L’organigramma

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L’ORGANIGRAMMA
romanzo di Andrea Comotti

di Elena F. Ricciardi

La strage di Piazza Fontana avvenne il 12 dicembre 1969, provocando la
morte di sedici persone ed il ferimento di altre ottantotto. La bomba
esplose alle 16.37; lo stesso giorno venne scoperta un’altra bomba,
fortunatamente inesplosa, nella sede di Milano della Banca Commerciale
Italiana: venne fatta brillare subito dopo,
occultando così una prova importantissima che avrebbe forse permesso di
risalire a chi aveva preparato gli ordigni.

A Roma, sempre lo stesso giorno
alle 16.55, una bomba esplose nel passaggio sotterraneo della Banca
Nazionale del Lavoro che collegava l’entrata di via Veneto con quella di via
San Basilio, provocando tredici feriti. Altre due esplosero a Roma tra le
17.20 e le 17.30, una davanti all’Altare della Patria e l’altra all’ingresso
del museo del Risorgimento, in piazza Venezia, facendo quattro feriti. In
sostanza 5 attentati terroristici nel pomeriggio dello stesso giorno, tra il
primo e l’ultimo un lasso di tempo di soli 53 minuti. Da notare che alle
16.37 l’orario di chiusura della banca era trascorso, ma all’interno vi
erano molte persone.Queste le scarne notizie della cronaca di uno degli episodi più neri della
storia d’Italia degli ultimi quarant’anni. Su questo nodo,
groviglio,garbuglio o gnommero, come direbbe l’idolatrato Ingegner Gadda, si
costruisce “L’organigramma”, il noir di Comotti che, in onore al suo
maestro, ci regala una lettura in cui la capacità di usare
diversi registri stilistici, differenti linguaggi, dai dialetti comasco,
milanese, napoletano, a un’italiano alto ma anche infarcito di neologismi,
giochi di parole, dai latinismi agli arcaismi, senza farsi mancare arabeschi
di assonanze, allitterazioni, torsioni acrobatiche della lingua, potrebbe
bastare da sola a trasportarci in un mondo dove la parola intesa come suono
in relazione ad altri suoni è un labirinto nel quale perdersi, cercarsi e
ritrovarsi. Il labirinto in cui ci troviamo però, proprio in quanto
labirinto, è fatto anche di altri livelli, quello più propriamente relativo
allo svolgimento delle indagini del protagonista, tale Nicotrian, al secolo
Nino Rota, omonimo del musicista – “Chi è che non lo ricorda in binomio
siamese con Fellini?”, – così chiamato dagli amici per la stazza da peso
massimo che a suo dire non si adattava al nome Nino, “che dava l’idea del
mingherlino” e per altre ragioni quali il fumo e un certo amore musicale per
cui

” Da questo connubio di amori, nicotina più Coltrain era sgorgato dal cuore
e dal fegato degli amici il nuovo appellativo, doppiamente azzeccato, le
pall le fumava davvero al ritmo di un treno e Train era il soprannome che i
jazzofili avevano affibbiato a (Col)Train per le note celeri concatenate
nelle classiche lenzula sonore, ma c’è chi più musically correct, candida il
train non da rotaia ma da allenamento iperperfezionista, otto ore filate
come a tirare di lima, a costruire al meglio di sè la propria maestrità. Già
che ci siamo, è il caso prima di omerodormiare ancora, di ultimare la cartà
d’identità di Nicotrain. Nato l’11 settembre 1947, lo stesso giorno e mese
del mafioso- maialo-macellaro colpo di stato in Cile, del sacrilego
bombardamento terra-cielo del palazzo presidenziale della Moneda,
circostanza astrale che forse aveva ingenerato in Nicotrain fin dai primi
vagiti o poppate che fossero un’avversione pulsante e fibrillante per ogni
miasma di dittatura fascista o fascistoide o stalinistoide, c’è libertà di
scelta, ma anche di riflesso un’insofferenza puntuta per ogni sintomo di
democrazia plasmonicamente arrogante, quella beceronarcisista e invadente
che mostra i muscoli ai renitenti alla conversione ai suoi usi e costumi,
quella vagamente imperiale che mal metabolizzando Trotskji e men che meno
il Che la pensa bene di volersi esportare a forza come modello apollineo in
ogni angolo anche infimo del globo. Stato civile non divorziato ma nemmeno
più coniugato…”

Questo un assaggio della capacità affabulatoria dell’autore che incanta il
lettore in digressioni come scatole cinesi dalle quali si riemerge sempre
un po’ storditi e col senso dell’urgenza di capire quale sia il filo che
dipanerà, se dipanerà, l’intero “gnommero”, che, partito dal ritrovamento
fortuito di un’intercapedine nel muro della nuova casa del protagonista e di
una scatola incerottata e incellofanata all’interno dell’intercapedine,
contenente a sua volta strane foto di persone che gravitavano, nel giorno
dell’attentato, nei paraggi della banca – persone che riemergono a loro
volta da recessi profondi della memoria del protagonista ( una memoria
colabrodo che però ha stranamente immagazzinato un particolare degli attimi
concitati del dopo esplosione) – si srotolerà e riarrotolerà in un racconto
in cui alla storia concitata e ingarbugliata esplosa in piazza fontana si
sovrapporrà la storia dell’uomo, in un rincorrersi e accostarsi di memorie
fra flash-back e ritorni al presente e in cui la molteplicità dei piani ci
riporta alla sfida alla fortezza di calviniana memoria:

“se riuscirò col pensiero a costruire una fortezza da cui è impossibile
fuggire, questa fortezza pensata o sarà uguale alla vera- e in questo caso è
certo che di qui non fuggiremo mai ma almeno avremo raggiunto la
tranquillità di chi sta qui perchè non potrebbe trovarsi altrove-, o sarà
una fortezza dalla quale la fuga è ancora più impossibile che di qui- e
allora è segno che qui una possibilità di fuga esiste: basterà individuare
il punto in cui la fortezza pensata non coincide con la vera per trovarla”
(I.Calvino, Ti con zero).

Il gioco multistrato del testo allora sembra una sfida a comprendere, il
linguaggio con le sue possibilità combinatorie infinite, la storia con le
sue menzogne e le sue verità mai perfettamente separabili e riconoscibili, e
soprattutto, la vita con le sue illusioni e disillusioni, i suoi sogni
realizzati e quelli ancora da realizzare.

6 pensieri su “L’organigramma

  1. Pingback: vibrisselibri » Il “nodo, groviglio,garbuglio o gnommero” di Andrea Comotti

  2. Elena cara, grazie a nome di tutti noi di vibrisselibri per la tua passione, il tuo entusiasmo e le tue attentissime e preziose letture. Un abbraccio.

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  3. cara gaja, grazie a voi! quello che fate con vibrisselibri; è un lavoro prezioso a cui non mi stanco di augurare un futuro con migliaia e migliaia di testi all’attivo…
    e io prometto che li leggerò proprio tutti 🙂 !!!

    un abbraccio

    elena f

    Mi piace

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