D’essere stato vivo non gl’importa

Su Ernesto Ragazzoni, nato nel 1870 e morto nel 1920, alcuni titoli emblematici di alcune sue poesie
– Le nostalgie del becco a gas
– Le malinconie e il lamento del povero bigliardo che non vuole essere più verde
– Piccola consolazione offerta alle uova mortificate perché calano di prezzo
– Poesia della rottura di scatole

Forse occorre pensare al contesto, a quegli anni: solo un temerario poteva scrivere

Io non vi parlerò di cose strane
Dirò cose comuni e naturali,
Parlerò solo un poco di puttane
E d’altre cose simili morali:
Parlerò del davanti e del didietro
– Lettor se non ti piace, torna indietro

(da scherzi e frammenti).

Il progresso porta benessere. Il Novecento è il secolo nuovo. Anche per i paesi. Si cambia. Cessi per tutti. Si fa la coda per andarci….

Lodate dunque, culi d’Orta i cieli!
Cularelli innocenti degli asili,
immensi tafanari irti di peli;
culi di tutti i sessi e tutti i stili;
ognuno di voi parli in sua favella,
come le pellegrina rondinella.
(…)
E tu paese mio, Orta, che sogni
tra il lago azzurro e la collina verde,
che, provvido a ogni sorta di bisogni
accogli frati al Monte e in piazza… merde,
esulta, perché il cielo a te propizio
non lasciò mancarti nulla all’orifizio)

(da L’apoteosi dei culi d’Orta)

Allora. Ragazzoni di sicuro, ai suoi contemporanei apparve non solo irriverente, ma anche volgare, credo. Ma era, quella, la volgarità di chi non accetta le regole di un mondo borghese, di salamelecchi, di riti inutili, ridicolo perché predica bene, in modo austero, e razzola male, ma senza che si sappia e che si dica.
Oggi è facile (anzi si fa la gara: tu quanti-cazzi-metti?) scrivere un libro un blog un articolo con certe espressioni
Allora no per niente.

Ma non era solo un giornalista dalla testa calda (a Novara, direttore di un giornale locale, è licenziato per un pezzo contro la burocrazia; a Torino, ogni tanto La Stampa lo licenzia e lo ripiglia) e un alcolizzato (morì di cirrosi a soli 50 anni). Era anche un poeta. E non lo dico io, che di poesia non me ne intendo, ma alcuni insigni critici (come Lorenzo Mondo), abbagliati da certi suoi versi:

è allora che vengono fuori,
e, a un fiume che sanno, in pianelle,
s’avviano giù i bevitori
di stelle per bere le stelle.

Per ovvi motivi personali, mi è particolarmente cara

E’ finita. Il giornale è stampato
la rotativa s’affretta,
me ne vado col bavero alzato,
dietro il fumo della sigaretta.

Morì di cirrosi epatica a 50 anni. Sapeva che il fegato non avrebbe retto

Qui giace Ernesto Ragazzoni d’Orta
d’essere stato vivo non gli importa

(so che qualcosa è stato ristampato; mi han detto che ha vuto grandi estimatori come Vittorio Gassman e Paolo Nori – ch cita una sua poesia ne I Diavoli – e tanti altri ancora; ma è ancora tutto da riscoprire credo e mi auguro)

21 pensieri su “D’essere stato vivo non gl’importa

  1. un grazie per aver ricordato Ragazzoni, che dopo aver pubblicato, da giovane, una raccolta poetica (seria), credo si chiamasse “Ombra” o “Ombre” – si convinse che mai avrebbe raggiunto le vette della “vera” poesia, e quindi decise di fare il giullare di questa amante un poco frigida che era, a suo avviso, la poesia.

    Solo è Allah nel Paradiso

    del Profeta Makometto

    solo è il naso in mezzo al viso

    solo è il celibe nel letto,

    ma nessun, da Polo a Polo,

    come me sul globo è solo,

    né mai fu, per quanto germe

    ebbe lune del lunario,

    perch’io solo sono il verme

    lungo verme

    cupo verme

    cieco verme

    bieco verme

    triste verme

    solitario.

    Solitario sulla vetta

    della torre antica è il passero

    solitario. È la vedetta

    solitaria in cima al cassero,

    solitario è il soldo, o duolo,

    del tapin ch’à un soldo solo,

    solo andava il cieco inerme

    e ben noto Belisario,

    ma il piú sol di tutti è il verme

    lungo verme

    cupo verme

    cieco verme

    bieco verme

    triste verme

    solitario.

    Tutte l’altre creature

    hanno moglie od hanno figli:

    i canguri han le cangure

    i conigli han le coniglie,

    l’api accoppiansi nell’aria

    e persin la dromedaria

    tra le sabbie nude ed erme

    ha il fedele dromedario.

    Il piú sol di tutti è il verme

    lungo verme

    cupo verme

    cieco verme

    bieco verme

    triste verme

    solitario.

    Una vaga fantasia

    alle volte pur mi coglie,

    la mia mente vola via

    e m’immagino aver moglie,

    mi par d’essere, o cuccagna,

    un bel nastro, una lasagna…

    non piú fitto in membra inferme

    nel mio vil penitenziario

    e non piú essere un verme

    lungo verme

    cupo verme

    cieco verme

    bieco verme

    triste verme

    solitario.

    Nastro a volte mi figuro

    di annodarmi intorno a un collo

    di fanciulla esile e puro.

    In intingoli di pollo

    altre volte invece parmi

    da lasagna intingolarmi.

    Il mio cor si tuffa in terme

    di speranza… ed al contrario

    resto sempre il verme, il verme

    lungo verme

    cupo verme

    cieco verme

    bieco verme

    triste verme

    solitario.

    Pure il giorno verrà, il giorno

    che uscirò fuori a vedere

    come è fatto il mondo intorno

    miserere, miserere,

    finirò la vita trista

    nel boccal di un farmacista

    pieno d’alcool ed erme-

    ticamente funerario,

    perché io non son che il verme

    lungo…

    cupo…

    cieco…

    bieco…

    triste verme

    solitario.

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  2. ho molto apprezzato
    questa “irriverenza” poetica degna di attenzione.
    persone così, che ascoltano il sangue, necessitano.

    Bonsoir

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  3. Vasco Rossi dice che oggi trasgredire vuol dire sposarsi, metter su famiglia. ha ragione. allora si poteva ancora dire “culo” e suscitare un coro di gridolini scandalizzati. era meglio prima o adesso?
    Remo, dicci qualcosa:-)

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  4. Credo, caro Fabrizio, che ci siano mille modi per trasgredire. E credo anche che il vero trasgressore sia colui che va contro il gruppo.
    Essere liberi, cercare di essere liberi, è a mio avviso sinonimo di trasgredire.
    Ci son certe trasgressioni che sono eroiche: perché si paga un prezzo. Elevato. Ragazzoni era così. Direttore di un giornale di Novara, fece un pezzo di fondo contro gli impiegati e i burocrati, paragonandoli alle vecchie zitelle. E fu licenziato. Beveva tanto, ma non per mostrarsi col bicchiere in mano all’ora dell’aperitivo. E morì di cirrosi. Scriveva poesie irriverenti, e non ebbe certo riconoscimenti in vita (e quando morirò non trattatemi come un uomo celebre qualunque, scrisse anche).
    E, così pare, ebbe un figlio segreto.
    Trasgredì quelle che erano le regole del buon borghese di allora.
    Oggi, ma io credo non solo oggi ma per esempio dal 68 al 77 in poi, l’etichetta del trasgressivo è in offerta speciale. Bastava un eskimo, basta scrivere magari usando ed abusando di un linguaggio giovanilistico e si ottiene la patente del trasgressore. Del trasgressore figo, magari. Senza pagare dazi. No, il vero trasgressore è un maledetto. Alla Ciampi, alla Visoskij. Ma anche in modo silenzioso: perché lo si può essere, trasgressori, anche nell’ombra. Torno a dire: ogni spirito libero lo è. E solitamente essere liberi ha delle controindicazioni. discorso lungo, lo so..
    ciao Fabrizio, un saluto a tutti

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  5. io credo che c’è una grande ansia di comunicare, non importa il mezzo di comunicazione adottato. se non comunichi, sei un escluso, non fai parte del gruppo, e non importa molto quello che dici, l’importante è esserci e avanzare pretese. da questo punto di vista io sono un trasgressore: non parlo molto, ho pochi amici, mi sono sposato alle “tenera età” di 26 anni e, dulcis in fundo, sto attualmente rinunciano ad un lavoro fisso che non mi piace per un dottorato di ricerca, passando dalla stabilità alla precarietà più selvaggia della formazione a tempo indeterminato. la mia sfida è questa: il pensiero dominante è considerare la qualità del lavoro in base al tipo di contratto; anche i quotidiani di sinistra, come il Manifesto, parlano dei ragazzi che lavorano nel call center in questi termini, dimenticando che molti di questi ragazzi sono ingegneri e laureati di ogni genere che avrebbero la voglia e la testa di fare altro. io ho deciso di non vedere più la frustrazione che ci deprime e che non di fa guardare al di là di un anno di distanza, e di esprimermi in ciò che più mi piace. e che Dio mi aiuti.

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  6. transgredi= trasportare al di là oppure oltrepassare o anche superare. credo che si tratti di una questione di maschere psicologiche. dal momento che non esiste un essere umano tutto luce o tutto ombra, tutto virtù o tutto vizi accade che la trasgressione sia un continuo andare al di là ora della virtù ora del vizio. insomma credo che lo status umano sia un pendolo continuo dalla virtù al vizio e dal vizio alla virtù in un’incessante ricerca di equilibrio e di stabilitas, meta ambita e forse mai raggiunta.

    buona giornata

    elena f

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  7. Opinioni di Anna. Non mi pare che “trasgredire” significhi, come dice Elena F., andare al di là della virtù oppure del vizio: bensì oltrepassare (violare) una norma. La trasgressione è tale solo in rapporto alla normalità. Quanto più uno si sente, più o meno consciamente, oppresso e limitato dalla norma, tanto più avrebbe voglia di trasgredire. Se invece il peso della norma non lo sente, se ne frega bellamente di tutto e quindi anche di “trasgredire”. Morale: la trasgressione si addice ai repressi.

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  8. oggi sicuramente è più facile, trasgredire.
    ma una volta lo si faceva per un valore in cui si credeva.

    ciao

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  9. @A.L.B

    la mia riflessione cercava di andare al di là di quella banalissima sulla morale stabilita una volta per tutte . cercavo di riflettere sull’uomo, per dirla con Musil, “senza qualità”, cioè come essere perennemente messo a confronto con l’esperienza di sè , del mondo e della vita. di fronte a questo che si voglia o no siamo tutti chiamati a scegliere e a decidere del bene e del male. ma capisco che può essere un discorso complesso il mio, tuttavia è e rimane quello che penso. trovo banale anche l’idea secondo cui la trasgressione si addice ai repressi, ma anche questa è solo una mia idea.

    cari saluti

    elena f

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  10. invece io penso che abbiate ragione tutte e due, elena e anna.
    ognuno, e io son convinto di questo, ha il diritto a parcepire un termine o un concetto o una caramella o un libro come si sente di perecpirlo.
    e quel che si percepisce è.
    buona giornata

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  11. Uh, grazie papà Remo, ma guarda che io non scrivo mica per avere ragione! In primis ho voglia di esprimermi, e poi – al limite – di comunicare. Il blog è un divertimento un po’ così.

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  12. grazie per la risposta, Remo, che incide, come sempre.
    confermo, Remo non dà ragione tanto spesso.
    fabrizio

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  13. Non mi risulta che attualmente esistano voci così fuori dal coro, e aggiungerei purtroppo. Grazie Remo di questa segnalazione, io adoro i “Pasquino” di ogni epoca.

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  14. Penso che il vero trasgredire oggi,sia il fatto di non accontentarsi.
    Andare cioè sempre alla rierca di nuove sensazioni che ti facciano sentire meglio,avere il coraggio di lasciare cose o persone che cmq non ti fanno sentire completamente “Felice”,e non è detto che queste ti facciano passare dei bei momenti.
    Credo che la ricerca dello”stare bene” sia una forma di trasgressione,xchè vedo tanti ragazzi dell mai età(22)che si accontentato di qeullo che anno,e sprecano occasioni che gli vengono incontro spontanee.
    Trasgredire oggi può voler dire anche stare bene domani.

    DFreccia

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  15. giorgio baffo veneziano scriveva nel ‘7oo: mona che ga’prova’ l’oselo no cessa d’esser mona, ma la xe piu’ bona e de piu’ bon saor.
    la ga’ quela fortuna che ha sembre bu’ la luna che dopo fato el tondo la se restrense e torna a un picolo splendor.

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