Bocciato dagli addetti ai lavori, salvato totalmente dal sottoscritto…

IL DESTINO DI UN GUERRIERO. Un film di Agustín Díaz Yanes. Con Viggo Mortensen nella parte di Alatriste, Elena Anaya, Eduardo Noriega, Javier Cámara, Jesús Castejón, Antonio Dechent. Produzione: Spagna, Francia, USA 2006. Tratto dai famosi romanzi di Pérez-Reverte. Durata: 146 minuti.

La trama: Nel XVII secolo, Diego Alatriste è un soldato al servizio di Filippo IV di Spagna. Coraggioso e fedele al giuramento prestato al suo re, Alatriste sta combattendo nelle fredde terre di Flandes (Fiandre). Il suo migliore amico e compagno d’armi, Balboa, cade in un’imboscata tesagli dai nemici. Diego tenta di salvarlo, ma ogni suo gesto è inutile e, in punto di morte, Balboa fa giurare all’amico che si prenderà cura del suo unico figlio, Iñigo, e che lo crescerà come un figlio e come soldato. Alatriste glielo promette, ma alla fine della guerra, quando torna a Madrid dalla donna che ama, l’attrice María de Castro, e al suo dovere, si trova davanti agli occhi uno spettacolo desolante. L’impero di Filippo IV è in pieno declino. La Spagna si sta frantumando mentre il suo re, impassibile, si occupa soltanto degli intrighi e dà ascolto ai consigli dei nobili corrotti di cui si è circondato, come il Conte Duca Olivares, sostenuto dalla Sacra Inquisizione. Intanto la popolazione muore di fame. Alatriste dovrà difendere il giovane Iñigo, innamorato di Angelica, la figlia del terribile Luis de Alquézar e affrontare nuove pericolose avventure. Personaggio a dir poco inquieto, Alatriste è un combattente, un hidalgo dall’animo signorile e dalla tempra cavalleresca. Le sue caratteristiche sono: coraggio, senso dell’onore e voglia di non farsi schiacciare dall’instabilità drammatica del ”secolo d’oro”. Ci ritroviamo così catapultati nel Seicento, uno dei secoli più difficili da raccontare al cinema. Presentato alla Festa del Cinema di Roma, il film di Yanes diventa quindi un’avventura che va in scena mentre sta crollando la Spagna che Velázquez dipinge e che Lope de Vega mette in scena a teatro. Lo stesso Alatriste, mercenario di professione, si lascia coinvolgere in un intrigo di corte e viene ingaggiato per uccidere due misteriosi personaggi in visita a Madrid. Insieme a lui un altro sicario, l’italiano Gualterio Malatesta (Enrico Lo Verso). ”Non si tratta solo di una storia personale – dice Mortensen – di un singolo guerriero, c’è la gente reale, con problemi reali, e per questo mi ha affascinato tanto”. La vicenda è ricca di riferimenti storici molto precisi, al cui interno si muovono numerosi personaggi: ”Mettere insieme tutte le ombre dei caratteri e di un’epoca molto complicata a livello storico come fossero i tasselli di un puzzle che si compone durante la lavorazione, è stata la parte più eccitante del film”, prosegue l’attore danese.

Il destino di un guerriero – Alatriste

…Per il resto Alatriste manca del quid in grado di riscattarlo dallo status di cine-polpettone, si limita a mettere in scena un debole conflitto tra grandezza (morale) e grandeur (imperiale) e senza il suo protagonista, Viggo Mortensen, si può scommettere non si reggerebbe in piedi. Gli abiti infangati di questo novello Zorro, solo più povero e spregiudicato, calzano su Mortensen come fossero nati per lui e il castigliano gli esce fluente di bocca, grazie ai nove anni trascorsi in Argentina da bambino. Sfigura, al confronto, l’italiano Enrico Lo Verso nei panni del mercenario palermitano Malatesta, forse inserito come rimembranza del cinema glorioso di Freda e Cottafavi. Come il protagonista al suo sovrano, il regista ha peccato di cieca fedeltà al genere: realizzando un film di cappa e spada che si prende troppo sul serio, omaggia il crisma del romanticismo sventurato e segue l’eroe di turno fino all’ultimo mortal sospiro, Augustin Dìaz Yanes non ha realizzato un classico ma piuttosto un film risorto dal passato, incapace di disancorarsi da esso.

Francesco Giunti

Oro plumbeo

La produzione a più alto budget della storia del cinema spagnolo è un kolossal che di colossale ha solo la noia che suscita. La sceneggiatura “comprime” le vicende narrate nei cinque libri della saga creata da Pérez-Reverte (prossimamente saranno pubblicati altri due capitoli), seguendo la vita del Capitano dagli anni giovanili a quelli della maturità. La tentazione enciclopedico-grandiosa rovina la festa: momenti cruciali (l’attentato ai misteriosi stranieri) sono liquidati in tutta fretta, per lasciare spazio a pedanti citazioni (i rudi soldati di ventura ammirano le opere di Velázquez e incoraggiano il letterato Quevedo a recitare i suoi versi… no comment) e allo sfoggio di sontuosissime scene e sfarzosi costumi, che peraltro non bastano a cancellare lo strazio di dialoghi privi di qualunque finezza (la dark lady bambina, il confronto con l’inquisitore) e quadretti d’impagliata melensaggine (la bella inferma) e/o involontariamente ridicoli (l’epilogo bellico). Le scene d’azione, sufficientemente ritmate, e quelle ambientate alla corte madrilena (con uno spassoso Javier Cámara nella parte del conte-duca De Olivares) alleviano il tedio, ma la fotografia di Paco Femenia applica anche a quelle il suo molesto velatino cinereo. Solo per amanti del trash arty e per fan di Mortensen (che nella versione originale recita in spagnolo con un accento più che plausibile, al pari del “nostro” Lo Verso, cui spetta il ruolo del sicario italiano, naturalmente viscido e canagliesco).

Stefano Selleri

Così due degli addetti (gli altri a stroncare parimenti) – io, invece, v’invito ad andarlo a vedere… nessuno ha capito che è un film barocco che parla del barocco, ben farcito di citazioni, rimandi, ricco di più piani di lettura e intriso di un nichilismo spietato e di una rassegnazione sconcertante… bellissimo!

8 pensieri su “Bocciato dagli addetti ai lavori, salvato totalmente dal sottoscritto…

  1. Non l’ho visto, andrò a vederlo!In compenso ieri sera ho visto Le vite degli altri sulla Stasi. Davvero molto interessante. Grazie Gian Ruggero!
    Un caro saluto

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  2. Non l’ho visto Gian,
    ma mi appresterò. Come stai, guerriero?

    qui abbiamo combattuto e perso tutti assieme, il dramma fu pensare che non era vero, o non per tutti…
    Ho sempre sognato di potere un giorno, spostandomi.. su altra epoca storica, tentare la storia di un gruppo, di un popolo “mio”, (o della giovinezza)ma trenta anni dopo è pochissimo tempo, is true, aspetterò..
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  3. forse non è un gran film, un po’ pomposo, però sì una cosa in Spagna è diversa e cioè la parola “barocco”, se in Italia normalmente ha valore un po’ negativo, in Spagna no (non a caso hanno avuto un grande barocco), bisogna quindi leggerlo con occhi diversi.
    un altro esempio: Almodovar (leggesi: Almodóvar) nel nostro paese viene considerato “surrealista”, basta vivere un po`a Madrid (per esempio prendere la Metro) e rendersi conto che racconta ciò che vede “en la calle”.

    un abbraccio

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  4. Io i critici cinematografici li amo poco.
    Sono peggio di quelli letterari.
    Terribili poi quelli che si sono fatti la “egociclopedia”: i vari Farinotti (secondo il quale il più grande film della storia del cinema è il buon western – e nulla più – Il cavaliere della valle solitaria), Morandini, Mereghetti (il migliore, tutto sommato, grazie alle schede spesso difficilmente condivisibili ma ben fatte).

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  5. @ Luca. “La vita degli altri” mi manca. Provvederò. Ma è documentario sulla Stasi DDR ?

    @ Mauro. Vai e divertiti. Vale la pena andarci solo per le battute che si scambiano il giovane Iñigo e il sicario palermitano Gualterio Malatesta (Enrico Lo Verso) al termine del duello che segnerà la morte di… (beh, non lo dico). Quello che stocca l’altro a morte commenta il colpo e il ferito a morte, prima di spirare, risponde al commento del suo assassino. Due battute che valgono tutto il film… 🙂 Due battute che non piaceranno al nostro padrone di casa sacerdote, ma ci stanno tutte. 😉

    @ Maria Pia. Sto abbastanza bene in psiche un po’ meno in corpo, cmq resisto come un vascello corsaro alle bordate della mala sorte… per quel che riguarda l’aver perso una ‘guerra’ è roba da poco, quando ogni battaglia è pur stata combattuta fino all’ultimo, e con dignità. Non esistono mai vincitori né vinti, esistono, solo, coloro che si sono fatti onore perseguendo un progetto… cioè esiste chi ha creduto e chi crede, pur anche al Nulla, ma crede.

    @ Ghignoli. Pienamente d’accordo con quel che hai scritto.

    @ Franz. Idem come sopra.

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  6. “Le vite degli altri” è un film sulla Stasi e su come spiava intelletuali e la gente comune. Non è un documentario ma un film, davvero molto interessante. Ha avuto un ottimo successo di critica ed un discreto di pubblico… 😉 A te che ami la storia sono sicuro piacerà…
    Un caro saluto

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