Tre capitoli di fedeltà

genova.jpgCamminiamo tra questi Capitoli con i sandalini di gomma, attenti alle ondate perché non si sa mai: qui l’acqua è ovunque ed è imperiosa e improvvisa. Camminiamo tenuti al guinzaglio dal ben noto sentimento d’amore, ma nel paesaggio insistito di un confine: Genova, Venezia. Siamo quasi sempre a piedi nello slittamento delle rive, su sabbie e cementi scivolosi, con un piede nella solida ragionevolezza terrestre e l’altro nel lavoro testardo del mare di sgretolare, smangiucchiare.

Altrettanto lo stile: una sana concretezza visionaria, l’andirivieni tra due stati nel petto che trovano un congiungimento sottile dentro il breve poema di un mondo che è fatto di memoria e di terra presente detta nel suo movimento di pesci, di gente, di pontili che guidano come l’arco della memoria sul turbinìo di un tempo relativo al tempo della storia.

E inoltre, siamo portati in viaggio, da un io maschile e da una donna legati da un legame di fedeltà.

E qui sta il solido, il volume, la così detta terra.

Seguiamo i due mentre lei torna alla casa del padre e in quel tempo il poeta non c’era (e come lo dice: non ero / la forma giusta del tempo) e seguiamo le colazioni, le camere d’albergo e le ricostruzioni della vita di entrambi prima dell’incontro, tra l’acqua che è ormai quasi un elemento animale che sale sui gradini delle case e il freddo dell’Isola d’Oro che morde alle spalle.

Ci troviamo in fessure improvvise dalle quali ci raggiunge l’aria commossa di scantinato del passato mentre stiamo in una soleggiata descrizione del mercato del pesce e dei suoni che fanno le belle strade sotto i tacchi.

E a Venezia troviamo come compagna di strada la malinconia e la felicità artistica delle Fondamenta di Brodskij e una grande fiducia dunque nella somiglianza tra coloro che dicono, che vanno più a fondo a mani nude nel vaso del tempo con povere, bellissime esche di parole, chiamando a voce scoperta gli antenati, familiari e poeti che siano.

Come si immagina, il poemetto di Frénaud che occupa l’ultima parte del libro è a tutto ciò necessario e complementare.

Ora Frénaud, che scrivendo di Roma dirà più avanti nella sua vita di una zona d’ombra oscura, bestiale, struggente e metafisica dei selciati e dei muri, qui a Genova comincia a vagabondare nella pronuncia silenziosa di una città italiana (in un bel poemetto già tradotto negli anni Sessanta da Giorgio Caproni). Già qui, già in questo tempo interiore, Frénaud non può sfuggire ai richiami del mondo sotto il mondo, tanto più che ne Il silenzio di Genova l’uomo è solo, è in completa balìa, senza lei accanto che porta dentro la folla dei propri misteriosi antenati e la città, che pure vive e ruota tutto intorno, è meritata e accessibile per non più di un istante, così priva di altari che fronteggino l’altare della solitudine.

Sono uomini questi che hanno viaggiato il mondo e il suo contenuto di esperienze dei luoghi – e che hanno imparato a pronunciare anche l’ombra da poliglotti.

Elio Grasso, Tre capitoli di fedeltà, Campanotto, 2004

Maria Grazia Calandrone

4 pensieri su “Tre capitoli di fedeltà

  1. Che bella cosa Maria Grazia, parlare del bellissimo libro di Elio,e con queste parole..quelle giuste;
    credo che rileggerlo non sarebbe male, per molti poeti.

    Una sana concretezza visionaria?!! quel “sana” fa tremare, perché candida ad un’etica quasi innata, obbligata, che non sempre farà la gioia del poeta..

    Ma qui andava detto (Su Frénaud tutto giusto, ma la vera magia nasce e si sprigiona seguendo il viaggio magico delle poesie che precedono, in quei tre capitoli, appunto canto e controcanto…di fedeltà

    Maria Pia Q.

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  2. Libro che non ho letto ma dopo una presentazione così mi è venuta un gran voglia. Mi piace questo tocco Maria Grazia!
    Un caro saluto

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  3. Camminiamo in questi luoghi, si…
    così ben descritti, vibranti…

    ‘Ci troviamo in fessure improvvise dalle quali ci raggiunge l’aria commossa di scantinato del passato’

    Un caldo abbraccio a Maria Grazia
    carla

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  4. cara maria pia, grazie di aver usato la Parola Grossa: etica – sì, qui il retrogusto dell’etica si sente eccome!
    è un libro fuorimoda, che non tende allo shock e non esibisce,dunque
    caro luca, buona lettura: ti piacerà!
    e un abbraccio a te, carla – e a tutti
    maria grazia

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