saliamo in macchina, dopo una ventina di minuti siamo a Parma… “Il treno sta partendo” gli dico mentre l’abbraccio. “Grazie di tutto… Ti aspetto a Milano!” “Grazie a te Pasquale. Ti farò sapere… Non subito purtroppo. È un periodo fitto di impegni per me: il museo, i reading, le rassegne di poesia…”

Pasquale Giannino

9 pensieri su “Pasquale Giannino – In viaggio (inedito)

  1. La vera Italia è proprio quella cosa lì. Una specie di millefoglie sociale e culturale, ma con un’impronta di fondo unica difficile da dire, probabilmente di stampo magico. Credo che ce ne vorranno ancora di anni prima di scalzarla, c’è troppa storia dietro; e l’uomo di plastica è onnipervasivo in maniera solo apparente. E tu sei bravo a raccontare il tuo viaggio in modo così gradevole, diretto e lineare.

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  2. Anna, dici che sono riuscito a esprimere tutto questo? Beh, non posso che fidarmi del tuo ‘sentire’…:)

    Luca, grazie per l’ospitalità e complimenti per la foto! 😉

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  3. Dai un calcio al pessimismo, e vivi con gloriosa nonchalance, ma prendendo di petto tutto quel che vuoi ..tutto il mondo è paese. Ricordi La Bruyère che diceva?: “Se a ciascun l’interno affanno si leggesse in fronte scritto, quanti che invidia fanno farebbero pietà.”
    Il prossimo racconto lo voglio leggere di mete conquistate, non solo di speranze ..avvilite.
    Ciao 🙂

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  4. caro Pasquale… non lascerò un commento aulico perchè non ne sono capace… mi preme dirti che nel tuo racconto, come del resto nel tuo modo di pensare, mi ci specchio come mai con nessuno ero riuscito a fare… spero ti gratifichi il solo fatto di esser riuscito a far riflettere un ragazzo con i tuoi versi e i tuoi consigli preziosi… grazie

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  5. La Bruyère… Eh sì, qualcosa ricordo: reminiscenze liceali… Rina, per quanto mi riguarda potrei parlare anche di mete conquistate, ma il fatto sai qual è? In questi casi a tutto penso fuorché a scriverne… 😉

    Caro Alex ciò che dici è molto bello e gratificante. Reputi che i miei consigli siano preziosi? Può darsi. Sappi però che i miei consigli, così come quelli di chiunque altro, potrebbero anche essere sbagliati… Ecco, questo volevo dirti. Che la stima è reciproca lo sai già.

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  6. Immagino che il racconto sia un resoconto di fatti e incontri realmente accaduti, se non lo è, complimenti per il forte senso di realtà che trasmette! Mi è sembrato di cogliere, non troppo tra le righe, un senso di inadeguatezza e disorientamento che pensavo appartenesse ai “terroni” di un paio di generazioni fa… O forse è un fatto geneazionale, quello di non sentirsi mai veramente a casa in nessun posto?

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  7. Grazie Silvia. In effetti lo spunto è autobiografico, ma poi viaggio con la fantasia… Più che “inadeguatezza” vetero-terronica o generazionale, direi senso di “estraneità”. Dovuto al tempo folle che viviamo. Il luogo non c’entra, è solo un pretesto.

    Ciao.
    Pasquale

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