Leonard Cohen#1: Take This Waltz (Pequeño Vals Vienés)

2-1.jpgTake This Waltz (Leonard Cohen, I’m Your Man, 1988).
Traduzione inglese di Pequeño Vals Vienés di Federico García Lorca.

Now in Vienna there’s ten pretty women
There’s a shoulder where death comes to cry.
There’s a lobby with nine hundred windows.
There’s a tree where the doves go to die.
There’s a piece that was torn from the morning,
and it hangs in the Gallery of Frost –
Ay, ay, ay, ay
Take this waltz, take this waltz,
take this waltz with the clamp on its jaws.

I want you, I want you, I want you
on a chair with a dead magazine.
In the cave at the tip of the lily,
in some hallway where love’s never been.
On a bed where the moon has been sweating,
in a cry filled with footsteps and sand —
Ay, ay, ay, ay
Take this waltz, take this waltz,
take its broken waist in your hand.

This waltz, this waltz, this waltz, this waltz
with its very own breath
of brandy and death,
dragging its tail in the sea.

images.jpegThere’s a concert hall in Vienna
where your mouth had a thousand reviews.
There’s a bar where the boys have stopped talking,
they’ve been sentenced to death by the blues.
Ah, but who is it climbs to your picture
with a garland of freshly cut tears?
Ay, ay, ay, ay
Take this waltz, take this waltz,
take this waltz, it’s been dying for years.

There’s an attic where children are playing,
where I’ve got to lie down with you soon,
in a dream of Hungarian lanterns,
in the mist of some sweet afternoon.
And I’ll see what you’ve chained to your sorrow,
all your sheep and your lilies of snow —
Ay, ay, ay, ay
Take this waltz, take this waltz,
with its “I’ll never forget you, you know!”

And I’ll dance with you in Vienna,
I’ll be wearing a river’s disguise.
The hyacinth wild on my shoulder,
my mouth on the dew of your thighs.
And I’ll bury my soul in a scrapbook,
with the photographs there, and the moss.
And I’ll yield to the flood of your beauty,
my cheap violin and my cross.
And you’ll carry me down on your dancing
to the pools that you lift on your wrist —
O my love, O my love
Take this waltz, take this waltz,
it’s yours now. It’s all that there is.

[La seguente traduzione della canzone di LC è della sottoscritta]

A Vienna ci sono dieci belle donne.
C’è una spalla dove la morte viene a piangere.
C’è un salone con novecento finestre.
C’è un albero dove le colombe vanno a morire.
C’è un frammento strappato al mattino
e appeso nel Museo della Brina…

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con le mascelle serrate.

Io ti voglio, ti voglio, ti voglio
su una poltrona con un giornale morto
nella grotta sulla punta del giglio,
in un corridoio dove l’amore non è mai stato
Su un letto dove la luna suda,
in un grido fatto di passi e sabbia

Ahi, ahi, ahi, ahi
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi in mano la sua cintola spezzata.

Questo valzer, questo valzer, questo valzer, questo valzer,
con l’alito che sa di brandy e di morte,
che trascina la coda nel mare.

C’è un salone dei concerti a Vienna,
dove la tua bocca ha subìto migliaia di ispezioni.
C’è un bar dove i ragazzi hanno smesso di parlare,
condannati a morte dalla tristezza.
Ah, ma chi è che si arrampica sul tuo ritratto
con una ghirlanda di lacrime tagliate di fresco?

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer, sono anni che muore.

C’è un attico dove giocano i bambini,
dove devo giacere con te al più presto,
in un sogno di lanterne ungheresi,
nella foschia di un dolce pomeriggio.
Vedrò cosa hai incatenato ai tuoi dolori,
tutti i tuoi agnelli e i gigli di neve –

Ahi, ahi, ahi, ahi,
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
prendi questo valzer con il suo “non ti dimenticherò mai, lo sai!”

E danzerò con te a Vienna,
mi maschererò da fiume.
Il giacinto selvaggio sulla mia spalla
la mia bocca sulla rugiada delle tue cosce.
E seppellirò la mia anima in un album,
con le fotografie e il muschio.
E mi arrenderò alla piena della tua bellezza,
consegnandoti il mio violino da quattro soldi e la mia croce.
E tu mi porterai nella tua danza
fino ai laghetti che si alzano sul tuo polso –
O amore mio, o amore mio
Prendi questo valzer, prendi questo valzer,
è tuo ora. È tutto quel che c’è.

garcia-lorca.jpegPequeño Vals Vienés

En Viena hay diez muchachas,
un hombro donde solloza la muerte
y un bosque de palomas disecadas.
Hay un fragmento de la mañana
en el museo de la escarcha.
Hay un salón con mil ventanas.
¡Ay, ay, ay, ay!
Toma este vals con la boca cerrada.
Este vals, este vals, este vals, este vals,
de sí, de muerte y de coñac
que moja su cola en el mar.
Te quiero, te quiero, te quiero,
con la butaca y el libro muerto,
por el melancólico pasillo,
en el oscuro desván del lirio,
en nuestra cama de la luna
y en la danza que sueña la tortuga.
¡Ay, ay, ay, ay!
Toma este vals de quebrada cintura.
En Viena hay cuatro espejos
donde juegan tu boca y los ecos.
Hay una muerte para piano
que pinta de azul a los muchachos.
Hay mendigos por los tejados,
hay frescas guirnaldas de llanto.
¡Ay, ay, ay, ay!
Toma este vals que se muere en mis brazos.
Porque te quiero, te quiero, amor mío,
en el desván donde juegan los niños,
soñando viejas luces de Hungría
por los rumores de la tarde tibia,
viendo ovejas y lirios de nieve
por el silencio oscuro de tu frente.
¡Ay, ay, ay, ay!
Toma este vals, este vals del “Te quiero siempre”.
En Viena bailaré contigo
con un disfraz que tenga
cabeza de río.
¡Mira qué orillas tengo de jacintos!
Dejaré mi boca entre tus piernas,
mi alma en fotografías y azucenas,
y en las ondas oscuras de tu andar
quiero, amor mío, amor mío, dejar,
violín y sepulcro, las cintas del vals.

64 pensieri su “Leonard Cohen#1: Take This Waltz (Pequeño Vals Vienés)

  1. Bellissimo testo e ottima traduzione. Se volete approfondire la poetica di Cohen vi suggerisco di leggere “l’energia degli schiavi” pubblicato dalla Minimum Fax, un capolavoro.

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  2. Chapeau! Non conoscevo ‘sto Cohen e sì, devo ammetterlo, senza alcuna fatica per la verità: bel testo 🙂

    Blackjack.

    PS: Gaja, hai scoperto se giocava a carte?

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  3. @Marco, grazie mille! Io amo Leonard Cohen quasi sopra ogni altro. Conosco il testo che segnali e rilancio con “Belli e perdenti” e “Il gioco preferito”. Scritti proprio da lui. Comunque grazie di cuore, davvero. Considerando che ho tradotto questa canzone con mano tremante e indegna, i tuoi complimenti mi fanno piacere il doppio! Un abbraccio.

    @Blackjack: hai visto? Sono *felicissima* di aver contribuito a fartelo conoscere… È un’emozione continua! E il testo vive da solo… Ti invito ad approfondire la sua opera (a parte che io non smetterò di parlarne: non ti libererai tanto presto di Cohen ;-)). Non ho scoperto con certezza se giochi o meno a carte, ma secondo me sì. So solo che è stato ed è tuttora un incontenibile “tombeur de femmes”. E vorrei anche vedere: con quella voce può fare ciò che vuole! 😉

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  4. ABBTE! QUOQUE TU! 😀 Non darmi questo dolore… 😉
    Tra l’altro il link che hai postato tu è lo stesso che ho pubblicato io, legandolo al filmato: sempre “Take This Waltz” con sottotitoli! 😉

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  5. scusa gaja, non mi ero resa conto che il titolo del testo era anche un link , 🙂 (se sapessi inserire un emoticon con le gote rosse …. ^__________^ )

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  6. Gaja, ti leggo così entusiasta che mi manca quasi il coraggio di dire cosa penso. La forza di Garcia Lorca sono le metafore e questa poesia non è all’altezza della Casada infiel o del Romance de la Guardia Civil o di tante altre. La versione in inglese non aggiunge molto. Forse la musica dirà qualcosa di più.
    Personalmente considero Tristano e Isotta l’opera più eccelsa (se può esistere un simile superlativo). Ma se leggi il libretto senza ascoltare la musica riesce a sembrare perfino noioso.
    Insomma, credo che sia difficile dare un valore autonomo di poesia a un testo pensato per essere messo in musica.

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  7. accanto al poeta Federico García Lorca,
    metto una poesia di Cohen
    ciao Gaja

    Il vero amore non lascia tracce
    Come la bruma non lascia sfregi
    Sul verde cupo della collina
    Così il mio corpo non lascia sfregi
    Su di te e non lo farà mai
    Oltre le finestre nel buio
    I bambini vengono, i bambini vanno
    Come frecce senza bersaglio
    Come manette fatte di neve
    Il vero amore non lascia tracce
    Se tu e io siamo una cosa sola
    Si perde nei nostri abbracci
    Come stelle contro il sole
    Come una foglia cadente può restare
    Un momento nell’aria
    Così come la tua testa sul mio petto
    Così la mia mano sui tuoi capelli
    E molte notti resistono
    Senza una luna, senza una stella
    Così resisteremo noi
    Quando uno dei due sarà via, lontano

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  8. Non ti preoccupare, carissima ABBTE! Io le gote rosse le faccio così: #^__________^# (e le faccio spesso, visto che arrossisco in continuazione!) Un bacio!

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  9. @Riccardo: il tuo intervento è molto più che bene accetto. Io sono entusiasta della poetica e della musica di Cohen, è vero. E ritengo che questa canzone di Cohen sia una delle sue più belle. Quando a Cohen chiesero cosa avrebbe scelto se si fosse trovato di fronte al bivio “canzoni” “prosa/poesia”, lui rispose che senza canzoni non avrebbe potuto vivere, che le canzoni per lui erano la forma d’arte più alta e più completa. A tale proposito rimando a questa intervista a Massimo Bubola: http://www.railibro.rai.it/interviste.asp?id=103
    Non metto in discussione il valore (maggiore o minore che sia) di questa poesia rispetto alle altre di Garcia Lorca, ciò che mi premeva sottolineare era che a mio parere Cohen l’ha tradotta e musicata in maniera struggente. Ti abbraccio, e grazie di cuore. A presto!

    @Carla: carissima… che dire? Mi lasci senza parole. Che regalo. Grazie!

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  10. leonard cohen non è un cantautore che si ama al primo ascolto. a differenza di springsteen che accompagna la sua musica con una certa fisicità, cohen richiede uno spazio e un tempo più intimo e naturalmente la comprensione dei testi.
    diciamo che cohen scrive poesia e ha anche il dono o l’esigenza di musicarle.
    il pregiudizio di cui bisognerebbe liberarsi rispetto ad alcuni cantautori come cohen è considerare e leggere i loro testi non come “canzoni” ma poesie con sottofondo musicale. nei primi album spesso usava solo la chitarra.
    Carla ha postato un testo che fa parte di un album “Death of a ladies’man” .la traduzione non è impeccabile ma rende l’idea.
    un saluto
    lisa

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  11. Gaja, cavolo, non lasciarmi col dubbio. Devo sapere se gioca a carte, mi dicevi che è canadese e potrebbe anche capitarmi, a breve, di fare una puntatina (in tutti i sensi) dalle parti del Canada.
    Mi informerò per le mie vie, poco letterarie, ma di solito molto ben informate sui ‘famosi’ che amano l’azzardo 😉

    Blackjack.

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  12. @Blackjack: se vai in Canada, porta il mio còr téco! Secondo me Cohen gioca d’azzardo di default. È proprio il tipo…

    @Luca: grazie di cuore. Come posso non essere d’accordo con te?

    @Angdinoto: per capire *quanto* mi ricordo quella canzone, aspetta il post di domani. 😉

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  13. Gaja, un po’ di sano gossip dai (me lo concedete?), insomma male che vada cancellate. Nel 2006 Cohen ha vinto una causa da 17 milioni di dollarini contro la sua ex manager ( e amante? convivente? moglie? questo non l’ho capito). La tipa, mentre fingeva di gestire i suoi soldi, gli aveva spazzolato e fatto sparire qualche milioncino di dollari lasciandolo… con 150.000 misere banconotine, o qualcosa di simile.

    Hai capito la manager? Ora sembra che il Cohen, almeno economicamente, se la passi meglio.

    Ma la domanda che mi sorge spontanea è: ha fatto soldi perché era poeta e poi ha incominciato a cantare oppure perché era cantante e poi ha iniziato a scrivere poesie oppure perché aveva una donna manager da querelare in caso di bisogno?

    Blackjack.

    PS: Gaja, dopo aver scoperto ‘sta roba mi viene il dubbio che quella che ha… stravissuto (a spese del Cohen) sia stata la ex-manager e ex tutto il resto.

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  14. Gaja: poi smetto col gossip. Si mormora anche che lei, la ex manager, fosse (lo è ancora?) una donna molto piacente. Da verificare questa storia, potrebbe scapparci la trama di un romanzo: lui bello, fascinoso, famoso, ricco e pure intelligente e poeta e cantante; lei la finta cenerentola che se lo inchiappetta e lo sfrutta per quasi 27 anni facendosi, a spese sue, la bella vita. E si capisce perché non protestava a fronte delle sue, risapute, scappatelle: lei era lanciatissima sul rettilineo di Indianapolis…

    Poi, alla fine, lo lascia, restituendogli il minimo sindacale (viste le cifre fregate prima), ma solo dopo una strenua resistenza legale.

    Un mito questa qui. Secondo me è lei che gioca a carte!!!!!

    Blackjack.

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  15. Black, in effetti Cohen ha… ehm… amato forse troppo le donne. E non è forse un gioco d’azzardo, questo? 😉
    E la tua osservazione finale è più che pertinente. Mi hai messo con le spalle al muro. ^________^ Mi arrendo.
    (secondo me ha iniziato a darsi alla musicopoesia perché aveva scommesso che la donna-manager l’avrebbe spennato… altro gioco d’azzardo! VEDI? VEDI CHE GIOCA D’AZZARDO?) 😉 Bacio, Black!

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  16. @Stefano: due delle mie innumerevoli “anime” – Springsteen e Cohen! 😉 (oddio, Cohen lo sento un po’ più mio, a dire il vero…)

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  17. ‘Like a bird on the wire

    I have tried in my way to be free.’

    mitici versi per una canzone
    mitica voce taglente…

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  18. Carla, uno dei capitoli del mio “Extra Omnes” si intitola: “Come un ubriaco che canta nel cuore della notte, anch’io ho cercato di essere libera” (“Like a drunken on a midnight choir I have tried in my way to be free“). Capisci che cosa rappresenta per me Bird On A Wire? Grazie, cara.

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  19. Bellissima, quella poesia, Carla.
    Take this waltz corredata da video è una mano calda su qualsiasi cuore.
    A me piace molto anche Winter Lady, anche se non conosco la traduzione.
    La voce di Cohen è.
    Come “è” la voce di un altro grande: Tom Waits.
    Grazie Gaja.

    laura

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  20. blackjack, la “vulgata” su cohen (dico così perché non ho verificato le fonti) è che ha cominciato come romanziere, ha scritto un paio di romanzi con buona accoglienza di critica e poi s’è dato alla poesia.
    gossip II: quanto al trombeur de femmes, un amico mi ha detto che un’amica gli ha detto che lo ha visto a una delle orge organizzate in grecia (mi pare, ahi memoria fallace) e che fosse dotato di “armamentario di piacere” tutt’altro che fantozziano bensì prossimo a quello dei famosi angeli caduti del libro di enoch, per amor delle figlie degli uomini.

    ciao,

    lorenzo

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  21. Notevole ri-scrittura di passo lorchiano in sé non fondamentale. Il testo inglese da solo è penalizzato dalla mancanza della melodia in 3/4, arrangiata con begli archi consonantissimi e cantata dalla voce di Cohen. Anche così, vale l’opera omnia di, un nome a caso, Francesco De Gregori.
    Il Cohen dà ora la sua musica e la sua paterna vicinanza alla brava Anjani, il cui dischino per voce e clarinetto solo (absit iniuria) è passato abbastanza sotto silenzio in Italia. O forse ne ha scritto 4 righe Luzzatto sul Corriere, o il di lui nipotino Laffranchi, boh. Merita di più, porèlla.

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  22. @Laura: la voce di Cohen “è”, dici benissimo. E la canzone è davvero una mano calda sul cuore di chiunque.

    @Lorenzo: non ero a conoscenza dei suoi, ehm, dettagli fisici, ma sì: sicuramente era in Grecia. Dove d’altra parte si era trasferito insieme a Marianne (cui dedicò “So Long, Marianne”) che per lui lasciò il marito, lo scrittore Roald Dahl, e due figli. Ovviamente la loro storia finì…

    @Giovanni: sempre preziosissimi i tuoi interventi. Grazie assai. Vero: il disco della Anjani lo conosciamo in quattro, credo.

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  23. ohi ho notato che “sei”, “è”, “non sei”, “non è” stanno diventando espressioni idiomatiche di modissima nei blog di poesia. immagino che vadano dette con tono un po’ da rapper tipo “ehi fratello, tu sei” (gesto da associarsi) o forse come il divino kim rossi stuart dice “ah bello” in romanzo criminale (?). modo di dire ‘transgenerazionale, mette d’accordo un po’ tutti, all’essenzialista all’eracliteo.

    buona luce,
    lorenzo

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  24. Lectio corretta: ‘a ‘bbèllo (con lieve strascicamento della vocale in clausola, rappresentabile solo con alfabeto fonetico, e molto grave l’accento tonico sulla prima)

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  25. Vabbé, ma tu c’ ‘o sai, che io so’ io e ‘llòri ecc ecc (ma che, t’ ‘o ricordi Flavio ‘bBucci ner Marchese? Co’ Paolostoppo che faceva ‘r papa? Che rìde, se ce pènzi)

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  26. Giccì, sei sempre tanto modesto, anche. E moo ricordo sì, Flavio ‘bBucci ner Marchese. E Paolostoppa che diceva: “Attento che te faccio salì quelle de Castersantangelo”. Giccì, ma come mai te non riesci mai a finì un discorso e piji continuamente tremila deviazzzioni? No, così, pe’ sape’…

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  27. Aho, ‘a còsa: e ‘a rùbbica? Mo’ me tocca da uschì e tornavo tipo stanotte o ‘n ‘àntra, che mi cuggìno c’à ‘na punta con du’ ganze che dice che vengheno dar Bozzuàna, però sicònno lui nun so’ negre. Te che dichi?

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  28. Dico che sono annichilita, ‘a còso. Dovresti scrivere una ventina di tomi, come già ti dissi sul mio blog, sulla “Ricerca daa famija perduta”. Le storie dei tuoi cugini e dei tuoi zii sono quantomeno inquietanti… E poi, se devi da eschì, èschi! E VATTE A RIPONE!

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  29. g.c., quando (a)ritorni: tu come lo vedi detto “è”, “sei”, e compagnia? rapper, paninaro o ‘er fusciacca’?

    ciao
    lorenzo

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  30. Va a osservare il precetto domenicale, mica dorme (perché chi dorme non piglia orate né pesci azzurri delle più svariate razze e denominazioni).
    Però la quaestio del Carlucci non è sottovalutanda e la si prende infatti in esame – però dopo che si sia corsa la 4×400 uomini ai mondiali giapponesi di atletica, vero.

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  31. Haelt man diese grunsaetzlich ontologisch-existenziale Interpretation des Begriffes von “Sinn” fest, dann muss alles Seiende von nichtdaseininnsmaessiger Seinsart als ‘unsinninges’, des Sinnes ueberhaupt wesenhaft bares begriffen werden (a riguardo, questo, del comm. 37, firmato dall’eccellente Carlucci).

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  32. Chiacchiera, curiosità ed equivoco caratterizzano il modo in cui l’Esserci è quotidianamente il suo “Ci” cioè l’apertura dell’essere-nel-mondo. Questi caratteri in quanto esistenziali, non sono determinazioni semplicemente-presenti nell’Esserci, ma ne costituiscono l’essere. In essi e nella loro connessione ontologica si rivela quel modo fondamentale dell’essere della quotidianità che noi chiamiamo la deiezione dell’Esserci.

    (tanto per rimanere in tema)eccellente Giovanni che risponde all’eccellente Carlucci. Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale. L’ho scelto a caso fra quelle tante che si possono dire del mondo e del blog in qualità di appendice o sottospecie di esso.

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  33. grazie all’egregio g.c.! leggendo il ‘trattinisme‘ heideggeriano di ipazia (inaspettato) mi è venuto in mente che questo (poco simpatico) filosofo ha forse tentato una filosofia che avesse quei caratteri formali e assolutamente seducenti che ha la filosofia medievale per un occhio ‘moderno’ (fece la tesi su alberto magno o giù di lì, è giusto?); al che m’è diventato più simpatico, questo suo monumento solitario e, in questo senso, muto.

    detto ciò, per l’esegesi di “è”, “sei”, “non è”, “non sei”, riparto da qui:

    Sciendum est igitur quod, sicut in V Metaphysice Philosophus dicit, ens per se dicitur dupliciter, uno modo quod dividitur per decem genera, alio modo quod significat propositionum veritatem. Horum autem differentia est quia secundo modo potest dici ens omne illud, de quo affirmativa propositio formari potest, etiam si illud in re nihil ponat. Per quem modum privationes et negationes entia dicuntur; dicimus enim […] quod cecitas est in oculo. Sed primo modo non potest dici ens nisi quod aliquid in re ponit. Unde primo modo cecitas et huiusmodi non sunt entia.

    Nomen igitur essentie non sumitur ab ente secundo modo dicto, aliqua enim hoc modo dicuntur entia, que essentiam non habent, ut patet in privationibus; sed sumitur essentia ab ente primo modo dicto. Unde commentator in eodem loco dicit quod ens primo modo dictum est quod significat essentiam rei.

    ciao a tutti,
    lorenzo

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  34. Gentile Lorenzo, al volo(che Ipazia va un po’ di fretta) dici dell’Heidegger “inaspettato”, inaspettato in che senso, se ti va di dirlo?

    un saluto reverenziale

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  35. Lorenzo, capisco. Se è così Ipazia di Heidegger non dovrebbe conoscere nemmeno il nome. Per il resto si sa, non sta simpatico a molti. E io mi astengo dal giudizio, però il suo monumento solitario e chiuso con diciassette lucchetti ha volte qualche spiraglio di luce lo manda. Non tanto per quel che riguarda la filosofia dell’esistenza quanto piuttosto per i sentieri tracciati nell’estetica.
    grazie per l’esortazione alla corsa ma
    mi affretto sempre lentamente
    che la corsa non mi si confa

    baci ipaziani

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  36. Lorenzo, dimenticavo, per ‘trattinisme’ spero non intenda quello che ho capito. Che non sarebbe cortese né nei confronti miei né nei confronti di Heidegger.

    Solmi Ipazia fra “tout simplement” e “heidegger” non sta proprio comodissima. E chi potrebbe?

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  37. in quanto puramente descrittivo, il termine “trattinisme” non implica alcuna svalutazione di ciò che vuole designare. né l’esser calco di “pointillisme” può farne un termine “scortese”.

    saluti,
    lorenzo

    "Mi piace"

  38. “trattinisme” come trattinismo allora? ma proprio perché non vedo dove sia avevo pensato a un gioco, a una sincràsi che non sarebbe stata affatto simpatica. forse mi sfugge cosa voglia dire trattinisme allora, però mi hai fatto venire la curiosità.

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  39. ipazia, le sue prove di “trattinisme” si limitavano a queste occorrenze:

    “dell’essere-nel-mondo”, “semplicemente-presenti”

    saluti,
    lorenzo

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  40. Gentili Lorenzo e Ipazia, ma il lemma s.f. ‘trattinisme’ a che lingua appartiene? Non mi pare che la mia vècchia edizione del De Mauro lo registri (nelle ultime ci sarà di certo, figùr’t)

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  41. Lorenzo, vero. Era un trattinismo così minimo che nemmeno l’ho registrato. Poi le dico la verità ormai il mio occhio (ahimè) è assuefatto ai trattini heideggeriani e non li vedo più. grazie per avermeli fatti notare di nuovo.

    Giovanni, non so. bisognerebbe chiederlo al buon Lorenzo. Che io conoscevo solo l’italiano “trattinismo”. Neanche sul mio dizionario (edizione non nuovissima) c’è.

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  42. mai e poi mai vorrei incorrere nelle ire del de mauro esperto di nuraghi e meno che mai nello stampino dell’aggressive understatement g.c.ano e men che meno tra i denti del champ(oll)ion della campionatura solmi: ‘trattinisme’ è da intendersi come faceto neologismo italo-francese.

    con questo io vi saluto e chiedo d’esser congedato.
    lorenzo

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  43. e dove il collo tuo divino
    puo’ condurre
    il peso della colpa
    ad ogni svolta della via testimoniata
    da questa commozione senile e fanciullesca
    ad ogni svolta della via pacificata
    nella cenere e nell’oro del tuo volto

    (non pare che l’autore di questa sestina eccedente, anisosillabica e ipermetra fin che si vuole e tuttavia non priva di forza e suggestioni, possa abbandonare così la tenzone, no?)

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  44. gentili, stavo venendo a noia a me stesso. solo per ciò volevo congedarmi. questa citazione mattutina mi ha fatto piacere.

    later,
    lorenzo

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  45. ipazia invece si congeda per sempre da questo blog. è stato bello conversare con voi ma è giunto il momento di andare

    amici
    tiro giù la valigia
    che è arrivato il disco rosso della mia stazione

    saluti

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  46. And so of larger—Darkness—
    Those Evenings of the Brain—
    When not a Moon disclose a sign—
    Or Star—come out—within—

    The Bravest—grope a little—
    And sometimes hit a Tree
    Directly in the Forehead—
    But as they learn to see—

    Either the Darkness alters—
    Or something in the sight
    Adjusts itself to Midnight—
    And Life steps almost straight.

    (ma la speranza, non pelosa, è che Ipazia ripensi la decisione mattutina. Un blog collettivo necessita di commenti i più svariati)

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