Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 12

di Giorgio Morale

Prima attesa, sguardi che indugiano, parole pronte. Dopo silenzio, parole a scatti, sguardi che si studiano.

Si scivola nello stesso spazio senza incontrarsi.

La convivenza dà pubblicità a ogni gesto.

Lascio che le sue parole siano assorbite dal silenzio, che non reclamino una risposta.

Il silenzio cresce su se stesso.

Io taccio. E’ importante lei dica ciò che mi aspetto, senza che sia io a richiederlo.

Nella solitudine comincio a provare benevolenza, che la presenza dissolve.

* * *

La casa di fronte sembra più vicina. L’aria, frammezzo, s’è come volatilizzata; ogni gesto, ogni respiro sembra propagarsi come onda di stagno. Le finestre offrono alla vista la promiscuità di uomini a torso nudo e donne discinte, traffici attorno a tavole imbandite, sventagliate, andirivieni d’ombre. La luce azzurra delle televisioni segnala con le intermittenze i cambiamenti di quadro, mentre dagli antizanzare proviene lo sfrigolio degli insetti.

I preparativi per la notte includono: spalancare la finestra e la finestrella del bagno per favorire la circolazione dell’aria; stendersi a braccia e gambe divaricate e restare immobile per evitare di produrre sudore. Ciononostante mi sveglio con le lenzuola inzuppate.

Dal letto al frigo, dal frigo alla finestra; e ritorno.

Il cielo è offuscato, chiuso. La notte illune pesa come uno straccio. Le finestre sono tutte buie; spiccano sulla facciata bianca come le caselle nere delle parole crociate. A guardarle senza occhiali perdo il senso della distanza e mi danno le vertigini. Diventano le celle di una necropoli.

* * *

Uniformità. Estraneità. Solo la varietà della biancheria rompe la simmetria di balconi e finestre.

L’aver abitato appartamenti arredati mi ha dispensato dall’arredare una casa.

Il timore di dimenticare qualcosa negli spostamenti. Ridurre tutto al minimo.

Mi sono sempre adattato alle nuove condizioni di spazio e tempo in cui mi sono trovato, mi ci sono disteso come un animale nella tana, o come un gas, che occupa per intero lo spazio in cui si trova.

Un repulisti a ogni trasloco. A volte ore per scegliere. A volte buttato tutto in blocco.

Meno zavorra, meno puntelli alla memoria.

Ruminata tutta la vita. Il passato e il futuro. Occorrerebbe rimestare il tempo, resuscitare il caos dei sogni e dei ricordi.

4 pensieri su “Bloc notes. Se la casa è in fiamme. 12

  1. Grazie, Gaja. Non immagini quanto caldo ci sia in questi giorni a Milano, e più di poche frasi spezzate non posso scrivere. Speriamo nell’autunno.

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  2. Tre quadri da un interno di realtà urbana in cui s’alterna meditazione (il primo e in parte il terzo) e descrizione, in un silenzio estivo, notturno, sospeso, metafisico.

    Pochi colpi di pennello, leggeri ed incisivi.

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  3. Purtroppo “realtà urbana”, Giovanni, ma ancora per pochi giorni, già mi aspetta il sud. Grazie delle tue attente parole e auguri di un’estate di pace e di luce.

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