Matia Bazar, di Ruggero Solmi

matia_bazar.jpg

On the rocks around the kiosk
io vidi svanire una serata
era la neve, sulla cattedrale gotica
di riso pilaf, con rucola e gamberi
e l’aglieloglio a mezzanotte,
quando la ronda va, a piacere.
Era il momento dell’agguato
sereno, che tu ricorderai
con un sorriso in sogno.
On the border, viaggiando sul
catamarano rifrangente
di Pippo il milanese
e le onde della luna, e le tue ciglia
io le sentivo sotto schiena,
come sassi, che il mare
ha consumato.

Avevamo vent’anni, la vita
non era ancora venuta
urlando, come cani scannati
per scalmanati venti, estivi.
Pixel, rimmel, ora ti vedo vellicare
le ossa di cadaveri ambulanti
hai fatto gran fortuna sulle coste
brave, nelle Ligurie a-trofiezzate,
tra Daino Marina e Chouka Ligure.
Sul viale Ceccarini, poi, vai a ruba
come fossi una borsetta Prada
per le signore-pene con le pelvi
cassamortate in mogano.
Duecento euro, per un’ora d’amore.
Non so cosa farei. Così, la canzone
si fa strada nel mio sangue arenato
e il sighricordo di noi due ragazzi, duri e puri
lento mi uccide, come se Fred premesse
il grilletto alla Luger, alla rotonda,
sul mare, senti lo sparo che suona…
Decido di pagare,
tu incassi senza batter ciglio finto.
Ah! Il tempo, questo malandrino
è proprio il pappa della squillo-vita.

(Inedita – 1997)

4 pensieri su “Matia Bazar, di Ruggero Solmi

  1. Ruggero, ruffiano,
    sono qui che tiro su col naso,
    ti addebiterò i fazzolettini di carta.
    A proposito di
    “sassi, che il mare ha consumato”
    ricordi
    “come sassi noi siamo, come sassi
    inerti e inamovibili”?
    No, vero?
    Ha ballato una sola estate, come tanti: “Un’ora fa avevo lei”, e adesso sono in fila con altri sei. Eccetera.
    Un abbraccio a zampa d’elefante,
    Roberto

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  2. Perlammiseria,
    approvo,
    mi piacque il magico giuoco di parole che tutto mi arrimescolò i precordi di vaghe nostalgielle dell’orsa,
    (era n’orsa, ti dico),
    dell’ora trapassata o trafitta, chessia…

    MarioB.

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  3. no robi, non ricordo. ma ricordo “ho scritto t’amo sulla sabbia” di franco quarto e franco primo, sempre per la serie balnear/sad.

    ciao mario, boiafaus ma basta là, ecco.

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  4. e vabbè. meglio un futuro poco di destra e poco di sinistra e manco di centro, insomma meglio un futuro apolitico.

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