11 settembre 2001…

 una performance esteticamente da pelle d’oca…

 per alcuni “un’opera d’arte da brivido”…

 la diretta televisiva più sconcertante alla quale io abbia mai assistito…

 6 anni fa: l’inizio o la fine di un’era ?


39 pensieri su “11 settembre 2001…

  1. Finalmente la verità sull’11 settembre. Grazie, Gian Ruggero Manzoni, per tutta questa controinformazione.

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  2. robba vecchia.

    “La più grande opera d’arte mai realizzata. Cinquemila persone che in un solo istante vengono cacciate a forza nella resurrezione. Io non potrei mai arrivare a niente di simile. Davanti a questo, noi compositori non siamo nulla”

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  3. questo ‘spettacolo’ della follia ha reso palese che la vita umana non è più un valore per nessun potere. forse non lo era mai stato o solo per occhi molto attenti, da questo incredibile e crudele spettacolo nessuno che abbia un cervello può avere più dubbi.

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  4. Qualcuno di voi aveva una persona cara nei luoghi degli attacchi? Io sì. Vi assicuro che esprimere a parole cosa si prova è impossibile. Non è un film, non è un’opera d’arte, è il Male che agisce. Che spazza via legami d’amore fra una persona e un’altra. Come avviene in tutte le guerre. Guerre che, pur chiamate “giuste” da qualcuno, giuste non sono mai. Perché la Giustizia non dovrebbe uccidere gli Innocenti, qualsiasi sia la loro etnia o religione. E ora ditemi che questo è buonismo o predica da oratorio. Non me ne importa niente.

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  5. ci sono stati campi di sterminio, la bomba atomica,le foibe,il terrorismo, la pulizia etnica ai nostri confini, la gente ammazzata col macete in ruanda e sono solo alcuni degli orrori che quotidianamente vengono perpetrati ai danni dei deboli che siamo noi, quelli che non contano niente che fanno numero, massa, quelli che se a qualcuno salta in testa possono essere spazzati via come calpestare un formicaio in piena attività estiva. quanto l’uomo possa essere folle e crudele la storia lo insegna ad ogni piè sospinto, la vita umana è un valore inviolabile solo finchè il potere non ne dichiari il vuoto a perdere in nome di una qualche ragion di stato. e questo indipendentemente dai colori con cui quello stato ama dipingersi.

    @fabry
    dopo ciascuno di questi orrori mai nulla è stato, è o sarà come prima, il fatto è che camminiamo in una storia il cui percorso è ricoperto di sangue innocente, perchè a dispetto di cicerone la storia non ha mai insegnato niente a nessuno, se non a piangere i suoi morti.

    buona giornata

    elena f

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  6. Mia cugina, che vive a New York, andava tutte le mattine alle 11 a prendere il caffè in un locale adiacente alle Due Torri, vicino al suo posto di lavoro. Quella mattina, per un qualche motivo, non andò a lavorare. Non lo sapevo, e per diverse ore sono stato in ansia per lei.

    Vorrei che si riflettesse su questo, al di là della propria simpatia o antipatia per l’America, che tende a condizionare i giudizi. Se l’11 settembre fosse stato architettato dagli stessi Americani, come molti “teorici del complotto” pensano, sarebbe la prima volta nella storia che una potenza ostenta al mondo e ai propri nemici la sua stessa vulnerabilità, la sua debolezza. Il che, in termini di politica di una potenza, sarebbe una mera follia. Poiché tra le nazioni i rapporti sono, ahimè, ancora simili a quelli di natura. Quando un animale appare debole e vulnerabile, prima o poi sarà aggredito, se qualcuno di più forte non lo protegge. Tutte le potenze di questo mondo lo hanno sempre saputo, e la loro prima preoccupazione è sempre stata quella di ostentare la propria forza e l’inviolabilità dei confini, ecc.

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  7. La cosa vera, importante
    è che il fatto terribile è avvenuto in una cornice più che nota, famosa, nella capitale delle capitali, in modo e luoghi simbolici.
    Sono morti tragicamente per strage milioni di esseri umani in Africa in questi ultimi trentanni, e pare che sia tutto normale, roba etnica, selvaggi….
    E’ la cornice che conta, anche.

    MarioB.

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  8. @Fabio Brotto (forse anche per Matteo):
    sono assolutamente d’accordo quando scrivi “antipatia e simpatia per l’America”, perché non sono antiamericano nel senso più assoluto (non solo perché ho parenti negli Usa, ma anche perché li ho nel Brasile e in Argentina). Però ho letto Machiavelli e credo che molti altri, ben più potenti, lo abbiano letto e, soprattutto, praticato. Dunque il lione, ma anche la vulpe (sei sicuro che, nella storia, molti non abbiano ostentato apparente debolezza per mirare a poste ben più pingui? Vedi, ma solo ad esempio, lo scherzetto che Napoleone fece alla terza coalizione ad Austerlitz e quello che i Russi poi fecero a lui) sono bestie ancora ben operanti. Quello che vedo in crisi è semmai il superiore senso dello stato, ma è un concetto talmente relativo (vedi pure alla voce Giustizia, Male, Verità ecc. ecc.)…

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  9. @Antonio. Se certi “concetti” sono relativi allora è vero che tutto si può fare. Homo homini lupus. In questo caso il più forte può uccidere il più debole e niente possiamo dire per dissuaderlo o deprecarlo. Di nuovo torniamo a parlare di valori. Se sono relativi allora tutto si può fare, non ci resta che assoggettarci alle leggi di natura. Ne viene fuori una discussione così complessa che forse il blog non è la sede opportuna per intavolarla. Comunque grazie per gli spunti di riflessione.

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  10. Sì, Gian
    niente è più come prima.(fine e inizio sono sinonimi)
    (le riflessioni politico culturali sono immense, io mi femrerei alla diretta televisiva, e icona, mentre le morti immediate o successive come per una guerra.. si affiancavano.

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  11. tutto renderebbe necessario un maggior impegno politico. di fronte invece abbiamo, specie negli Stati Uniti, una distanza abbissale fra istituzioni e cittadini, e anzi una certa irrisione di questi ultimi dalle prime. noi, secondo me, seguiamo a ruota tale tendenza. le ragioni politiche o di realpolitik alla base di una guerra non mi interessano, mi interessa invece le sorti della povera gente

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  12. @Matteo. Hai perfettamente ragione. Per quanto riguarda me, sono un relativista solo apparente, in quanto convinto che far principi (in bene e in male, bada!) sulla geopolitica non so quanto porti avanti. C’è però la legge, un diritto internazionale (nato sulla base dell’osservazione di migliaia di casi). Ovvio, mi dirai: ma gli stati ci si puliscono… e non saprei darti torto, ma se ci pensi bene è l’unica via, difficile ma l’unica. Ci sono casi e contesti (ha detto bene chi ha scritto di cornici e dell’inutilità dell’historia magistra) da affrontare volta per volta e nella difficoltà e tra i sentieri impervi che la storia offre, con i potenti di turno sempre pronti a far strame di tutto. Io sono con i greci e con Deleuze, in questi casi non saprei navigare se non a vista.

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  13. @Antonio. Sono d’accordo il diritto(la legge) è l’unica, difficile via. Il problema, come dici tu, è che il diritto internazionale viene continuamente calpestato. Così come viene ignorata quella sacrosanta “dichiarazione dei diritti umani” che è considerata dai più cartastraccia. Freud, mi pare, diceva che “la civiltà è soltanto un sottile diaframma”, penso avesse ragione. Un saluto.

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  14. @Matteo: con la dichiarazione dei diritti umani siamo ancora nella sfera del principio, ma è ovvio che bisogna tendervi (col piccolo cabotaggio, ahimé!): l’utopia funziona se è un carattere normativo (se, insomma, continua a darci la rotta continuando a farci il piacere di non farsi vedere troppo). Per il resto: la civiltà è un bimbo piccolo, non tutti quelli che ne afferrano le braccia desiderano sostenerlo perché impari a camminare. Dunque è importante anche come polarizziamo leggi e principi, sempre accorti che “in nome di” non si facciano ulteriori disastri.
    Un fraterno abbraccio (proprio perché non ti conosco)

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  15. @Antonio. Condivido in pieno, e sottolineo il tuo “sempre accorti che ‘in nome di’ non si facciano ulteriori disastri”. Un abbraccio fraterno anche da parte mia.

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  16. C’è una verità incontrovertibile, al di là delle teorie legittimiste o complottiste: l’essenza spettacolare del fenomeno. Se Bin Laden o chi per esso avesse voluto semplicemente uccidere il maggior numero di americani possibile, l’aereo l’avrebbe buttato sullo Yankee stadium, la sera della finale. L’obiettivo è stato scelto per il suo carattere spettacolare e soprattutto simbolico: la Torre di Babele colpita dai fulmini celesti. Per questo non credo che l’amministrazione Bush se lo sia fatta da sola: più probabile abbiano lasciato fare, pur sapendolo.
    Come a Pearl Harbour.

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  17. Si può forse pensare a questo attentato senza ragionare sulle possibili cause (non necessariamente su un’unica, vera)? E a quanto si sia inermi di fronte alla matta bestialità?
    Se rassicurazione potremo mai darci, di fronte a questa certezza, non può che essere dentro una logica deflattiva dei conflitti (etnici, di religione, di classe), intervenendo sui suoi presupposti (se non per amore, almeno per “convenienza”, per timore, per “generico spirito di giustizia”). Pensando soprattutto all’iniquità sociale (sperimentando e sostenendo nuovi modelli sociali partendo da trasparenti e più dirette forme di redistribuzione della ricchezza), alle difficoltà del convivere che sono prima di tutto familiari e relazionali, e poi sociali.
    Non c’è carta dei diritti (internazionale) che possa mettere pace là dove permane uno spirito di sopraffazione e predatorio, con la convinzione di essere i migliori e gli invincibili, gli unici con gli attributi.

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  18. Si è detto e scritto molto su “quella data di settembre” e se ne dirà ancora a lungo. Io penso che abbia segnato uno spartiacque e concordo con Elena F quando scrive che dopo certe tragedie umane inevitabilmente il mondo non è più lo stesso. Ma siamo sicuri che la memoria sia il giusto antidoto? Ce lo ricordava continuamente Primo Levi ma dopo la Shoah quanti genocidi ci sono stati ancora? Quanti ce ne saranno ancora? Putroppo di 11 settembre la storia ce ne darà molti altri, terrorismo o non terrorismo almeno finchè l’uomo agirà in un determinato modo.

    Un caro saluto

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  19. @Binaghi. Anche lasciar fare per poi aver le mani libere non esce fuori dalle possibilità di tutta questa faccenda. E poi gli americani amano i simboli, perché non colpirli (o autocolpirsi o lasciarsi colpire) proprio su quel nervo per avere rimandi di consenso (tutto sommato, alla fine, comunque ampiamente sfumati, credo)? Pur convinto che se avessero colpito il Y.S. reazione ci sarebbe stata lo stesso (qualche dubbio in più mi viene ora col Pentagono, effettivamente colpito: bel simbolo anche quello, ma subito quasi rimosso; tuttavia io giudico da qui, da ciò che la tv italiana ha mandato in onda…), sì, la spettacolarizzazione dell’attentato è un dato di fatto. Massima spettacolarizzazione e, al solito, col minimo di chiarezza.

    @Nuscis, su un aspetto. Per me esiste un’economicità del crimine: un progetto, un obiettivo, il calcolo dei rischi. Sia Mister Bin che Bush credo siano assolutamente capaci di ragionare freddamente, di dirigerli, questi appetiti. Perché buttare il mondo all’aria senza almeno un tornaconto qualsiasi?

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  20. Dov’eri quando hanno ammazzato Kennedy?
    Dov’eri quando spararono a John Lennon?
    Dov’eri quando cadde il muro di Berlino?
    Dov’eri l’undici settembre?

    Per quello che ne so io queste domande hanno un denominatore comune. Segnano epoche.

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  21. @Antonio. La sopraffazione e la violenza richiedono tre condizioni: 1. l’aggressività, la forza, la volontà di sopraffazione dell’uno; 2. la debolezza e la suscettibilità ad essere sopraffatto dell’altro; 3. l’inerzia o l’acquiescenza di terzi soggetti in grado di richiamare e di far valere – anche con la forza – la libertà di un popolo e il suo diritto di “autodeterminarsi”.
    Se la 3° condizione non è rimovibile per le ragioni che conosciamo (i meccanismi di voto paralizzanti nelle deliberazioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu), *non resta* che aiutare i paesi più deboli rendendoli “più forti e non più vulnerabili”.
    Ma i “paesi” sono fatti di persone, dal cui “bisogno”, dal cui grado di consapevolezza e dai cui valori di riferimento dipende l’adesione ad alcune scelte piuttosto che ad altre, di politica interna e internazionale. Qui e altrove il voto fiduciario dato ad una certa forza politica, piuttosto che ad un’altra, fa, certo, la differenza; se non fosse per le “istanze di classe” (quella nella quale ci si riconosce) che inducono da ultimo l’elettore medio ad orientarsi verso politiche e programmi conservativi dello status acquisito. Al fondo dei problemi c’è dunque sempre una paura, e non solo un bisogno, un egoismo spesso incontenibile, la mancanza di una “misura” condivisa di benessere, raggiunta la quale fermarsi.

    @Marco. Anche le risposte segnano un’epoca, soprattutto quella all’ultima domanda. Io, come tanti, ero accanto a quelle povere persone, ed è il non darlo per scontato che segna un’epoca.

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  22. @ 18 Brotto. Se l’osso fa in modo che si discuta come sto leggendo (qui) sopra… attendetevi, da me, altri mille ossi. Siete di una lucidità sconcertante. E più che bravi. Tanto di cappello. Tutti. Ho già copia-incollato una decina di commenti.

    @ 19 Merisi. Ti ringrazio per avermelo rammentato. In effetti ci sta anche qui: FU VERA GLORIA? (Qualora l’ipotesi del commando terroristico sia la vera – Brotto, al #10, in tal senso ha scritto cose intelligenti – sebbene la ribattuta di Antonio al #12).

    Altro quesito non da poco… alcuni già hanno sfiorato l’argomento (vedi #25 Antonio): IL RUOLO DEL MEDIA TELEVISIVO IN QUESTA FACCENDA (MOLTO SPORCA) E IL RUOLO DEI MEDIA IN GENERE ALLORQUANDO ‘PROMUOVONO’ (e reputo che il termine sia centrato) VIOLENZA…

    COME POSSIAMO SOTTRARCI DA TALE CONDIZIONAMENTO? (anche questa domanda ha percorso la seconda metà del ‘900, se non tutto il ‘900, in lungo e in largo – roba vecchia – ma è bene sempre rifletterci sopra)

    PS. Personalmente non credo che il Pentangono fosse sotto attacco come le due torri gemelle… così come non credo all’eroica ribellione dei passeggeri sull’aereo abbattuto dai caccia intercessori nei pressi di Pittsburgh – quell’aereo che avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca… in effetti si è parlato di 4 aerei, ma, secondo il mio modesto parere, erano solo 3… se non 2 quelli in mano terroristi – cioè gli andati a segno).

    Avanti, amici miei! E che la gloria guidi le nostre meningi!

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  23. Condivido con V. Binaghi che l’essenza spettacolare, nel colpire il simbolo americano per eccellenza, abbia concreato gli effetti della tragedia, oltre (a volte rischiando di annullare il primo effetto, il costo umano effettivo), che è tipico della società spettacolare, appunto.
    C’erano solo i poveri, chiede Gian Ruggero? interessante domanda, ma quel che certo è che nel nostro pensiero simbolico e occidentale! DOPO – delle sue certezze, culturali e politiche -niente sarà, o già è, come era prima.

    Maria Pia

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  24. Saggia risposta Maria Pia… in effetti molto è cambiato da 6 anni a questa parte. In primo luogo l’interrogarci (senza darlo per scontato) che noi occidentali si sia ancora il timone dell’intero globo. Anche se ne viviamo lo strascico per inerzia, a mio modesto parere non lo siamo più. E’ iniziata l’era degli altri.

    Ma la frase al punto #5 attribuita a Stockhausen (“La più grande opera d’arte mai realizzata. Cinquemila persone che in un solo istante vengono cacciate a forza nella resurrezione. Io non potrei mai arrivare a niente di simile. Davanti a questo, noi compositori non siamo nulla”) è vera o è invenzione del commentatore? Io so che Jeff Koons e Julian Schnabel, artisti USA, hanno detto cose simili (attirandosi le ire di tutti i media, e non solo, americani), poi Anselm Kiefer, pittore tedesco, Tarantino, che tutti conosciamo, e, addirittuta, Gérard Depardieu, attore francese. In Italia solo Angela Vettese, critico d’arte del Sole 24 Ore, si è interrogata, ma di recente, sul rapporto VideoArte visione in diretta della tragedia dell’11 sett.2001, rispondendosi che dopo quell’evento (così come a suo tempo esternai anch’io) era impossibile poter continuare a considerare i Video come forme d’arte d’avanguardia (perché avevano già chiuso il libro gli islamici e i medie dell’intero pianeta).

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  25. Scusate, torno dopo un giorno e mezzo di immeritata malattia:
    @Nuscis, mi scuso per non aver ribattuto e non so se ancora è il caso (il blog corre e gli argomenti si moltiplicano, tra l’altro mi tocca pure correre per lavoro), ma rifletterò su quanto hai detto. Volevo solo rassicurarti sulla mia assoluta mancanza di snobismo nei tuoi confronti.
    @Manzoni. Quanto scritto per Nuscis vale pure per le tue considerazioni sul Pentagono (e ora mi torna in mente un certo titolo di Lewis Mumford).
    Per il resto: osso sì, purché sempre con ciccia.
    @ con medioman mi scuso se voleva aver l’ultima parola (dopo averla presa per prima). Anche il suo loop è finito con un crash. L’11 porta proprio sfiga!

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  26. E che ciccia sia. Grazie Antonio… in particolare per aver ricordato un grande (spesso) dimenticato come Mumford.

    Nuscis #27. “Se la 3° condizione non è rimovibile per le ragioni che conosciamo (i meccanismi di voto paralizzanti nelle deliberazioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu), *non resta* che aiutare i paesi più deboli rendendoli: più forti e non più vulnerabili” – “Al fondo dei problemi c’è dunque sempre una paura, e non solo un bisogno, un EGOISMO spesso incontenibile, la mancanza di una ‘misura’ condivisa di benessere, raggiunta la quale fermarsi.”… affermazioni non da poco, Giovanni, che mi vedono oltremodo d’accordo. Ma come? Forse agendo singolarmente, nel nostro piccolo, nel nostro “nido di coscienza”, come lo definiva Proust? Non è forse questa Utopia alla Mumford?

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  27. Proviamo a capire cosa è veramente cambiato dopo 9/11.
    Forse che lo scenario del terrore è e può essere solo globale?
    Forse che essendo l’orrore e l’applauso la continuazione dello spettacolo e l’audience che lo giustifica, nessuno che vi assista può considerarsi innocente?
    Forse che la continua replica dello spettacolo ha come effetto la totale sparizione della realtà (come già scriveva Baudrillard ne “Il delitto perfetto”)?
    Ad esempio: la catastrofe ambientale ha avuto tali e tanti trasilers, che quando accadrà veramente farà meno scandalo di una scoreggina in un vagone di prima classe.

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  28. # 34 al Binaghi, con cui sono quasi sempre in linea, e non solo.

    1) No, va dal locale al globale e viceversa. Dopo le torri, se fossi in loro (credo che siano stati gl’islamici a combinare tale ‘macello’ sostenuti da una sorta di ‘superficialità’ in parte voluta in parte sfuggita dalle mani di CIA e FBI… del resto esimi deficienti nel gestire ogni questione… bravi nel far saltare i governi in sud America, ma di una rozzo tipico degli yankee – e posso dirli, avendoli visti in azione sia in Libano che nella exJugoslavia… noi, al loro confronto, siamo veramente degli 007 coi fiocchi)… dicevo, se fossi in loro, adesso, farei saltare il centro storico di…. mettiamo Faenza (60.000 abitanti), così che chi pensa che solo a New York possano succedere ‘ste storie cominci a dormire sonni agitati. Quindi aspettiamoci azioni di questo tipo, magari a ‘caso’, messe in piedi da ‘cani sciolti’ o da cellule autonome. Ho detto Faenza ma potevo anche dire Arles… se così sarà, come temo, allora la questione diventerà molto ma molto spinosa. Consideriamo che solo in Marsiglia le stime parlano, su una popolazione di quasi 200.000 islamici, di circa 50.000 integralisti… tirate un po’ voi le somme… e questi li abbiamo in casa, non devono arrivare dalla Mecca.

    2) Nessuno è più innocente, a parte i bambini, Valter, ci siamo tutti dentro, anche chi ha sostenuto e sostiene il dialogo, la diplomazia (vera), l’incontro fra culture, IL CAPIRE i perché. Mi dispiace ma temo si sia andati oltre il punto del non ritorno (del resto l’Occidente non sta facendo alcunché perché questa follia possa smettere… anzi!).

    3) Ottima la citazione di Baudrillard… il ripetere lo spettacolo all’infinito ‘esorcizza’ lo spettacolo stesso… così come il parlare di un argomento all’infinito lo neutralizza (la psicoanalisi insegna), ma ciò non vuol dire che lo risolva, ovviamente.

    4) Non so risponderti… la natuta è la natura (e ancestralmente-istintivamente-incosciamnete ne sentiamo ancora tutta la forza, quali animali, quali parte d’essa)… una bomba è una bomba. Temo che al terremoto, ad esempio, non ci si abitui mai… forse alle bombe sì, visto che ci si abituava, anche, alla ‘vita’ in un Campo di Sterminio… che poi tale ‘vita’ sia tornata a galla dopo decenni… beh, Primo Levi docet. Lì si entra nel trauma – oltretutto in un trauma privo di senso, ingiustificato, al contrario di un terremoto che, ahinoi… non dipende da noi, e perdonami il bisticcio, ma reputo tu abbia inteso.

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  29. Io posso solo dire una cosa, uno di quegli aerei si è portato via un’intera Azienda e, di quei 150, ne conoscevo, di persona, almeno un terzo.

    Blackjack.

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  30. ho la sensazione che oggi già ce lo ricordiamo tutti un po’ meno che è l’11 settembre. ah, già, è l’11 settembre. non è cambiato niente, in questo occidente sempre più occidente.

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