Provocazione in forma d’apologo 32

Il naufrago, attaccato alla sua tavola, sfiduciato, sfinito in tutte le membra, sta per lasciarsi andare.
A un tratto quattro braccia, appena meno sfinite delle sue, lo afferrano, lo tirano a bordo di una scialuppa.
Sulla scialuppa una dozzina di naufraghi come lui, anche se di un altro naufragio; anche loro agli stremi; alcuni remano con gesti lenti e grotteschi da ubriachi, o da figure di sogno; altri con gesti analoghi, usando i loro berretti, vuotano fuori bordo acqua: perché la scialuppa è danneggiata, e gravemente: chissà per quanto tempo potrà ancora procedere senza affondare.

Ora la barca andrà ancora più adagio, sia per il nuovo peso, sia perché uno dei rematori ed uno di quelli che vuotano l’acqua hanno lasciato i rispettivi servizi, ed entrambi si danno da fare, per quel poco che nel frangente si può, intorno al naufrago appena preso a bordo ed ancora svenuto.
Chissà, chissà per quanto tempo si potrà ancora procedere senza affondare.
Laggiù laggiù, oltre quel banco di nebbia, forse, una nave.

20 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 32

  1. forse una nave… sperare contro ogni speranza perchè la speranza non è un vago sentire, ma il coraggio di un ulteriore passo, anche quando sembra che la strada sia finita.

    grazie

    elena f

    Mi piace

  2. Care Carla e Elena f,
    nella vostra (grande?) diversità dite cose che mi sembrano simili.
    Quelle braccia tese ad aiutare, nella loro oggettiva debolezza, sono percepite come forti (e magari diventano forti davvero) non altro che per la loro buona volontà di offerta. Lo stesso dicasi per la speranza, tanto più potente quanto più restia ad esibirsi, ma decisa a non farsi scacciare dai cuori e dalle menti, a mantenersi un piccolo spazio ove continuare a mettere radici e a dare frutti.
    Grazie a voi,
    un caro saluto a tutti.
    P.S. Questo post vuole anche parlare della ricorrenza dell’11-9 nel modo in cui credo sia giusto, e non come il mio istinto mi porterebbe a fare.

    Mi piace

  3. il pianissimo della voce non ha bisogno di feltri, ma di estremo controllo del respiro , alito , spirito, ruah.

    Mi piace

  4. La condizione di naufrago (in mare aperto) credo rispecchi fedelmente quella umana.
    Che la nave ci raggiunga e ci salvi… beh, questo dipende soltanto da noi.

    Mi piace

  5. nella bibbia non c’è nulla di scontato e tutto va rimesso quotidianamente in discussione.

    la mia era un’umilissima metafora, in fondo sono quelle che arrivano a toccare le corde del cuore

    buona giornata

    elena f

    Mi piace

  6. Cara Marina Pizzi #13,
    leggo il tuo intervento composto di quest’unica frase:
    “l’elemosina non ha mai salvato NESSUNO.”
    Mi sono perso qualcosa o come al solito non ci arrivo?
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

    Mi piace

  7. Caro Roberto,
    non ti sei perso niente: la nave o la barca o il piroscafo o il transatlantico della salvezza non esistono. dovrebbe esistere la GIUSTIZIA SOCIALE. la terra di tutti per tutti e non solo per il capitalismo+tutte le religioni+tutti i poteri della prepotenza, inclusa la saccenza del successo comunque inteso. ecc.

    il dubbio della vera poesia

    Mi piace

  8. Carla, sei la moderatrice-presentatrice-impiegata-padroncina n.? a quale turno appartieni?
    ciao Carla! conosco l’educazione delle festicciuole, delle mense, il rispetto per le chiese e i templi e per gli uffici, ecc. cara Amica, un altro saluto e un altro abbraccio! da:
    (leggi il rosso sopra):)))!

    Mi piace

  9. Cara Marina #18,
    adesso ho capito, scusa la mia lentezza.
    Intanto penso che quella di quei poveracci non sia un’elemosina ma un gesto di condivisione: stanno tutti sulla stessa barca, loro, e se vadano verso la salvezza o verso il naufragio definitivo non lo può dire nessuno.
    Dicevo che stanno sulla stessa barca, loro; per quanto riguarda noi è lo stesso, anche se alcuni stanno ai remi ed altri al timone. Intendiamoci, persino questa è un’illusione; ma è un’illusione che finché dura fa stare bene alcuni (pochi) e da male a malissimo tutti gli altri.
    Tu scrivi poi
    “il dubbio della vera poesia”.
    Di poesia non oso parlare, figuriamoci di quella vera.
    Rimaniamo al dubbio, che riguarda tutti, anche quelli che con la fede possono spostare le montagne e qualche volta lo fanno.
    Ma il dubbio per me è apertura, cioè il contrario di chiusura.
    Se è altro (ad esempio spirito di negazione) non mi interessa, anzi mi dispiace, perché fa male, molto male, e nient’altro che male.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Mi piace

  10. Cara Marina,
    sì, siamo entro confini diversi; ma in serietà e lealtà, evitando sia le facili polemiche che i fraintendimenti capziosi (come appunto mi pare che stiamo facendo), penso che si possa egualmente “fare qualcosa” gli uni per gli altri.
    E poi, a volte non c’è nessuno di più distante di quelli che si credono e soprattutto si dicono vicinissimi.
    Un caro saluto, a presto,
    Roberto

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.