Pomeriggio d’estate

Sarebbe arrivato alle quattro.
Nonostante il caldo, indossa un abito estivo color crème  e tiene al guinzaglio un vecchio cane dal pelo maculato. Fa fatica salire gli ottantotto gradini che portano a casa mia, ma deve farcela perché  ha qualche cosa di importante da darmi. Il suo unico romanzo. Il romanzo della sua giovinezza : Gli Eletti.
A dire la verità, è solo un esile racconto che nessuna casa editrice ha voluto pubblicare. Ma lui non si arrende, consegnando le 30 pagine fotocopiate personalmente a chi vorrebbe leggere la  storia di un gruppo di giovani intellettuali che nella Napoli degli anni  Cinquanta sognano un grandioso avvenire.  
Ma legga lei stessa, dice, intanto che il  suo cane beve dalla ciotola del mio gatto, c’è dentro tutto –  o per lo meno tutto ciò che lui vorrebbe si sapesse della  sua esistenza.
Gli Eletti sono un gruppo di giovanotti, studenti e universitari dai capelli neri e dagli occhi ardenti, che si infiammano parlando di politica nei bar di quartiere. E’ estate. Qualcosa di  promettente ed esagerato è nell’aria, si percepisce subito che la politica non ne è l’unica causa. Già serpeggia una certa impazienza, quando, verso la pagina dieci, l’atmosfera cambia improvvisamente. 
Un scrittore della sua età non ha tempo da perdere ed allora, ecco, che fa la sua comparsa Clodia, la sorella del suo migliore amico, una creatura da favola, che si libra in scena come se provenisse da un altro mondo. Dal momento della sua comparsa, non si fa che parlare di lei, dimenticate le discussioni politiche, le dispute  sui massimi sistemi, adesso l’ ispirazione letteraria non ha  bisogno che  di  quella ragazza per trovare la sua forma e la sua anima. Basta semplicemente che sia bella, spietata e abbia gli occhi verdi per far innamorare  tutti quanti gli Eletti. Si parla abbondantemente dei suoi abiti, dei suoi occhi e della sua voce: è l’eterna storia  del primo amore, del grande amore, del grande dolore, l’indispensabile premessa per creare il  mito  portante della propria vita.
Ma l’estate, come si sa,  dura solo un’estate, poi torna in scena la vita, la vera vita e gli Eletti, da un giorno all’altro, si trovano uomini fatti. Cominciano a fare supplenze  in scuolette di paese, scrivendo, quando va bene, alla sera  poesie, della cui mediocrità  la loro cultura cittadina si dispera.
Letteralmente parlando,  il mio ospite  è un tradizionalista. Il suo racconto ha, come si usava una volta, un inizio ed una conclusione.
Finale: con il  primissimo stipendio, lui e il  fratello di Clodia  si concedono un pranzo luculliano in una trattoria sulla riva del mare. Mangiano gli  spaghetti alle vongole e, mentre Nicola gli racconta di sua sorella, che qualche mese prima si è sposata con un altro, le lacrime gli gocciolano nella salsa salata, e allora l’amico gli prende la mano e  pronuncia l’ultima frase, quella definitiva: Già,  è stata una tragedia.
 
Dopo, nella vita reale, che non si riassume in una frase sola,  è diventato professore di greco e latino. Due figli: il primo, un ragazzo delicato e difficile, malinconico, l’altro fa il pizzaiolo. Sua moglie, in gioventù, deve essere stata una bella donna. Ma non è Clodia. Milano non è Napoli.  Un professore liceale  non è uno scrittore e un racconto di trenta pagine non è un romanzo. Ma le lacrime, dice, mi creda,  quelle sono vere,  sono cadute davvero nel sugo delle vongole.
Anch’io ci sono stato.
 

3 pensieri su “Pomeriggio d’estate

  1. malinconia dei sogni infranti. c’è una bellezza anche nel limite. non so perché, mi viene in mente “C’eravamo tanto amati”. con un ultimo pensiero a due grandi che se ne sono andati insieme.

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  2. “Ma legga lei stessa, dice, intanto che il suo cane beve dalla ciotola del mio gatto, c’è dentro tutto”:
    non c’è soltanto il fatto che io sono un animalista, ecco davvero un tocco di Verità che preannuncia e riscatta il finale pasto di vongole e lacrime.
    Sì, proprio the way we were, ma non solo: the way we are.
    Un caro saluto,
    Roberto

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