Alle radici della poesia di Francesco De Girolamo

radice.jpgdi Rosa Salvia

La lingua degli angeli di Francesco De Girolamo è un testo che piace particolarmente in quanto, attraverso lo scorrere dei versi, il lettore si fa partecipe della mente amara e intrepida del poeta, della sua ironica e tuttavia appassionata nozione del mondo, in cui il suo spirito disilluso e limpido non vede che gli elementi di un gioco effimero ed estremo “dammi un martirio che mi renda vivo”, futile “amore furtivo, svanisci tra le ombre di questa notte di vetro e di velluto” e assoluto “l’io che non sono ha ucciso l’io che ero”, in un variopinto gioco di passaggi ariosi, in un’assenza che si tramuta in perfetta presenza.


Nel testo “Mai arresa ferita” la vita e la morte si contrappongono, traverso la selva delle allusioni e dei simboli, e dalle astratte implicazioni d’una tecnica del verso, il poeta giunge a toccare il doloroso cuore della sorte umana e al contempo afferma il suo necessario slancio a esistere nel corso eracliteo del tempo e della vita: bisogna provare, tentare, industriarsi a vivere: “oh fato, oh thanatos, oh mai arresa ferita”.
E così l’inquietudine si fa ripensamento, riflessione, aggiustamento interiore, maturazione, sensibilità e si affida alla delicatezza del verso.
La verità è che si può pescare a caso nelle poesie di De Girolamo per trovarci sempre immagini a catena, ora nella contrastività giocata ad arte, ora nella linearità del susseguirsi per mezzo di versi pieni ed evocativi.
La raccolta “La radice e l’ala” si pone come momento di evoluzione naturale nella continuità di un percorso già intrapreso. Tutto si colloca in un quadro completo e si muove con armonia, senza forzature, e sempre con l’intelligenza di sapersi ritrarre e quasi nascondersi dietro e dentro le tante immagini, con le coloriture a tinte tenui ma non neutre e coi messaggi, i segni, che penetrano fino in fondo all’anima.
E così ci si può smarrire tra “sangue di pietra” e ritrovarsi con “i fuochi azzurri dell’appartenenza” oppure si può essere catapultati in “un sogno da sveglio che tarda a dileguarsi”, con “il dio …ritroso a rivelarsi, / ostinato a celarsi” e ritrovare in “un altro respiro”, nel respiro della creatura amata, laddove nella poesia “A Beatrice” il poeta scrive:
“dammi la forza di non rinnegare la cieca ebbrezza di cui mi ha inondato la grazia intraducibile e inattesa del suo garrire misterioso e caldo”.
E in questo ritorno e nei tanti possibili ritorni che sanno di miracolo, c’è sempre il mistero implicito e le arcanità in agguato, c’è il tempo tiranno, dissolto “nella marea che qualcosa di ognuno raccoglie/ e sempre più riempie il vuoto inviolato/ di livide attese disfatte”.

DAMMI UN MARTIRIO

Dammi un martirio che mi renda vivo,
dammi una voglia pazza inappagabile,
o il marchio di una razza incancellabile
che renda la salvezza ciò che scrivo.

AMORE FURTIVO

Amore furtivo, svanisci tra le ombre
di questa notte di vetro e velluto,
dai colori sprezzanti dell’iride,
dove l’onore smascherato
combatte timore e ritegno
e senza pompa strappa i lisi veli
dell’ingloriosa vanità del giorno.

BATTIMURO

Via dalla casa morta,
via dalla stanza vuota:
per la strada più corta,
verso la luce ignota.
Addio meste giornate,
addio sommesso pianto;
già sento le beate
note di un nuovo canto.

PASSAGGIO

E’ da qui che devo passare
se voglio andare oltre, non so dove;
che possa dire infine: “Ci sono!”
Per strade senza strada devo portare
questo gorgo che in gola mi brucia
ed aprire le braccia verso un vuoto
in cui fiorisca la luce
che non ferisce.

(Francesco De Girolamo, da “LA LINGUA DEGLI ANGELI” – Ed. del Leone, 1997)

CONTROVENTO

Esitante la luna vena d’oro
le ombre dell’aspra brezza, mitigate
dai lumi fiochi della rosea sera.

Io non ho più le limpide parole
per dare con candore e meraviglia
risposta al lieve viola del tuo sguardo.

Tutto è nella mia camera in attesa:
polvere come polline posata
sopra petali bianchi da vergare
di velenose cesure insaziate,
frasi scomposte in dissepolti suoni,
in turbini di simulati salmi.

Tutto è tenacemente chiuso in gabbia
e ringhia forte d’atterrita calma
al verde trepidare del tuo passo.

RESA ALLA GLORIA OSCURA

Sordo alle caute intese del destino,
ingrati cenni indirizzo alla grazia
ed all’ignoto volgo irate smanie
che ogni chiarore schermano d’opaco.

Dammi il mio cuore nudo, caldo cielo,
forza nascosta in mille arcani nomi.
Ora appartengo tutto al tuo mistero,
ogni fibra anche infima ora accetto,
anche quella che duole per fiorire.

Accerchiami nella tua immane stretta,
coraggio che mi inganni per colpire
la mia fortezza, cieca di vedetta.

TEMPO DISSOLTO

E’ arrivata la nuvola arancio
che soffoca i baci,
che bagna i sogni e li fa svaporare.

Svetta la rondine che nessun vento imbriglia
e cautamente, tra le domestiche rive,
oltre la porta d’ombre socchiusa,
scivola via il residuo d’ogni rigoglio,
nella marea che qualcosa di ognuno raccoglie
e sempre più riempie il vuoto inviolato
di livide attese disfatte.

RIFLESSO E VELO

L’ora della paura è gia passata,
la paura dell’ora sta arrivando:
non c’è nulla che dica dove e quando,
ma viene un tratto di strada sbarrata.

Troppa luce è più tenebra del nero,
la bocca chiusa non dà più consiglio;
sei tu il figlio del padre di mio figlio,
l’orma del cuore acceso dal mistero.

Il miraggio del tempo tende un velo
su tutto ciò di cui il riflesso è segno:
una lacrima offusca l’occhio al sogno
che mostra l’ombra del soffio del vero.

(Francesco De Girolamo, da “LA RADICE E L’ALA” – Ed. del Leone, 2000)

16 pensieri su “Alle radici della poesia di Francesco De Girolamo

  1. Grazie, Fabrizio… a me sembra un po’ di essere tornato a casa…
    Rosa Salvia è in vacanza, non sono ancora riuscito a rintracciarla in modo che possa leggere il post. Sarà contentissima di essere “approdata” a “La poesia e lo spirito”.

    Un abbraccio.
    francesco

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  2. Solo un rilievo di natura strettamente formale, che non intacca minimamemte il valore della poesia di De Girolamo, tanto meno le buone intenzioni dell’autrice della nota.

    Penso che il testo, così come è stato pubblicato, meritasse almeno una rilettura, un piccolo lavoro di editing, come dicono gli addetti. Mi piacerebbe saperne, poi, qualcosa in più delle “arcanità” (“in agguato”): un refuso?

    fm

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  3. Ti ringrazio, caro Marotta, ( e non ti chiamo “Francesco” solo per evitare equivoci con la nostra omonimia…) del tuo rilievo, che dimostra una lettura particolarmente attenta della nota di Rosa, che ha , secondo me, la fraschezza, l’immediatezza di uno scritto offerto nella sua stesura quasi originaria. Un ulteriore editing le darebbe forse una maggiore linearità, ma finirebbe col sacrificare, io credo, un po’ di quella sua “fragrante” genuinità.
    Le “arcanità in agguato” non sono frutto di un refuso ( anche se il termine “arcanità” non è in molti dizionari, ma è d’uso piuttosto corrente in certa scrittura esoterica, mi pare…) e penso si riferisca semplicemente ad elementi reconditi dell’ “arcano” pronti a manifestarsi ( e forse ad “attaccare”, metaforicamente ) nella mia poesia.
    Spero che Rosa Salvia, poetessa potentina, che vive a Roma, al momento in vacanza nelle sue zone originarie, di famiglia ( è cugina del grande, mai abbastanza compianto, Beppe ) possa magari fornire ulteriori approfondimenti.

    Un caro saluto.
    francesco

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  4. Francesco, l’avevo messa nei termini un po’ scherzosi della domanda retorica, perché non volevo assolutamente urtare la suscettibilità dell’autrice: notavo solo che, rispetto alla “spontaneità” della nota, l’espressione finiva per “sovraccaricare” un rilievo critico già ampiamente espresso in tutto il testo. Quando non ci si conosce di persona, spesso è facile cadere in equivoci e malintesi. Nient’altro.

    Per quanto riguarda la “lettura particolarmente attenta”, della cui attribuzione ti ringrazio, diciamo che essa riguarda anche, comprendendoli, parecchi tuoi testi che ho avuto spesso modo di leggere in rete.

    Un caro saluto.

    fm

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  5. E’ ricca di suggestioni la poesia di Francesco De Girolamo: in ‘Battimuro’ un’eco di Pascoli, ‘l’ingloriosa vanità del giorno’ ha forse debiti leopardiani, vedo la miglior Valduga nella ‘Resa…’ e nel ‘Riflesso…’. Preziose medicine queste poesie, dalla formula indovinata, frutto di oneste e curate scelte metriche e di una assoluta autenticità. Benritrovato anche da parte mia a Francesco, che ho più volte letto e commentato con piacere, e un grazie a Rosa Salvia e Fabrizio che lo hanno riproposto.
    Antonio

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  6. Per #6
    Certo, Francesco, è una annotazione assolutamente legittima, la tua… il web è un’occasione di conoscenza e confronto che devono costituire anche una verifica critica aperta al dialogo. Per questo ho apprezzato molto la “fattiva” schiettezza del tuo contributo, particolarmente rilevante, venendo da una persona di indiscussa competenza e di esemplare equilibrio.

    A presto, spero.
    francesco

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  7. E’ bello ritrovare ancora un amico come te, Antonio.
    Una presenza costante, gentile e sicura, nella sua disponibilità preziosa di lettore e critico e nella generosa prolificità di autore, che tante volte ho avuto modo di apprezzare profondamente.

    Grazie di cuore dei tuoi riferimenti così alti e lusinghieri.
    francesco

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  8. Troppa luce è più tenebra del nero,
    la bocca chiusa non dà più consiglio;
    sei tu il figlio del padre di mio figlio,
    l’orma del cuore acceso dal mistero.

    versi che ricordano il pensiero della Zambrano per la quale la verità si manifesta come una luce che filtra al di sotto di una tenda che oscura l’intera stanza, è la verità del mistero che s’incontra solo attraverso luci oblique

    grazie

    elena f

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  9. Grazie a te, Elena, per la tua lettura
    penetrante. La Zambrano è stata per me una scoperta recente, ma di quelle che lasciano un segno profondo, ben al di là di un’eco nella scrittura.

    francesco

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  10. ciao francesco,

    dopo tanto tempo finalmente mi godo le tue poesie.
    sono stato occupato e sono stato “libero”;
    ho finito gli esami e sono andato
    in vacanza, e non sono mai riuscito fin’ora
    . adesso me le godo.
    sono poesie di riflesso e velo
    che dicono con parole chiare e preziose,
    come formule,verità
    in cui mi riconosco. sono
    poesie di fortezza senza vedetta ma hanno un dettato
    vigile e lucido, poesie
    in cui,
    come dice rosa salvia, l’inquietudine si fa ripensamento. ancora trovo che rosa abbia colto nel segno quando parla di catene e di semplicità, linearità, “d
    oppio” che
    per me pure è una delle tue cifre.
    ne approfitto per augurarti,e a tutti, buonissime vacanze.
    riposati e divertiti!
    un abbraccio
    jacopo

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  11. Carissimo Jacopo! Sono così contento che dopo questo tuo periodo di grande impegno, seguito da un sacrosanto riposo, tu trovi il tempo di dedicare tanta benevola attenzione ai miei versi e a alla nota di Rosa. Ti trovo in gran forma “critica”, l’Università è dunque ancora una buona palestra per affinare le proprie attitudini culturali…
    Sì, ora anch’io mi prenderò un periodo di riposo e libertà; ma a settembre spero di ritrovarti un po’ più libero, sono in cantiere diverse manifestazioni poetiche interessanti in cui conto di coinvolgerti a pieno titolo, quale poeta “laureato”.

    Grazie della tua incoraggiante, preziosa vicinanza.

    Un grande abbraccio.
    francesco

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  12. Non potevo trascurare questo appuntamento e, sebbene giunga con ritardo, ho letto con piacere la nota introduttiva che condivido pienamente, con un unico limite, trovo che sia adatti ancor più perfettamente ad altre tue profonde poesie di una verità tanto limpida quanto sconvolgente nel saper penetrare pieghe nascoste del pensare umano. E tu sai a quali poesie mi riferisco perchè ho avuto modo di commentarle in altre sedi.
    Di queste qui pubblicate noto: la data (anno 2000), il bel titolo “la radice e l’ala” il grande lavoro formale, la concessione alle rime, la prima quartina che lascia violentemente il segno per la potenza con cui è espressa.
    Lì, secondo me, si percepisce il francesco a venire, quello che preferendo la freschezza di un minor lavoro di lima, amumenterà in capacità di rimescolamento, sfondamento e stupore.
    Sempre con affetto ed ammirazione.
    Ali

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  13. Anch’io con ulteriore ritardo, per le inevitabili difficoltà logistiche estive nella connessione, trovo con immenso piacere la tua nuova, generosa visita, Ali, come sempre ricca di estremo acume critico e di rara lungimiranza poetica.
    Un’altra tappa di una reciproco percorso di conoscenza attraverso la scrittura, per me davvero sempre più prezioso e fruttuoso.

    Alla prossima…
    Un carissimo saluto.
    francesco

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  14. “Un reciproco”, scusate! Anche la collocazione degli Internet Point
    (si dovrebbe dire “Points”, ma sa un po’ di di pedanteria filo-anglofona) nei posti di vacanza, non è delle migliori, per tranquillità e possibilità di concentrazione…

    Un caro saluto a tutti quelli che ancora riescono a tenere alto il tono, per nulla vacanziero, neanche in questi “difficili” giorni, di questo spazio staordinario, così attivo e ricco di proposte sempre rilevanti e curatissime.

    E un grande abbraccio a Fabrizio.
    francesco

    "Mi piace"

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