Ascolta, è già notte fonda… # 2

John BERRYMAN – Dream Songs (Canti Onirici)

solitude

52.
Silent Song

Bright-eyed & bushy-tailed woke not Henry up.
Bright though upon his workshop shone a vise
central, moved in
while he was doing time down hospital
and growing wise.
He gave it the worst look he had left.

Alone. They all abandoned Henry – wonder! all,
when most he – under the sun.
That was all right.
He can’t work well with it her, or think.
A bilocation, yellow like catastrophe.
The name of this was freedom.

Will Henry again ever be on the lookout for women and milk,
honour & love again,
have a buck or three?
He felt like shrieking but he shuddered as
(spring mist, warm, rain) an handful with quietness
vanisht & the thing took hold.

52.
Canto muto

Con occhi raggianti e coda spessa non si destò Enrico.
Ma sulla sua fucina una morsa brillava
nel bel mezzo, portata
mentre passava il tempo all’ospedale
a rinsavire.
Le diede lo sguardo peggiore che restava.

Solo. Tutti abbandonavano Enrico – meraviglia! tutti,
quando più lui – sotto il sole.
Andasse pure cosi.
Non può lavorar bene né pensare, con quella là.
Una dislocazione, gialla come catastrofe.
Si chiamava libertà.

Starà ancora all’erta Enrico per donne e latte,
onore e amore,
con un dollaro o due?
Ebbe voglia di urlare, ma rabbrividì nel mentre
(foschia primaverile, calda, pioggia) una manciata quietamente
svanì e la cosa fece presa.

*

172.

Your face broods from my table, Suicide.
Your force came on like a torrent toward the end
of agony and wrath.
You were christened in the beginning Sylvia Plath
and changed that name for Mrs Hughes and bred
and went on round the bend

till the oven seemed the proper place for you.
I brood upon your face, the geography of grief,
hooded, till I allow
again your resignation from us now
though the screams of orphaned children fix me anew.
Your torment here was brief,

long falls your exit all repeatingly,
a poor exemplum, one more suicide
to stack upon the others
till stricken Henry with his sisters & brothers
suddenly gone pauses to wonder why he
alone breasts the wronging tide.

172.

Il tuo volto incombe dal tavolo, Suicidio.
La tua forza travolse come un torrente verso la fine
di angoscia e ira.
Battezzata all’inizio Sylvia Plath
hai cambiato il nome in Mrs Hughes, figliato
e oltrepassato la curva

finché il forno ti parve il luogo adatto.
Medito sul tuo volto, geografia del dolore,
incappucciato, finché ti concedo
le tue nuove dimissioni, ora, da noi
benché le grida degli orfanelli mi trafiggano ancora.
Qui il tuo tormento fu breve,

protratta la tua uscita, un fatto ricorrente,
povero esempio, un altro suicidio
da mettere sugli altri
finché Enrico colpito con sorelle e fratelli d’un tratto
dipartiti s’arresta a domandarsi
perché lui solo tenga testa alla corrente.

*

367.
Henry’s Crisis

In sight of a more peaceful country, just beyond,
& just in sight – ilex & magnolia, land
rimmed by a bountiful sea –
Henry took stock of where he now might be
in his own warring state. He stood perplexed
as to where to go next,

forward or backward: he could not stay still,
the decision came: his rotors floated well
to take him back or ahead.
Here he paused, though, & though of those whom he was leaving
& those whom he would be missing without grieving
in the fair of the land ahead.

‘My friends are full’ he muttered to himself,
‘I’ll make no more, so may now are dead.
Backward is the gallant word,
and the grapple to my heart the splendid rest,
to leave the new land unknown & undistressed’ –
The happy rotors whirred.

367.
La crisi di Enrico

In vista di un più placido paese, poco oltre,
e appena in vista – leccio e magnolia, terra
orlata da un mare dovizioso –
Enrico valutò a che punto si trovasse
nel suo stato di guerra. Rimase dubbioso
sul passo da fare,

avanti o indietro; fermo non poteva restare,
e decise: i rotori erano in grado
di portarlo più indietro oppure avanti.
Qui si arrestò, però, e pensò a quelli che lasciava
e a quelli che senza cruccio gli sarebbero mancati
nel sereno del paese che aspettava.

“Colma è la misura degli amici”, mormorò tra sé,
“Non ne farò più, ne son già morti tanti.
Indietro è la parola da prodi,
e stringo al cuore i magnifici che restano
per lasciare intonsa e inesplorata la terra sconosciuta”…
Felici ronzarono i rotori.

*

(Traduzione di Sergio Perosa)

15 pensieri su “Ascolta, è già notte fonda… # 2

  1. “s’arresta a domandarsi
    perché lui solo tenga testa alla corrente”.

    di questa notte porto con me una domanda dura e decisiva.
    e se il soggetto è un suicida, ciò non vuol dire che possa anche salvare la vita.
    ciao, Francesco.

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  2. ‘Ebbe voglia di urlare, ma rabbrividì nel mentre
    (foschia primaverile, calda, pioggia) una manciata quietamente
    svanì e la cosa fece presa.’

    è una sospensione in cui mi ritrovo

    grazie Francesco, per l’intensità dei versi che ci porti…

    "Mi piace"

  3. Che dirti, Francesco? I tuoi post mi sembrano sempre necessari. Quando li leggo mi rendo conto che mi mancava qualcosa. Un tassello, magari, forse minimo, ma indispensabile.

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  4. Grazie.

    Ma un “grazie”, detto così, è poca cosa. Nel prossimo numero, allora, per premiare tangibilmente la vostra fedeltà a questa rubrica, ci sarà un allegato. Sono sicuro che lo staccherete e lo conserverete.

    La “domanda dura e decisiva”, il senso di “sospensione”, le “righe che rugano” e “mappano tutto”, il rapporto tra “necessità” e percezione della “mancanza”: sono tutti elementi che connotano la “poesia”: la più inutile, in assoluto, tra tutte le attività umane e, per ciò stesso, per questa sua totale inconsistenza, indispensabile.

    fm

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  5. Mi piacerebbe realizzare una rubrica invernale… Berryman ha fatto scappare tutti gli abbonati. Chi sa mai perché.

    Fabrizio, suggeriscimi il titolo.

    fm

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  6. Ti ringrazio, mi piace davvero molto. Devo solo mettermi a studiare con quale testo poter inaugurare una rubrica così originale. Frost potrebe andare?

    Comunque, per ringraziarti adeguatamente del suggerimento, ti dico, fin d’ora, che la copia del supplemento del prossimo numero di “Ascolta… etc.” a te destinata, sarà a colori, come il post del dottor Raso che dissemina frescura sulle nostre teste.

    fm

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  7. Bene, vada per Frost, anche perché, in mancanza del frigo, può sempre essere usato alla bisogna.

    Visto che ci sei, avverti il dottor Raso che preferivo l’azzurro. Sai, sono già mezzo accecato di mio…

    Un’ultima cosa. In redazione mi fanno notare che dobbiamo a tutti i costi raggiungere i diciassette commenti, pena il taglio dei finanziamenti da parte dell’editore. Quindi, se conosci qualcuno di buona volontà, digli pure di passare entro le prossime quarantotto ore. Anche gli insulti vanno bene, a questo punto, o il terzo numero rischia di non vedere mai la luce.

    fm

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  8. è che l’estate brucia boschi e commentatori, Francesco.
    ci vorrebbe un Bertolaso del Parnaso o un Pecoraro Scanio del gliconio.
    ora me ne vado a dormire, altrimenti, domani, manco col pilota automatico:-)
    buonanotte e che luce sia!
    fabri

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  9. @ Nicola

    Di John Berryman, nato in Oklahoma nel 1914 e morto suicida nel 1972, ti consiglio due libri, curati da Sergio Perosa (il suo lavoro di traduzione, secondo me, è un vero “miracolo” di scrittura) per Einaudi: “Omaggio a Mistress Bradstreet” e “Canti Onirici”. Io ho le prime edizioni, rispettivamente del 1969 e del 1978; non so se sono mai stati ristampati. Probabilmente sì, e, nel caso, sicuramente prima della “nanizzazione” dello struzzo. Così come non so se esiste una traduzione italiana di un altro suo testo che posseggo, “The freedom of the Poet”, del 1976, un libro stupendo che raccoglie saggi e racconti.

    fm

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  10. Grazie Francesco, ma purtroppo penso sia difficile trovare una ristampa. Comunque non dispero. In ogni caso la mia conoscenza superficiale di Berryman si limitava a poche poesie inserite in antologie di poesia americana. Porrò rimedio a questa come ad altre mie lacune.

    N.P.

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