Abbasso i froci!

di Pasquale Giannino

“Mi sono innamorato di un uomo. Ha quarant’anni ma ne dimostra dieci di meno, fa palestra e gioca a basket. Ha una cultura vastissima, quando spiega non si perde mai nei particolari. Le date gli interessano poco, preferisce la visione di insieme, e fa un sacco di collegamenti con le altre discipline che conosce a menadito. Ha un eloquio ampio e fluido, la sua voce calda e profonda mi manda in estasi.”

“Mi devi una spiegazione!” urla Franca sbattendogli la pagina sotto il naso.
“Toh, il mio diario del liceo!” esclama Roberto con aria sorpresa e compiaciuta. “Lo cercavo da una vita…”
“Era in cantina, sepolto da quintali di giornali e scartoffie.”
“Ma pensa…”
“Allora?”
“Dai cara, non fraintendere, sai bene che già a quei tempi mi dilettavo di scrittura…”
“Vorresti dire che è tutto falso?”
“Proprio così. Un divertissement, un gioco di ruolo… nulla di vero insomma.”
“Ne sei proprio sicuro?”
“Vuoi una dimostrazione pratica? Se hai qualche dubbio sulla mia virilità possiamo fugarlo subito…”
Roberto le carezza la nuca con dolcezza. La bacia dietro l’orecchio sinistro, delicatamente le labbra scivolano sul collo, la mano si lascia andare lungo la schiena. D’un tratto le ghermisce il culo, sodo e tonificato da un costante e certosino lavoro di aerobica. È una bella donna in carriera, una trentacinquenne determinata e sicura di sé, che sfoggia un fisico da top model. Si abbracciano con selvaggio furore…

L’ufficio è illuminato da una luce pallida, frotte di impiegati si trascinano indolenti nel corridoio, sperano che il pessimo caffè del distributore automatico li aiuti almeno a rianimarsi. Roberto accende il PC. Questi continui aggiornamenti software lo rendono sempre più lento – pensa mentre dà un’occhiata alle news – dovrei aggiornare anche l’hardware ogni sei mesi per avere delle prestazioni accettabili. Ma il budget è quello che è, e poi a me cosa importa di tutte queste patch? Io il computer lo uso per editare qualche documento e inviare le e-mail. Punto. E ogni mattina debbo aspettare un quarto d’ora prima che ’sta baracca vada su… Mah, perlomeno ho il tempo di dare una scorsa al quotidiano.

“Gay Pride – Si conclude fra le polemiche la giornata dell’orgoglio omosessuale. Tra i manifestanti una coppia di giovani vestiti da prete con un bambino in braccio: il mondo cattolico insorge.”

“Buongiorno ragazzi!” dice Roberto entrando nell’ufficio dei suoi collaboratori. “Siete in forma? Oggi bisogna darsi da fare, la scadenza è vicina… E tu, Dario, non sei andato in piazza coi tuoi amici?” Il giovane si accende come una lampadina, abbassa contrito lo sguardo sulla tastiera… “Avanti, qui ci vuole un caffettone, ché poi bisogna produrre!” Si recano in gruppo al distributore. “E così anche quest’anno la carnevalata è finita…” “Dovrebbero vergognarsi” dice Massimo, un perito di mezza età dalla faccia slavata come quella di un cadavere. “Ora pretendono anche di essere riconosciuti dallo Stato!” “Tornatevene a casa!” interloquisce Marco. “Qui si lavora, non abbiamo tempo da perdere con queste buffonate!” Dario non proferisce parola. Manda giù il caffè senza gusto, tutto d’un fiato, e si affretta verso l’ufficio. “Guardalo… ora fa anche l’offeso” commenta Marco, e aggiunge con una smorfia di sdegno: “Culattone!”.

Il locale è saturo di vapore bollente. Roberto è adagiato nell’angolo opposto all’entrata, indossa un asciugamano succinto. Ha di fronte un moretto dagli occhi azzurri e la pelle glabra, la schiena appoggiata alla parete, la gamba sinistra distesa lungo il sedile. Di fianco un signore sui sessant’anni piuttosto pingue, i peli folti e grigi appiccicati al petto e alle spalle. Restano tutti in silenzio per qualche minuto, poi l’uomo si alza ed esce sbuffando.
“Il relax della sauna è l’ideale dopo gli allenamenti” dice Roberto. Il ragazzo annuisce accennando un sorriso. “Ti ho visto in sala attrezzi, sei uno che s’impegna…”
“Beh sì, mi piace aver cura di me.”
“Cos’hai fatto oggi?”
“Pettorali, bicipiti e un sacco di addominali.”
“In effetti la tartaruga si vede…”
“Sai, alla mia morosa piacciono un casino…”
“Ah… hai la ragazza?”
“Eh sì, stiamo insieme da un anno ormai.”
“Dove l’hai incontrata?”
“A scuola.”
“Che classe frequenti?”
“Quinta liceo scientifico.”
“Bene, sei in dirittura di arrivo… Paura per gli esami?”
“Un po’.”
“Beh, chi non ha passato qualche notte insonne prima della maturità? Poi ti accorgerai che ci sono degli esami ben più duri nella vita, non è che il primo di una lunga serie.”
“Ok, d’accordo. Ma per ora penso a questo.”
“Sei un tipo in gamba, hai già capito che i problemi dell’esistenza devi affrontarli al momento giusto… Mi sembri tutt’altro che un secchione, immagino che tu sappia anche divertirti…”
“Sì, non sono uno che passa le giornate curvo sui libri…”
“Conosci i locali di Milano?”
“Abbastanza.”
“Sei libero stasera? Se ti va passo a prenderti dopo cena… andiamo a fare un giro…”
“Sai, ci verrei volentieri ma devo andare al cinema con la mia ragazza…”
“Non puoi inventare una scusa?”
“Eh no, è che abbiamo appena litigato, ci siamo rimessi insieme proprio oggi e le ho promesso di uscire. In realtà non ho un cazzo di voglia di accompagnarla a vedere quel film. C’è quel giovane attore che fa impazzire le ragazzine… è un tamarro… come si chiama?”
“Non so dirti…”
“Il film è orrendo, una trama stupida e noiosa. Ma debbo andarci, gliel’ho promesso… Mi sarebbe piaciuto venire con te a Milano…”

Dopo una bella doccia Roberto si avvia verso l’uscita, accende una sigaretta che fuma lì davanti. Si attarda nel parcheggio, poi entra nella sua BMW, inserisce l’ultimo CD live di Bruce Springsteen, ingrana la prima e parte. Durante il breve tragitto ascolta quella voce maschia, che gli ricorda il professore del liceo, quando lo fissava con quello sguardo penetrante e il cuore pareva un martello che gli sfondava il petto. Adesso ha un solo desiderio: ritornare dalla propria donna, e dimostrarle che a far l’amore non lo batte ancora nessuno.

53 pensieri su “Abbasso i froci!

  1. che gli uomini abbiano la bilancia del loro essere uomo nel loro essere maschio, è vero, e si è maschi solo con le donne questo è anche vero, che sia un tenero limite o fatto culturale o fatto esistenziale, credo che tutti gli uomini questo lo pensino. e che da donna io posso pensare che non è solo nell’essere maschio la misura di un uomo non so a quanti uomini possa importare. la butto qui..
    sempre grande pasquale 🙂

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  2. Cari amici,
    da ragazzo facevano pesanti insinuazioni sui miei modi gentili e la mia voce chioccia ma non ho mai pensato di suicidarmi per questo, ci mancherebbe.
    Nella vita ho avuto sinceri affetti per donne, uomini, animali e persino cose; poi ho dovuto fare i conti anche con l’omosessualità, quella altrui, che mi ha condizionato di più che se fosse stata la mia.
    A chi propaganda “orgogli” vari, dal basso della mia assai probabile incapacità di mettermi nei suoi panni, desidero dire che l’amore vero non è orgoglioso, ma umile; tutti, eterosessuali e omosessuali, dobbiamo fare ammenda della nostra arroganza, e imparare nuovamente pazienza e umiltà.
    E desidero infine ricordare che la diversità vera è quella di chi proprio non ce la fa a stare sotto alcuna bandiera; e di questo non si fa una bandiera, ma coltiva la speranza che la sua volontà operosa di entrare comunque in comunione con gli altri, con la loro parte buona, riesca egualmente, per qualche arcana via, a farsi riconoscere.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  3. Bel commento, Roberto. Da parte mia, pur avendo le mie idee su sessualità, omosessualità ecc. ecc. vedo il pericolo che una discussione come questa, anche a causa di un titolo forse troppo gridato, si inceppi sui luoghi comuni e diventi fortemente mimetica. Aggiungerò che, avendo fatto con mio figlio la prova di una diversità radicale e assoluta, e avendo sperimentato lo sguardo dei “normali” che ti guardano tra l’allarmato e il divertito, credo di conoscere la difficoltà di vivere situazioni altamente problematiche, e questioni come quelle dell’orientamento sessuale mi paiono secondarie (mio figlio ha nove anni, è un autistico grave con un ritardo mentale che lo colloca intorno ad 1 anno e 1/2, si comporta in modo imprevedibile, devo tenerlo per mano quando esco con lui – e immaginatevi le reazioni della gente in questo periodo in cui tutti vedono pedofili in ogni dove, ecc ecc.). Non è uno sfogo ma una indicazione che può spiegare certe mie posizioni anche teoriche.

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  4. io penso una sola cosa, avvalorata da questo detto dei nostri amati bersaglieri del sesto cernaia.
    come diceva il mio vecchio capitano solimani:”Ragazzi, il culo è la fica del domani!”

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  5. Cari amici tutti
    in primis, complimenti ad autore e ospite, la diversità fa parte della natura e in quanto tale non va emarginata ne etichettata ma riconosciuta e accettata di qualsiasi specie e natura essa sia. ciò che mi chiude gli occhi e mi mostra un drappo rosso è invece l’ ostentazione che diviene mancanza di rispetto per chi invece non ostenta vivendo la sua normalità o diversità con coraggio e umiltà.

    La vera bellezza è dello spirito, che nel corpo dimora, e non ha bisogno di tecniche di marketing o comunicazione, di ostentazione per essere notata e conquistare il posto che merita. E’ luce splendente che puoi anche chiudere in una scatola o mettere in ombra, dalla scatola e dall’ombra traspare e continua a brillare.
    Chi vale veramente può stare nell’ombra perché quell’ombra è raggio di sole che illumina il mondo, bagliore di stella e forse impiega più tempo ma stravolge e sconvolge.

    L’importante è essere se stessi, cosa vuol dire essere diversi o normali se ognuno di noi è un essere unico e speciale? Ci vuole una grande maturità per accettare questo e ci vuole una grande umiltà per rispettare se stessi e gli altri. L’ostentazione di qualsiasi specie sia offende tutti a cominciar da se stessi.

    un abbraccio e buone vacanze a tutti, bentornato a chi invece le ha già fatte.
    Stella

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  6. sembrerebbe che l’ostentazione di diversità, nel caso diversità sessuale, avvenga in un contesto neutro, in un cui ciascuno può portare la propria individualità in libertà. ma non è così. gli omosessuali, storicamente, hanno conquistato quello che hanno conquistato anche con l’ostentazione di sé, e il mal sopportare l’ostentazione rassomiglia al mal sopportare la vista della diversità tout-court, e quindi: facciano quello che vogliono, ma a casa loro. poi, tutto questo gran parlare, nei termini più politicamente corretti, di omossesualità, con i soliti toni sensazionalistici, produce un’ondata reazionaria e bacchettona che omologa tutto e copre copre una nebbia il sentire generale. da qui si spiegherebbero i recenti casi di omofobia.

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  7. @ Gian Ruggero, non finirai mai di stupirmi: non sapevo che Batman e Robin sono froci. Sei mitico!

    @ Angela, mi fai sentire piccolo piccolo.

    @ Fabio, ognuno è libero di leggere il racconto come meglio crede. Io francamente l’avrei letto al contrario. Per tuo figlio potrei esprimerti la mia solidarietà ma sarei banale, solo tu puoi sapere cosa provi.

    @ Roberto, che ci vuoi fare: fa parte dell’ipocrisia dilagante. A me, onestamente, più che i froci fanno schifo i falsi perbenisti.

    @ Capitano…, cazzo! Sei un ufficiale progressista…

    @ Stella, grazie! La tua opinione mi pare più che rispettabile.

    @ Domenico, il tuo punto di vista è interessante e reputo che andrebbe approfondito. Del racconto invece cosa pensi? Ti è piaciuto?

    Un salutissimo.
    Pasquale

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  8. Brutto segno se siamo ancora a discutere di queste cose addirittura nel XXI secolo. Non passa proprio come buona l’idea che esista una forma di sessualità per ogni individuo? Abbiamo sempre bisogno di classificare tutto nella dialettica norma/eccezione…

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  9. Caro Pasquale, sì, mi è piaciuto nella sua ironia, e soprattutto perché ci ricorda una verità incontrovertibile: ogni uomo e donna ha una componente omosessuale la quale è spesso sublimata, ad esempio, nell’esperienza artistica, creatrice, ecc. io trovo assurdo, ad esempio, che preti e accoliti provino disgusto, letteralmente, parlando di sodomia e omosessualità quando c’è la psicoanalisi che da più di un secolo ormai ha normalizzato tale caratteristica esistenziale, ontologica. credo che sia necessaria una buona dose di auto-censura (super-io) per scaggliarsi sevaggiamente contro il frocio, nel senso che magari molte delle persone apparentemente virili e “intolleranti” verso l'”invertito” hanno al loro interno delle figure censorie e sessuofobe, quindi il frocio additato distoglie dai problemi interni al proprio sé. mi ricordo che anche Pasolini parlava degli omosessuali in quanto “invertiti” …

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  10. @ Pasquale
    grazie a te.

    @Domenico
    Lungi da me l’idea di scatenare dibattiti o polemiche anche perchè la diversità io la apprezzo e la rispetto. la diversità sessuale è sempre esistita e negarla vuol dire mettere la testa sotto la sabbia, fare lo struzzo.
    Un mio carissimo amico ha scoperto la sua omosessualità a 27 anni dopo aver lasciato la marina militare e ad un mese dal matrimonio e sono stata la prima a sapere, “perchè io potevo capire senza giudicare, sostenerlo e aiutarlo ad affrontare ciò che lo attendeva”. E’ fra i miei migliori amici e se è d’accordo vorrei fosse il padrino di mia figlia.
    Essere diversi non è solo essere omosessuali. Si è diversi anche se si ha un handicap, se si confessa di essere cristiani, se si hanno idee controcorrente, se sei una donna in gamba in un mondo di uomini e non sei passata nel letto di nessuno, sei diversa anche se sei solo una donna. chi ha dimenticato il femminimo? anche quella ostentazione mi ha disturbata.
    Il mio amico ha fatto molte conquiste personali ed è un manager di alto livello ma non perchè ha ostentano la sua omosessualità ma ha mostrato solo il suo valore. lo stesso per le donne o i portatori di handicap e scusa se entro nel personale ma anche io sono diversa, donna in un mondo di uomini (professionalmente parlando). certo è più faticoso ma non offende la dignità di nessun altro. Perchè per mostrare la prorpia identità bisogna offendere quella degli altri?
    comunque Domenico, io rispetto la tua DIVERSITA’ di opinione perchè, ripeto, essere diversi fa parte della nostra natura umana e soprattuto ci identifica come esseri intelligenti ed evoluti ammesso che il genere umano lo sia.
    Lo sai che alla nascita siamo tutti bisessuali nonostante i diversi organi e che l’identità sessuale viene fuori intorno agli 8 anni ed è spesso guidata dal contesto sociale in cui si vive? potremmo parlarne ancora molto è un argomento avvincente ed interessante e potrei dimostrare, nonostante il mio essere cristiana, cattolica, praticante che non non ci sono idee bigotte ma solo constatazioni della realtà scientificamente dimostrate. Chiedi ad un pediatra. Chi urla “abbasso i F….” mi disturba.
    un abbraccio
    Stella

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  11. Se non ricordo male, Freud vedeva nella omosessualità una “perversione”. Se il mio ricordo è esatto, non è affatto vero, quindi, che è stata la psicoanalisi da più di un secolo a “normalizzarla”. La “normalizzazione” secondo me viene da altro, e cioè dall’esperienza occidentale della seconda guerra mondiale e della persecuzione, che poi ha portato una buona parte dell’opinione pubblica (occidentale, non mondiale) a solidarizzare con le vittime, tutte (e tra esse gli omosessuali). Questo però a mio parere si inquadra nel nostro attuale indifferentismo, nell’accettazione di tutto, nella tendenza all’indistinzione che è propria del capitalismo nella sua fase tecnotronica. Non può essere un caso che i diritti dei gay sono tanto più saldamente acquisiti in quanto più sviluppato sia il capitalismo del Paese in cui vivono. Quindi molto di più in Olanda o in California che a Cuba o a Teheran, ecc….

    Tra le domande che sorgono questa: ogni forma di espressione della sessualità è accettabile, o debbono essere posti dei limiti? E questi come possono eventualmente essere pensati come inviolabili se si reggono su mere convenzioni?

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  12. Credo che il vero dramma degli omosessuali sia quello che hanno dovuto costruirsi una forma, un’idea di normalità che, è inutile girarci intorno, non è ancora riconosciuta. Da qui l’ostentazione, che è una forma di dichiarazione egoica “io ci sono”, come fanno i bambini quando vogliono essere presi in braccio. Ma probabilmente ancora necessaria. E credo che il problema della loro “normalizzazione”, anche se è termine che a loro non piace, sia un obiettivo mancato sia dello Stato che della Chiesa. Normalizzazione vuol dire abbassare la carica emotiva, le barricate, che si fanno quando ci sono le rivoluzioni, e mettersi a costruire un progetto intorno a un tavolo. Non mi risulta che nel catechismo, al di là del richiamo a un’attenzione generica a queste persone, ci sia una vera e propria pastorale. Ma mi piacerebbe che qualcuno mi smentisse. Gli strumenti ci sono già, e anche secolari. Amore: la scoperta dell’acqua calda. Ma che è un progetto umano, non naturale, in natura gli animali si accoppiano, non si innamorano. Come progetto esso ha bisogno di forme. Amore vuol dire recuperare delle persone la loro parte profondamente connaturata all’idea, all’immaginario che i loro vissuti hanno bisogno di esprimere attraverso i riti del vivere covile e privato. Forma attraverso l’immaginazione; che è privata, delel persone, e collettiva, della COmunità. Questo permetterebbe veramente di avvicinarsi alle persone non considerandole per il loro sesso, ma per altro; onestà intellettuale e morale, coraggio, etica, sensibilità. Finché continueremo a parlare di cultura omosessuale e di reazione ad essa, loro continueranno a sfilare travestiti come a carnevale, e noi avremo grande difficoltà a vedere che sotto quei trucchi ci sono delle persone.
    Sebastiano Aglieco

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  13. scusa Domenico,
    i nostri commenti si sono accavallati e alla fine ho scoperto che nonostante radici culturali e di pensiero DIVERSE forse io e te non la pensiamo in modo tanto DIVERSO.
    un nuovo abbraccio
    Stella

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  14. Lombardini, Un secolo fa (1907) la psicoanalisi era Freud, senza alcun dubbio.

    Aggiungo che nel campo della sessualità umana e delle sue interpretazioni culturali non è agevole provare di avere in mano “verità incontrovertibili”. E parlare di “normale” è comunque pericoloso: quel che in un’epoca ed in una cultura appare “normale” in altre epoche e culture non lo è. Quindi penso sia meglio orientarsi a cercare delle costanti.

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  15. bene discorsi sempre interessanti e molto complessi ma per semplificare, in considerazione della mia non profonda conoscenza di batman, ho chiesto a mio figlio, prossimo agli undici anni, ..ma chi è robin? ..un amico di batman che lo aiuta.. ma batman e robin sono gay, tesoro? ma sei scema mamma ? e perchè mi chiedi questo? no sai..un mio amico ha scritto un post in cui ironicamente paventa questa possibilità.. ah, meno male che non lo ha fatto su spiderman altrimenti lo facevo nuovo a questo che scrive..
    abbiamo molti amici omo e bisex da sempre ed ad alcuni lui è anche molto affezionato..che dire

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  16. Nell’antichità classica e non solo si poteva essere pedofili e nessuno diceva alcunché… addirittura, durante il Basso Impero Romano, davanti alle Legioni procedevano efebi sculettanti che pare facessero marciare con lena più dell’etto di sale che ogni milite si portava alla cinta… a Tunisi e in Marocco ho visto giovani uomini girare mano nella mano e baciarsi sulle guance (e si era e si è in paesi islamici)… in oriente il travestito è da sempre merce rispettata, ricercata e richiesta (così come, ormai, anche lungo le nostre tangenziali)… i gay, per i pellerosse, erano una sorta di esseri divinizzati da Manitù (come poi i matti – cioè tutto ciò che era ‘diverso’ era divinizzato)… gli stessi oracoli dell’antichità di solito erano ‘ermafroditi’ o “esseri dal sesso incerto” (così scriveva Aristotele)… tra uomini, la ‘philia’, militarmente parlando, era consuetudini (e si sa bene cosa poi passasse sotto il termine philia… i macedoni ce lo potrebbero raccontare bene, e non solo loro)… in galera e sulle navi non si è mai fatto caso alle famose ‘rosine’ di turno… anzi… ce ne fossero state, così come di mozzi dagli 8 ai 12 anni… a questo punto non so più che dirvi… è forse stato il cattolicesimo, il luteranesimo, il calvinismo a dare l’alt? Molti sostengono di sì, ma il cattolicesimo, il luteranesimo e il calvinismo (nei suoi vari aspetti) esistono ancora, così come poi, ora-oggi, esistono spazi, come questo, in cui il nostro padrone di casa è un sacerdote che consente questo tipo di dibattito (cosa impensabile solo 30anni fa)… forse che si stiano allentando i lacci della ‘censura-morale’? Io non amo la lobby gay in arte-letteratura (e non solo) come non amo nessun altro tipo di lobby… e che non mi si dica che non esiste una lobby gay (omo o lesbo) così come che non esiste una lobby ebraica o massonica o mafiosa o partitica etc.etc. e che non mi si dica che se non fai parte di tali lobby (a seconda dell’evenienza e del mestiere) puoi benissimo esercitare lo stesso e con profitto… perché “se non sei dei loro” non fai un passo, non eserciti, sei fuori. A questo in che modo mi rispondete? Che tali lobby si sono venute a creare per ‘salvaguardarsi’? No, amiche e amici miei, non è solo così… può essere stato così, un tempo, ma ora non è solo così… e devo dare ragione, ancora, a Brotto (vedi commento 13). La questione non è assolutamente risolta, anzi, temo che presto ci sarà un ‘rigetto’ e di quelli pesanti, che rientrerà in un ‘rigetto’ molto più vasto riguardante problemi forse più importanti, perché più ‘spinosi’, della questione gay… e quando va il ‘rigetto’, cioè la Reazione, apriti cielo, ci va dietro tutto.

    Chi di voi si è imbattuto nella lobby gay e ha avuto la sensazione che non essendo gay, ma etero, gli si sia alzato un muro davanti? Siate sinceri e dite, che poi vi dirò io.

    Grazie a chi finora è intervenuto. Bel dibattito, Avanti!

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  17. ciao Domenico,
    si mi chiamo come tua mamma Stella Maria e scusa se non mi sono firmata per intero ma fra nome e cognome mi servono un paio di righe. Comunque son quella dell’indirizzo mail accanto alle magliette. a proposito il fondo poesiaespirito piange, cosa vogliamo fare?
    Il tuo secondo commento mi ha illuminato solo che lo scrivevi mentre io scrivevo il mio e non l’ho letto prima.
    un abbraccio e ne approfitto per salutare tutti e darvi appuntamento a settembre
    Stella Maria Cofano

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  18. ciao Gian Ruggero,
    scusa ma la troppa stanchezza mi fa dimenticare le cose. Mi associo alla tua ultima frase e spero ora si comprenda perchè pur rispettando tutti io poi mi senta disturbata da certi atteggiamenti.

    dirò di più: nelle citate democrazie capitaliste occidentali fai carriera se sei gay. 2 manager americani su tre sono gay, fanno tendenza e dettano leggi, sono super in tutto. Sicuramente ci sono belle teste ma non ce ne sono molte anche fra gli etero? Se sei gay (maschio)sei un superfigo, se sei uomo sei un figo, tutti gli altri sono nullità. E se sei lesbica? sei solo il sogno del 95% della classe maschile: due donne uhao!
    Mi chiedo allora quanta omosessualità sia reale identità e quanta una moda, una tendenza.
    perchè poi reinterpretare la storia asserendo che tutti i grandi uomini erano gay? ma voi c’eravate 3.000, 2.000, 1.000 anni fa? qualche secolo fa? e conoscete personalmente ognuno che dice di esser tale? io no e vi assicuro nessuno è uscito dalla tomba per raccontarlo.

    Sapete che nella civilissima Olanda esiste il giorno dell’orgoglio pedofilo? con tanto di sfilata. ed è stato fondato anche il partito politico. Siamo quasi alla follia.

    Il limite per ogni cosa io credo che sia sempre il rispetto dell’essere umano indipendentemente da individualità sessuali, razza ecc. …
    Il limite per me è la pedofilia e la violenza sia fisica che morale perchè non dimentichiamo che quest’ultima è peggio dell’altra. il plagio, il raggiro, il ricatto, il timore reveranziale che porta la vittima ad una manifestazione di volontà propria non libera e consapevole è mancanza di rispetto ostentazione della propria bestialità.

    Grazie GIan Ruggero, grazie Pasquale soprattutto per la prosa che è delicata nonostante la difficoltà dell’argomento e rispettosa di tutte le individualità.

    Stella

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  19. Caro Pasquale,
    penso e ne sono certo che un mio commento al tuo racconto sull’omosessualità non sia necessario, né tantomeno utile. Una cosa invece devo dirtela: in questo tuo racconto ho apprezzato molto, ma da un punto di vista della scrittura, l’incipt. Perfetto. Nient’altro. L’omosessualità non esiste, come non esiste la pazzia, c’è solo la solitudine delle persone, specie quelle che vivono in miseria. C’è tanta miseria nel mondo e ci sono tanti Masanielli che con la pancia piena dicono che il mondo è sazio.

    Un abbraccio,
    Vincenzo

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  20. Per quanto mi riguarda la psicoanalisi è una scienza molto imperfetta. Anzi, non è neanche una scienza. Questo è l’unico punto su cui “l’io narrante” scende, diciamo così, dalla sua posizione di osservatore imparziale. Vorrei precisare che in questa short story ho tentato di assumere un ruolo equidistante, insomma ho cercato per quanto possibile di interpretare punti di vista molto diversi fra loro. Cimentarsi col pianeta uomo non è facile. Sono ancora tante le terre inesplorate. In qualche modo credo di essere riuscito a far vibrare le corde giuste e di questo non posso che essere contento e gratificato. Ringrazio quanti sono finora intervenuti, e se avrete ancora voglia di partecipare sappiate che io sarò sempre là, nel mio cantuccio, attento e felice di sentire le vostre belle pagine di vita.

    Pasquale

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  21. grazie per il ricordo, Gian Ruggero. io credo che sull’omosessualità ci sia ancora molto da dire, quasi tutto. non posso dimenticare il film dal titolo “Una giornata particolare”, con Mastroianni e la Loren: secondo me, una delle cose più belle mai dette sull’argomento. nelle mie giornate incontro uomini e donne. che siano etero, omo, o altro, per me è secondario. in genere tocchiamo temi in cui ogni pregiudizio sprofonda, perché il cuore è un mistero che brucia ogni schema.

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  22. si, il cuore è un bel mistero fabbry ed è l’unico che rompe regole.
    sono tornata da poco. e poco prima di rientrare al volante sono stata presa lateralmente da una macchina sbucata a velocità da una traversa. la piazza, visto l’orario semideserta, si è improvvisamente affollata..va be signora ma non si è fatta niente..intuisco che chi mi aveva colpito era indigeno e pure importante anche se era molto giovane..’bene che facciamo mi da gli estremi della sua assicurazione o dobbiamo chiamare’.. spostate le macchine che qui non passa nessuno se noo..salgo sposto la macchina un furgone di un bar rinomato mi osteggia nelle manovre, la sposta anche l’altro si ridiscende la combriccola s’ingrossa il tipo telefona e si lamenta che la macchina non è neanche sua..di nuovo ingorgo la combriccola urla al tipo ..sposta la macchina.. capisco l’antifono e memorizzo la targa la macchina si mette in moto e anzicchè spostarsi a tutto gas scappa e se ne va la combriccola si dilegua. improvvisamente tutti spariti..senza scompormi metto in moto, mi fermo dal fruttivendolo un pò più avanti, compro del pomodoro e chiedo una penna scrivo il numero di targa..chiedo dell’anguria prima mi si dice un attimo poi anguria non ne hanno più, non è buona signora..va bene solo il pomodoro grazie pago e risalgo in macchina..
    questi cosa sono, uomini froci o cosa? quali le diversità da indagare quali gli attributi assenti o presenti. non sono neanche incazzata ho visto un film che solo chi vive certe realtà può realmente comprendere, qualsiasi macchina da presa ne farebbe solo una sbiadita copia. in quella piazza c’è un fortissimo distinguo tra froci e uomini e loro si ritengono e sono ritenuti ‘grandi’ uomini. fare del sesso un distinguo è sviare su questioni che risiedono altrove.

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  23. aggiungerei che proprio qui, dove io vivo, o sei uomo’grande’ così o non ti rimane che essere frocio e già questo è una salvezza. e non è retorica ne commiserazione ma solo semplice e cruda realtà.se domani scendendo dovessi trovare le ruote bucate, ve lo dirò. 🙂

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  24. Ci sono dei giorni in cui mi sembra di essere come la signora Banks di Mary Poppins, quella che cantava “Lacci e catene noi spezzerem/ e tutte unite combatterem”, ecco, una suffragetta d’inizio novecento, non dico una femminista negli anni sessanta/settanta, magari…! 🙂

    Ovvio, è un problema mio, ma mi sembra sia anche lo specchio di una realtà nostra, tutta intera, ben oltre l’Italia. Ci vorrà tempo, mi dico, per ora mi è dato (CI è dato) vivere NELLE cose (e finchè ci vivi dentro non le comprendi, ci vorrebbe più distacco). Ancora siamo in pieno dibattito, son giorni caldi, giorni di b(R)aci…

    kiss kiss

    m

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  25. Gian Ruggero, consentimi (che brutto verbo!) di scendere ancora una volta dal mio osservatorio. Tu parli di lobby e fai bene. Ti sarai sicuramente dimenticato di citare quelle cattoliche: CL, Opus Dei etc. etc. (sono sicuro che Fabry non si incazza). Per quanto riguarda le lobby gay, senz’altro ci sono. Ma il problema non è questo. Il problema è che gli “invertiti” ricchi li chiamano gay. I poveracci, invece, a seconda dell’area geografica di provenienza: culattoni, froci, ricchioni, iarrusi…

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  26. Caro Domenico dovrei fare nomi e cognomi di molti personaggi illustri delle patrie lettere (e non solo, ovviamente, anche della musica, della canzone, della danza, della moda, del teatro, delle arti visive, e via via via), nonché di molti direttori-redattori presenti entro le case editrici, i giornali, le TV etc. nonché di moltissimi autori (poeti, narratori, saggisti, critici…), nonché di produttori, attori, personaggi televisivi e pubblici, poi registi cinematografici, poi manager, imprenditori, pubblicitari, curatori d’immagine, nonché di politici etc. e avanti così… se tu fossi stato al Gay Street a Roma ieri sera un qualcuno lo avresti visto, anche se i più sono ‘velati’ e se la vivono giustamente in privato. Tutti questi fra loro si conoscono… e quando non si conoscono, se s’incontrano, si fiutano subito a naso. La popolazione gay, in Italia, è quantificabile al 10% (e non sono dati miei, ma dell’ARCI GAY), a cui devi aggiungere i bisex (che non sono pochi). Pensi che fra loro non si aiutino? Prima si aiutavano perché ‘emarginati’ e per ‘difesa’, ora si aiutano perché, molti, ricoprono ruoli d’importanza (soprattutto in ambito creativo-intellettuale – e fra questi la percentuale si alza non di poco… andiamo dal 18 al 22 %) e hanno un potere decisionale. In un mondo di ‘tribù’ c’è anche questa ed è ben inserita, come lo sono sempre stati i ‘gruppi’ enunciati nel mio commento precedente (aggiungiamo, giustamente, anche quelli appartenenti al mondo cattolico, come dice Giannino). Ovvio che la ‘tribù’ dei pescatori con la canna, ad esempio, ‘tribù’ a cui appartengo, non ha alcun potere, seppure si compiano ‘riti’ insieme… perché a detta ‘tribù’ di solito appartengono operai, impiegati, pensionati… non certo Lapo va a pescare con la canna, e cito chi è andato sui giornali per i motivi che sappiamo. Altra tribù che non conta niente è quella dei motociclisti, che conosco, perché anch’io vado in moto… e, negli anni, so solo di uno, fra le tante mie conoscenze centauresche, che è gay e smanetta ai 150 all’ora (oltretutto un caro amico – ma eccezione che conferma la regola – dimenticavo, a ragion del vero, che, cmq, oltre ad andare in moto è uno che cura la programmazione di 7 teatri qui in Romagna…). Questo è quanto. E di nuovo v’invito a ragionare su questo, non tanto se gay sia bello oppure no, o se essere gay significhi essere anche orgogliosi. La questione, oggi, sta in questo, così che da un discorso sull’omosessualità si entra in un dibattito ben più vasto, cioè sul come incidano tali tribù (e, di nuovo, andatevi a leggere l’elenco che ho fatto nel commento 20) sulla nostra cultura e la nostra società e se non sia giunta l’ora di ‘sciogliere’ dette tribù, per il bene comune… oppure, e meglio, ‘neutralizzarle’, cioè trasportare il loro faccendare in una sorta di limbo (parco giochi) là dove il loro essere non determini alcunché per la collettività. Inteso? A buon intenditor… e la parentesi diventa da tonda e da quadra: graffa.

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  27. Gian Ruggero grazie delle precisazioni, puntuali ed esaurienti come sempre. Devo dire però che i dati non mi tornano, e qui prevale la mia componente scientifica – metto da parte per un attimo quella femminile, quella incazzosa, quella artistica e qualcun’altra che in questo momento mi sfugge (sono reduce da un viaggio a dir poco fortunoso che mi ha condotto nella mia terra, da Milano, in appena 17 ore…): scegliete voi l’etichetta da affibbiarmi se proprio non potete farne a meno. Dicevo, per caratterizzare una statistica non è sufficiente il valor medio (in questo caso il 10 % corrispondente a circa 6 milioni di gay “dichiarati” in Italia, se ho ben inteso – ma non sarà che la percentuale cresce negli ambienti a connotazione “creativo-intellettuale” solo perché in tali ambiti è più facile fare outing?). Ora, considerando per un attimo “buono” quel 10 %, e assunto che nella Business Unit dove timbro ogni giorno il cartellino fra impiegati e operai siamo un migliaio – non lo so di preciso perché ci stanno smantellando, anche se continuiamo a produrre margine per gli azionisti… – premesso questo, mi dovrei aspettare un centinaio di gay dichiarati. Ebbene, non ne conosco neanche uno. E non ne ho conosciuti neanche in tempo di pace, quando i reparti erano gremiti e mi pareva di lavorare al ministero. Però si fanno molte insinuazioni e di pesanti, solo perché magari sei ben educato, hai modi gentili, non usi espressioni triviali… O semplicemente perché hai inclinazioni artistiche. Del resto anche Quasimodo disse, del suo capoufficio, che “non sopportava i poeti”. E nel sud? A quanto si abbassa la percentuale dei gay dichiarati in Sicilia, Calabria, Basilicata…? O debbo credere che i terroni siano più machi dei polentoni? Ecco, il tuo discorso sulle lobby gay sarà senz’altro fondato, ma francamente lo vedo distante anni luce dal mio mondo quotidiano. A meno che io, per qualche strano gioco del destino, non sia finito a vivere su Marte.

    Un caro saluto.
    Pasquale

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  28. ufficialmente al sud, i terroni, non alzeranno la media di certo, ma nell’inufficiale sono davvero molti e di certo palesemente si rivelano solo in ambienti medio alti e a prevalenza intellettual-artistica e li la media sale vertiginosamente. che costituiscano una lobby è vero, ma quasi tutto si aggrega in lobby, i cani sciolti, di qualsiasi razza siano, sono ahimè sempre stati pochi e proprio perchè sciolti difficile che riescano ad associarsi 🙂
    epperò si potrebbe pensare alla costituzione della lobby dei cani sciolti
    ..che dite sarà il caldo

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  29. insomma basta! mr. gianino, la preghiamo di capire nevero anche noi. siamo uomini anche noi, sa? oh, che diamine! ma quale lobby? io e il mio renato, a nizza, per mandare avanti il nostro locale facciamo un sacco di sacrifici! non è più come una volta, sa, caro pasquale? adesso vogliono pure le marchette! bei tempi, quelli del vizietto! adesso è pieno di impiegati del frocismo! basta! viva l’arte! tante belle cose a lei e ai suoi lettori di questo blog molto interessante.
    e viva la diversità consapevole!
    suo,
    michel
    ps: passi da noi quando è a nizza, le riserviamo un tavolo…

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  30. Caro Pasquale le statistiche dell’Arci Gay non comprendono solo i dichiarati, perché si scenderebbe al 2.8%, cioè quasi 3 italiani su cento vivono il terzo sesso a viso, ma anche i ‘velati’, visto che a livello popolare e piccolo borghese (se vogliamo usare queste categorie) i più non si dicono ancora per timore dell’emarginazione o dello scherno (quindi nella categoria e nella statistica rientrano anche coloro che, magari sposati, su una Punto scassata vanno dal travesto di turno una volta la settimana non tanto da ‘attivi’ quanto da ‘passivi’ – anche se non ho mai inteso bene tale distinzione – così come le fanciulle che si trastullano fra loro, magari, poi, facendo ‘arrapare’ per gioco i maschi a scuola… senza mai concedersi perché, appunto, già le scelte sono state fatte)… non escludo che possano rientrarci anche i bisex, seppure li si ponga in una categoria a parte, ma da quel che mi risulta i bisex superano di gran lunga il 10% da soli, quindi, con i bisex, si andrebbe al 15, se non al 18%… ma infine poco importa, il mondo gay si sta sempre più allargando, cioè ‘scoprendo’, così come sempre più non si fa mistero dei propri gusti sessuali, e questa è cronaca giornaliera. Ciò lo dico, e lo ripeto, non tanto per ‘indicare’, per ‘giudicare’, per, codinamente-moralisticamente, fare la parte di chi ‘rabbrividisce’ al pensiero di essere ‘assediato’ da gay, islamici, rumeni, albanesi, nigeriani, magrebini in genere, serbi, macendoni, russi, cinesi, filippini etc. cioè da minoranze che presto diventeranno maggioranze, ma per sancire che il lobbismo (le antiche ‘congreghe’), in un sistema liberal-democratico (ovviamente fintamente liberal-democratico) è dilagante, dai Lions-Rotary alle pseudosette di ‘spillatori’ di denari presenti anche nel mondo cattolico… e non temo, certo, di dirlo. E ciò mi disturba quel tanto, visto che “la lobby degli etero-cani sciolti-più o meno cristiani-italiani-bianchi-naturali (diciamo così)-non opportunisti e non ipocriti”, come dice Angela, rischia di diventare come i pellerossa, cioè ridotta in una riserva o, meglio, in uno zoo, là dove gli ‘altri’ verranno a gettarci le noccioline. E chiudo qui, per quel che mi concerne, all’infuori che non mi lanciate, ancora, arachidi… (così va il mondo? Così va… ed è solo un’analisi, non una sorta d’incitamento leghista del piffero, solo una constatazione, tutto qui, da buon intellettuale attento al come stanno procedendo le cose in quest’occidente delirante… poi, a 50anni, ho ormai tutta la vita alle spalle, non certo davanti… quindi a chi resterà la patata bollente o cruda, a me il ricordo di certe emozioni e di certe visioni. A me il retrogusto, forse amaro, di un’idealità: considerare tutti gli uomini – degni – uguali e motivati, perché uniti in un progetto comune… – e per degno intendo, come già in altre occasioni mi sono trovato a dichiarare, chi di sostanza, chi di coscienza, chi, ‘romanticamente’, di cuore e di coraggio… gay, lesbo, bianco, nero, verde che sia, ma degno di potersi dire uomo o donna, ovviamente, di slancio e di passione).

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  31. Monsieur Michel, je vous remercie beaucoup.

    Gian Ruggero, dopo aver letto quest’ultimo post, chi non ti conosce potrebbe affibbiarti un sacco di epiteti: idealista fuori del tempo, reazionario, nazifascista, o peggio ancora leghista. Io invece che non ti conosco di persona (tuttavia spero di venirti a trovare presto nella tua Romagna), ma che mi sono sciroppato tutto l’archivio del tuo blog (peccato che non ci sia più), e quel che so di “umanistico” lo debbo sostanzialmente a te… ebbene, io provo una grande tristezza nel cuore. Tu sei nato nel secolo sbagliato, Gian Ruggero. Sei un diverso. E ti capisco perché lo sono anch’io. Ora però basta con lo scoramento. Parlami un po’ del mio racconto, piuttosto. Al Guerrazzi è piaciuto l’incipit. Tu cosa ne pensi?

    Un abbraccio.
    Tuo Pasquale

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  32. Mah, caro Pasquale, potresti anche aggiungere all’elenco: comunista o anarchico, e perché no?! Del resto sono uomo del ‘900… infine estremo, ‘paradossale’, iperbolico e grande crogiolo di opposti che s’incontrano e si scontrano (attenzione: però non di contraddizioni…) elementi che sono, per me, ancora il sale della vita.

    Il tuo racconto funziona perché è ‘fine’… giunge a dire con eleganza, con ‘concetto’, con sintesi mirata… mi è piaciuto e quindi l’ho pubblicato. In effetti l’incipit potrebbe essere l’inizio di un romanzo di tenuta e spessore. Dovresti pensarci. Del resto e come vedi ci ha fatto dire e ‘scoprire’, visto che di ‘veli’ siam gente che non ne porta 🙂

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  33. Per rifarmi, in parte, al n.20 di Gian Ruggero, dico che qualche anno fa un caro amico si uccise, iniettandosi del topicida in vena. Il padre odiava la diversità del figlio, e quando la madre (comprensiva e amorevole) morì, il rapporto tra i due uomini di casa si accese di mute violenze, da parte del senior. Ebbene, questi trovò il figlio ucciso, nel bel mezzo della cantina. Vorrei quindi porre l’attenzione sul gay di tutti i giorni (il guidatore di tram, l’impiegato di banca, il lattaio dell’incrocio, la professoressa zitella, ecc.), su quell’indidividuo cioè che non appartiene a nessuna lobby (certo, Ruggero, disgustose ed infami, come tutte le consorterie che mirano al potere). Il diverso della strada, così come il povero e tutti coloro che non sono “investiti” di potere minimo formale, non ha alcuna voce: perfino i politici fanno finta di difenderli, ma poi, quando si trovano a tu per tu con il problema (tipo: daresti, tu, ministro della Repubblica, tuo figlio in dote ad un altro giovanotto, affrontando le ironie dei media?) quelli si tirano indietro quasi inorriditi. E allora, dovremmo tutti aiutare i deboli, gli emarginati e i disperati a lenire le ferite atroci di un simile colpo di coltello. Ma evitiamo l’ipocrisia. I gay delle lobbies sono disgustosi come gli etero delle lobbies, tutto qui. Io trovo impresentabile il sarto Valentino, non tanto perché innaturalmente travestito da uomo-signora con la boccuccia a culo di pollo, quanto piuttosto come rappresentante di un potere cattivo e isterico (metafora, anche, del suo carattere perfido). Fa un brutto servizio alla democrazia e alla accettazione delle diversità.
    Gianfry

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  34. Caro Gianfry come non essere d’accordo con te? I ‘velati’ (per tanti motivi) e chi soffre sulla sua pelle la ‘diversità’ (fino a morirne) sono miei fratelli e sono il primo a tendere la mano (e tu mi conosci da anni e lo sai) nonché la guancia o l’abbraccio (reputandoli degni a seguito del ‘martirio’…’martirizzazione’ che devono sopportare)… ciò che non sopporto sono, come bene hai colto, le consorterie. Cioè quando un’indirizzo privato lo si fa diventare, spesso se non sempre con ‘astuzia’ e arroganza, un indirizzo pubblico… nulla più, rovinando la piazza a chi, da sempre, in buona fede… cioè a qui fratelli in difficoltà o schiacciati dalle false convenzioni, figlie, anch’esse, delle tante lobby già elencate. A te un abbraccio e sono ancora in ‘debito’ di una telefonata… che, una volta messi a posto i tanti problemi che ho in quest’estate che speravo fosse infine di gioia, di certo e con amore ti farò.

    PS. Non so voi, ma penso che anche Aldo Busi, da un qualche anno a questa parte, non stia faccendo un gran servizio a una certa emancipazione o immagine d’essa.

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  35. E perché no Gian Ruggero (# 43)? Però ci penserò dopo. Ora me ne vado al mare… 😉

    Ciao Gianfry, benvenuto! Condivido al 100 %. Ma il racconto?

    A presto.
    Pasquale

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  36. da AFFARI ITALIANI – LIBERO NEWS di oggi (http://canali.libero.it/affaritaliani/rubriche/altrasponda/lesbicaaltrasponda.html)

    L’altra sponda
    di Marco Volante

    I casi di Lecco e Torino. Essere adolescenti e omosessuali. I consigli di Marco Volante – Lunedí 06.08.2007 09:15

    Lecco/ Ragazza tenta il suicidio: i genitori osteggiavano il rapporto omosessuale con un’altra giovane. Se tu fossi un genitore di un gay ostacoleresti il suo rapporto con una persona dello stesso sesso o rispetteresti le sue inclinazioni?

    L’adolescenza è – a prescindere da ogni altra condizione umana concomitante – un momento di crisi profonda per l’identità. Ci si rende conto di non vedere più la vita come un film ma che se ne diventa protagonisti sempre più, giorno dopo giorno. Non si è più bambini ma ancora non si ha l’autorevolezza (?… vabbé) degli adulti. Tutti si aspettano da te qualcosa ma tu non hai gli strumenti per imporre nulla. Decisamente un momento frustrante sotto molti aspetti…
    D’altra parte è anche il momento in cui si inizia ad esplorare sé stessi, ad avere cognizione di ciò che si è e a far di tutto per affermare quello straccio di identità che ci pare di aver guadagnato coi nostri esperimenti. E qui nascono i problemi più grossi, perché per prima la famiglia resta inebetita dal cambiamento di atteggiamento, quando non lo legge come un attacco all’autorità e persino alla figura dei genitori.
    Se poi l’identità affermata, come accade nel 90% dei casi, non piace ai genitori perché comporta il tingersi mezza testa di verde o frequentare i collettivi dei centri sociali o, peggio, rave o comunque luoghi dove si ascolta musica assordante e ci si allontana dalla realtà con ogni mezzo, il dramma è consumato, le famiglie vanno sull’orlo di una crisi di nervi e tutto sembra perduto.
    Figuriamoci se a tutto ciò si aggiunge l’ipotesi di innamorarsi di una persona del nostro sesso. In un bel video di qualche anno fa, “Nessuno uguale” voluto dall’AGEDO (l’associazione dei genitori di ragazzi omosessuali) e proiettato in tantissime scuole, ragazzi di alcuni licei milanesi parlavano del proprio coming out e di come le famiglie avevano reagito. Una delle storie più emblematiche è stata quella di un ragazzo la cui madre è psicoterapeuta, donna colta e aperta, a conoscenza delle vere miserie della vita. La prima reazione, immediata, alla dichiarazione del figlio è stato un pianto a dirotto, isterico, con drammatico raggomitolamento a terra singhiozzando “Che cos’ho fatto di male? Dove ho sbagliato?”.
    Il passo ulteriore, spesso, è il tentativo di chiudere i ragazzi in gabbia, impedire loro ogni contatto con la “tentazione” deviante, e così accade che la ragazzina di Lecco, dopo vari tentativi della madre di impedirle di frequentare la fidanzatina, dopo almeno un conseguente tentativo di suicidio fortunosamente fallito sul nascere, si sia ritrovata nella sala di rianimazione dell’ospedale di Merate in grave stato di intossicazione da farmaci ingeriti disordinatamente e in gran quantità con l’idea di riuscire a farla finita. Matteo di Torino purtroppo invece non ce l’ha fatta e come lui migliaia di adolescenti in tutto il mondo. Il 30% dei suicidi adolescenziali avviene per disagi dovuti all’orientamento sessuale.
    Essere genitori è forse più difficile oggi, con tutte le sollecitazioni che i ragazzi ricevono dall’esterno della famiglia, ma se tutta quell’energia spesa nel tentativo di proteggere i figli segregandoli, tenendoli lontani dai richiami “demoniaci”, fosse spesa in un’opera di responsabilizzazione, di aiuto a conoscere sé stessi e i propri confini e ad amarsi per ciò che sono, tutti questi suicidi di adolescenti sarebbero oggi storie umane, affanni, gioie, paure, amori, magari da condividere proprio con quei genitori che invece passeranno la vita a dannarsi faticando a portarsi dietro un peso così assurdo.

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  37. Caro Pasquale, tornerò qui con più calma e mi dedicherò integralmente al tuo racconto, che pre-sento interessante. Ma l’argomento era urgente da chiarire.
    Un abbraccio a te: uno grandissimo all’amico di sempre Gian Ruggero e un altro, altrettanto grande, al mio caro Francesco.

    vs.Gianfry

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  38. Leggo in ritardo il racconto di Pasquale, ben scritto ed efficace; c’è movimento e giusto equilibrio tra parti descrittive e dialoghi, tra detto e non detto. La diversità (nei gusti sessuali, ma solo parzialmente) nel microcosmo sociale dell’ufficio di Roberto è priva di pathos, di sofferenza, di emerginazione; è qui dimensionata a umana e ordinaria diversità: di idee e di gusti (come in questo caso). La stessa leadership dell’ufficio (Roberto) è paradigma del superamento della discriminazione (che nella realtà però esiste eccome, e pesa, spesso drammaticamente, come testimoniano le storie raccontateci da Gianfranco e da Gian Ruggero), interpretando, anzi, del suo ruolo vincente, la stessa intraprendenza (qui, nel corteggiare)di qualunque capo o capetto “arrivato”.

    Un abbraccio a tutti e in particolare all’amico Gianfranco, di cui condivido le osservazioni.
    Giovanni

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  39. @ Gian Ruggero, hai centrato il cuore del problema. Il discorso delle lobby è trasversale – e su questo hai convenuto – dunque non caratterizzante la tematica dell’orientamento sessuale. Certo, il problema coinvolge anche i genitori, anzi credo che per loro sia ancora più drammatico. A questo punto mi domando se non abbiano delle colpe gravi, non tanto la chiesa cattolica, che tutto sommato fa il suo mestiere, quanto gli irriducibili e onnipresenti “sacerdoti” mascherati da “parlamentari”, che spesso dimenticano di essere stati eletti a rappresentare la volontà popolare nell’ambito di uno stato “laico” e non già teocratico o clericale. Ma evidentemente la questione “romana” è tutt’altro che risolta.

    @ Gianfry, hai fatto bene a chiarire la “vertenza” sollevata da Gian Ruggero, ma ora mi aspetto un commento al mio testo. Mi raccomando, me lo hai promesso… 😉

    @ Giovanni, grazie anche a te di essere intervenuto, e accetto la tua critica. Vorrei solo precisare che si tratta pur sempre di una “short story”… Se avrò il tempo e la voglia di trarne un romanzo come suggerisce Gian Ruggero, allora terrò presente la tua osservazione.

    Un caro saluto.
    Pasquale

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  40. Desideri repressi, ma non disapprovati da chi li sente. Il racconto, caro Pasquale è valido, a parte qualche luogo comune come il sapere che il CD messo in funzione da Roberto nella sua BMW è un concerto “live” di Bruce. Live o no, è musica. Come luogo comune è l’analisi palestrata degli esercizi che “si debbono fare”. Per il resto, va benissimo. Oggi tra gli uomini trasudano desideri maldestri che a fatica riescono a stare nella giustificazione della curiosità. D’altra parte la pubblicità mette molto in risalto la bellezza virile del corpo dell’uomo; molto più di quello femminile. Ne deriva la fuoriuscita di voglie e vogliette nascoste sotto la prima superficie epidermica. Per farla breve: l’uomo (come la donna) scopre la propria bellezza e la contempla nel corpo di suo simile. Il desiderio che talvolta ne consegue è stuzzicato da tutta questa iconografia da Bronzo di Riace. Insomma, torna fuori (dopo venti secoli di repressione cristiano-cattolica) il desiderio che gli antichi sapevano sfruttare senza troppi sensi di colpa. Evidentemente, anche l’omosessualità, sebbene in diverse e minori proporzioni rispetto all’eterosessualità, è prevista nel mastro della natura. L’Ente Superiore non commette errori: basterebbe anche un solo caso al mondo, per dover dire: se si verifica, c’è un progetto “energetico”.
    Il racconto lo avrei allungato: la scrittura mi piace e si avverte il desiderio di …saperne di più.

    Ciao, Pasquale.
    Un abbraccio da Gianfranco

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  41. Caro Gianfranco ero sicuro che prima o poi saresti arrivato. Il tuo è un parere lucido che non enfatizza i punti di forza di questo brano ma ne sottolinea, giustamente, i margini di perfezionamento. Cosa altro aggiungere, oltre a ringraziarti di vero cuore per i tuoi preziosi suggerimenti? Dopo Gian Ruggero anche tu mi consigli di andare avanti. Vorrà dire che a ferie terminate mi toccherà rimboccarmi le maniche. Per ora, continuo a bagnarmi nel mare dei bronzi di Riace…

    Ti abbraccio.
    Pasquale

    P.S. Riguardo alla tematica in oggetto, ancora molti non sanno che, ormai da tempo, l’omosessualità non è più considerata né una devianza né tantomeno una malattia. Ma, ahimè, l’ignoranza continua a mietere le sue vittime… Due parole sulla posizione della chiesa cattolica. Quella ufficiale è chiara e inequivocabile per i fedeli: praticare l’omosessualità è “peccato”, l’unica strada “lecita” è quella dell’astinenza. Il che significherebbe rinunciare per tutta la vita a una parte cruciale dell’essere “uomini” (anche i “froci” lo sono…), cioè condividere in maniera emotivamente profonda almeno un tratto del proprio cammino con un altro essere umano. Ebbene, mi è capitato di leggere in un articolo su don Ciotti che nella sua comunità, le coppie gay dormono tranquillamente nella stessa camera e nello stesso letto…

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