COMPILATION 1

Così credo ai morti e agli angeli custodi.
Credo nell’estremo del coraggio
e all’intrepidità nel pericolo.
Credo alle donne e agli uomini
che si sono sacrificati
e alle energie che li hanno sostenuti
nel momento del trapasso.
Credo nella reminescenza
e nelle ali di quei tutori,
eroi romantici di un’esaltazione
soverchiata dalle macchine
dello sgomento e dello spreco.
Credo nel credere
di chi ha molto intuito
e non butta alcunché
di ciò che ruota per accortezza
o in conseguenza al merito.

Gian Ruggero Manzoni

Scelgo, fra le poesie necessarie di Gianruggero Manzoni, questa tratta dal libro GLI ADDII. E’ un testo che mi risuona subito stonato, fuori tonalità, come si dice, perché parla di un Credo. Credere è un’affermazione grossa, ma quante volte nella vita ci siamo trovati nella condizione di dover credere comunque perché l’alternativa era qualcosa di disastroso? Ogni credo è recitato di fretta, senza musica. Ecco: il testo di Manzoni non ha una musica intonata; ha, piuttosto, una cadenza perentoria, urgente. Sembrerebbe venire da un ragionamento, da un altro momento della vita: “così credo…” ma è invece un atto voluto, necessario e pericoloso come tutti i credi. Che galoppa e corre avanti con la criniera al vento.
Ai morti e agli angeli custodi. Cioè al nulla. Credere al nulla; a quel buio pesto dal quale, forse, un giorno potrebbe mostrarsi qualcosa. Credere è questo aspettare; questo immaginare visioni, come atto di estrema difesa contro la banalità della vita. Subito dopo, ecco l’oggetto che si tocca: la pietra, il metallo; cioè il coraggio e il pericolo. Manzoni è qui, colui che conduce, che guida nella battaglia. Chi lancia per primo l’urlo, senza tirarsi indietro. Uno di quelli che si sono sacrificati, che al momento del trapasso avevano ancora energie. E quell’energia era il nucleo della loro anima futura. Come ce ne andremo? Mansueti davanti alla morte? Fifoni, come quelli che si convertono all’ultimo minuto per paura delle fiamme dell’inferno? In fondo non aggiungiamo nulla a ciò che abbiamo fatto, a chi siamo già stati. La morte si sconta vivendo. Forse saremo giudicati non per quello che siamo stati e abbiamo fatto ma per come ce ne siamo liberati attraverso una confessione continua, un pentimento e un perdono senza tregua. Forse saremo giudicati se saremo arrivati leggeri.
Credo nella reminescenza. Ecco l’anima della specie, della brutta razza. L’unica che ricorda, che conserva. L’unica che ha bisogno degli eroi, degli impavidi costruttori di strade, con la vanga in mano, con la fronte che gocciola sudore. I romantici che non si sono piegati e che hanno costruito. Esaltati – il che potrebbe essere pericoloso – ma forse no se si tratta di ribellarsi al soverchiamente potere delle macchine dello sgomento e dello spreco. Sgomento e spreco. Un abbinamento interessante. Lo spreco ci lascia sgomenti? Il consumo è un gesto che, più che lasciarci senza denaro, ci lascia senza parole?
Credo nel credo di chi ha molto intuito e non butta alcunché… Molto intuito. Che vuol dire dare al pensiero il posto giusto che gli compete senza soperchiare, senza lasciare che la vita, con il suo rapido e imprevisto accadere, ci privi del fiato in gola; non ci lasci liberi di scegliere la strada che va a destra o la strada che va a sinistra. Atti necessari, senza i quali la vita non è nulla. Ma qui si parla anche dello spreco. Del giungere senza sacrificare; tenendo i lacerti, le ferite. Non buttare niente, non rimpiangere niente, come se da tutto questo ce ne dovesse venire un merito. Un perdono. Questo è il verso più stonato. Il verso che è il vero credo di questo testo. Perché non è così. Perché se tutte le azioni meritevoli fossero pesate giustamente nella bilancia del tribunale di ogni città, il mondo sarebbe diverso e migliore.

Perché ho scelto questo testo? Perché anch’io ho scritto un “credo” ultimamente. E’ un tipo di testo che probabilmente si scrive ad un certo punto della propria vita; per una sorta di resa dei conti; di un “a tu per tu” con la nostra stessa coscienza; con chi siamo diventati – adesso – . Inseguiti da domande: siamo felici? Abbiamo commesso errori imperdonabili? Abbiamo saputo perdonare? Abbiamno saputo amare? Forse il testo di Manzoni è un addio nel mezzo del cammin… dove appaiono gli animali feroci. Le belve che vogliono ricacciarci indietro e noi invece, dobbiamo andare avanti.

Sebastiano Aglieco

RADICI DELLE ISOLE

21 pensieri su “COMPILATION 1

  1. Forse saremo giudicati non per quello che siamo stati e abbiamo fatto ma per come ce ne siamo liberati attraverso una confessione continua, un pentimento e un perdono senza tregua. Forse saremo giudicati se saremo arrivati leggeri.

    grazie di queste parole, sebastiano

    elena f

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  2. Dire “credo” è l’opposto di dire “sono certo che”.
    Se si hanno certezze assolute si rimane fuori dall’ambito del “credere” Perché credere nel nulla e nei morti significa avere fede, non certezza. Perché il “dubbio vive sempre all’interno della fede, anche la più salda”(così diceva il filosofo Alberto Caracciolo). Si può essere certi del grido di battaglia ma non si può essere certi di cosa ci aspetta dopo morti, se ci aspetta qualcosa(visto ho dovuto aggiungere il “se”).
    Grazie Sebastiano per questa analisi, l’ho molto apprezzata.

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  3. Notevole poesia di una delle raccolte più interessanti di Gian Ruggero Manzoni!Sulla fede non mi sbilancio essendo io ateo. Sebastiano ottima analisi!

    Un caro saluto

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  4. Grazie Sebastiano, e grazie Gian Ruggero!!

    ora leggo di corsa: prima il testo che mi piace intensamente, e poi rileggerò più tardi quello di Sebastiano.
    Certo, per questi addìi ci vuole fede , e non certezze,
    e credere in queste virtù, come nel merito, come nella forza dei morti e di chi ha lottato, lo chiama lo ri- chiede.
    Un abbraccio forte, Gian.

    da Maria Pia

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  5. “Credo nel credere
    di chi ha molto intuito
    e non butta alcunché
    di ciò che ruota per accortezza
    o in conseguenza al merito.”
    mi soffermerei su questa che credo sia quella che ci riguardi, le altre le ritengo personali. ma onde evitare di non poter capire mi ritiro in riflessione 🙂
    ineffetti sia la scrittura che il post meritano grande riflessione, grazie a tutti e due.

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  6. Tutte queste cose (coraggio, intuito etc..) che hanno nutrito o nutrono identità (uomini o donne..) in cui riponi il tuo credo, Gian Ruggero, sono un inno a quel valore che dà significato a un’esistenza.
    Il “Così credo ai morti e agli angeli custodi.” per me è una conseguenza di quanto sopra, la logica conclusione. Un credo davvero, per nulla inficiato da dubbi.
    Sono quegli uomini che diventeranno o son già diventati tali ..io la interpreto così ..e/o forse mi piace vederla così ;).

    Ho apprezzato la lettura di Sebastiano in più punti.

    Grazie e un saluto carissimissimo

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  7. complimenti a Gian Ruggero – uno che crede – e grazie a Sebastiano.
    domani – oggi – esce un post provocatorio: dopo il “cosa credere”, il “cosa fare”, in un campo molto delicato.

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  8. Poesia post-esame, elogio delle virtù, sfida al lettore perchè faccia il suo esame (colta subito da Sebastiano Aglieco), ed una fede nuda che non teme il freddo dei venti dei tempi…Ottima questa lettura
    Complimenti a entrambi
    Antonio

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  9. credo a cio che non vedo ma posso solo sentire.
    credo alla difesa del proprio credo anche a costo della mia vita.
    credo a quell’umanità generosa che sa morire per la difesa della dignità della vita.
    credo a ciò che permane della sobria essenza di una tradizione che il tempo non riesce a corrompere.
    credo nel credere di un ‘pensare che sa raccogliere da tutti i pori e seppur travolto da tale turbolenta orbita, tutto trattiene e riesce a contenere.
    perdonate la scarna traduzione, utile a me per comprendere se fede o certezza. questi credo a mio avviso non sono espressione di fede ma lucide certezze. poche ma essenziali certezze a dir poco salvifiche. è qui l’inganno della fede. è il resto di una sottrazione. è un consapevole ribadirsi la sofferta bellezza dell’inizio che può essere contenuta nella tragica amarezza di una fine.
    ineluttabile la certezza che tanti sono i cerchi (o forse dovrei dire segmenti) che si chiudono e caparbia la forza che di nuovi ne dovrà riaprire. alcuni di questi hanno una fine che pesa molto più di altri. e questo tuo gr, se posso, credo fosse notevolmente pesante 🙂

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  10. Di nuovo grazie a Sebastiano per questa sorpresa.

    Grazie ad Antonio per il complimento e per la lucidità di analisi che del resto sempre gli riconosciamo.

    Grazie ad Angela per questa sua interpretazione molto ma molto ‘sentita’, appunto… ma con Angela so di giocare in casa. Un bacio.

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  11. grazie a te gr, mi stavo convincendo di essere sorda e con il tuo molto ‘sentire’ mi riprendo le mie orecchie e poi gran bella notizia.. mi sentivo di essere una delle poche che gioca in trasferta, se anche tu giochi fuori casa vuol dire che siamo davvero tanti a giocare in trasferta. ricambio il bacio

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  12. Ecco, mi chiedevo, ma a bassa voce, se questo tipo di post, che esige commenti così sofferti come quelli di Angela, sia … diciamo di moda. Sia proponibile qui. Se ci sia ancora, nel tempo che viviamo, spazio per la riflessione, per il pensiero. Se la paura del pensiero non ci trasformi tutti in manichini.
    Sebastiano

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  13. Sebastiano io ti rispondo a bassa voce che mi pare qui non si abbia paura del pensiero, della riflessione. Lo dimostra il fatto che di commenti, non banali, ne sono stati proposti. Però è importante riconoscere anche, in certi casi, il limite che possono può avere il web, il blog, quando si tratta di discutere testi o temi complessi.

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  14. @lucaariano

    “Sulla fede non mi sbilancio essendo io ateo”

    io credo si una poco coraggiosa sicurezza per un ateo rimanere sbilanciato sulla fede. ma opinione mia.
    un saluto e scusate l’intrusa me.
    paola

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  15. Per Matteo
    Sicuro: è un limite del blog. Il problema è che se ti occupi seriamente di critica, lo spazio nelle riviste non c’è. O ti accolgono per farti un favore; se ti presenta qualcuno; se sei simpatico etc. etc… Lo sai bene. Quindi, che rimane? Rimane la Rete, che però viene snobbata dai criticoni. I quali pensano che si possano scrivere cose serie solo sulle riviste. Anche perché può capitare che, chi scriveva in Rete, lo faceva solo per aspettare di scrivere in rivista. E invece in Rete ci si scrive perché ci si crede; perché è più democratica, perché non hai il limite di battuta delel riviste; perché non devi passare dalla censura ed è il testo, solo il testo che fa la differenza. E il blog non può funzionare come arma di ricatto; nel senso di impedire la serietà che è necessaria per parlare di un libro; altrimenti cadremmo nella trappola del trafiletto da giornale che non dice nulla e spesso inquina le acque.
    Sebastiano

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  16. Grazie Sebastiano, alle cose che tu dici sulla funzione dei blog per la critica letteraria e dintorni non avevo pensato. Anche perché mi sono occupato di internet in tutt’altro modo, cioè scrivendo per il web attenendomi alle regole che rendono la lettura agevole e funzionale alle esigenze comunicative.
    La rete diventa una sorta di “ripiego”(ripiego che può essere fecondo in virtù della non ricattabilità) per chi non ha voce altrove. Il problema è che internet esigerebbe un lunguaggio diverso da quello del cartaceo e certe discussioni attraverso i comment sono proprio difficili. Comunque, meglio di niente, meglio che il silenzio.
    Un saluto cordiale

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  17. Reputo che non si debba aver paura di postare-lanciare in web argomenti anche tramite lunghe analisi. Assolutamente. Comprendo che il web richieda più immediatezza, ma noi siamo così, infine veniamo dalla carta stampata, poi, a più di 40anni (almeno io), ci siamo ritrovati ad usare anche questo mezzo, in cui credo, altrimenti non sarei qui. Quando gestivo il mio blog non avevo affatto paura di postare tirate massime. I più se le stampavano, se le leggevano con calma, poi commentavano. Ecco, il web… molti blog-blogger, per essere più precisi, sono vittime del tempo, senza comprendere che infine siamo noi a darci il tempo… si tratta solo di volontà. E qui ne vedo tanta. Quindi nessuna paura… e ve lo dice chi ha un sito oltremodo sbilanciato sulla parola, non tanto sulle immagini… costrette a mero corollario… messe lì più che altro in ricordo di amici, non certo per ‘ammaliare’.

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