NEO PAGANESIMO, NUOVA BARBARIE di Romano Guardini

(Da: La fine dell’epoca moderna – Morcelliana)
ravers

Un nuovo paganesimo si sviluppa, ma di natura diversa da quello antico (…)
L’attuale non- cristiano ritiene spesso di poter cancellare il cristianesimo e cercare una nuova via religiosa riallacciandosi direttamente agli antichi. Ma qui sbaglia. Non si può risalire a ritroso nella storia. Come forma di esistenza l’antichità è definitivamente tramontata. Quando l’uomo di oggi diviene pagano, lo è in forma totalmente diversa dall’uomo prima di Cristo.

L’atteggiamento religioso dell’uomo antico, nonostante tutta la grandezza della sua vita e delle sue opere, aveva qualcosa di giovanilmente ingenuo. Si trovava al di là di quella opzione suprema richiesta dal Cristo, per la quale – qualunque sia la sua decisione – l’uomo si pone su di un altro livello esistenziale: S. Kierkegaard lo ha chiarito una volta per sempre. L’esistenza dell’uomo acquista ora una serietà che l’uomo antico non ha conosciuta, perchè non poteva conoscerla. Serietà che non proviene da una maturità propria dell’uomo, ma dall’appello che, attraverso Cristo, Dio rivolge alla persona: essa apre gli occhi ed è ora desta, che lo voglia o non lo voglia. Quella serietà discende dalla partecipazione secolare all’esistenza di Cristo; dall’esperienza fatta, con Lui, di quella tremenda chiarezza con cui Egli ‘ ha conosciuto ciò che è nell’uomo’ e di quel sovrumano coraggio con cui Egli ha subito l’esistenza umana. Di qui proviene la singolare impressione di immaturo arresto di sviluppo che ci dà l’anticristiano che crede nell’antichità (…)
Il carattere di persona è essenziale all’uomo, ma esso diviene visibile allo sguardo ed accettabile alla volontà, quando, in grazia dell’adozione a figli di Dio e della Provvidenza, la Rivelazione schiude il rapporto col Dio vivo e personale. Se ciò non avviene si può avere coscienza dell’individuo ben dotato, elevato, creatore, ma non dell’autentica persona, che è determinazione assoluta di ogni uomo, al di là di tutte le qualità psicologiche o culturali. La conoscenza della persona è perciò legata alla fede cristiana. La persona può essere affermata e coltivata per qualche tempo anche quando tale fede si è spenta, ma poi gradatamente queste cose vanno perdute. (…)
Gli eventi capitali della vita umana: concepimento, nascita, malattia, morte, perdono il loro carattere di mistero. Divengono fenomeni biologici e sociali di cui si preoccupa una scienza ed una tecnica medica sempre più sicura di sè. E quando rappresentano dei fatti che non possono essere domati, allora si ‘anestetizzano’, si sopprime la loro importanza; e qui, ai margini, e non soltanto ai margini, della cultura, appare una tecnica complementare a quella che mira a trionfare razionalmente della malattia e della morte, cioè l’eliminazione di quella vita che non appare più degna di essere vissuta neppure allo stesso vivente, o non appare più corrispondente ai fini che lo Stato si propone.

90 pensieri su “NEO PAGANESIMO, NUOVA BARBARIE di Romano Guardini

  1. Mah. Questo è cattolicesimo in pillole. Simili argomenti andrebbero sviscerati diversamente, non in mezza paginetta di riassunto. Valterone, consentimi: questi post non servono a nessuno. Meglio un “Juke-Box”.

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  2. Franz, tu non hai la minima idea della cazzata che hai scritto.
    Romano Guardini è forse il più grande interprete teologico del post-moderno, e il libro da cui è tratta questa “paginetta” è uno dei pochi veramente indispensabili per capire qualcosa del mondo in cui viviamo. Non c’è una singola parola qui dentro che non andrebbe meditata, e se ne trarrebbe grande profitto. Ma ormai leggiamo troppo, di tutto e troppo in fretta. Forse non è la pagina che non va, ma il contesto in cui postarla. Certo, non possiamo mettere daccordo Guardini, i juke box della giovinezza e i programmi del comunista dandy.

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  3. Allora te lo dico in modo diverso, forse così non dirò una cazzata: quello che per te è imprescindibile per altri (come il sottoscritto) non lo è. Ti arriva questo basico concetto? Sì?
    Dunque nervi distesi, perchè, e te lo dico con affetto e stima, io del tuo “cattolicesimo col bazooka” non so che farmene. E penso molti altri. Penso sinceramente che il cattolicesimo debba essere disarmato.

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  4. signor fk mi perdoni,
    anch’io penso che il cattolicesimo, come del resto tutte le religioni, andrebbero disarmate, ma non capisco in che modo questo articolo di Guardini (davvero grande teologo), che , concordo con lei contiene argomenti che andrebbero sviscerati diversamente e non in mezza paginetta, possa definirsi armato. nonostante una sintesi così fatta risichi di essere riduttiva, contiene spunti per alcune riflessioni: vi si parla di persona, di essere umano, e di rapporto con Dio , cosa peraltro normale per un teologo cristiano, ma non mi sembrano affermazioni armate.certo si può essere o meno d’accordo ed è per questo che si dovrebbe discutere.
    sono peraltro d’accordo con lei quando dice che “argomenti simili richiederebbero un dialogo ad ampio raggio” ,mi pare che gli spunti ci siano e il dialogo serve appunto a cercare di conciliare il pensiero di chi crede e di chi non crede su ciò che è umano e ciò che non lo è. in fondo ciò che conta è non chi ha ragione ma la possibilità di raggiungere in ambito etico un ‘incontro di idee per la convivenza pacifica fra chi crede e chi non crede.

    con la stima di sempre
    le auguro una buona giornata

    elena f

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  5. al di là di credere e non credere (non c’è possibilità di mediazione fra questi estremi, forse), non accetto quando si dice: “Gli eventi capitali della vita umana: concepimento, nascita, malattia, morte, perdono il loro carattere di mistero. Divengono fenomeni biologici e sociali di cui si preoccupa una scienza ed una tecnica medica sempre più sicura di sè. ecc.”

    c’è un fraintendimento di fondo: la scienza spiega, ma non svuota di mistero la vita o la morte, e inoltre, dato che tra le righe leggo “eutanasia”, credo che si debba sempre dire che NESSUNO OBBLIGA NESSUNO all’uso delle tecniche eutanasiche, quindi la frase “cioè l’eliminazione di quella vita che non appare più degna di essere vissuta neppure allo stesso vivente” è una letterale cavolata.

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  6. signor fk cos’ha il tono che non va? ero per caso, sen’avvedermene, s-tonata ? 🙂

    con rinnovata (e rinnovabile 🙂 ) stima

    elena f

    @Lombardini
    mi piace l’affermazione secondo cui “la scienza spiega, ma non svuota di mistero la vita o la morte” ma questa è una posizione condivisa anche dai cristiani, sul fatto poi che nessuno obblighi nessuno anche siamo d’accordo, ma non ritengo che la sua ultima affermazione provenga da un fraintendimento, quando una pesona di fede fa un’affermazione del genere
    “cioè l’eliminazione di quella vita che non appare più degna di essere vissuta neppure allo stesso vivente” tutto fa fuorchè dire una cavolata, essa è la logica conseguenza del proprio vivere in una dimensione in cui la vita è dotata di senso in ogni momento anche quando questo senso sfugge, come accade nel dolore e nella malattia, è la ricerca di questo senso che conduce il credente a vivere e ad annunciare che anche il dolore e la morte sono eventi che non stanno in potere dell’uomo.
    quanto alla scelta essa resta libera ma se c’è libertà allora anche dire, come dice Guardini , che la vita umana acquista il suo senso solo in Dio , è un’affermazione libera e in quanto tale degna di rispetto (le cavolate le dicono i comici per mestiere, i teologi possono dire cose su cui non si è daccordo ma che hanno diritto d’esistenza come il suo pensiero, perchè non le mancano di rispetto)

    buona giornata

    elena f

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  7. ci mancherebbe… ho detto “cavolata”, me ne scuso in certo modo, perché se l’affermazione del teologo rimanesse nell’ambito personale, e nelle scelte personali, allora ok. un’altra cosa è l’invadenza di queste posizioni – legittime – in ambito giuridico (vedi le leggi per testamento biologico, eutanasia, ecc., in altri paesi già in vigore), che, inutile negarlo e non importa se per opportunismo politico, esiste.
    buona giornata a lei

    domenico

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  8. “L’attuale non- cristiano ritiene spesso di poter cancellare il cristianesimo e cercare una nuova via religiosa riallacciandosi direttamente agli antichi”:

    parole sante, che col senno di poi si potrebbero parafrasare come segue:

    “L’attuale cristiano ritiene spesso di poter rinnovare il cristianesimo e cercare una nuova via religiosa riallacciandosi direttamente alla chiesa delle origini”.

    So benissimo che sto forzando Guardini, ma il problema cui alludo non è oggi meno drammatico di quello cui alludeva lui.
    A riguardo, naturalmente, non metto in dubbio la buona fede di alcuno, ma purtroppo abbiamo tutti sperimentato la veridicità del detto: “le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”.
    Quanto sopra, come sempre, non in spirito di polemica ma di amicizia:
    se non con tutti, con quanti più possibile.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  9. Caro Franz, qui il bazooka non c’entra per niente, ma solo dire pane al pane. Viene il momento in cui si deve decidere tra gli amici e la verità. Io scelgo sempre la verità, e per questo vivo una solitudine intellettuale che tu non immagini nemmeno, ma che mi tengo stretta. La verità è che tu questo pezzo di Guardini l’hai semplicemente sorvolato, per vedere se c’è (e sicuramente c’è) qualcosa che può urtare qualcuno degli amici o collaboratori del blog. Piacere a tutti e a tutti i costi sembra la tua massima, salvo sparare contro crocerosse tipo Iannozzi. Non ti vergogni di andare in solluchero davanti a versi ridicoli di poetesse improbabili, ti va bene la mezza paginetta sull’atomica (perchè crea consensi a parte Nardi) e poi definisci “cattolicesimo in pillole” un gigante come Guardini, che probabilmente nemmeno conosci. Per te il blog deve restare se non un luogo di cazzegggio pura espressione della propria vena artistica o pseudo tale, perchè se si prova a distinguere, definire e giudicare (cioè a conoscere) inevitabilmente si finirà col denunciare l’errore o l’ignoranza, e quindi ad urtare qualcuno. A me una cosa così non interessa: ci sono già i salotti borghesi per questo, e non li frequento. Il mio contributo al blog voleva essere anche artistico, ma soprattutto teorico e in particolare teologico. La fede non si può imporre a nessuno, ma il Cristianesimo è o non è. A volte invece, per la mania di tenere insieme tutto e tutti, sento discorsi come quelli della ragazza che diceva alla madre: “Si sono incinta, ma solo un pochino”.
    Fine dell’amicizia e probabilmente (visto che mi hai invitato tu) della mia partecipazione al blog.

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  10. direi che sono d’accordo con Lombardini, ma aggiungo qualcosa d’altro. L’articolo è a mio avviso assai irritante in diversi punti che lo abbia scritto un teologo o un elettricista. Che uno abbia il diritto di sostenere ciò in cui crede nessuno lo vieta, che questo poi vada verso posizioni di tolleranza è già un’altra cosa, che quello che dice la Chiesa in Italia, sia più di libera opinione, ma sfoci spesso nell’imposizione (vedi le amenità del family day, vedi Welby, etc etc.) è abbastanza evidente. Parlo di Chiesa non di cristianesimo che per me tutto sommato resta un’altra cosa, pure enormemente stimabile, ma dalle parti di Simone Weil (che non volle mai battezzarsi).
    Intanto: di quale neopaganesimo si sta parlando? Perché esistono vari movimenti sotto questo nome e non tutti esattamente assimilabili. Che il paganesimo vada in direzione astorica per certi versi è un dato ormai abbastanza sviscerato: ad esempio nel caso dei Wiccani che si rifanno erroneamente alle streghe condannate nell’età moderna, mentre la stregoneria di allora era veramente un’altra cosa. Non sto a farla lunga. Le origini dei Wiccani, come dice ad esempio Ronald Hutton, uno storico che di queste cose si è ampiamente occupato e forse in modo un tantino più imparziale di un teologo, sono da ricercarsi nei culti antichi, ed in particolare nell’antica Grecia. Tra le cose migliori del neopaganesimo (basta peensare a coloro che vanno sotto la dicitura la Terra di Gaia o il druidismo), c’è una rinnovata attenzione all’ambiente e soprattutto un pensiero che sradica il tanto letale antropocentrismo. Noi non siamo indispensabili, né siamo il centro e la ragione del mondo – non esiste mistero nella nostra vita, ma invece dovrebbe esistere la responsabilità, una di quelle cosa che porterebbe più rispetto di un miliardo di fedi. Credo che contro l’antropocentrismo si fosse espresso già Leopardi, uno che la sapeva lunga…
    Poi mi pare abbastanza offensivo e di nuovo estremamente parziale definire ingenui gli antichi, solo perché non avevano Cristo. Al di là delle stranote basi elleniche del culto cristiano, non riesco a capire quale fosse l’ingenuità di Socrate o Platone o spostandosi altrove, quale sia l’ingenuità di tradizioni non cristiane e relativamente lontane dall’occidente come il buddhismo o le rappresentazioni di Shiva nell’induismo. “La conoscenza della persona è legata alla fede cristiana” – un tantino presuntuoso no? E soprattutto in queste parole non vedo nemmeno l’ombra di quel tanto famoso comandamento dell’amore che del cristianesimo doveva essere la base. Il cristianesimo, se lo si abbraccia, dovrebbe forse insegnarci ad avere cura del mondo e non ad indottrinare le masse – ma questa è sempre stata la lama subdola e a doppio taglio del cattolicesimo – il do ut des. Vel lo ricordate il buon samaritano?

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  11. Aggiungo per Binaghi: ecco se c’è un’equazione che nella vita non farei mai è giudicare=conoscere. E non per frequentazione di salotti borghesi, cosa su cui ti piace spesso insistere, ma di cui ad esempio io non so un beneamato cavolo, ma perché la vita e forse anche un po’ la natura di porta a fare scelte, specialmente quando ti mette alla prova in modo più o meno duro, e la mia è stata quella.
    Riguardo alle poetesse di dubbio talento, dato che parlavi a Franz che mi ha sempre difeso, se ti riferisci a me, mettiti l’animo in pace: considero la poesia una delle cose più inutili al mondo e nella vita fo altro.
    Riguardo a conoscere o non conoscere Guardini – io non lo conosco, ma non credo che questo mi impedisca di essere in disaccordo. Del resto non mi pare che ad esempio, lui conosca Hutton, una delle persone, di cui ad esempio io leggerei i libri prima di parlare di neopagani.

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  12. cara francesca che i precristiani praticassero la pedofilia, la schiavitù , che gettassero gli handicappati dalla rupe , che ammettessero la dignità dell’uomo in base al censo e non in base all’assolutezza della persona, che nell’induismo vi siano aberrazioni come la casta degli intoccabili che non hanno diritto all’esistenza, i cui bambini vengono usati come meccanismo di produzione per le altre caste e che tutto questo avvenga non come deviazione ad un pensiero ma come legge accettata e condivisa, come consuetudine e come tale non condannata nè condannabile è cosa nota. che nella chiesa vi siano state e vi siano aberrazioni vergognose è un’altra verità ma queste vengono coniderate appunto deviazioni e sono condannate e condannabili come è giusto che sia. che in occidente sia comiciata la liberazione dell’uomo e la considerazione della sua dignità al di la di ogni asppartenenza a casta censo, famiglia, cultura questo è un dato di fatto incontrovertibile, e che la nostra democrazia e libertà di pensiero si fondino su un dato storico che è la nascita del cristianesimo è un fatto che nessun grido di negazione può mettere a tacere. che poi la teoria non sia mai in linea con la pratica che la chiesa e i suoi giochi di potere, le deviazioni di alcuni di quelli che dovrebbero essere i suoi pastori non assomiglino neppure lontanamente al messaggio del Vangelo è fatto di cui ciascun credente è a conoscenza e di cui prende dolorosamente atto. questo non significa negare che la storia della riflessione sull’umano abbia avuto una sterzata importante proprio con l’avvento del cristianesimo e che la nostra cultura in confronto con altre abbia fatto passi da gigante proprio per quel che riguarda il pensiero sull’uomo fino a lasciarlo libero di gridare la morte di Dio.

    cordialmente

    elena f

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  13. Valterone, pensa che io tra un’amicizia e una battuta ho sempre scelto la battuta.

    Comunque non capisco queste scelte drastiche. O non si possono fare critiche, in questo blog? Perchè se non c’è il diritto di critica, allora siamo messi veramente male.
    Ti chiedo di rimanere. Ma soprattutto di mantenere l’amicizia. In ogni caso ti scriverò privatamente.

    Sulla tua “battuta” sulle poetesse: ecco, la considero una battuta, appunto. Glisson.
    Ciao.
    Franz.

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  14. “La verità è che tu questo pezzo di Guardini l’hai semplicemente sorvolato, per vedere se c’è (e sicuramente c’è) qualcosa che può urtare qualcuno degli amici o collaboratori del blog. Piacere a tutti e a tutti i costi sembra la tua massima, salvo sparare contro crocerosse tipo Iannozzi.”

    Ah,rileggiti, Valter Binaghi. Dài, scrivi cose ridicole. Ci sentiamo presto.

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  15. Binaghi dice che io cvoglio piacerea tutti. A me non pare. Sono un cane sciolto, molto più di lui. Che lo fa con lo stipendio dello stato. Io lo faccio con nulla. Con nulla. Questa è la nuova democrazia? Darsi pacche sulle spalle finché ci si dà ragione l’un l’altro? L’amicizia cos’è? darsi sempre ragione e farsi i “pompini a vicenda”? Se un amico mi critica, anche in pubblico, sto con le orecchie tese: perchè significa che ha qualcosa di importante da dirmi. Dunque al signor Binaghi non è possibile muovere una critica, è evidente. Ci hi ripensato, Binaghi: non ti scrvivo, non ti telefono, ti dico addio.
    FranzK.

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  16. @Franz
    Amicus Plato sed magis amica veritas.
    E’ un detto molto antico, di un pagano per giunta.
    Tu non hai criticato ME ma cerchi sistematicamente di ridimensionare ogni affermazione teoricamente spessa al pour parler di un salotto, come fate su NI, dove i post più commentati sono quelli del cazzeggio. Neanch’io critico TE, se vuoi essere il simpaticone (lo dico senza ironia, lo sei) che sei. Ma non mi va questo tipo di vigilanza, credo che questo blog e almeno alcuni dei suoi frequentatori si meritino di più.

    @Matteoni
    Sui tuoi versi non mi esprimo perchè di poesia non ne capisco, ma sulla tua cultura filosofica avrei molto da osservare.
    Troppo, per questo spazio.
    Non basta leggere, ci vuole ordine mentale per comprendere.
    Tu sei molto confusa e fa parte della confusione il fatto che probabilmente prenderai questo come un complimento, e l’anarchia intellettuale come una virtù. Senza giudizio (x è o non è y) non c’è alcuna conoscenza, ma solo immaginazione, congettura, pura premessa del comprendere. E’ per gente come te che posto Guardini, ma se le figurine delle streghe e degli elfi non ti hanno ancora stancato, hai tutto il diritto di preferirle.

    @A tutti
    La Rete è un luogo molto pericoloso: fomenta la vetrinizzazione dell’esistenza, il narcisismo più infantile: l’unica salvezza è ancorare i propri interventi a una verità oggettiva, da promuovere e da difendere, anche quella dell’arte, certo, ma non solo. Io posso starci solo a queste condizioni ma, poichè non sono le vostre, saluto tutti. Cercherò di aprire un blog personale e se vorrete linkarlo qui sopra, chi vorrà leggermi e discutere con me mi troverà là.
    Ciao.

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  17. Ecco si Binaghi. Apriti un blog personale. L’ho fatto anch’io a suo tempo. Qualche anno fa, quando tu non sapevi nemmeno che esistessero, i blog. Tu sei un teorico, Binaghi, io sono un pratico. Tu sei un professore, io… non so. Comunque, io non cerco sistematicamente di fare nulla. E su NI, Binaghi, ci hai scorrazzato in lungo e in largo. Ora faccio scorrere il sangue, Binaghi, perchè io sono buono e caro ma non sopporto l’arroganza dei cialtroni, e l’ingiustizia. Parla con rispetto di NI, che è una realtà consolidata che ci fa lavorare a gratis da anni, tanto per cominciare. Non hai la benchè minima idea di cosa voglia dire gestire un blog multiautore. Parla di quello che sai (teoria) e lascia stare la pratica a chi sa “praticarla”. E con questo puoi anche andare, con in braccio il tuo ridicolo “bazooka cattolico” pieno di parole inutili.
    Franz K.

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  18. No, non prendo la confusione a cui alludi come un complimento, ma tant’è prendo come dato di fatto che tu abbia tutte le risposte sulla mia persona, complimenti.

    Per amor di precisione: quella è una fata della Paor, una scultura fatta a mano, non è né un elfo né una strega.

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  19. Cari amici cattolici quanto vi invidio! Vi appagate di soluzioni semplici e “comode”, e credete incondizionatamente e senza riserve alla validità di formule salvifiche, che nessuno ha mai dimostrato. Ma al tempo stesso vi compatisco, perché diffidate della scienza, l’unica “dottrina” che nel corso dei secoli – per quanto ancora parziale e imperfetta – ha fornito risultati certi e tangibili. Vi compatisco perché avete ripudiato il dubbio, compagno fedele e necessario di ogni conquista che renda più vivibile la vita. Vi compatisco perché in tal guisa avete rinunciato a onorare la vita stessa che il vostro Dio vi ha donato. O Signore perdonali perché non sanno quello che fanno.

    Pasquale

    P.S. Ma che luogo litigioso è diventato ‘sto blog! Valter, dopo Brotto anche tu ci saluti? Ma dai, ripensaci. In fondo non sono che litigi virtuali…

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  20. Credo nei fratelli Karamazov, Dostoevskij fa dire a un suo personaggio: “è più facile redimere una persona abbietta, malvagia, che far cambiare idea a un superstizioso”

    per questo il dialogo credenti-non credenti è così difficile

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  21. com-patire significa sentire insieme il medesimo sentire… vista la sua posizione ironica lei non può compatire nessuno signor giannino,perchè non ci prova nemmeno a com-patire ma le viene molto bene il burlarsi, lo schernire, lo sminuire l’interlocutore come di fatto fa, in modo assolutamente indegno di una discussione seria.

    buona giornata

    elena f

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  22. altro che litigi veri!
    ma vi rendete conto delle cose che scrivete?
    avete l’opportunità di divulgare cultura, pensieri, poesie, ogni cosa degna di riflessione.
    impariamo a mantenere il controllo e a non dire addio così facilmente.
    lo trovo ridicolo!
    per chi per caso passa di qua non è certo un buon esempio.

    saluti.

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  23. Giannino, non è litigioso il “blog”. Vedi, per esempio, i “cattolici col bazooka” creano il clima irrespirabile. Non solo: anche i provocatori non credenti a volte. Insomma, i provocatori di tutte le risme.

    Franz K.

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  24. Cari amici,
    mi associo alle osservazioni di sano buon senso di Carla Bariffi.
    Lei generosamente parla della nostra “opportunità di divulgare cultura, pensieri, poesie, ogni cosa degna di riflessione”.
    Cerchiamo dunque di fare questo, e di non inciampare nei nostri stessi piedi.
    Un saluto affettuoso e buon Ferragosto,
    Roberto

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  25. Solo per dissipare equivoci.
    Questo non è un problema personale tra me e Franz: Franz è (e spero resterà) un mio amico, di cui ammiro generosità e fantasia e a cui, da amico, non rinuncio a muovere critiche.
    Lo stesso per i frequentatori del blog (Matteoni, mi senti?): a me le persone vanno benissimo come sono, ma sono urtato da certi modi di gestione del blog, interventi come quello che Franz ha fatto sul post di Guardini che mirano a ridimensionare tutto per evitare a tutti i costi il conflitto delle idee, solo perchè ci sono soggetti che il conflitto non lo sopportano.
    Ma non capite che senza conflitto e senza dolore non si va avanti di un passo, perchè non c’è riconoscimento dell’errore, quindi conversione, quindi crescita personale? Direte: ma chi cazzo sei per pretendere di insegnare a tutti? Rispondo: non sono io la materia di insegnamento, ma il risultato di una ricerca vera (filosofica e non facilmente dogmatica, caro Giannino), che si può discutere e rifiutare ma sopra la quale non accetto preservativi.

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  26. @Vbinaghi colgo l’occasione di questo trattato di pace per parlarti della mia…
    Vè Vbinagni devo confessarti che non ci sono più gli scogli di una volta e che il mio bikini era bianco…
    buon proseguo

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  27. @AlessandroMorgillo colgo un ‘ altra occasione perchè ogni lasciata dicono sia persa, per chiedere gentilmente (fin che posso), al signor Morgillo di cambiare l’immagine del suo nome perchè risulta essere molto inquietante.
    Grazie

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  28. Ma come, caro Binaghi, adesso te ne vai e apri un altro blog? Ma non si fa mica così! Dopo il bellissimo articolo sul porcellino, io (e non solo io) volevo il bis e, se possibile, anche il tris. Sinceramente mi dispiace, mi dispiace proprio. Ma perchè non resti? LA POESIA E LO SPIRITO è un così bel campo da coltivare, da lottizzare, da incendiare… La lotta per l’egemonia, sai, è una cosa lunga, difficile, faticosa. Chiedilo ai comunisti che l’hanno esercitata per un cinquantennio. L’egemonia richiede gambe da maratoneta, mica capricci da centometrista. Rimettiti l’elmetto e ricarica il tuo bel bazooka: ce n’est qu… e via così. Anche se non sono un reazionario (e non ho neanche in programma di diventarlo), la storiella del porcellino mi interessa, mi interessa molto. Sai, anch’io ne avevo uno alle elementari, ma purtroppo non sono mai riuscito a riempirlo e neanche a svuotarlo. Binaghi, ti prego, non andare via, raccontaci un’altra volta la storia del profetismo adolescenziale, gli orrori del progressismo di marca sessantottina, l’infingardaggine di tutti i guardiani della famiglia tradizionale, eccetera eccetera. Caro Binaghi, tu sei un bluesbrother, e i bluesbrothers, se non sbaglio, sono sempre in missione per conto di Dio. Ti prego di ripensarci e di riconsiderare l’urgenza dei sette peccati capitali, o almeno di quella autentica tragedia chiamata rock’n’roll. I lettori di questo blog, fiduciosi, ti aspettano. E poi, a proposito di paganesimo, senti cosa dice l’Encyclopedia Psychedelica: “Tutta quella buona roba psichedelica che il Giudaismo, Il Cristianesimo, l’Islam e il Marxismo hanno lasciato da parte”. E poi senti cosa dice Erica Jong: “L’anarchia è la sorgente segreta della vita; e il sesso genera anarchia. I pagani lo capivano questo, assai meglio di noi. Lasciavano uno spazio all’anarchia nelle loro ben ordinate vite”. E poi, infine, senti cosa ha il coraggio di affermare Alberto Savinio: “Diciamo la verità: i cristiani consideravano il pagano come colui “che non ha bisogno di essere”, ma in segreto lo guardavano con ammirazione, come i collegiali, i convittori, i prigionieri guardano dalle finestre del collegio, del convitto, della prigione l’uomo libero e solo, che senza bisogno di compagni e di aiuto, se ne va per le libere strade del mondo”. Posso farti una confessione? Per me tu sei il nuovo che avanza, un nuovo che, sinceramente, mi consiglia di scappare il più lontano possibile da questo mondo. Siamo sempre a quella che Rimbaud chiamava “la rugosa realtà da stringere”. Adesso me ne vado anch’io in vacanza, ma senza porcellino: le vere vacanze sono sempre agratis.

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  29. Lorpat, credevo che LSD preso in gioventù mi avesse fatto male, ma ancora non ti conoscevo. Sapere che ci sono in giro ex capelloni con le ragnatele underground che consultano l’Enciclopedia Psichedelica, mi riempie di tenerezza.

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  30. E’ difficile frequentare la mia spiaggia, la si conosce sempre dopo il mio passaggio.
    Signor Vbinaghi buona serata e attendo suoi post che possano attirar l’attenzione mia.

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  31. Caro Valter, sono contento che sia ritornato sui tuoi passi. Ma ora ascoltami. È inutile girare e rigirare la frittata. Qualsiasi costruzione teologica si sviluppa su fondamenta dogmatiche. Utilizza cioè un metodo che è l’antitesi della conoscenza. Non lo dico io ma è così per definizione. Poi, che i dogmi, le verità rivelate o imposte come tali e adornate di belle parole abbiano successo e diffusione tra le masse, questo è lapalissiano. Ma stiamo parlando di fenomeni socio-antropologici, non di conoscenza. Il DNA è qualcosa di concreto, reale, e il suo studio ha conseguito risultati “veri”, “dati” che si possono toccare con mano, ponderare e utilizzare a fin di bene, purché ci sia la volontà politica di farlo, cosa che manca nel nostro paese, in cui la ricerca scientifica è stata avvilita sin dai tempi di Croce e Gentile. E ne sanno qualcosa i nostri giovani ricercatori… Lo stesso dicasi per i traguardi raggiunti nella fisica delle particelle, che non servono solo agli scopi mostruosi della politica e del potere ma hanno dato e possono ancora dare moltissimo all’umanità arrogante e litigiosa, che ha avuto la sorte di vivere la sua avventura tragicomica su questo puntino sperduto nell’universo che chiamiamo Terra. L’Italia, poi… Guai a parlare di “cellule staminali”, “nucleare”, “fecondazione assistita”, “eutanasia”… Ma forse ancora non vi siete accorti, cari amici cattolici, che il nostro pianetino non si trova al centro del mondo e non è piatto, ma è solo un minuscolo magnete che vaga piuttosto goffamente nello spazio-tempo ed è destinato a morire molto presto? Sicuramente non lo aiutate a ritardare la sua agonia… E la Elena si offende se il suo interlocutore nomina la parola “scienza”.

    Pasquale

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  32. senta giannino la Elena non ha tempo di offendersi per un incapace al dialogo che ha tutte le risposte (lui si crede di averle tutte) in tasca.

    la saluto cordialmente, e sappia che la parola scienza alla elena f. non fa paura, ma le parole disumano , disumanante , disumanizzante si. e anche la parola ottusità di chi scambia il suo sapere scientifico come ultima paola sul mondo. lei si che mi fa una grande pena, pena non compassione.

    buona serata

    elena f

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  33. http://valterbinaghi.wordpress.com/

    Questo è il mio blog personale.
    Da oggi i miei post, se v’interessano, li trovate lì.
    E’ una scelta tecnica, dopotutto: il tipo d’interventi che faccio spesso implicano una condivisione che oggettivamente non si può chiedere a 40 collaboratori di un blog collettivo.
    Qui verrò a commentare, a mani libero.

    Primo commento: Pasquale, la tua rappresentazione della religione è una caricatura. Io al Cristianesimo sono arrivato spingendo l’intelligenza oltre se stessa, non cercando una tana per le chiappe. Il fatto è che a molti piace pensarla come te, così possono continuare a piacersi come sono. Auguri.

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  34. Gentile Elena, mi spiega cortesemente da quali passaggi del mio intervento lei deduce e mi attribuisce i concetti di “incapacità al dialogo, ottusità, disumano, disumanante, disumanizzante”? Ma soprattutto, le chiedo di addurre argomentazioni oggettive e adeguate a giustificare il sentimento di pena che la mia presenza virtuale le avrebbe indotto. Probabilmente, se mi vedesse di persona, proverebbe sentimenti di ben altra natura.

    Se pensate di dissuadermi, con la vostra stizza, dalle mie posizioni e dal mio stile limpido e diretto ma non offensivo (io non l’ho mai offesa Elena, e se ritiene il contrario me lo dimostri!) – che fra l’altro avevo già manifestato in altre circostanze, qui dentro e non solo (dunque fatico a comprendere la ragione di tale sbigottimento e degli insulti, a cui non replico soltanto perché provengono da una signora) – ebbene, se pensate di avermi spaventato siete fuori strada. Lungi da me l’idea di dirvi che non frequenterò più il blog, a meno che non sia Fabrizio a deciderlo. Al contrario, tale reazione così esagerata rispetto all’“offesa” – che mi delude non perché sia la prima del genere a cui mi capita mio malgrado di assistere, ma perché proviene da persone che si dicono di “cultura” e non vivono nel medioevo ma nel 2007 – ecco, tutto questo mi rende ancora più determinato e combattivo di prima.

    Viva Voltaire e Bertand Russell! Abbasso l’oscurantismo!

    Pasquale
    P.S. Valter, grazie per gli auguri. Francamente avrei preferito “in bocca al lupo” o “in culo alla balena”. Auguri anche a te.

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  35. signor giannino, le parole disumano disumanizzante disumanante sono parole che mi spaventano ma non sono asolutamente riferite a lei, se ha la coda di paglia non ci posso fare nulla. lei ha ironizzato per tutto il tempo con il suo “voi cristiani mi fate compassione”, perchè si meraviglia di una risposta a tono? cos’è lei può ironizzare e agli altri è vietato?

    lei ha ironizzato di nuovo dicendo… “e la Elena si offende se il suo interlocutore nomina la scienza” e pretende che la elena si sottometta alla sua saccenza? ha sbagliato persona, con me non attacca. non mi offendo, le ripeto che per me offendersi significa dare un qualche peso alle insinuazioni dell’altro, cosa che, mi creda, sono lontana anni luce dal fare. per me le sue sono illazioni che non meritano il benchè minimo spreco di energia e se le rispondo è semplicemente per amore di chiarezza. dunque per amore di chiarezza le ripeto che le uniche parole che mi spaventano sono disumano disumanante disumanizzante, quanto all’ottusità lei non dimostra altro se non cerca nemmeno di entrare in sintonia con chi le sta davanti e cerca di farsi capire. è lei che si è messo in cattedra e ha preteso di farci la sua lezioncina di scienza spicciola, cosa pretendeva, che ci mettessimo in adorazione del suo sapere? per quello che mi riguarda la scienza è importante ma non risolve il problema esistenziale dell’uomo. punto.
    lei vada per la sua strada che io proseguirò faticosamente per la mia, ma non si azzardi più ad usare un tono meno che elegante, cordiale , educato e soprattutto rispettoso del mio credo e delle mie idee visto che io non mi sogno di non rispettare il suo modo di pensare benchè non lo condivida . si rilegga le varie fasi della discussione di questo pomeriggio e si renderà conto di essersi dimostrato incapace di dialogo con la sua ironia da quattro soldi- la vera compassione lei non sa nemmeno dove stia di casa. la verità quella che si scrive Verità non ha bisogno di sminuire l’interlocutore, glielo avevo già detto e glielo ripeto mentre lei non ha altri mezzi per farsi grande che usare il tono che si usa con i matti ma le assicuro che se c’è un pazzo fra noi quello non è chi crede. il medioevo (epoca nella quale il monachesimo, peraltro è stato in grado di conservare un sapere che altrimenti sarebbe andato smarrito e senza medioevo e senza monaci non ci dsarebbe stato nessun cosiddetto rinascimento e questa è semplicemente storia, signor giannino)dicevo il medioevo nel senso spregiativo del termine ce l’ha lei nel suo cervello perchè è lei che ha il paraocchi e crede (ripeto crede) nella scienza come se fosse un dio.

    buonanotte “signor-mi-offendo-facilemte-dopo-aver-maltrattato- offeso-sminuito-chi-mi-sta- davanti-solo-perchè-crede-in-ciò-in-cui-io-non-riesco-a-credere-Giannino.

    elena f

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  36. a proposito.
    non si è mai chiesto perchè una persona generosa, affabile, liberale, democratica, estremamente intelligente ed infinitamente colta quale il nostro ospite, che lei non manca mai di citare nei suoi commenti con grande rispetto, non sia semplicemente un credente ma un consacrato a quella fede e a quel Dio che lei tanto denigra? se non lo ha ancora fatto se lo chieda e cerchi una risposta, perchè altrimenti tutto il sussiego che mostra nei suoi confronti non è che aria fritta.

    di nuovo buonanotte

    elena f

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  37. Copio e incollo uno scritto che ho postato nel mio blog, sarei lieto che qualcuno lo commentasse. grazie

    domenico

    La conoscenza scientifica fonda il suo essere sul postulato di oggettività, ovvero: nulla può essere detto al di fuori dell’osservazione della natura la quale è assolutamente oggettiva. Tale ordine assiomatico contiene anche un valore etico che l’uomo si impone autonomamente: ogni forma di filosofia, religione, animismo, ecc., che cerchi di collocare l’uomo nell’universo attribuendo a tale collocazione un senso e un destino è rigettata da tale postulato e dalla pratica quotidiana di tale postulato nella scienza empirica. L’uomo moderno è quindi in preda della sua assolta contingenza e mancanza di senso che le antiche e radicate forme religiose e filosofiche, che fondevano in una sola essenza conoscenza e valori etici, offrivano e offrono per acquietare il malessere ontologico dell’uomo. Ma tutto è ancora più complicato: l’uomo moderno si trova “dissociato” in una parte di lui che accoglie la scienza magari come mero strumento produttivo e una parte che mal sopporta questo vuoto di senso che la scienza in maniera tanto subdola quanto proditoria le somministrerebbe. Da qui le derive irrazionalistiche di molti, anche uomini di scienza. Ma la parte che accoglie il ruolo utilitaristico della scienza non si accorge che i prodotti della scienza spesso derivano o sono derivati da quelle stesse subdole sorgenti, che tanto svuotano di senso la vita dell’uomo. Ad esempio, il trasformarsi della teoria evolutiva darwiniana in acclarata verità non ha solo fatto ribollir il sangue sempre più assetato di senso dell’uomo, che ha dovuto da Darwin in poi smettere di credere nell’ascendenza da angeli o deità tralignate, ma ha dato pure un forte impulso alla ricerca scientifica biologica che è culminata, ad esempio, nella biologia molecolare e nella possibilità di produrre ad esempio proteine indispensabili per scopi terapeutici, come nel caso del diabete o dell’emofilia. Quindi, un diabetico e un emofiliaco da una parte usano questi “strumenti”, nella fattispecie l’insulina e un fattore della coagulazione, prodotti tramite la biologia molecolare, dall’altra mal sopportano la scienza e tutto ciò che essa veicola. Vorrei anche ricordare, come è noto, che l’uso degli antibiotici applica in micro-scala la teoria evolutiva, in cui il fattore selettivo è l’antibiotico: in determinate condizioni nella popolazione batterica trattata con l’antibiotico evolverà casualmente un batterio che sarà resistente all’antibiotico stesso, divenendo infine numericamente preponderante in forza di questo vantaggio selettivo. Quindi come superare questa “schizofrenia”? Penso che una maggiore conoscenza scientifica aiuti molto: essa, infatti, aggiunge bellezza alla natura sostituendo il mistero apparente della sua insondabilità con il mistero altrettanto affascinante della sua descrizione e spiegazione. Raggiunto un certo grado di conoscenza diventa manifesto che il tutto è in tutto, l’uomo ha parentele strette con la mosca e il DNA è il mattoncino fondante la vita: tutto questo se non crea senso, se non allontana la frustrante sensazione di contingenza dell’uomo, almeno riempie di meraviglia e di deferenza la sua vita.

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  38. signor lombardini forse lei è un po’ indietro rispetto alle acquisizioni in fatto di scienza della chiesa e del mondo della fede. la chiesa ha da tempo accettato darwin e le sue teorie. i teologi da tempo sono impegnati nella riflessione anche in questo ambito, legga theilard de chardin o florenskji per citarne solo due fra quelli che hanno riflettuto e molto sul problema . ma il fatto della fede esula dall’ambito della materia, dunque nulla vieta allo scienziato di aderire ad un credo, tantomeno ad un credo cristiano e neppure cattolico. il limite che lo scienziato si dà è quello della vita la cui provenienza, nonostante l’evoluzione è rimandata al Dio creatore, di cui nessuna scienza è in grado di dimostrare tanto l’esistenza quanto l’inesistenza. In Dio si crede o no. da lì provengono posizioni in ambito scientifico che pur non negando capacità e possibilità si pongono la domanda sul lecito e sull’illecito, insomma per la persona di fede non tutto ciò che la scienza e la tecnica moderna rendono fattibile è di conseguenza eticamente giusto. è questo lo spartiacque e non una presunta impossibilità o schizofrenia dello scienziato credente. il credente si pone dei limiti che il non credente crede di non avere.

    buona giornata

    elena f

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  39. risponderò meglio più tardi, quando il lavoro me lo consentirà, anche a Binaghi nel suo neoblog. vorrei solo dire:

    1. chi ha detto che la scienza è un dato incontrovertibile? è vero esattamente il contrario, se no sarebbe immobile e dogmatica

    2.la schizofrenia a cui alludo non colpisce solo gli scienziati (anche se Monod, genetista premio Nobel, disse che uno scienziato che crede, deve essere per forza schizofrenico; io non sono d’accordo, almeno non del tutto), ma anche la gente comune;

    3. la scienza è sì domande semplici, tipo: com’è la struttura del DNA, ecc., ma da queste domande emergono considerazioni filosofiche profonde, ad esempio, l’uomo rappresenta un ramoscello infinitesimo, e ponderalmente trascurabile, dell’enorme edificio che chiamiamo evoluzione; prima di noi, ecatombi, genocidi, estinzioni di massa; da cui: è ammissibile un “dio buono” che permette tutto questo dolore, il dolore di esseri vissuti prima di noi, per arrivare all’attuale Homo?

    a dopo,

    domenico

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  40. @domenico

    come sempre si finisce per porsi la domanda sull’esistenza di Dio a partire dal dolore che è e resta la domanda più urgente per l’essere umano. il dolore proprio, quello della stirpe, quello dell’intera umanità e via via quello che coinvolge tutta la creazione fin dall’incipit e che inevitabilmente fa coppia fissa con il problema della morte, perchè ecatombi o estinzioni di massa o no, alla fine ciascuna creatura, dall’organismo monocellulare all’evolutissimo homo sapiens sapiens, cammina nella vita fino all’esito finale che è la morte.
    il cristianesimo risponde che la morte non è l’ultima parola sulla storia e nemmeno l’homo sapiens sapiens è l’ultimo stadio evolutivo dell’uomo che nella fede è chiamato ad essere soltanto amore, nonostante il dolore e la morte.
    forse la mia non è la risposta che cercava ma è l’unica che mi sento di darle in questo momento.
    rimandandola ai due autori che ho citato sopra che hanno dato una lettura interessante e, forse, condivisibile anche da lei, di questo problema.

    la saluto cordialmente

    elena f

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  41. @ Elena, io non sono per nulla saccente, al contrario applico sistematicamente il metodo galileiano, verificando ogni volta che i risultati dei miei esperimenti conducano a modelli “falsificabili”. Sono costretto a farlo se no mi licenziano. Sa, purtroppo non lavoro al ministero… D’altro canto è l’unica strada che nel corso della storia umana (che è una finestra temporale piccola piccola nella storia del mondo, e questo lei come donna di “cultura” dovrebbe saperlo…) abbia fornito risultati concreti e utilizzabili. Tutto il resto è fatto di chiacchiere e sentimenti (e anche “noia” come direbbe il Califfo… e a me i “musoni” non sono mai piaciuti).

    @ Domenico, per non riuscire a “leggere” il tuo scritto è necessario essere affetti da seri problemi di comprensione della lingua italiana…

    Pasquale

    P.S. Elena, lei non è stata in grado di dimostrare in che punto del mio dire io le sia apparso irriguardoso nei suoi confronti o le abbia mancato di rispetto. Né tanto meno ha dimostrato la mia incapacità al dialogo e le altre calunnie rivolte alla mia persona, rispetto alle quali le avevo offerto una possibilità di chiarimento che non ha saputo cogliere. Vede che succede a essere ignoranti? Last but not least, signora Elena, se proprio non ce la fa a darmi del tu, la prego: Dott. Ing. Giannino. Sa, sono regolarmente iscritto all’Ordine, e mi occupo da circa otto anni di ricerca applicata presso centri di eccellenza mondiale. Grazie.

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  42. Dott. Ing. Giannino.

    evidentemente lei reputa l’irrisione della fede del suo interlocutore un modo civile di rapportarsi. io no.

    buona giornata, dottore.

    cordialmente

    la signora nessuno.

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  43. Sono un po’ sconfortato, e non vorrei che avesse ragione Giannino: possibile che non leggiate con attenzione i commenti degli altri? questo non deve essere un luogo, per altro virtuale, in cui ciascuno si mostra e si fa bello, spinto più da egotismo che da vera e profonda attenzione per l’altro, e per ciò che dice (cosa assai cristiana, tra l’altro – cosa mi fate dire!)
    Comunque, proviamoci:

    dal blog di Binaghi leggo: “Il rigore, la trasparenza e la forza della rivoluzione scientifica moderna sono precisamente il frutto di un’autolimitazione: è perché la scienza rifiuta questioni profonde sull’essere, la qualità e il valore delle cose, rivolgendosi ai soli aspetti misurabili del reale, che raggiunge risultati brillanti e indiscutibili e rende possibile un dominio tecnologico sulla materia che le civiltà antiche non conobbero etc.”
    Secondo me la scienza NON rifiuta a priori le “questioni profonde dell’essere”, tuttavia applica in primis un metodo che è PER FORZA riduzionistico per risolvere determinati problemi, ma dal momento in cui scopre qualcosa di importante, è lì che fa il salto (per dirla con Albert Einstein, la scienza senza filosofia, ove anche fosse possibile, sarebbe una ben arida attività!). Esempio, cose vere, “verità”: condividiamo con lo scimpanzè gran parte del genoma, 98 per cento e più. che implicazioni ha questo sul piano esistenziale? possibile che non le vediate? si credeva, pochi anni fa, che avessimo tantissimi geni più degli altri animali, anche infimi come la mosca, invece ne abbiamo un numero molto inferiore alle attese: dove sta la nostra superiorità? ho detto prima: per arrivare ad homo sapiens, ammettendo il fine ultimo di arrivarci secondo un disegno intelligente, si è passati attraverso genocidi, estinzioni di massa, ecc., sarebbe come provare a fare un orologio, tentativo dopo tentavivo, e una volta ottenuto accorgersi di aver fatto una montagna di errori alta migliaia di metri, edificata tra l’alto sul dolore. che senso ha (ammettendo il senso)?. Questo non è scientismo, è farsi domande. In ultimo: quello che dice la scienza non è provvisorio, o meglio lo è in piccola misura se la scoperta è suffragata da dati sperimentali solidi: Darwin ebbe un’intuizione, ora abbiamo i dati e abbiamo affinato via via la teoria evoluzionistica darwiniana che era per forza di cose lacunosa e a tratti errata, ma le fondamenta erano solide. Come il DNA, ad esempio: quello è e quello sarà. Il suo funzionamento, quello sì che è sottoposto a continue scoperte e revisioni.

    domenico

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  44. Domenico, ti abbatti per così poco? Il problema non è della signora Elena o di Binaghi o di tanti altri, se diventa arduo o addirittura impossibile “comunicare” quando si affronta l’annosa questione del rapporto fra scienza e fede. D’altra parte, Galileo è stato “prosciolto” solo qualche anno fa dal papa polacco, che, per quanto conservatore, era abbastanza intelligente da capire che fosse giunto il momento di voltare pagina. Frattanto, la fisica newtoniana – naturale sviluppo della strada indicata dallo scienziato italiano – aveva consentito nel corso dei secoli a schiere di fisici e ingegneri di proseguire con passo fermo lungo il cammino della ricerca pura e delle sue applicazioni. A un certo momento fece irruzione sulla scena un giovane fisico dai capelli perennemente arruffati, che stentava a essere riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale, perché ai tempi dell’università preferiva suonare il violino anziché sgobbare sugli esami. Tale studente “svogliato” avrebbe avuto presto delle intuizioni destinate a suscitare gran clamore negli ambienti accademici e non solo. Queste manifestazioni di assoluta genialità avrebbero scosso dalle fondamenta la storia dell’uomo, e impresso al corso della conoscenza una svolta rapida e sconvolgente. Le sue scoperte furono divulgate col nome poco felice di “teoria della Relatività ristretta” e “teoria della Relatività generale”. Per i non addetti ai lavori: la prima riguarda il noto, ancorché tutt’altro che immediato, paradosso dei gemelli: l’intervallo di tempo che intercorre fra due eventi – misurato da un orologio in moto rispetto ad essi – non è invariante ma subisce una dilatazione tanto maggiore quanto più la velocità dell’orologio si approssima a quella della luce [300000 km/s]; di conseguenza, neanche la massa di un corpo è invariante, ma cresce secondo una legge analoga espressa da una semplice formula che vi risparmio. La seconda, basata su un formalismo matematico molto più complicato, descrive la curvatura dello spazio-tempo in presenza di una massa. In quello stesso periodo Heisenberg formulava il celeberrimo principio di indeterminazione, che poneva un limite alla “giurisdizione” della meccanica classica nel fornire modelli atti a descrivere il moto delle particelle subatomiche. Frattanto nasceva la meccanica quantistica, che individuò nel calcolo delle probabilità strumenti adeguati ed efficaci per esplorare tali domini. Einstein rifiutò l’idea di applicare questa nuova teoria alla Relatività generale per descrivere l’evento iniziale del Big Bang (Dio non gioca a dadi…), quando cioè le dimensioni erano tali da chiamare in causa il suddetto principio di indeterminazione. Questo errore il grande scienziato lo pagò caro: seguitò a scrivere, nella sua maturità, tonnellate di equazioni senza più raggiungere alcun risultato di rilievo: colui che è forse il più grande genio di tutti i tempi deve la sua “immortalità” a quelle due folgorazioni giovanili. A un certo punto arrivò Popper e disse che una teoria è scientificamente valida se e solo se è “falsificabile”. Non lo avesse mai fatto! Ancora adesso dobbiamo tollerare schiere di intellettuali che affermano con supponenza: “Ah, le certezze della scienza sono crollate: tutto è relativo!”. Ed ecco la fuga verso il misticismo, l’irrazionalismo, l’esoterismo… Amici miei, non avete capito un tubo. Einstein non ha mai detto e creduto che tutto sia relativo. Al contrario, le sue teorie tentano di fornire una descrizione del mondo indipendente dall’osservatore, cioè: assoluta. Il calcolo delle probabilità non è una partita a dadi, ma fornisce strumenti matematici, dunque rigorosi. La falsificabilità di Popper non vuol dire, come troppi ancora pensano, che qualsiasi teoria scientifica possa essere smontata da un momento all’altro. Cosa voglia dire l’ho spiegato altre volte ma non mi stancherò mai di ripeterlo. Anzitutto: una teoria è scientifica se e solo se è formulata attraverso un modello rigoroso, in altre parole un modello che ne consenta la verifica sperimentale. Poi: se l’esperimento ha esito positivo in n casi – cioè i risultati soddisfano le predizioni del modello in n casi – ma non le soddisfano nell’n + 1esimo, questo non ci autorizza a prendere la teoria e buttarla nel cesso: il modello è ancora valido per quegli n casi, ma per l’n + 1esimo bisognerà perfezionarlo. E qui “scendono in campo” i giovani ricercatori come te, Domenico, con tutti i problemi di precarietà e di busta paga che sappiamo. Per esser chiari, la stessa meccanica newtoniana non è stata alienata in una delle tante discariche che i potenti piazzano nel nostro meridione al posto delle fabbriche, ma ancora oggi migliaia di studenti di fisica e ingegneria superano più o meno brillantemente gran parte degli esami applicando quel modello, che resta comunque valido nella maggior parte dei casi pratici.

    Ora, veniamo al dunque. Albert Einstein era un credente. Ma non ha mai neanche lontanamente pensato di “conoscere” attraverso la fede. La fede era un sentimento che provava nel proprio intimo e probabilmente lo ha pungolato e assistito nei momenti più ardui (la ricerca scientifica è fatta di sudore e frustrazioni, e molto raramente di gloria), lo ha incoraggiato ad affrontare la sua sfida personale coi misteri del “creato”. Ma egli ha condotto questa battaglia attenendosi scrupolosamente al metodo scientifico. Non certo ritirandosi in un eremo a pregare.

    Ebbene, a chi ancora persevera nel sostenere che la teologia è una forma di conoscenza “alta”, che travalica l’intelligenza e le possibilità cognitive di noi comuni mortali, suggerisco di guardare ogni tanto Superquark. Il buon Piero è avanti con gli anni ma è ancora in gamba. Poi sa comunicare. E soprattutto ascoltare.

    Pasquale

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  45. la signora Elena F. Ricciardi non ha alcun problema “dottore” forse è lei che ha bisogno di una visita.
    la prego comunque di tenermi fuori dai suoi commenti. non mi nomini e non mi pensi neppure, tanto non avrà alcuna difficoltà a farlo. continuo a dire che se rilegge i commenti di questo post si accorgerà dell’enormità della sua supponenza e della sua arroganza. nei miei interventi qui non c’è una sola parola contro la scienza nè tanto meno contro di lei, che è e resta un maleducato che si permette di “compatire” i suoi simili dall’alto del suo “dottorato ingegneristico”. e lei signor lombardini, per quale ipotetico motivo di incomprensione se l’è presa? ho cercato di dirle cosa pensavo riguardo alla sua domanda, ma evidentemente non le è piaciuta la risposta, mi dispiace ma il senso della vita non glielo so spiegare in un’equazione, per quello si rivolga al Dott. Ing. Pasquale (che nome Signore perdonalo! che di Risurrezione in lui nemmeno l’ombra!) Giannino.

    buon pomeriggio

    elena f

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  46. Elena, Pasquale era il nome di mio nonno, un contadino calabrese del 1911 che aveva alle spalle la guerra di Etiopia e la seconda mondiale, e doveva occuparsi del sostentamento di mia nonna e mio padre (altri due figli li aveva persi da neonati). All’età di 47 anni decise che mio padre e la sua prole avrebbero avuto una vita meno dura della sua: preparò con l’aiuto di nonna una valigia di cartone, la legò per bene con lo spago e partì alla volta della Svizzera. Lassù, il fratello minore – che è ancora in vita – gli aveva preparato un posto letto nella baracca dove passava abitualmente la notte. All’inizio lavorò come bracciante, poi fece “carriera” da manovale. Ritornò in Italia dopo quattordici anni, nel 1972, un mese dopo la mia nascita.

    La prossima volta, prima di esternare le sue considerazioni sul mio nome ci pensi. Ché potrei diventare davvero “maleducato”.

    PASQUALE

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  47. Pasquale, il mio cuore è innamorato di Cristo, la prossima volta ci pensi bene prima di esternare le sue considerazioni sui poveri cristiani mentecatti. se conosce il dolore che provoca la mancanza di rispetto allora può capire più di quanto non vorrebbe dover capire.

    buona setata

    elena f

    ps: mia nonna morì tisica a 36 anni lavando i panni dei ricchi alla fontana del paese durante la guerra,per mantenere cinque figli, fra cui mio padre che rimase orfano a cinque anni. forse almeno in questo dolore ci assomigliamo un po’

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  48. Reputo che i toni finora usati non siano all’altezza della conversazione (…mezzarissa). So che Giannino sa essere anche gentile. So che Elena è donna di grande sapienza e amore e, quindi, anche di grande comprensione. Non so molto di Lomdardini se non tramite quel che scrive, cmq si è sempre comportato bene… almeno nei commenti ai miei post, quindi lo reputo individuo di buon senso. Detto ciò, cercate di moderarvi e di non tirare in ballo nonni e nonne che, pace all’anima loro, tramite il sacrificio hanno fatto in modo che voi, ora, possiate misurarvi qui con sapienza… e a tale sapienza cercate, perciò, di portare rispetto: rispettandovi… e pochi Dott. e Ing.,davanti all’Assoluto si è tutti polvere. Grazie.

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  49. Dici bene Gian Ruggero, per quanto mi riguarda io so essere gentile, ma so anche incazzarmi e fare a botte se è il caso. Ovviamente MAI nei confronti di una donna o di una persona più debole, che possono pure offendermi e calunniarmi senza che muova un dito. Sai, la terra da cui provengo è molto “arretrata” e crede – come io credo nonostante la “barbarie” dilagante – ancora in dei valori saldamente radicati. Riguardo alla citazione dei “nonni”, sappi che “Pasquale Giannino” è un nome che evoca “eroismo”, anche se non ricorre nei libri di storia (non parlo di me ovviamente, che sono piccolo piccolo rispetto ai miei avi). Su mio nonno potrei aggiungere molti altri esempi di ordinaria grandezza (“La storia siamo noi…”) ma mi rendo conto che andrei fuori tema. Nondimeno ti voglio dire due parole su un altro Pasquale Giannino, il nonno di mio nonno: percepiva una pensioncina miserrima come reduce dall’impresa dei Mille… Anche se, ti confesso, avrei preferito che si fosse dato alla macchia insieme ai briganti. Riguardo ai miei titoli accademici e professionali, ci tengo molto poco, generalmente se uno mi chiama dott. o ing. mi imbarazza e lo invito a darmi del tu (in questo mi reputo filoamericano). Ciò detto, sai cosa scrive Corrado Alvaro nel saggio Itinerario italiano, in merito all’indole dei suoi conterranei?: “L’ingegno calabrese tira facilmente al mestiere intellettuale come all’unica risorsa per uscire da una costituzione fino a ieri di tipo feudale e di cui durano le conseguenze […] Per maturare un figlio che diventi avvocato o medico o prete, molte famiglie hanno sacrificato tutti i loro membri; in alcune famiglie numerose, per tirare fuori da uno dei figli, in genere il più piccolo, e già predestinato, un intellettuale, il padre ha imposto a tutti gli altri figli sacrifici di anni, il contributo finanziario per i dieci o dodici anni della durata degli studi, e i figli si sono sottomessi senza fiatare a tali sacrifici, hanno affrontato l’emigrazione, l’arruolamento settennale, dividendo con la famiglia paterna il salario e lo stipendio; solo dopo che il giovane prescelto, aiutato da ognuno dei suoi fratelli, ha stabilito la sua condizione, soltanto allora i suoi fratelli hanno potuto sposarsi”. Ebbene, quando rileggo questo brano i miei titoli mi riempiono di orgoglio.

    Bene, adesso che ci siamo tutti chiariti e rappacificati, ditemi, Elena e Gian Ruggero, il # 57 lo avete “letto”? C’è qualche passaggio particolare che non condividete? Grazie.

    Un cordiale saluto.
    Pasquale

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  50. @gianruggero, grazie

    @pasquale, il suo nome è beneaugurante e per un credente rimanda all’idea di una vita tutta nuova.

    @domenico, grazie della precisazione

    buona serata

    elena f

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  51. “…che i precristiani praticassero la pedofilia, la schiavitù , che gettassero gli handicappati dalla rupe , che ammettessero la dignità dell’uomo in base al censo e non in base all’assolutezza della persona, che nell’induismo vi siano aberrazioni come la casta degli intoccabili che non hanno diritto all’esistenza, i cui bambini vengono usati come meccanismo di produzione per le altre caste e che tutto questo avvenga non come deviazione ad un pensiero ma come legge accettata e condivisa, come consuetudine e come tale non condannata nè condannabile è cosa nota.”

    Rispondo a Elena F:

    …che l’uomo contemporaneo, dopo 2000 anni di cristianesimo, CONTINUI a praticare la pedofilia, la schiavitù , l’emarginazione di handicappati e “matti”, a calcolare la dignità umana in base al censo (dollari, euro, è uguale: paesi cristiani cattolici e paesi protestanti…) è cosa nota.

    Forse è meno noto che l’ “aberrazione” della casta degli intoccabili ha un suo preciso senso. Per esperienza personale, e cioè per aver parlato – con il solito atteggiamento occidentale misto tra scandalizzato e impietosito (quanta superbia, eh?) – a chi vive quotidianamente nel sistema delle caste, quale senso ci fosse in una discriminazione così palese, mi è stato risposto così: “se uno nasce intoccabile, o anche appartenente a qualche altra casta, non si chiederà – come fate voi – di chi è la colpa (o il merito): sa già che la responsabilità è tutta sua perché evidentemente deve aver fatto qualcosa – seppure non ricorda – per finire in una determinata condizione.”

    Ecco, secondo me vivere in un sistema che ti insegna da millenni a non scaricare la colpa su nessuno (altro uomo o Dio) ma ad assumersi le proprie responsabilità e a caricarsi del peso delle azioni della propria umanità non può essere definito aberrante…A meno che tu non voglia dire che quello che ha fatto nostro Signore, e cioè accettare la propria sofferenza e la morte umane, è un segno di inciviltà… 😉

    saluti

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  52. @lisa

    (quanta superbia eh!)
    c’è un meccanisno noto agli psichiatri che si chiama proiezione … deduca lei cosa penso.

    comunque il suo commento non ha bisogno di risposte, l’intelligenza sa discernere.

    buona giornata

    elena f

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  53. @ Elena.

    Mamma mia, ma perchè sei sempre incazzata? Guarda che “quanta superbia, eh?” era riferito prima di tutto al mio atteggiamento…

    Non sarà che hai il codone di paglia?

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  54. @lisa

    il mio umore non rientra nelle questioni che discuto qui nel blog, io incazzata o meno rifletto su quello che leggo e rispondo, non sto qui a fare salotto.

    ripeto hai detto delle cose , ci credi , bene. io ne ho dette altre, ci credo , basta. chi leggerà deciderà e rifletterà in merito . punto.

    cordialmente (davvero anche se senza moine)

    elena f

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  55. Elena, dai, “superbia” a parte…
    quello che volevo dire in realtà era molto semplice (mi fa strano che proprio a te, così intelligente, però un po’ sia sfuggito).

    Quello che mi è sembrato interessante della risposta che mi aveva dato il mio amico indiano era questo centrare tutto il discorso sulla responsabilità.
    Questo per alemno 2 buoni motivi:

    1. se non è “colpa” o “merito” di nessun altro tranne che miei, non posso disprezzare o sentirmi in debito con alcuno. E questo significa che sono libero.

    2. Se, anche nel caso io mi trovi in una situazione particolarmente difficile, non odio e non invidio un altro uomo perchè ha ciò che io non ho, non desidererò nemmeno prendermi ciò che è suo e quindi il rischio di scatenare la violenza sarà ridotto.

    A me non sembra poco…e tieni conto che la cultura indiana è un lavoro del pensiero che da millenni si spinge anche verso le posizioni più radicali.

    Hai detto bene quando hai parlato di “proiezione” (ma, perdonami, psichiatria e forse più propriamente psiacanalisi ci sono arrivate un tantinello dopo gli indiani…): il sistema delle caste è – visto dall’alto – un mandala, cioè una proiezione del mondo, un ologramma dell’assoluto sminuzzato nella dimensione del molteplice (velo di Maya, ecc.)
    Un mondo altro, nel quale, come per tutte le proiezioni che si rispettino (anche quelle mentali), l’origine è appena velata e insieme estremamente difficile da raggiungere.

    ciao

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  56. Possibile che credenti e non credenti non sappiano riconoscersi gli uni con gli altri, sopprattutto apprezzando e riconoscendo nell’altro i drammi, le idiosincrasie, ecc. Vorrei affermare il dramma di un ateo religioso – come me – (una persona che non crede in un Dio rivelato, ma che nutre un senso religioso della vita, come se la vita e le cose fossero l’immagine plastica del sacro, una ierofania, ma che ha contemporaneamente una rappresentazione del reale assolutamente razionale, deterministica), condannato a cercare Dio negli altri e a scontrarsi però contro questo muro di incomprensione, forse per un eccesso di “legge” e un difetto di compassione letteralmente cristiana.

    Elena, cosa ne pensi?

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  57. @lisa

    grazie ma non c’era bisogno della lezioncina.

    ribadisco quello che ho detto sopra e per chiarezza aggiungo che se ti sembra che l’esistenza della casta degli intoccabili sia un segno di grande cultura e civiltà bene per te. mi dispiace solo che tu non sia nata in india e in quella situazione.

    @domenico

    sul dialogo il discorso è lungo e difficile e non credo sia nè il tempo nè il luogo questo post per discuterne.
    ti pregherei soltanto di non tirare in ballo la compassione cristiana come arma con la quale ogni volta che un cristiano tiene ferme le sue idee è tacciato d’essere non compassionevole.

    buona giornata

    elena f

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  58. @ elena

    OK, ringrazio per il tuo dispiacerti. magari in una prossima vita ci ritroviamo insieme a chiacchierare amabilmente vicino a qualche fogna a cielo aperto…:-)

    Volevo solo chiarire una cosa: io non voglio difendere a tutti i costi il sistema delle caste (non spetta a me), come del resto non sono di quelli che vanno in india per trovare se stessi (se uno mi chiede in cosa credo, infatti rispondo che il Dio del Cattolicesimo e suo Figlio sono ciò in cui confido) – volevo solo cogliere l’occasione offerta da questo blog per parlare un po’ di cose che – per quanto difficili da capire – vanno sempre ricondotte alla dimensione umana, magari in manifestazione dolorosissima, ma pur sempre umana e, come tale, comunque “amata” da Cristo tanto da morirne.

    Avete mai letto Sotto il sole di Satana di Bernanos? Il protagonista – destinato a duri combattimenti con l’Avversario – si fustiga dalla mattina alla sera per essere in grado di presntarsi “pulito” all’appuntamento. Il suo superiore, uomo saggio, gli fa capire che senza accorgersene Satana lo sta già tentando e che il disprezzo della carne così tanto perseguito altro non è che superbia…

    …allora, spesso la strada che appare la più giusta non lo è e l’inganno, di cui è intriso il mondo, va svelato. Non posso certo dire di essere “emotivamente” in disaccordo con Elena quando non accetta che migliaia di persone debbano vivere in condizioni terribili.Ma devo “razionalmente” ammettere anche la possibilità di non poter capire sempre e comunque il perchè delle cose e di conseguenza, di non poterle giudicare.
    Se così non fosse, odierei Dio (il “non serviam” è la ribellione alla divina schiavitù dell’angelo, giusto?)

    ciao

    Lisa

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  59. Visto che nessun cattolico fondamantalista o democratico o moderato o che so io ha ancora avuto la voglia o il tempo di “battersi” onorevolmente con me sul # 57 (ma l’invito è rivolto anche agli atei e agli agnostici)… le religioni giudaico-cristiane – “se sbaglio mi corrigerete” – hanno in comune il discorso del peccato originale: tutti quanti noi nasciamo con la “stimma”, dunque dal momento in cui emettiamo il primo vagito sino all’ultimo respiro è tutta una guerra all’ultimo sangue (oh, la posta in gioco è il Paradiso!) nel tentativo di redimerci da una colpa commessa tanto tempo fa da un “ominide” che non abbiamo mai incontrato né conosciuto (ma pensate un po’ se i tribunali “terreni” vi chiamassero a rispondere di colpe commesse da altri…). A un certo punto arrivò un giovane dai capelli lunghi, affascinante e carismatico: tal Gesù di Nazareth detto il Cristo. Fra le altre cose diceva che ci avrebbe liberati da quel marchio infamante… E poi ci lasciò in eredità una ricetta per vivere in pace on sé medesimi e col mondo, che ancora oggi fa venire i brividi: “AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO!”. Ora, mi insegnate per favore come si fa a diventare dei buoni cristiani? Sono disposto ad ascoltarvi in silenzio e prendere appunti come uno scolaretto diligente. Grazie.

    Pasquale (aspirante cristiano)

    P.S. Se ho commesso qualche eresia, ditemelo. Sarò felice di immolarmi per amore della Verità, e affrontare il rogo a testa alta, e non seguirò l’esempio di Tommaso Campanella – mio illustre conterraneo – che si finse pazzo per evitarlo.

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  60. @lisa

    non credo nella reincarnazione, nella prossima vita in cui credo io non ci sarà bisogno di discutere perchè finalmente sarà tutto chiaro…
    per il resto ti ringrazio di nuovo per le delucidazioni su cosa sia e non sia superbia, fa sempre bene farne memoria, evidentemente pensi che io ne abbia bisogno. non mancherò di fare opera di discernimento e tenterò, dentro il mio limite umano, di migliorare il tiro.

    buona giornata

    elena f

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  61. @Pasquale

    Come riscostruzione va benissimo ed è pure divertente 😉

    La faccenda è seria: come si fa a insegnarti una cosa che per primi non si è in grado di fare? (oddio, a dir la verità ne ho conosciuti tanti che non si porrebbero il problema…)

    Mi sa che la Verità te la devi estrarre da solo dalle budella…

    ciao, a più tardi
    🙂

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  62. Scrive Lisa: …”per essere in grado di presentarsi pulito all’appuntamento”… ma non tanto quello con Satana, pur questione di secondo piano una volta scoperta la vera essenza dell’uomo (cioè scopertisi – visto che è nel nostro Io che il Signore degli Inganni dimora), quanto con la Morte, che è la massima questione… e andiamoci tutti a rivedere quel gran capolavoro di Bergman “Il Settimo Sigillo”… perché, infine, il discorso riguardante le ‘caste’ rientra, sempre (come poi tutti i discorsi che implicano un modo di porsi nei confronti di vita e morte) in un Codice comportamentale, in una Educazione che riconosciamo come radice e identità, in un Insegnamento al quale ci si attiene, in una Iniziazione alla quale si è votati o, meglio, alla quale ci si vota (tanto per mettere un esclamativo di dovere). Infine la Morte di Bergman si misura col Cavaliere… perché questo? Perché, sempre, i Massimi Sistemi e il confronto con l’Assoluto implicano il Codice che ho citato sopra e, nella nostra tradizione, è la figura del Cavaliere (medioevale) che incarna il possibile ‘modus’… anche la Possibilità di contrapporsi ad un ‘neo-paganesimo’ d’accatto (come poi tutti i ‘neo’ che l’odierna società sta vivendo, fra i primi il ‘neo-nichilismo’… ben poco cosa riguardo il Nichilismo dei ‘maestri’). (A SEGUIRE)

    Un Cavaliere è devoto al valore
    il suo cuore conosce solo la virtù
    la sua spada difende i bisognosi
    la sua forza sostiene i deboli
    le sue parole dicono solo verità
    la sua ira si abbatte sui malvagi

    Codice Cavalleresco secondo gli scritti antichi:

    Officium:
    I. Siate fedeli alla cavalleria, ai suoi insegnamenti, e osservate il Codice della Cavalleria in ogni direzione.
    II. Amate la vostra terra, la vostra famiglia, la vostra religione e sosteneteli in ogni circostanza.
    III. Onorate il vostro regno e siate sempre fedeli agli altri cavalieri, al vostro ordine, alla vostra consorte, e al vostro stesso onore.
    IV. Offrite la vostra fede al vostro sovrano. A costui avete reso omaggio e siete suo uomo: il vostro dovere è di proteggerlo dalla morte e dall’onta secondo le vostre forze. Non vi è slealtà maggiore che tradire il proprio signore.
    V. Portate rispetto alle autorità : siate umili e accondiscendenti con chi vi precede, e trattate con umanità e rispetto chi vi segue in gerarchia.
    VI. Amministrate giustizia e pietà allo stesso tempo

    Verba:
    I. Cercate sempre di sfoggiare portamento, eleganza, intelligenza e squisita educazione, adeguati all’alto lignaggio di un cavaliere.
    II. Parlate sempre in modo chiaro e pacato.
    III. Non fate uso di linguaggio volgare e risparmiatevi idiozie o stupidaggini. Mostrate sempre autodisciplina e controllo.
    IV. Non parlate troppo volentieri. Chi parla troppo pronuncia parole che potrebbero tornargli a follia. Chi troppo parla fa peccato, dice il saggio. Per questo, nobili cavalieri, ve ne sconsiglio.
    V. Ricordate che il silenzio è, qualche volta, la risposta migliore.
    VI. Non mentite mai, e mantenete sempre fede alla parola data. La parola di un cavaliere sostiene il suo stesso onore. La vostra parola deve essere affidabile e sicura al di là di dubbi o incertezze.
    VII.Date parola a tutti, anche agli ignoranti e agli ottusi, poiché anche essi hanno le proprie storie. Inoltre, non lasciatevi indebolire da pregiudizi e credenze.
    VIII.Fate poche domande e ascoltate molto. Se potete non chiedete nulla mai; ma se sarà per compiacere qualche buon amico allora vi sia in onore chiedere una volta e anche due, perché la prima volta potrebbe non essere ben intesa. Ma non più di due volte.

    Caritas:
    I. Abbiate compassione di tutti coloro che sono deboli, indifesi, o oppressi, e difendeteli sempre e ovunque.
    II. Date sempre priorità ai bisogni degli altri, rispetto ai vostri.
    III. Siate generosi e prodighi con tutti. Generosità è anche sinonimo di nobiltà.
    IV. Se qualcuno vi pone una nobile e ammissibile richiesta, non potete rifiutarvi di esaudirla.
    V. Non pretendete mai alcun compenso per il vostro aiuto. La ricompensa migliore per un cavaliere è l’aver compiuto una nobile impresa.
    VI. C’e’ sempre un valoroso cavaliere pronto ad aiutare un altro valoroso cavaliere quando lo vede in pericolo, e sempre un uomo valoroso dovrebbe detestare che un uomo valoroso venga ingiuriato.

    Ecclesia:
    I. Abbiate fede negli insegnamenti della Chiesa e rammentate il voto fatto durante la cerimonia di investitura.
    II. Difendete la Legge di Dio e servitevene per fermare le ingiustizie.
    III. Siate rispettosi nei confronti di tutte le religioni, e non offendete mai le credenze religiose altrui.

    Integritas:
    I. Non siate vanitosi, la vanità si cela dietro la virtù e la gloria. Guardatevi dall’eccessivo orgoglio perché è una debolezza alla quale nessuno è immune.
    II. Tenetevi lontani dalla malvagia gloria mondana, perché la grande superbia porta inesorabilmente a grandi dolori.
    III. Un cavaliere invidioso non otterrà mai onore, e poiché egli è anche un uomo invidioso che vuol avvantaggiarsi dell’onore, sarà disonorato due volte senza ottenere nulla. Per questo motivo gli uomini d’onore odiano quelli invidiosi e non mostrano loro alcun favore.

    Puellae:
    I. Rispettate le donne e soccorretele sempre quando sono sofferenti.
    II. Se tenete al cuore di una dama, cercate di divenire il suo campione e cimentatevi in tornei sostenendo l’onore della vostra dama.
    III. Non cercate volutamente di turbare la donna legata all’amore di un altro.
    IV. Non importunate dame e damigelle, e desistete in caso le vostre intenzioni vanno contro la loro volontà.

    Pugna:
    I. Disputate duelli e tornei per difendere la vostra causa, e vendicare le offese.
    II. Combattete sempre con onore e coraggio.
    III. Non attaccate mai un nemico disarmato, e non caricate mai un avversario senza cavallo.
    IV. Non colpite mai alle spalle, ed evitate i trucchi.
    V. In battaglia, non aspettate nessuno e per primi date di sprono per infliggere un buon colpo; ma in consiglio, finchè siete giovani, guardatevi dal dare il vostro parere prima che i vostri maggiori abbiano parlato.
    VI. Non abbandonate mai un amico o un alleato che si trova in difficoltà.
    VII. Non rifiutare mai una sfida e non fuggite davanti al nemico. Chi non accetta una sfida, ebbene l’ha già perduta; e nel peggiore dei modi.
    VIII. Se combattete con un cavaliere, ricordatevi che, quando l’avversario è battuto e non può difendersi ne resistere e chiede grazia, dovete averne misericordia e non ucciderlo.
    IX. Non torturate mai l’avversario battuto.

    Versione Moderna:

    Abilità : Ricercare l’eccellenza in ogni situazione che si presenta ad un cavaliere, siano esse marziali o di altro genere, cercando la forza per usarla a servizio della giustizia invece che per l’accrescimento personale.
    Giustizia : Ricercate sempre la via del “giusto”, liberi da pregiudizi ed interessi personali. Riconoscete che la spada della giustizia può essere una cosa terribile, e quindi deve essere utilizzata con umanità e pietà. Se il “giusto” che state cercando è in accordo con quello degli altri, e lo perseguite senza piegarvi alla tentazione di trovarlo con furia, allora guadagnerete riconoscenza al di la dei limiti.
    Lealtà : Fatevi riconoscere per la lealtà alle persone e agli ideali per i quali avete scelto di vivere. Ci sono situazioni nelle quali è richiesto un compromesso: la lealtà non rientra mai in queste situazioni.
    Difesa : Il cavaliere è investito dal giuramento di difendere il Capo dell’esercito e tutti coloro che da lui dipendono. Cerca sempre di difendere il tuo Credo, la tua nazione, la famiglia e tutti coloro che meritano la tua lealtà.
    Coraggio : Essere un cavaliere spesso significa scegliere la strada più difficoltosa, quella che costa di più alla persona. Sii preparato a fare sacrifici personali per gli ideali e le persone importanti nel tuo cuore. Nello stesso tempo un cavaliere dovrebbe cercare saggezza per riconoscere che la stupidità e il coraggio sono cugini. Coraggio inoltre significa schierarsi dalla parte della verità in ogni caso, invece di soccombere ad una menzogna veloce. Cerca sempre la verità, ma ricorda di amministrare la giustizia con pietà, perché la verità può portare puro dispiacere.
    Fede : Un cavaliere deve avere profonda e totale fede nei suoi principi, cosicché con questa fede può dare speranze contro la disperazione e le imperfezioni che gli uomini creano.
    Umiltà : Onora prima gli altri e le loro azioni, non vantarti delle tue gesta, ma lascia che siano gli altri a farlo per te. Racconta le imprese degli altri prima delle tue, conferendogli la celebrità imparata dalle imprese più virtuose. In questo modo il compito della Cavalleria è ben fatto e glorificato, aiutando tutti coloro che si chiamano cavalieri.
    Generosità : Sii generoso fino a quanto le tue risorse lo permettono, la generosità usata in questo modo previene l’egoismo personale. Inoltre questo spiana la via alla pietà rendendola facilmente riconoscibile quando la giustizia richiede una decisione difficile.
    Nobiltà : Cerca di innalzarti all’altezza delle virtù e delle responsabilità di un cavaliere, comprendendo che sebbene gli ideali non possono essere raggiunti, la qualità con cui si perseguono, nobilita lo spirito , accrescendovi dalla polvere fino ai cieli. La nobiltà ha anche la tendenza ad influenzare gli altri, offrendo un irresistibile esempio di ciò che si può fare a servizio della giusta causa.
    Franchigia : Cerca di prendere in esempio tutto ciò che è stato detto nel modo più sincero possibile, non per ricevere meriti personali, ma perché è la cosa giusta da fare. Non limitare la tua visione ma cerca di infondere a ogni aspetto della tua vita queste qualità. Anche se riuscirai a vivere solamente in piccola parte secondo questo antico codice, sarai ricordato per le tue qualità e virtù.

    “Già è tutto detto già è tutto scritto”… Tommaso d’Aquino

    Io aggiungo: “Riscopriamoci in queste parole e onoriamo la nostra tradizione… tutti si può essere Cavalieri, ancor di più, nell’oggi, se donne, perché le donne, se giurano, son sempre più fedeli al Codice di un Uomo”, almeno così il sottoscritta la pensa.

    Ancora grazie a tutti per quello che ci date.

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  63. non riesco a leggere il tutto, ho poco tempo ma sbirciando gli argomenti scottano. io sono agnostica e atea e credente. ma non credete che alla fine le religioni abbiano dalla loro alcune inconfutabili saggezze: quanti indiani ‘impazzirebbero’ se pacificamente non fossero sedati dal convincimento che è giusto che stiano a loro posto..o quanto sarebbe lunga la vita se nel deserto se si mangiasse il maiale o si dovesse rincorrere una donna a colpi di cammello o continuare a vivere, per noi paurosi della morte, se non ci fosse nient’altro e nessun altrove..e si potrebbe continuare ma già basta..buon ferragosto

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  64. Rispondo a GR Manzoni:

    Grazie per aver riportato il Codice e per quello che hai detto a proposito della tradizione.

    La cerca è sempre lunga e come sai la foresta è difficile da attraversare.

    Credo che il rispetto della legge interiore (chiamatela come volete: Codice, Legge morale, Comandamento)sia l’unico baluardo che ci fa capire che Dio non ci ha abbandonato (e quindi che siamo uomini, con tutta la nostra piena umanità), anche quando il sovvertimento di ogni principio è realtà quotidiana.

    Il problema è che si tende a prendere alla lettera alcune indicazioni e invece di rispettare il “nemico” (che troppo spesso è semplicemente sinonimo di “diverso”)e ingaggiare un combattimento onorevole, si compiono massacri peggio che gratuiti: voluti e travestiti da volontà divina. Ma anche questo è l’uomo.

    Certo, come hai precisato tu, l’appuntamento è con la Morte (più che con Satana), anzi con se stessi di fronte alla paura della Morte e, quindi, con l’illusione che tutto finisca in quel momento.
    Il discorso che volevo iniziare nei post precedenti e che tirava in ballo la “superbia” era proprio un interrogarsi sull’origine del nostro stato mortale.
    Il peccato primigenio – inteso come allontanamento da Dio (e quindi da noi stessi) – foriero di morte, è stato il peccato di superbia, ovvero la convinzione cieca di poter fare “come se” e “al posto di ” Dio.
    Lucifero e l’Uomo hanno questo in comune: l’incapacità di arrendersi alla propria luce e all’amore, insomma, alla vita.

    ciao

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  65. arrendersi all’amore e alla vita e sorridere alla morte..
    bella, complimenti lisa.
    sono del gruppo zero, cacciatrice e selvaggia, il grano mi è estraneo. in questa pausa mediterò: o cambiamo la matematica o troviano che numero c’è prima dello zero 😉

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  66. La superbia… ora vinta anche da quel refuso come: sottoscritta, che indica Angela. Una sorta di ibridazione tra maschile, nell’articolo, e un firmarsi al femminile. Non più diversità ma un essere comune, unico, in un fine comune, unico. Un nascere e un morire e, in mezzo, il Progetto, cioè la vita.

    Angela la matematica è già stata ridimensionata da un + e – infinito… cmq mi piaci come ‘carnivora’, del resto l’uomo può scegliere anche in questo, cioè nel come cibarsi.

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  67. eheheh..di come gli errori diventano risorsa 😉
    felice di piacerti ‘carnivora’ gr..anche se la storia che scorre nelle nostre vene più che scelta è frutto di misteriose ‘combinazioni’ e di certo non appartengono al – infinito 🙂

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  68. Dimmi Lisa, hai anche tu gli occhi blu? 😉

    I miei omaggi.
    Pasquale

    P.S.1 Cavallerescamente, il # 57 qualcuno lo ha “letto”? Grazie dell’attenzione.
    P.S.2 La testaduraggine della terra bruzia è cosa nota.
    P.S.3 Buon ferragosto!

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  69. Abbiamo letto Pasquale. Per chi mi conosce quale blogger (da anni) sa bene che ‘scodellavo’ nel mio ‘spazio’ (Oltre il Tempo) gli argomenti da te trattati al #57 quali ‘provocazioni’ già nel 2003 per raccogliere come minimo 270 commenti a seguito senza giungere ad alcuna conclusione. Weinberg, Smolin, Penrose, Hooft, Susskind, Bekenstein, Witten, Fukugita, Randall, Stachel, Ashtekar, Hawking, Rovelli, Gerrard, Grappelli, Tellier, Lebensraum, Jenkins e la Lega dei Giusti etc.etc. erano il mio pane e il mio companatico quotidiano. Siamo giovani, Pasquale, l’umanità è giovanissima e la Verità è ancora lontana, quindi possiamo tranquillamente considerare la Teologia quale Conoscenza Alta al pari delle altre, così come mi posso, ancora, richiamare ad un Codice Cavalleresco così come posso senza problemi dire che se esistesse un Dio e fosse stato Lui a dare il via a questa costruzione incommensurabile (per noi uomini) “avrebbe giocato a dadi con l’universo”, visto che, oltre a Popper, come minimo altri 50 scienziati sostengono che le leggi valide in un quadrante cosmico possono non essere valide in un altro. Quindi? Io vivo Dio come forma di Alleanza con l’Assoluto, così come vivo la Notte in Veglia prima dell’investitura a Cavaliere come un modo di pormi… questa è la mia tradizione, e, ahinoi o Wnoi, solo quella abbiamo come certezza, il resto verrà, se verrà, oppure adDio, visto che ciao non basterebbe… quindi a Dio e a quella Volontà, visto che la nostra può solo teorizzare (per ora) non provare. La scienza va più che bene, così come il Talmud, il Corano, i Veda, i Tantra, l’ Hagakure o la ricerca di Proust, del resto quando si è su di una scialuppa sparata ad una velocità folle in una dimensione di cui non sappiamo quasi nulla e da tale scialuppa non si può scendere (evadere) per ora se non dandosi la morte, ogni racconto vale l’altro per ingannare il tempo e farci compagnia. A tal proposito mi sovviene uno scritto dell’amico Marco Marchetti che copiai dal web un qualche tempo fa (Marco mi perdoni se non riporto qui l’indirizzo della pagina dove appare, se ancora è presente in Rete, ma allora non l’annotai – forse introducendo un brano in Google magari si ‘materializza’ la schermata – cmq questo è il suo scritto):

    INTRODUZIONE

    Una sera di molti anni fa stavo guardando in televisione un film d’azione insieme a mio padre quando la nostra attenzione fu catturata da uno spettacolare inseguimento di un uomo da parte di un altro sul tetto dei vagoni di un treno lanciato a forte velocità. L’inseguimento avveniva in direzione del movimento del treno e, ad un certo punto, la telecamera indugiò sul salto che l’inseguitore (o l’inseguito) spiccò per passare da un vagone all’altro. «Non è reale!» disse a quel punto il genitore. «Non è possibile saltare da un vagone all’altro di un treno in corsa perché chi salta dovrebbe rimanere indietro rispetto al treno». Questa è una classica osservazione (sbagliata!) dettata dal senso comune; in realtà sul tetto di un treno in corsa noi possiamo fare (in linea di principio) tutto quello che facciamo sul pavimento di casa nostra o su una pista di atletica o in un qualunque altro posto purché il treno si muova con velocità rettilinea ed uniforme. Ciò era già stato intuito e formulato da Galileo Galilei (1564 – 1642) con il suo celebre principio di relatività il quale afferma che: è impossibile attraverso esperimenti di tipo meccanico stabilire la velocità con cui si sta muovendo il sistema di riferimento al quale siamo solidali. Per esempio, se stiamo viaggiando su una nave o su una automobile, è impossibile determinarne la velocità studiando le oscillazioni di un pendolo oppure il movimento di una pallina su un piano inclinato, che sono classici fenomeni di tipo meccanico. In altre parole: le leggi della meccanica sono indipendenti dal sistema di riferimento purché questo si muova con velocità rettilinea ed uniforme, come già specificato in precedenza nel caso del treno. Albert Einstein (1879 – 1955) estenderà questo principio a tutte le leggi della fisica e a tutti i sistemi di riferimento (anche quelli in movimento accelerato). Allora non cercai di spiegare il principio di relatività galileiana a mio padre; tentai solo di fargli capire che era nel torto facendogli notare che il nostro pianeta, a causa del suo movimento intorno al Sole, si muove alla velocità di trenta chilometri al secondo. Quindi se siamo capaci di saltare sulla Terra senza rimanere indietro perché non potrebbe essere possibile farlo su un treno che, rispetto al nostro pianeta, si muove molto più lentamente? Non so se riuscii a convincerlo. Sta di fatto che l’essere fermi è una pura illusione. La Terra si muove a velocità folle (almeno rispetto ai nostri standard) nello spazio trascinandosi dietro tutto il suo carico di vita.

    UNA RIVOLUZIONE PACIFICA

    Mi ricordo che alle scuole elementari era frequente una curiosa domanda: qual è l’unica rivoluzione pacifica esistente? La risposta era: il movimento di rivoluzione della Terra intorno al Sole. L’idea che il nostro pianeta ruoti attorno al Sole e non viceversa, generalmente attribuita a Niccolò Copernico (1473 – 1543), è già presente nel pensiero di alcuni scienziati dell’antica Grecia. Il più famoso di loro è Aristarco di Samo (310 – 230 a.C.); di lui Archimede (287 – 212 a.C.) ci dice: “…Aristarco ha pubblicato un libro contenente certe ipotesi da cui appare, come conseguenza delle assunzioni fatte, che l’universo è molte volte più grande dell’universo appena citato. Le sue ipotesi sono che il sole e le stelle fisse restano ferme, che la terra gira intorno al sole sulla circonferenza di un cerchio di cui il sole occupa il centro, e che la sfera delle stelle fisse, situata intorno allo stesso centro, è così grande che il cerchio in cui egli suppone che la terra si muova dista dalle stelle fisse tanto quanto il centro della sfera dista dalla sua superficie…” Inoltre Aristarco con metodi puramente geometrici (poiché era digiuno di trigonometria) era riuscito a calcolare con una certa precisione la distanza della Luna in unità del diametro terrestre. Siccome le dimensioni del nostro pianeta erano state dedotte grazie alla genialità e all’intuizione di Eratostene di Cirene (276 – 194 a.C.), la distanza del nostro satellite era già nota nel secondo secolo a.C. Le idee di Aristarco furono in seguito soppiantate da quelle di astronomi più famosi come Ipparco di Nicea (190 – 120 a.C.) e Claudio Tolomeo (100 – 170 d.C.); in particolare quest’ultimo fu l’ideatore del famoso sistema geocentrico tolemaico che dominò la scena astronomica fino all’avvento di Copernico.
    Il sistema di Tolomeo pone la Terra al centro del cosmo (che allora si riduceva al sistema solare fino a Saturno) con Sole, pianeti e stelle fisse che le ruotano attorno; nonostante una certa complessità strutturale questo sistema riesce a prevedere il movimento dei pianeti in maniera molto accurata. Bisognerà aspettare 1.500 anni e uomini del calibro di Copernico (1473 – 1543), Thyco Brahe (1546 – 1601), Giovanni Keplero (1571 – 1630) e Galileo Galilei (1564 – 1642) per rimettere ogni cosa al giusto posto. Oggi noi sappiamo che la Terra dista mediamente dal Sole 150 milioni di chilometri; supponendo che l’orbita terrestre sia circolare (non è vero ma ci sbagliamo di poco) scopriamo con un semplice calcolo che ogni anno il nostro pianeta percorre 942 milioni di chilometri alla velocità di trenta chilometri al secondo pari a 108 mila chilometri all’ora. Una bella velocità, non c’è che dire, ma non è tutto. Infatti la Terra è legata dalla gravità al Sole e la nostra stella è tutt’altro che ferma nello spazio. Vediamo di conoscerne meglio i movimenti.

    STELLE FISSE, MA NON TROPPO

    Un occhio bene allenato e in ottima forma riesce a scorgere in condizioni ideali di buio circa seimila stelle. Gli antichi astronomi le avevano chiamate stelle fisse poiché le loro posizioni relative non cambiano al passare del tempo al contrario di quello che succede per i pianeti (le stelle erranti) i quali, giorno dopo giorno, si muovono sullo sfondo delle stelle fisse. In realtà le posizioni delle stelle appaiono immutabili solo se si prendono in considerazione periodi non troppo lunghi (in senso astronomico); infatti ogni stella è caratterizzata da un moto proprio che la porta a muoversi nello spazio. Le distanze stellari, però, sono talmente grandi che gli spostamenti diventano percettibili solo dopo periodi molto lunghi (migliaia, decine di migliaia o addirittura centinaia di migliaia di anni). La stella con moto proprio più evidente è la cosiddetta Stella di Barnard, una piccola stella di colore rosso distante sei anni luce invisibile ad occhio nudo, che si sposta al ritmo di dieci secondi d’arco all’anno; ciò significa che in 180 anni copre una distanza pari al diametro della Luna piena. Ovviamente il Sole non fa eccezione. Gli astronomi hanno da tempo scoperto che la nostra stella si muove in direzione di un punto (denominato apice) situato fra la stella Vega e la stella Mi Herculis alla velocità di venti chilometri al secondo; in virtù di questo movimento il Sole percorre ogni anno la bellezza di 630 milioni di chilometri. Ma non è tutto. Il Sole, insieme a tutte le stelle visibili ad occhio nudo e a miliardi di altre non percettibili dall’occhio privo di strumenti, si trova all’interno di un gigantesco sistema a forma di disco che si chiama Galassia. La Galassia ha un diametro stimato intorno ai centomila anni luce e contiene dai cento ai duecento miliardi di stelle; il Sole si trova a circa trentamila anni luce dal centro. La Galassia, come tutto il resto dell’universo, ruota e fa un giro su se stessa ogni 226 milioni di anni; il Sole viene ovviamente trascinato e partecipa anch’esso a questo movimento. Facendo qualche semplice conticino troviamo che il Sole, a causa del movimento di rotazione della galassia, percorre ogni anno quasi otto miliardi di chilometri alla velocità di 250 chilometri al secondo.

    ALLA DERIVA NEL COSMO

    Fino ai primi decenni del 1900 era convinzione diffusa fra gli astronomi che la nostra galassia rappresentasse l’intero nostro universo; ma non tutti la pensavano così. Il motivo del contendere era la Nebulosa di Andromeda, una piccola nuvoletta di colore biancastro a malapena visibile ad occhio nudo nell’omonima costellazione, che la maggioranza degli astronomi riteneva essere una nube di gas interna alla nostra galassia mentre una minoranza sosteneva di avere sufficienti indizi per dimostrare che era una galassia esterna. È evidente che la portata di quest’ultima posizione era enorme: si affermava implicitamente l’esistenza di altre galassie e di un universo molto più vasto di quanto sospettato fino a quel momento. Nel 1924 l’entrata in funzione del telescopio di Mount Wilson, allora il più grande del mondo, pose fine alla contesa. Attraverso lo specchio di quel poderoso strumento la Nebulosa di Andromeda mostrò una ricchezza di particolari tale che fu possibile per gli astronomi il calcolo della sua distanza che risultò essere enormemente grande, almeno per gli standard di quei tempi. I dubbi svanirono come nebbia al sole: la Nebulosa di Andromeda, battezzata da quel momento Galassia di Andromeda, risultò essere una galassia esterna e le dimensioni dell’universo conosciuto aumentarono a dismisura. Analogamente alla galassia di Andromeda mostrarono la loro vera identità anche le nubi di Magellano, due vistosi oggetti visibili dall’emisfero australe che sembrano due pezzi isolati di Via Lattea, e molti altri piccoli oggetti di aspetto nebulare che fino a quel momento erano stati considerati come facenti parte della nostra galassia; in particolare le nubi di Magellano risultarono essere due piccole galassie di forma irregolare satelliti della nostra. Gli astronomi scoprirono così che oltre al mondo delle stelle ne esisteva un altro decisamente più suggestivo ed affascinante: il mondo delle galassie. Oggi noi sappiamo che le galassie sono i mattoni fondamentali che costituiscono il nostro universo e che la nostra è solo una fra le tante; il numero di quelle attualmente conosciute ammonta a circa cento miliardi. Le galassie hanno la tendenza a raggrupparsi in ammassi e, su scala più grande, in ammassi di ammassi (super-ammassi); la nostra galassia non fa eccezione: essa appartiene ad un piccolo gruppo, denominato gruppo locale, che conta circa trentacinque unità; la galassia di Andromeda, se si escludono le nubi di Magellano, è quella più vicina e anche quella più grande. Un altro ammasso molto più numeroso del nostro è quello della Vergine; esso contiene migliaia di galassie e un’occhiata con un modesto telescopio nella zona di cielo compresa fra la costellazione della Vergine e quella della Chioma di Berenice ne mostrerà a decine. È chiaro a questo punto che i nostri vagabondaggi nello spazio non sono finiti; infatti, a causa delle interazioni gravitazionali fra galassie vicine, la nostra galassia si sta avvicinando alla velocità di circa cinquanta chilometri al secondo a quella di Andromeda con la conseguenza che fra quache miliardo di anni le due si fonderanno per formare un’unica super galassia. Inoltre il gruppo locale si sta muovendo in direzione del grande ammasso della Vergine con una velocità compresa fra 100 e 400 chilometri al secondo. Infine ci sono forti indizi che il grande ammasso della Vergine e tutti gli ammassi limitrofi (gruppo locale compreso) si stanno muovendo alla velocità di 600 chilometri al secondo in direzione di un punto, situato fra le costellazioni australi dell’Idra e del Centauro e denominato Grande Attrattore, che si trova a circa 180 milioni di anni luce di distanza dove sembra essere presente una abnorme concentrazione di materia equivalente a circa centomila galassie (ma la questione è ancora controversa).

    EPILOGO

    Alla luce di quanto detto finora appare chiaro che la velocità di un treno in corsa è ben poca cosa rispetto alle velocità in gioco nell’universo. Notiamo però che tutte le volte che abbiamo citato un particolare movimento abbiamo sempre riferito rispetto a che cosa avviene quel movimento: ad esempio il moto della Terra rispetto al Sole, del Sole rispetto al centro della Galassia o della Galassia rispetto all’ammasso della Vergine o del Grande Attrattore. Questa relatività del moto ci porta ad una curiosa considerazione; prendiamo ad esempio il movimento della Terra intorno al Sole. Rispetto alla nostra stella è il nostro pianeta che si muove ma, rispetto alla Terra, è il Sole che viene a trovarsi in movimento compiendo un giro del cielo una volta all’anno lungo una traiettoria che gli astronomi chiamano eclittica posizionata in corrispondenza delle dodici costellazioni dello zodiaco; quindi il movimento assoluto non esiste!. È in quest’ottica che trova piena legittimità il principio di relatività galileiana: essendo il movimento qualcosa di relativo è evidente che non può essere avvertito. Le cose andrebbero molto diversamente se anziché considerare movimenti rettilinei ed uniformi avessimo a che fare con movimenti accelerati; la variazione di velocità è chiaramente avvertibile (come ha sperimentato chiunque si sia trovato su un autobus durante una brusca frenata senza essersi aggrappato alle opportune maniglie) ma questo è tutto un altro film.

    E dire che Dante Alighieri ha scritto La Commedia non sapendo alcunché di tutto questo… eppure, alla fine, riesce a ‘vedere’ e a ‘farci vedere’ (tramite la poesia – cioè: parole) il Dio. Che sia nel vero nella parola (cioè nel suono) il segreto del tutto? Cioè: che sia una narrazione sia l’inizio, sia la fine, sia ciò che ci sta in mezzo?

    Infinite le domande, infinite le suggestioni, infinite le emozioni su questa scialuppa… sia che si creda in Dio sia che si pensi Dio quale ‘superstizione’ ormai fuori moda – resta cmq un punto fisso: tutti si è su questa scialuppa, quindi stiamoci ad ascoltare, reciprocamente, e godiamo assieme.

    Un abbraccio a tutti i naufraghi.

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  70. E dire che Dante Alighieri ha scritto La Commedia non sapendo alcunché di tutto questo… eppure, alla fine, riesce a ‘vedere’ e a ‘farci vedere’ (tramite la poesia – cioè: parole) il Dio. Che sia nel vero nella parola (cioè nel suono) il segreto del tutto? Cioè: che sia una narrazione sia l’inizio, sia la fine, sia ciò che ci sta in mezzo?

    Questo pezzo è da antologia. Possibile che tu GR riesca sempre a vedere -oltre-?

    CIAO

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  71. Torno in anticipo (brutto tempo,in montagna) e vi trovo ancora qui, tra scienza e fede: non se ne esce, amici miei, finchè si continuano a considerare alternative. Per ogni cosa che veniamo a sapere (scienza) c’è almeno un presupposto non indagato (fede).Certo, non ogni fede porta alla religione.
    E nemmeno la filosofia, per sè stessa, anche se obbliga a non eludere il problema.
    L’argomento ontologico (Anselmo, Cartesio e company) mi ha sempre fatto l’effetto di un giochino matematico. Quello cosmologico (Aristotele, Tommaso) presuppone un senso della finitezza e un finalismo che probabilmente sono troppo lontani dall’uomo contemporaneo. L’unico argomento che mi convince per dimostrare l’esistenza di Dio è quello di Agostino: in interiore homine habitat veritas, e mi convince perchè è il più onesto: non pretende di essere cogente per tutti, ma solo per chi accetta di compiere un certo percorso dentro di sè, alle radici dell’essere amante e parlante, dove Dio mi sta creando adesso.
    Non è una superstizione nè una necessità logica: il percorso è una scelta libera, che può avere il suo risultato.
    Nè il credente nè il non credente hanno problemi di vista.
    Di direzione, semmai.
    Si tratta di valorizzare l’implicito, oltre il visibile.
    Il filosofo contemporaneo che più giova a chi ha mente scientifica per cogliere proprio in questa la spinta per la riflessione metafisica è Henri Bergson.
    Ma la metafisica non salva l’anima, non ancora.

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  72. problemi di direzione e troviamo gli impliciti..benvenuta alla terza signora 🙂
    bene, credo che all’amore del sapere’ molto si debba ..devo ultimare le mie borse e non posso trattenermi oltre, ma al mio ritorno ci sarà che dire. Buon ferragosto a tutti voi e buona pausa a me 🙂

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  73. Gian Ruggero, mio prezioso amico e maestro, di fronte al tuo spessore intellettuale e umano mi tolgo il cappello. Non riesco ad aggiungere altro se non che la mia strada è e rimane quella umile dell’agnosticismo, e che rispetto il Cristo ma ho grande simpatia per Socrate, non tanto perché rinunciò alla possibilità di salvarsi dalla pena capitale, quanto perché disse una cosa che molti “assolutisti” saccenti non dovrebbero mai dimenticare: “So di non sapere”. Mi scuso per l’asprezza dei toni, forse in qualche modo necessaria per come era stato condotto inizialmente il dibattito, ma che ora non ha ragione di perseverare. Vi lascio con le parole di due grandi uomini:

    “Non condivido la tua opinione, ma darei la mia vita perché tu la possa esprimere”.
    Voltaire

    “Noi tutti – filosofi, scienziati e gente comune – dovremmo allora essere in grado di partecipare alla discussione del problema del perché noi e l’universo esistiamo. Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda, decreteremo il trionfo della ragione umana: giacché allora conosceremmo la mente di Dio”.
    Stephen W. Hawking

    Pasquale

    P.S. Valter, Dio non si “dimostra”. Dio si sente, si vede, si tocca, si AMA. Ma non si dimostra come se fosse un teorema, con ipotesi, tesi, e magari invocando l’aiuto di lemmi e assiomi. Ogni tentativo di “razionalizzare” l’esistenza di Dio segna la sconfitta della teologia. Così come la pretesa di tradurre in “norme giuridiche” teoremi lemmi e assiomi, è destinata a perpetuare le tragedie che da troppo tempo sporcano di sangue il nostro minimo e fugace cammino.

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