da “Un gerundio di venia” – di Marina Pizzi

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16.
chiamami al viso e torna più sovente
qui che ti veda fiaccola contenta
qui che lacrime di bilico rasento.
avveri amore un apice
atto vestale stato a compimento.

17.
mangia una cosa cupa
il viottolo infantile la fa pane
18.
ha un cortocircuito nelle vene
dacché lo ha visto
soqquadro appena esile di bacio
scimitarra appena dopo
soqquadro appena forte a far di pugno
la retta appena nata da tanta smania
19.
lontana fissità questo disegno
pagato con il sangue del costato
eppure senza venia né comando
artefice d’inedia a dritta a manca
dolo di cipressi ad ante tempo.
in verità l’invano del protrarsi
sorsetti di ebetudini contiene
gli strappi che tentano alla cima.
così si resta con il pendio al polso
tirati sotto aciduli verdetti
tutti tenuti in nudità di traino.
20.
demolizioni estive questo sudario
ritmico canneto o lebbrosario
vedi tu di vederci vita da consistere
finalmente una risata sazia:
bravura a farsi equilibrista
vincente sulla cedola del dolo
di chiamare gli angeli nonostante
l’àncora del disuso: il perimetro
dannoso ha sconfitto qualsiasi
ricamo di rondine lo stridere
quasi votivo appello questo
omiciattolo l’arsura del sudario
21.
gli occhi te li ha brevettati
un rigagnolo di salsedine:
inganno e compromesso vanno a ruba
da una cavità dell’ultimo mercato
in zona e oltre.
alla guerra non mancherà
il pagliaccio delle esequie.
22.
con un baratto che sembra una reliquia
giocano bimbetti graziati dalla canicola
del rasoterra ad un’altura
di frullo in tanto panico:
la sfortuna del globo borchia acido straccio
dacché le doglie delle donne
le pestilenze delle chele stanno
tutte allo strillo di un cantone d’ascia.
23.
il dolore del sale qui su le chiose
delle lezioni in bilico da sempre
in bilico tra postazioni di ronda
e torti di mercato.
la fede cieca sul far delle rendite
dive d’oltre tentacolo:
quasi risibile il pantano delle donne
atte alle nascite: ma la tenuta d’alba
ancora non basta al tema, qui, del sangue
di sé stracolmo motto
24.
[da Un gerundio di venia, 2007]

2 pensieri su “da “Un gerundio di venia” – di Marina Pizzi

  1. sempre ‘alte ‘le tue poesie, Marina…
    mi chiedevo, in quella foto, se figurano stracci di carta, i nostri versi al macero?

    "Mi piace"

  2. Pingback: soli es/tratti: in poche parole ritratti – leggendo il gerundio di Marina.Pizzi di venia del tempo ed altri fatti. | CARTESENSIBILI

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