Elias Canetti, da “La provincia dell’uomo”: Quaderni di appunti 1942-1972, traduzione di Furio Jesi. Adelphi, 1978

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A ogni generazione, una sola persona che muore, come monito.
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La vittima che nella morte si trasforma nel suo assassino e grida aiuto con la voce di lui. (Ramayana)
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Il rancore segreto di tutto ciò che avremmo potuto conoscere e non abbiamo mai conosciuto.
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Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi.
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I cani hanno una sorta di invadente disponibilità dell’anima che allevia le persone che cominciano a risecchirsi.
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Quando un uomo ha prodotto moltissime parole perde la nozione di quanto esse significhino per gli altri. Solo allora comincia la vera cattiveria del parolaio.
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La megalomania dell’interprete: nella sua interpretazione si sente più ricco dell’opera.
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Io posso essere amico solo di spiriti che conoscono la morte. Certo, mi rendono felice se gli riesce di tacere della morte: perché io non posso.
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Una vita che non dia luogo a commedie e personaggi è inconcepibile. Perfino un idiota ha la sua civetteria, e anche un santo che non va fra la gente, dalla gente viene cercato.
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La magia, da quando è stata incorporata nella tecnica, è diventata così fastidiosa che non si sopporta più nemmeno di leggere di essa nella cabbala.
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La magia è riuscita, e ha perso la sua qualità magica. Di tutto il resto, nulla è riuscito, e perciò tutto il resto è più interessante e importante della magia.
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La parola – poeta – non mi piace più, sono restio ad usarla.
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Perché non lo sono più io? In verità non lo credo. Perché non contiene più tutto quello che pretendo da me? Probabilmente.
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La cosa più dura: tornar sempre a scoprire ciò che già si sa.
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La letteratura come professione è distruttiva: si deve avere più paura delle p
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Ha nella pancia un poeta, riuscisse ad averlo sulla punta della lingua!
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Tutto il sapere ha qualcosa di puritano; dà alle parole una morale.
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Dillo spesso, ripetitelo, è l’unica cosa che ti sostiene. Questa ripetizione, questa ripetizione rabbiosa, incessante, è il tributo del lutto alla vita. Nella ripetizione del lamento la vita si insinua nuovamente. Coloro che tacciono sopportano troppo – oppure ammutoliscono già prima di potere misurare quello che sopportano?
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La noia mortale che emana da quelli che hanno ragione e lo sanno. Chi è veramente intelligente nasconde di aver ragione.

4 pensieri su “Elias Canetti, da “La provincia dell’uomo”: Quaderni di appunti 1942-1972, traduzione di Furio Jesi. Adelphi, 1978

  1. “Dillo spesso, ripetitelo, è l’unica cosa che ti sostiene. Questa ripetizione, questa ripetizione rabbiosa, incessante, è il tributo del lutto alla vita. Nella ripetizione del lamento la vita si insinua nuovamente. Coloro che tacciono sopportano troppo – oppure ammutoliscono già prima di potere misurare quello che sopportano?”

    E’ quella che sento più vicina.

    Grazie, Marina

    Giovanni

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  2. Ciao Marina, Canetti è algido per i miei gusti.
    Sento rinuncia, sospetto della vita, distanza (superbia?).
    Ho provato tre volte a leggere “Massa e potere” e mi sono sempre fermato. Scrutare senza desiderio, per me è impossibile.
    Bacio.

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  3. anche senza desiderio, la rinuncia è comunque indice di commedia e dramma: tragica e ilare è nel momento del giorno. siamo noi il granellino che edifica le biblioteche e reca malta.
    ciao a Valter e a Giovanni

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  4. Naufrago quì cercando informazioni sulle opere di Canetti. La compagnia del romanzo “Auto da fé” ha segnato il nomadismo di queste vacanze, mi ha davvero strabiliato e volevo comprendere meglio il pensiero di questo autore.
    Grazie per questo succulento assaggio; io ero incline verso “La coscienza delle parole” ma probabilmente li leggerò entrambi.
    Ciao e complimenti per il sito.
    Carlo

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