FRANCESCA E CUNIZZA : IL MISTERO DELLA SCRITTURA

Paolo e Francesca
Si può essere certi di ciò che per natura è un’incertezza? l’apparente contrasto trova una giustificazione quando rifletto sul significato dell’arte. Che per essere l’approdo di un conflitto assumo come origine e dispensa di un mistero. Sostanzio l’astrazione proponendo un mio quesito, di sempre: perchè Dante relega Francesca da Rimini all’Inferno? trattandosi di una donna dolce e conflittuale, affatto lussuriosa, secondo la balorda accezione di allora? e perchè  non lo fa con Cunizza da Romano, robusta divoratrice di sesso (fatto conclamato, e Dante lo sapeva bene)  a sua volta  sistemata in Paradiso?

Si possono dare tante spiegazioni, imbastire ragionamenti cartesiani o meno, ma una è da riferire: lo scrittore, stando al sentire di chi legge, è incorso in una contraddizione, clamorosa. Possibile? da  praticante letterario non lo penso, un formidabile
costruttore come Dante non commette errori di calcolo. L’unica risposta  è riconsiderare il tutto, intendendo l’arte appunto come arcano, un’azione egoistica – per l’autore, si intende – in cui incidentalmente, e per fortuna, è coinvolto il lettore. Ed in questa ottica chi scrive, più che reinventare o rappresentare un mondo, quel particolare mondo lo vive. Come accade a uno psicotico, che a differenza del sano, pur costruttore di fantastici castelli, in quei castelli ci abita. Anzi, ne lustra porte e pavimenti, e a volte ne distrugge le finestre. Restando in metafora , non è detto che il sano sia incapace di accedere a quel delirio, di entrare cioè nel castello e comprendere una logica sia pure distorta. Basta riviva certe sue fantasie mai agite per venirne a capo. Il problema si pone quando c’è da capire il perchè il povero psicotico ha deciso di abitarci.
Motivazione a volte, anzi spesso, sconosciuta.

16 pensieri su “FRANCESCA E CUNIZZA : IL MISTERO DELLA SCRITTURA

  1. Io l’apparente contraddizione Cunizza/Francesca la spiego così: il vero peccato dei “lussuriosi” di Dante non è il mero uso del sesso ai fini di un immediato e banale piacere dei sensi. Il loro vero peccato, come anche quello degli altri peccatori di “incontinenza”, sta nell’assolutizzare qualcosa che in sé è relativo, collocandolo al posto di Dio. Francesca fa dell’amore umano, cioè di Paolo, il suo idolo, il suo Dio, e ciò è detto da Dante nelle tre famose terzine che iniziano tutte con “Amor”. L’amore di Francesca e Paolo è una falsa trinità, quello di Cunizza per i suoi amanti un giochetto poco impegnativo, che non le impedisce di amare il vero Dio, come per certe prostitute che precederanno nel Regno dei Cieli. L’amore di Francesca è vera passione (la passione col sesso c’entra poco, i miei contemporanei la confondono con la libidine), e perciò entra in conflitto con l’amore divino, con la vera Trinità, che non è solo Amor Amor Amor, ma Padre, Figlio e Spirito Santo.

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  2. francesca non si pente di quell’amore .. amor che a nullo amato amor perdona..è amore totale senza nè peccato nè redenzione , cunizza si, si è divertita e alla fine si è pentita e conquista il paradiso. francesca ama e finisce all’inferno. mica tanto mistero alla fine o no..
    se i separati e divorziati cattolici ad oggi non possono partecipare all’eucaristia sembrerebbe che adesso neanche il pentimento basti ;)che dire..

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  3. dicono che Dante conobbe Cunizza quando l’amore passionale era ormai diventato con la maturità, l’amore assoluto, l’amore per Dio. Pare che nella stanza dove s’incontrarono, Cunizza da Romano della famiglia degli Ezzellini avesse una sacchetta di cuoio pregiato destinata ad un nobile fine -così ella diceva a tutti- nascosta vicino il letto. Quando Dante le chiese qual’era mai il nobile fine della famosa sacchetta ella gliela mise in mano. Trattavasi dei risparmi di tre matrimoni e di una lettera denigratoria di Sordello da Goito verso Dante. Così si aggiudicò il posto – vacante da tempo- nel ciel di Venere.
    😉

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  4. Secondo me Dante ficca la sora Francesca all’inferno perché se la fece col cognato,
    commettendo così adulterio in famiglia il che era assai grave, invece la Cunizza, che gli andava a sangue, e se la faceva con gli stallieri o i cavallanti o i sacrestani la assolse e la beò perché facealo per puro amor o desiderio del cuor…

    MarioB.

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  5. « D’una radice nacqui e io ed ella:

    Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
    perché mi vinse il lume d’esta stella;
    ma lietamente a me medesma indulgo
    la cagion di mia sorte, e non mi noia;

    che parria forse forte al vostro vulgo. »
    (Dante Alighieri, IX Canto del Paradiso)

    Cunizza da Romano, della famiglia degli Ezzelini, nata intorno al 1198, figlia terzogenita di Ezzelino II da Romano detto “il Monaco” signore di Treviso e di Adelaide di Mangona, sorella di Ezzelino III vicario imperiale sotto Federico II di Svevia e Alberico; ne parla Dante nel IX Canto del Paradiso collocandola nel cielo di Venere.

    Sposò giovanissima il conte Riccardo di San Bonifacio signore di Verona per ragini di stato. Tornati i contrasti tra le due famiglie, su istigazione del padre e dei fratelli, fu rapita dal poeta di corte Sordello da Goito che la ricondusse alla casa paterna. Cunizza si innamorò ardentemente di lui e ciò causò la cacciata dalla corte trevigiana di Sordello che, per sottrarsi alle ire del marchese inferocito, riparò in Provenza. Abbandonata dal galante poeta, si consolò molto presto con un cavaliere trevigiano di nome Bonio col quale, secondo il cronista Rolandino, vagò per molti paesi “a gran sollazzo e facendo grandi spese”. Morto Bonio, sposò Aimerio dei conti di Breganze. Morto anche questi, Cunizza, che non era il tipo da stare a lungo in gramaglie, passò ad altre nozze con un veronese. Nel 1260,dopo il crollo della potenza degli Ezzelini, si rifugiò a Firenze, presso i parenti della madre e, nel 1265, trovandosi a casa di Cavalcante Cavalcanti, padre del poeta stilnovista Guido, affrancò i servi della sua famiglia. Visse gli anni della maturità a Firenze dove lo stesso Dante la conobbe, dedita ad una vita di espiazione e di carità. Nel 1279, presso il castello della Cerbaia, appartenente ai conti di Mangona, redasse un testamento in cui lasciava i suoi beni ai figli del conte Alessandro Alberti; dopodiché di lei non si hanno più notizie. Gli antichi commentatori che la definivano “figlia di Venere” attribuendole molti amanti e sono concordi nel dipingere Cunizza come una donna lussuriosa a tal punto che, come lei stessa diceva, a chi le avesse chiesto cortesemente amore, sarebbe stata gran villania non concederlo, attestano altresì che la sua intensa passione carnale si allargò, negli anni della maturità, all’amore in un senso più lato, sfociando in un un profondo senso religioso. Dante, che ebbe modo di conoscerla a Firenze ormai dedita all’amore religioso, dovette sentire in lei il merito e la grandezza della passione e amore carnali trasformati in passione e amore nel più vasto senso spirituale e per questo la colloca nel Paradiso dove le fa affermare:

    « lietamente a me medesma indulgo
    la cagion di mia sorte, e non mi noia;
    che parria forse forte al vostro vulgo. »

    Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Cunizza_da_Romano”

    pare sia stata la vita di espiazione a dare a Cunizza il passaporto per il paradiso: “c’è più gioia in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” questo è vangelo e Dante non doveva proprio esserne digiuno.

    buona giornata

    elena f

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  6. il mio nome è petrarchesco e vabbè , sarà per questo che non ho capito bene che c’entra Dante con la Psicosi?

    ciao

    laura

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  7. Una precisazione: Cunizza non praticò la “passione”. Chi ha numerosi amanti, come Casanova e Don Giovanni, non la conoscono. La passione ha come modello le due coppie Tristano e Isotta e Lancillotto e Ginevra. Essa è “monoteistica”. Non è un caso che Paolo e Francesca operino la perfetta mimesi del rapporto tra Lancillotto e Ginevra. Tutto mimetico negli umani. Pensare che l’amore tra Paolo e Francesca sia “spontaneo” è dunque pura ingenuità “romantica”. Il loro amore è mediato dal libro “galeotto”. Essi si amano nella forma loro insegnata, prescritta, dal romanzo che leggevano. Per questo Dante è così coinvolto nel Quinto dell’Inferno: come poeta, poiché si accorge dell’effetto mimetico tremendo che ha l’arte. Il sospetto platonico è fondato, e Dante sa che alla mimesi cattiva si può opporre solo una mimesi buona.

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  8. La risposta alla sua domanda e quantomai semplice.
    Cunizza da Romano fu figlia della Contessa Adelaide degli Alberti antenata della mia Famiglia e Cunizza dopo il suo pentimento visse e morì in espiazione e contemplazione di Dio nel Castello di Cerbaia appartenuto per secoli ai Conti Alberti. Negli ultimi anni della sua vita per affermare sempre più il suo cambiamento interiore non volle nemmeno essere più chiamata da Romano ma ritornò ad essere Cunizza degli Alberti trovando cosi posto nel Paradiso dantesco.

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  9. Grazie Carla!

    se vuoi puoi leggermi su Parliamone, rivista diretta da Bartoomeo Di Monaco. Ecco il link alla pagina dei miei articoli e racconti

    Carlo Capone

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  10. Cunizza fu una gran donna, visse il sesso senza inibizioni e senza sensi di colpa, voleva dare ed avere gioia senza altra distinzione fra uomo e uomo che non fosse gentilezza, eleganza di modi e cortesia, nella sua vita aveva amato tanto, aveva amato tutti, sicuramente anche sofferto e non ci stupiremmo un giorno di trovarla davvero in Paradiso perché, come diceva san Paolo che di peccati s’intendeva, “omnia munda mundis”, tutto è puro per i puri…

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  11. Dante interessa molto il tema del sesso (ha avuto una vita sessuale molto attiva) e all’inferno il problema del sesso viene discusso nel girone dei lussuriosi, chi domina in questo canto è Francesca da Rimini, il paradiso invece il tema del sesso viene affrontato nel cielo di Venere (Lo bel pianeta che d’amar conforta) che secondo la teoria degli influssi teologici Venere è un pianeta che da a chi è sotto al suo influsso la capacità di rendere la vita più gradevole e il sesso fa parte, quando vissuto bene, di questi talenti.
    In paradiso c’è una donna nel cielo di Venere che è Cunizza da Romano, Dante scegli di mettere queste due donne in questo modo perché sono della stessa generazione, della stessa classe sociale (nobili), ma sono agli antipodi. Dante ci vuole spiegare come puoi essere al paradiso o all’inferno dipende da te! Suggerendoci implicitamente di fare un confronto. La storia di Francesca da Rimini, lei viene costretta a sposare un uomo che non ama e che forse è puro brutto e storpio e ha due figli. Quello che succede è che un giorno Francesca sta leggendo insieme al cognato Paolo che è piacente una storia scabrosa la storia di Lancillotto e Ginevra, Dante dice semplicemente che arrivano a leggere che Lancillotto il più valoroso dei cavalieri del re Artù bacia sulla bocca sua moglie Ginevra. Sono arrivati a leggere fino a quel punto e non sono più andati oltre! Quindi quello che poi è avvenuto è che forse si sono baciati e vengono fatti fuori all’istante dal marito che probabilmente era nascosto dietro alla tenda e spiava, quindi Francesca da Rimini è all’inferno perché forse ha baciato il cognato, forse stava avviando una relazione.
    Cunizza da Romano è in paradiso, è lo scandalo della divina commedia, ha avuto tre mariti tanto per cominciare, è scappato dal primo perché si è innamorata di un trovatore, Sordello da Goito, arrivato a corte e da li è iniziato una vita di amori incredibili. (Il medioevo non era puritano per niente!) Cunizza ha avuto una quantità di amanti incredibile, era molto bella, un commentatore della parte politica avversa la definisce una grande meretrice. Uno della sua parte politica invece dice: riteneva scortese negarsi a chi la richiedeva cortesemente! Generosa di se e non proprio casta… ma è in paradiso! Tre mariti ed enne amanti! Come ha fatto a finire in paradiso?
    Quando Dante è morto la chiesa ha subito cercato di bruciare la Divina commedia perché è piena di eresie, non è compatibile con un sacco di donne cattolicesime e infatti gli amici di Dante hanno cominciato a mettere delle “foglie di fico”, Petrarca, Boccaccio, etc.. hanno scritto delle note per distrarre dal testo. Nelle note p.es. si può leggere che Cunizza da Romano alla fine della sua vita cosa ha fatto per andare in paradiso? “Pentitasi, si fece suora.” Peccato che non ci sia nessun documento storico su questo fatto ed è impossibile perché i Romano erano una famiglia catara e ghibellina, sono coloro che vedevano la chiesa di Roma come il regno dell’anticristo, quindi figuriamoci farsi monaca! Neanche ci ha pensato, è morta felice a Firenze, circondata da nipoti e facendo beneficenza.
    Francesca invece che forse ha dato un bacio al cognato si trova all’inferno! Allora come funziona questa giustizia? Bisogna sentire quello che dicono loro, la chiave sta li! Francesca da Rimini e la più famosa paranoica della storia della letteratura occidentale, lei dice ‘galeotto fu il libro, colpa del libro e chi lo scrisse, il discorso in pratica è: non bisognerebbe che ci fossero in giro certi libri perché dopo uno li legge! Poi la colpa è dell’amore, ‘Amor, ch’a nullo amato amar perdona’, cioè espone una teoria dell’amore virale, lei dice l’amore è come un virus, quando uno ti ama non c’è scampo, ma sappiamo bene che non funziona così, cioè più mi innamoro più vengo corrisposto, funziona così?!?! Questo però si chiama teoria dell’amor cortese e Dante ci ha creduto nella sua gioventù, quindi Francesca dice è colpa del libro, è colpa di chi l’ha scritto, è colpa dell’amore … ,l’amore, questo virus, prese costui(Paolo)! Lui sta zitto e piange! Perché non lo chiama neppure per nome e gli adduce la colpa che si è innamorato. Ma di chi si è innamorato Paolo, di me? No, troppo semplice, della bella persona che mi fu tolta, del mio corpo, … è colpa del mio corpo! Qui Francesca è alienata, non è presente, rispetto agli oggetti(il libro), rispetto alle relazioni sociali, di chi ha scritto il libro, rispetto alle emozioni, l’amore, rispetto al proprio corpo, rispetto alle relazioni intime, …, lei non c’entra mai! Francesca è la fotografia di una vittimista e che cosa succede ad un’anima così? perde il controllo della sua vita, infatti quello che le sta succedendo, viene sbattuta dalla bufera infernal, che mai non resta, perché Dante fotografa esattamente le conseguenze dei sistemi di pensiero negativi, le cosiddette pene dell’inferno. Se tu credi di non avere potere sulla tua vita diventa un fatto! Non ce l’hai e vivrai in balia di chiunque ed è quello che succede a Francesca.
    La saggia Cunizza invece cosa dice? Intanto Dante da provocatore, (perché bisogna uscire dal moralismo per evolvere spiritualmente, il moralismo è una malattia dell’anima), non contento di aver messo Cunizza in paradiso, le chiede, visto che ci sono vari livelli di beatitudine (che cmq è solo una parvenza), se non le dispiace di essere nel cielo di Venere e non più in alto, cioè non solo la mette in paradiso ma le chiede non vorresti essere ancora più beata? E lei risponde: mi va bene così, lietamente a me medesima indulgo la ragione del mio stato ,cioè perdono allegramente a me stessa la ragione del mio stato. In poche parole, se nella mia vita avessi fatto un po’ meno l’amore a destra e a manca, forse sarei ancora più beata, perché ho investito moltissime energie in questo aspetto della vita, però mi va benissimo così, ci faccio su una gran risata, me lo perdono allegramente, tutto sommato mi è piaciuto un sacco! Mi perdono allegramente le scelte che ho fatto, è andata bene così! E poi continua con: e non mi noia; che paria forse forte al vostro vulgo. Qui significa: non provo nessuna angoscia, non ho sensi di colpa perché non ci ritorno su; e questo che ho detto sembrerà forse forte, difficile da digerire, alla gente normale!
    Sembrava difficile da digerire nel 1310, sembra difficile ancora oggi! Lei sta dicendo che le esperienze che ho fatto sono quelle che mi rendono ciò che sono, se tu ti assumi la responsabilità della tua vita, non solo l’anima non si offende, ma sei in paradiso, sei connesso! Perché anche gli errori se vissuti così si trasformano in risorse, sono esperienze! Dipende tutto da come interpreti la realtà, non esiste la verità, la devi continuamente estrarre e produrre tu! Decidi che la tua vita è uno schifo, lo è, decidi che la tua vita è un cantiere, lo è! … è molto meglio la seconda ipotesi! Quindi uscire dal vittimismo e dai sensi di colpa significa uscire da una grave malattia spirituale che è la convinzione dell’impotenza. Cunizza è un esempio in questo senso! La potenza del sé superiore, della rete, l’intelligenza di “Dio”, è tale per cui, qualunque percorso esistenziale, se io l’accetto lo accetta anche Lui e lo trasforma. Se io mi chiudo, i maestri, il sé superiore, Dio, la connessione, è evidente che non possono entrare, ma se io mi apro e mi collego, non è questione di essere buoni moralmente parlando, perché la luce entra se io apro la finestra, perché la sua natura è espandersi, non devo essere buono o santo per evolvere, devo essere connesso, non mi devo chiudere rispetto alla mia vita. Il male, il diavolo, l’ombra sono parti dell’esperienza che noi sottraiamo alla luce. Cunizza non toglie niente alla luce, ha vissuto una vita di amori intensi ed è ben felice, perché dice quella che io sono, lo sono grazie all’esperienza che ho vissuto, assumiamo la responsabilità della nostra vita. Conversione, nel vangelo significa cambiamento del punto di vista, le persone guariscono quando cambiano il punto di vista sulla realtà, non si tratta di flagellarsi si tratta di capire che tutto è luce e attraverso le mie esperienze l’universo sta conquistando dei nuovi settori della realtà. Ciascuno di noi è un essere unico, le esperienze che faccio io prima di me non le ha mai fatte nessuno nel modo che le vivo io. Se le accetto riesco a portare a queste esperienze molta energia.

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