Il “linguaggio” della luna

luna.jpgIl vocabolario di una lingua si arricchisce non solo per i termini che riceve in prestito o in dono da altri idiomi – gli “americanismi”, per esempio – ma anche e soprattutto attraverso le voci che si formano spontaneamente (fenomeno che potremmo definire “autogenesi linguistica”), per derivazione spontanea, appunto.
Molto spesso da una sola radice (o tema) si forma un’intera famiglia di vocaboli che, come le famiglie umane, possono essere scarsi o numerosissimi. Ecco una famiglia molto prolifica, quella della luna. Da questo splendido satellite sono derivati – per “parto spontaneo” – gli aggettivi “lunato” e “lunante” che significano, entrambi, “falcato”, vale a dire curvo come la falce della luna; “illune” (dal latino “illunis”, formato con “in” privativo e luna), cioè “senza luna”: notte illune; “lunatico”, cioè capriccioso, volubile e i sostantivi “novilunio” e “plenilunio”; “lunario” e “lunazione”, cioè il mese lunare di ventinove giorni, oltre a “lunedí” (dal latino “lunae dies”, ‘giorno della Luna’) e a “lunetta”, termine adoperato in architettura per indicare lo spazio semicircolare tra l’uno e l’altro piede delle volte.
* * *
Se apriamo un qualunque dizionario alla voce “opportuno”, leggiamo: Aggettivo – che ben si presta per fare una determinata cosa; che è di grande utilità in una situazione particolare; che fa al caso; conveniente al tempo, al desiderio.
Ma qual è la sua origine? Come è “nato”, insomma? Semplice, il solito… latino “opportunu(m)”, composto con “ob” (verso) e “portus” (porto): “che spinge verso il porto”. Si diceva “opportuno”, infatti, il vento che, soffiando nella direzione di un porto, permetteva ai natanti di approdarvi e trovarvi, quindi, sicuro riparo. Il termine, per tanto, è squisitamente nautico e attraverso l’accezione di “provvidenzialmente orientato” è divenuto aggettivo assumendo il significato di “adatto”, “utile”, “efficace”, “propizio”, “favorevole” e simili: non è il momento opportuno (cioè “favorevole”) per prendere certe decisioni.

8 pensieri su “Il “linguaggio” della luna

  1. Linguaggio squisito!
    mi hai fatto venire in mente la volta a lunetta,
    e a quanto ci sarebbe da dire sulla luna…

    🙂

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  2. Mi piace “falcato”, che fa pensare al falco e invece riguarda la falce. Grazie di questi post sempre molto interessanti.

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  3. O.T. (…ma mica tanto) Sto leggendo una biografia multipla sui protagonisti delle varie missioni Apollo. Ho appreso, con vivo stupore, che all’indomani della promenade di Mr.Armstrong, dall’IRAN un fantomatico sindacato di scrittori, mandò una vibrante lettera di protesta perchè, a loro dire, era stata violato, calcando il suolo lunare, anche tutto l’immaginario romantico e creativo, che ad essa era inevitabilmente, fino ad allora, associata.

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  4. C’è una simpatica canzone brasiliana dell’epoca, cantata da Elis Regina, sullo stesso tema. Purtroppo non ho né tempo né voglia di cercare il disco, trascriverla, tradurla, e tutto quanto. (In casa mia non si trova mai niente :-(). Comunque il succo è: addio notti romantiche al chiaro di luna. Evidentemente l’allunaggio colpì. A proposito, è ancora in giro la teoria di altro segno, secondo la quale invece il fattaccio non avvenne mai, e il famoso filmato fu frutto di un trucco?

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  5. Sì, roba del genere. Credo che la tendenza al complottismo – di segno positivo: “dicono di no e invece sì”, di segno negativo: “dicono di sì, e invece no” – sia strutturale al cervello umano.

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