Vito Mancuso, Sul Cantico dei Cantici.

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Erotismo e amore
Sul Cantico dei cantici

Intervento nella Sinagoga di Casale, 3 giugno 2007, accanto ad Amos Luzzatto

Vorrei dire innanzitutto che mi sento due volte ospite. Sono ospite perché sono qui in sinagoga, in questo luogo di culto ebraico, io che non sono ebreo; e sono ospite in quanto lettore del Cantico dei cantici, un libro della Bibbia ebraica. Quand’ero bambino la Bibbia ebraica veniva chiamata Vecchio Testamento, poi crescendo mi è stato detto che era meglio dire Antico Testamento, oggi qualcuno usa l’espressione Primo Testamento.

A me non piace nessuna delle tre denominazioni e noto che questa evoluzione linguistica rispecchia, come sempre in questi casi (si pensi alla terminologia per indicare le persone colpite da malformazione fisica o psichica), un disagio della coscienza. Noi cristiani dobbiamo ancora fare i conti onestamente con la Bibbia ebraica, perché la nostra maniera di leggerla (una vera e propria appropriazione) mostra oggi, alla luce dell’esegesi più accreditata, tutti i suoi limiti. È per questo che io, da cristiano, di fronte a un testo della Bibbia ebraica mi sento ospite, perché so che non mi appartiene, non è roba mia.

Dico anche che non in tutti i libri della Bibbia ebraica, come del resto non in tutti i libri del Nuovo Testamento, io mi sento a mio agio. In altri invece sì. In alcuni mi sento addirittura a casa. Il Cantico dei cantici è uno di questi. Non a caso fa parte della letteratura sapienziale, in assoluto la mia preferita, particolarmente il libro dei Proverbi. Io ritengo che i sette libri della letteratura sapienziale, che per il canone ebraico sono cinque perché non accoglie Siracide e Sapienza, siano il vertice spirituale della Bibbia, Nuovo Testamento compreso. È in quei libri, in particolare nella formidabile dialettica che scaturisce dal contrasto tra la sapienza ortodossa di Proverbi, Siracide, Sapienza da un lato, e la sapienza eterodossa di Giobbe e Qoelet dall’altro, che io ritrovo pienamente me stesso. I 150 Salmi sono come il compendio di questa lotta tra visione armonica e visione disarmonica del mondo.

Ma veniamo al Cantico dei cantici e al suo tema, l’amore. L’amore è una forza primigenia, indomabile, terribile. L’amore è l’espressione della forza della natura che agisce dentro di noi. L’astrofisica ci consegna il dato dell’espansione cosmica: l’universo da 13,7 miliardi di anni si espande e oggi si sa che tale espansione durerà sempre. Noi siamo parte dell’universo, siamo un prodotto dell’universo. In quanto tali, noi partecipiamo alla forza di espansione cosmica che governa l’essere. Vi partecipiamo mediante l’amore, il quale è innanzitutto la riproduzione in ogni vivente di questa forza cosmica primordiale tesa all’espansione. L’amore è innanzitutto un fenomeno fisico, celeste e terrestre allo stesso tempo, perché non c’è nessuna differenza qualitativa tra terra e cielo, essendo tutto energia.

In quanto fenomeno fisico, l’amore è sottoposto alla legge della gravitazione universale. Gli uomini vogliono amare ed essere amati, vogliono gravitare ed essere un centro di gravitazione. È più importante amare o essere amati? È più importante essere una stella, cioè essere amati, oppure un pianeta, cioè amare? È più importante la dimensione attiva o la dimensione passiva dell’amore? Io sono convinto che la vita realizzata dipende dall’equilibrio tra queste due direzioni della forza dentro di noi: se non c’è equilibrio, non si può essere una personalità matura. Non si può vivere solo la dimensione attiva dell’amore, cioè solo amando senza ricevere amore, perché inevitabilmente si diventa vuoti, insipidi, la personalità finisce per non avere nessun sapore, come il sorriso stereotipato di certi cristiani che vogliono mostrare di amare tutti ma del cui amore nessuno si cura perché non sa di nulla. Neppure però si può vivere solo ricevendo amore senza donarlo, perché l’Io diviene ipertrofico, trasuda egoismo, si appesantisce, ingrassa, vede e vuole solo se stesso. Nel primo caso si è troppo magri, nel secondo troppo grassi. Occorre trovare il giusto equilibrio tra donare e ricevere amore. Tutto dipende dall’equilibrio. Non a caso il sommo filosofo faceva proprio dell’equilibrio, della proporzione, il principio basilare dell’etica: “Le cose sono per loro natura rovinate dal difetto o dall’eccesso… mentre sono salvaguardate dalla via di mezzo” (Etica nicomachea, II, 2, 1104 A; ed. it. 149).

Dietro il fenomeno chiamato amore si celano esperienze e valori molto diversi. Non c’è essere umano (a parte qualche cinico, pieno di risentimento verso la vita) che non concordi sul primato dell’amore, ma quando si nomina questo termine nelle menti si accendono idee e rappresentazioni molto diverse tra loro. La cultura greca, che aveva visto perfettamente la cosa, sentì la necessità di distinguere e per questo, per dire ciò che noi diciamo con l’unico termine “amore”, ne aveva tre: eros, philia, agape. Che cosa sia l’eros è noto a tutti. La philia esprime l’amore tra uguali, è la forma più perfetta dell’amore personale, è la totale fusione di due anime. L’agape è l’amore di benevolenza, innanzitutto quello dei genitori per i figli o dei figli verso gli anziani genitori, e poi anche la carità, l’amore del prossimo, l’amore universale.

Di queste tre dimensioni, il Cantico dei cantici si occupa esclusivamente dell’eros. È abbastanza goffo il tentativo tradizionale del cristianesimo (ma, a quanto ho imparato dal commento di Ravasi, presente anche nell’ebraismo) di allegorizzare la lettera del testo riconducendo l’eros sempre e comunque ad agape, e facendo della donna l’anima e dell’uomo Cristo (o altre variazioni del genere). Per chiunque voglia leggere le parole per quello che sono, non ci possono essere dubbi che l’amore di cui qui si parla è eros, pura tensione erotica. Questo, solo questo, è il messaggio del Cantico. Basta considerare quanto sia presente il corpo, soprattutto nelle parti che sono oggetto delle attenzioni amorose: bocca, seni, curve dei fianchi, ventre, gambe. E poi un diluvio di carezze, baci, persino facendo uso di vino aromatico (8, 2) e afrodisiaci (riferimento alla mandragola in 7, 14). Insomma in scena è la passione, compresi i giochi e gli espedienti che gli esseri umani conoscono per renderla più viva. La protagonista assoluta di questo piccolo libro biblico è l’arte dell’amore fisico (8, 2). Il Cantico è una celebrazione di questa realtà primordiale, senza la quale noi non saremmo qui e neppure i nostri figli sarebbero mai nati, perché la vita va avanti grazie a questa forza che ci abita e che al suo primo apparire in noi si chiama eros (a proposito della quale Schopenhauer ha delle osservazioni che meritano di essere conosciute, da lui intitolate Metafisica della sessualità).

Se ci si limitasse a leggere il Cantico dei cantici per quello che è in se stesso, non si troverebbe altro che l’esaltazione, la benedizione, dell’eros. Nient’altro, almeno io non vedo nient’altro. Non a caso in questo libro biblico di Dio non si parla mai. L’unica volta che compare il suo nome è in 8, 6 dove la donna dice: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione, le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore!”. Ora, l’espressione “fiamma del Signore” non costituisce in alcun modo un rimando a Dio, ma è un puro espediente grammaticale per fare il superlativo. Il testo dice “fiamma del Signore” per dire una fiamma altissima, secondo il modo tipico del tempo di indicare il superlativo mediante l’accostamento del sostantivo al nome divino. È lo stesso procedimento che si usa a Milano ancora oggi, solo che lì si fa uso della Madonna e un milanese direbbe che la passione è una fiamma della Madonna.

Per 31 volte (se Ravasi, da cui prendo il dato, ha contato bene) il Cantico usa l’espressione dodì, cioè “mio amato”. È lei che parla, la donna, perché il Cantico è soprattutto un canto femminile. È la donna la protagonista, è lei che prende l’iniziativa, che agisce, come del resto avviene quasi sempre nella vita concreta, non è così? Non mi stupirei se fosse una donna l’autrice del Cantico, almeno in alcune sue parti. Contando i versetti, i discorsi della donna ne occupano 57, quelli dell’uomo solo 41. Attenzione che volutamente dico donna e uomo, e non “sposo e sposa” come titola la Bibbia della Cei, perché i due non sono sposati, e il loro è un rapporto prematrimoniale a tutti gli effetti. Anzi, la tensione erotica che pervade le pagine del Cantico non sarebbe possibile all’interno del matrimonio. Con questo non intendo dare un giudizio negativo sull’istituzione del matrimonio, solo constato un dato di fatto per la cui prova si potrebbe allegare l’intera letteratura mondiale. Il matrimonio ha un effetto calmierante rispetto all’eros. Ma questa non è una sua debolezza, è la sua forza, perché si tratta proprio di giungere a trasformare l’eros (senza ucciderlo) in philia. Ma di questo più avanti.

Ora guardiamo in faccia la donna, la protagonista. Chi è questa donna? Lei si descrive come bruna, scura, e all’inizio ne prova disagio, perché è noto che è solo da molto poco che l’abbronzatura è sinonimo di bellezza, prima era il contrario, più chiari si era, più si veniva ritenuti belli (lo stesso motivo, se ricordo bene, si ritrova nella poesia del Dolce Stil Novo). Dice: “Bruna sono, ma bella” e più avanti alle amiche: “Non state a guardare che sono bruna perché mi ha abbronzata il sole” (1, 5-6). Queste parole sono all’origine del fenomeno delle Madonne nere, per esempio di Loreto e di Czestochowa, che sono donne di razza bianca ma di pelle nera.

Questa donna bruna è molto passionale, lo si vede da come parla del corpo dell’amato. Ama la terra, lo si vede da come descrive la natura. È coraggiosa, lo si vede dal fatto che esce di notte alla ricerca del diletto. Qui ha la disavventura di essere picchiata e ferita dalle guardie, anzi io penso si debba interpretare piuttosto nel senso di violentata: che cosa vuole dire infatti lei quando afferma che le guardie “mi hanno tolto il mantello” (5, 7)? Solo un semplice sgarbo? E poi perché la ronda notturna dei soldati avrebbe dovuto percuoterla? Il testo non dice che vi fosse il coprifuoco. Non penso sia irragionevole ipotizzare che il motivo delle percosse e dello sfilamento del mantello (con cui le donne orientali usavano coprirsi interamente uscendo di casa) da parte dei soldati a una bella ragazza incontrata tutta sola di notte, sia stato proprio il desiderio di voler approfittare di lei.

Ma lei non si perde d’animo, la forza che può sviluppare una donna innamorata ha dell’incredibile. Per due volte lei parla di sé stessa definendosi “malata d’amore” (2,5 e 5,8). È una cosa buona o cattiva essere “malati d’amore”? È una cosa naturale, è la natura che agisce in noi, e si tratta di una forza cui è molto difficile resistere. Al riguardo la letteratura di tutto il mondo è stracolma di esempi. Ma ripeto la domanda: dal punto di vista spirituale, questo fenomeno naturale di essere malati d’amore è una cosa buona, o no? Come tutte le cose naturali è buona, ma, come tutte le cose naturali, esige di essere lavorata, innalzata al livello razionale e spirituale. Occorre superare la malattia, occorre che l’eros raggiunga la philia e l’agape.

Quando uno è malato d’amore vede solo se stesso. Qualcuno potrebbe obiettare che vede solo l’altro, che dimentica se stesso. Non è vero, l’innamorato vede solo se stesso, solo che ha posto il suo sé nell’altro. L’innamoramento è un grande evento di egocentrismo, per quanto rovesciato poiché il sé dipende totalmente dall’altro, è in balìa dell’altro. A me sembra che soprattutto nei canti femminili di questo libro biblico questo fenomeno di dipendenza emerga in modo netto. E per questo si giunge a essere malati d’amore. Ma l’amore maturo non è una malattia, esso genera luce, chiarezza dell’anima e della mente, equilibrio, forza ordinata, desiderio di pulizia. Le spose si vestono di bianco, è il desiderio dell’anima di essere candida, perfettamente pulita, del tutto trasparente alla luce.

Il Cantico dei cantici descrive solo il primo livello dell’amore tra uomo e donna, quello dell’innamoramento. In questo senso è un libro giovane, e per giovani. A me, quand’ero giovane, entusiasmava. Ora continua a piacermi, ma ne vedo anche i limiti e talora, devo essere sincero, mi annoia. Trovo che tutte queste metafore orientali dopo un po’ mi stancano, come i dolci con troppo zucchero o la musica con troppo ritmo. Ma al di là dello stile, è l’immagine del rapporto uomo-donna a risultare parziale. Il rapporto maturo tra uomo e donna va ben al di là dell’erotismo, se ci si ferma lì non si costruisce nulla. È la Bibbia stessa a presentarci il ritratto della donna perfetta nell’ultima pagina del libro dei Proverbi. Qui la donna è esaltata come padrona di casa, come madre di famiglia. L’erotismo ha trovato compimento nel lavoro quotidiano. La donna malata d’amore non esiste più, l’amore non è più una malattia, è diventato forza operosa. Il testo inizia con una domanda: “Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito… essa gli dà felicità per tutti i giorni della vita”. Poi passa a esaltare il valore economico (innanzitutto nel senso etimologico greco di amministrazione della casa) della donna perfetta, la quale sa preparare gli abiti per tutti, provvede alle provviste, prepara il cibo e altre cose ancora. Non si tratta solo dell’aspetto pratico, ma di ciò a cui l’aspetto pratico rimanda. Quando si prepara la tavola disponendo la tovaglia fresca di bucato, i piatti e le posate nella disposizione comandata, i due bicchieri per l’acqua e per il vino, i tovaglioli bianchi, si fa qualcosa di molto più importante che prepararsi a mangiare. È una piccola liturgia, la casa può essere un tempio, la donna una sacerdotessa. Ma ciò che è più importante viene detto nei versetti 25-26: “Forza e decoro sono il suo vestito e guarda al futuro con fiducia. Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c’è dottrina di bontà”. Ecco la donna perfetta, colei le cui opere e le cui parole sono tutte all’insegna del bene, per il marito, per i figli, per tutti quelli che la circondano.

Come si giunge a essere così? È un cammino lungo. Una cosa è chiara però, ed è l’insegnamento perenne che il Cantico dei cantici ci consegna: non si può essere così, se si sopprime o si annulla l’eros. Una donna può giungere a emanare dottrina di bontà autentica e concreta, non cerimoniosa, solo se ha saputo passare attraverso la malattia dell’amore e superarla dall’interno. Senza la forza primigenia di eros, senza la forza della natura, non si fa nulla di grande.

Per questo io penso che noi cristiani dobbiamo incessantemente dire grazie a Israele. La Chiesa non avrebbe mai accettato un libro come il Cantico dei cantici all’interno delle sue sacre scritture, se fosse dipeso da lei. Prova ne sia tutta l’interpretazione allegorica che ha messo in campo per neutralizzare la forza della lettera: la donna ora è l’anima, ora la Madonna, mai quello che realmente è, una giovane donna malata d’amore. Scrive san Bernardo: “Fa’ attenzione ad ascoltare con orecchie caste questo discorso sull’amore; e quando pensi a questi due amanti, ricordati sempre che non si tratta di un uomo e di una donna, ma del Verbo di Dio e dell’anima”. Se anche noi cristiani abbiamo il Cantico dei cantici, e possiamo nutrirci al suo grande messaggio esistenziale, lo dobbiamo a Israele. È uno dei suoi doni più grandi, di cui io, devotamente, ringrazio.

57 pensieri su “Vito Mancuso, Sul Cantico dei Cantici.

  1. Quando si prepara la tavola disponendo la tovaglia fresca di bucato, i piatti e le posate nella disposizione comandata, i due bicchieri per l’acqua e per il vino, i tovaglioli bianchi, si fa qualcosa di molto più importante che prepararsi a mangiare. È una piccola liturgia, la casa può essere un tempio, la donna una sacerdotessa. Ma ciò che è più importante viene detto nei versetti 25-26: “Forza e decoro sono il suo vestito e guarda al futuro con fiducia. Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c’è dottrina di bontà”. Ecco la donna perfetta, colei le cui opere e le cui parole sono tutte all’insegna del bene, per il marito, per i figli, per tutti quelli che la circondano.

    nel 2007 la donna saggia è la casalinga perfetta: complimenti all’autore .
    io dico che i maschi dovrebbero smettere di parlare di un mondo, quello delle donne, che non conoscono e non capiscono punto.

    buona giornata

    elena f

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  2. Infatti: maschi e femmine della nostra specie si sono sempre compresi poco. I loro “logoi” sono differenti. Per questo, nelle società tradizionali il mondo maschile e quello femminile sono ordinati in modo da poter sussistere in realativa autonomia e differenziazione. Ma nel mondo moderno le differenze tendono a cadere, le donne e gli uomini vogliono fare le stesse cose ed avere le stesse funzioni: cadono le differenze e si pongono i presupposti del caos. La Chiesa cattolica tiene ancora duro sul sacerdozio ai soli maschi…

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  3. molto c’è da meditare, anche su questo:

    L’amore è un’avventura aperta
    Tu che abiti nei giardini
    – i compagni stanno in ascolto –
    fammi sentire la tua voce.

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  4. -Fuggi, mio diletto,
    simile a gazzella
    o ad un cerbiatto,
    sopra i monti degli aromi!-.

    ps,
    non mi aveva preso le virgolette!

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  5. Il cantico dei cantici esprime la già nota visione maschilista di gran parte del mondo ebraico antico.

    Poi, taroccato dalla Chiesa Cristiana, diventa ancora più penoso (se penso all’occultamento dei rapporti di Gesù con le donne mi avvilisco per il modo in cui la storia del sapere viene dominata).

    Non si può affrontare un tema come l’eros e l’amore senza confrontarsi dialetticamente e storicamente con il testo (in questo caso il Cantico dei Cantici)che si vuole commentare.

    Ignorando ( o più esattamente evitando di mettere a confronto) quello che c’era prima del Cantico e quello che è venuto dopo, si corre l’errore di trovare nel testo quello che si desidera trovare sulla base della formazione della propria psiche.

    E in ogni caso si decontestualizza quello che non può esser letto fuori dal suo contesto.

    Fruttuosa è la decontestualizzazione quando si utilizza il materiale mettendolo a confronto con quello che si è scoperto oltre.

    Perché oltre c’è tanto, se si ha la pazienza, l’umiltà e la volontà di studiare. Conoscere solo tutta la letteratura psicoanalitica su questo tema richiede tanti anni di studio e osservazione clinica. E quelli che dicono che c’è di tutto, lo dicono perché non l’hanno mai esaminata e quindi ne parlano con leggerezza

    Ignorare tutta la letteratura scientifica, psicoanalitica in particolare, significa vivere fuori dal mondo del sapere e della ricerca serena e pacifica della verità.

    Basterebbe per iniziare appena appena leggersi Relazioni d’amore di O.F. Kerneberg, un classico, frutto, prestigioso, ricchissimo di esperienze cliniche, per allontanarci dalle radici malate del Cantico.

    E’ possibile ignorare tutta la ricerca scientifica sulla sessualità femminile e maschile? E’ possibile ignorare le formazioni reattive nella dimensione di sviluppo della personalità e il loro ruolo nella costruzione individuale del sentimento di amore? E’ possibile ignorare il rapporto complesso tra la dimensione dello spirito e psiche?
    Senza un esame fenomenologico dell’eros non si cava nulla di quello che è.

    E’ meglio lasciar parlare le donne e porsi a un lungo e umile ascolto.

    Emanuele

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  6. la frase finale fa molto riflettere sulla tua apertura mentale.
    Emanuele, la concisione è importante per mettere a fuoco i punti di vista!

    ciao

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  7. Lasciar parlare le donne. Quello che i Maestri non hanno mai fatto, se non molto marginalmente.

    Tutto intorno a me parlano moltissime donne. Dicono cose molto diverse, spesso contrastanti.

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  8. lasciar parlare il femminile, credo che intendesse questo Emanuele che ringrazio per le sue parole. anche i maschi dicono cose molto diverse e contrastanti ma il maschile dice una sola cosa, possesso, potenza e prevaricazione.

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  9. Elena, questa differenza tra i maschi e il “maschile” mi sembra una fragile costruzione intellettualistica. Se il maschile (che è ciò che rende il maschio diverso dalla femmina) fosse “una sola cosa”, anche il femminile sarebbe “una sola cosa”. E se la cosa sola maschile fosse unicamente “possesso, potenza e prevaricazione”, quella femminile sarebbe il suo contrario. Ovvero, detto in altri termini, il maschile il male e il femminile il bene. Non mi sembra né la posizione della Bibbia e della Tradizione, né una tesi sostenibile dal pensiero critico. Del resto, l’esperienza ci dice che le donne non sono insensibili in quanto donne al fascino della violenza.

    Anche negli animali, al di fuori della cultura, c’è un maschile e un femminile. Nella cultura umana questa è la differenza primaria e costitutiva di tutte le differenze. Ma non può essere quella del positivo (femminile) e del negativo (maschile). Che sarebbe poi uno scimmiottamento invertito del pensiero di molti Padri della Chiesa.

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  10. avevo in mente una distinzione meno manichea e più in linea con il maschile e femminile che abita ciascun essere umano. ma sinceramente il discorso mi ha già abbondantemente stancata.

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  11. che le donne e gli uomini dicano cose diverse e in contrasto è una bellissima cosa se nel rispettoso confronto è il tavolo da gioco e senza volere entrare nella vecchia diaspora uomini donne, chiedo alle donne ma siamo davvero certe che al femminile e ‘tra’ il femminile sia la generosità l’umiltà e il rispetto a creare complicità o forse il contaggio del ‘maschile’ tanto da noi recriminato sia al contrario ormai incarnato? sei così certa elena ? 🙂

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  12. Aiaiai…
    maschile, femminile, possessivo, generoso…
    ma allora le persone che nascono, per fare un esempio, maschi e che si sentono femmine come ragionano?
    Non si può selezionare basandosi solo sul bianco e sul nero.

    Emanuele scrive:
    Ignorando ( o più esattamente evitando di mettere a confronto) quello che c’era prima del Cantico e quello che è venuto dopo, si corre l’errore di trovare nel testo quello che si desidera trovare sulla base della formazione della propria psiche.

    secondo me si può benissimo giudicare un’opera senza considerare il prima e il dopo, perchè il prima è insito come conseguenza, e il dopo è il dopo.

    ciao

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  13. angela, se sei in soggezione col maschile non è un mio problema, mi attribuisci affermazioni che non ho fatto (generosità umiltà rispetto complicità le hai tirate in ballo tu non so perchè), rileggiti il mio #10 ho parlato di maschile e femminile che abitano ciascun essere umano. ma ripeto che qui mi fermo perchè è un discorso che va ben oltre le misere possibilità di un blog , o ben oltre le possibilità che in questo thread si possa dire qualcosa di illuminante, visto che questo qualcosa nessuno è stato in grado di dirlo nelle migliaia di anni di storia dalla nascita del genere umano e visto che , mi pare, a nessuno interessi davvero che questo qualcosa venga detto.

    buon proseguimento

    elena f

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  14. Prendo solo pochi elementi che qui ci sarebbe da sbizzarrirsi:

    “questo fenomeno naturale di essere malati d’amore è una cosa buona, o no? Come tutte le cose naturali è buona”

    perché: naturale=buono?

    “L’innamoramento è un grande evento di egocentrismo”

    perché: innamoramento=egocentrismo?

    la donna perfetta, colei le cui opere e le cui parole sono tutte all’insegna del bene, per il marito, per i figli, per tutti quelli che la circondano

    Donna Perfetta(?!)= ??????????!!!!!!!!!!!!!!

    “Come si giunge a essere così? È un cammino lungo. Una cosa è chiara però, ed è l’insegnamento perenne che il Cantico dei cantici ci consegna: non si può essere così, se si sopprime o si annulla l’eros. Una donna può giungere a emanare dottrina di bontà autentica e concreta, non cerimoniosa, solo se ha saputo passare attraverso la malattia dell’amore e superarla dall’interno. Senza la forza primigenia di eros, senza la forza della natura, non si fa nulla di grande”
    Qui lei ha raggiunto l’apoteosi, complimenti vivissimi.

    Gentile autore,
    la sua lezione impartita alle donne per “emanare la dottrina dell’amore”
    non l’ho affatto compresa. Forse anche perché
    lei parla di MALATTIA DELL’AMORE. Mi vuole spiegare
    perché l’amore è malattia?
    Di malato c’è la distinzione
    fra eros e tutto il resto. L’AMORE è UNO. Si manifesta in molti modi ma è uno. L’eros è una delle sue forme.
    Smettiamola di dividere, facciamo andare insieme gonadi e cervello. Anche il senso critico ne trarrebbe giovamento.

    Questo post l’ho trovato inoltre troppo troppo lungo.
    E come essere umano di genere femminile l’ho trovato anche parecchio fastidioso.

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  15. Scusi autore,
    Ho letto meglio e credo di aver cosa intende quando parla di malattia d’amore.
    Bene, quella malattia di cui parla lei non è amore.
    Sembra amore ma non è, qui il fraintendimento(…).

    Però davvero, postare una conferenza
    su un blog è rischioso. Sul web si va rapidi
    il post sopra richiede invece lentezza e analisi accurata.

    Molto interessante a ben vedere, ma forse va davvero oltre le possibilità di un blog.

    Saluti

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  16. La malattia d’amore è in questo: l’amore come passione. Se l’amore è passione, esso implica il patire, ovvero il subire l’azione di un altro, e il turbamento e lo sconvolgimento e l’annebbiarsi della ragione. Per tutta la tradizione filosofica e religiosa (con pochissime eccezioni) la passione è perciò sempre un elemento negativo. E l’amore passionale è da condannare. Si salva il matrimonio, che è altra cosa da questo amore. Lo si capisce anche nel pezzo di Mancuso, ove esso è chiamato a mutarsi in philia (amicizia, che tra l’altro è ben più considerata dell’amore passionale in tutta la tradizione di cui sopra).
    Il matrimonio quale è pensato dalla Chiesa è “casto connubio”, gli sposi si uniscono “castamente”. Nel Cantico non vi è castità. Qui sta il problema per la tradizione cristiana.

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  17. Gentile autore,
    parlando del problema dell’eros etc.
    anche se qui l’analisi aveva al centro la donna,
    perché non allarghiamo il discorso anche all’uomo?
    E’ una questione che interessa entrambi i sessi o no?
    Le donne ne hanno fatto maggiormente le spese
    essendo diventate parte dell’asse eros-peccato-donna
    ma anche riguardo all’uomo ci sarebbe molto da dire.

    Un saluto cordialissimo

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  18. “Oltre le possibilità di un blog”. Per una volta, con ogni probabilità l’ultima, finora di certo l’unica, concordo con Matteo. La comunicazione di Vito Mancuso (di cui, da ieri in libreria, “L’anima e il suo destino”, Milano, Raffaello Cortina, con prefazione di Carlo Maria Martini) è di gran lunga oltre la possibilità di questo blog e dei suoi peraltro ottimi fruitori. Anche per questo, grazie Vito di regali siffatti – e, sì, alla lunga anche il Cantico è un po’ noioso, se si può dir così.

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  19. Penso che l’aver condannato la passione ci abbia condannato.
    La passione di per sé non può essere condannata dal cristianesimo.
    E poi non si dice “passione di Gesù”?
    Ma come può il matrimonio essere chiamato “casto connubio”?
    cosa ci vogliono dire quando lo chiamano così?

    Per me il problema è tutto nella repressione.
    Nella separazione fra gonadi, cervello e sentimento.
    Se li facessimo andare insieme non avremmo tanti problemi.

    E poi perché la “castità” dovrebbe essere un valore?
    Perché le suore fanno voto di castità
    e i preti no? così mi hanno detto fonti autorevolissime, interne, diciamo.

    C’è qualcosa che non quadra.
    Da donna mi sento molto poco rispettata dalla religione cattolica
    che oltretutto mi vieta di diventare sacerdote.
    La sacerdotessa la posso fare a casa, bella roba.
    E le suore ma vi pare, pure il velo portano. Poi diciamo degli altri…

    Ma ormai sono abbondantementes andata fuori tema e tra un po’ mi
    sa che pure arriva qualcuno a buttarmi fuori 🙂

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  20. Matteo, perchè il problema dell’uomo maschio da sempre è conciliare l’inconciliabile (per lui) immagine che lo abita della donna santa e puttana. la chiesa ha risolto esaltando la castità di Maria che genera senza uomo, interpretando quest’immagine non come andrebbe interpretata, ovvero sulla scorta della simbologia biblica della sposa-gerusalemme-popolo di Dio-e dello sposo-JHWH, ma nel senso carnale della verginità fisica della donna Maria. in tal modo la sessualità è stata per sempre svalutata come male necessario, al punto da essere vietata ai suoi ministri e a tutti coloro che si consacrano totalmente a Dio e da considerare il marimonio come remedio concupiscientiae e non, come avrebbe dovuto essere, come una delle manifestazioni dell’energia che muove il mondo e la vita, come uno dei modi, forse il più elevato, di una comunicazione e di una conoscenza non logica, non dettata dalle regole della mente ma tutta giocata su un’episteme che sta oltre il semplice dire e dirsi, e che ha a che fare col comprendersi, ma soprattutto con l’accogliersi completamente corpo anima spirito.tale interpretazione però è dovuta d un’inclinazione del maschio, da sempre dominante in ambito di normatività, di decisioni sociali, da sempre capo e padrone di tutto ciò che ruota intorno al vivere i rapporti fino ai più intimi, non dimentichiamo che solo da poco, e forse non sempre ancora ai nostri giorni, la donna può scegliersi il marito o il compagno di vita e che il matrimonio santificato dalla chiesa come sacramento e normato dagli stati come regola base della società ( e qui ci sarebbe un fiume di cose d dire) non era che un contratto di compravendita in cui le parti si scambiavano merci fra cui la donna:
    “Non desiderare la donna e la roba d’altri” sono leggi che testimoniano un’aberrazione che ancora oggi l’umanità porta inscritta nell’inconscio, perchè ciò che la mente può considerare inaccettabile tuttavia è un modus inscritto a forza negli strati profondi della psiche da così lungo tempo che non basteranno altrettanti millenni di storia perchè l’uomo-maschio possa trasformare il suo rapporto con il femminile in qualcosa di più che un semplice scambio di piaceri dominati dall’attrazione/repulsione per un mondo, quello della donna, che gli resta sempre e comunque estraneo.

    buona serata

    elena f

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  21. Poco esperto di Bibbia e sacro, ancor meno esperto di questioni maschili e femminili. Solo un’osservazione: il peggior avversario che puoi trovare, seduto a un tavolo di carte è una Donna.

    Blackjack.

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  22. Elena f concordo con la tua analisi ma il finale è molto triste, non si vede via d’uscita. Se penso al problema in sè e sono ancora più pessimista di quanto sei tu, perché credo che il mondo finirà e questo nodo ancora non sarà risolto. Nella vita di tutti i giorni voglio sperare invece. Forse spero solo perché ho avuto la fortuna e il privilegio di aver conosciuto un grande uomo di chiesa, un prete di straordinaria cultura, che ha fatto degli argomenti da te trattati battaglia per tutta una vita: si è sposato e ha lottato per affermare principi diversi da quelli sostenuti dalla chiesa ufficiale. Parlava delle donne e dell’amore come vorrei che tutti gli uomini parlassero, e lui e la sua amatissima A. sono per me il simbolo dell’amore vero fra un uomo e una donna. Se n’è andato che non è molto. E, come tutti i grandi, da quando non c’è più sembra ancora più presente. Però mi amnca e nella fattispecie vorrei che fosse qui a dirci cosa ne pensa.

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  23. per il mondo degli uomini vale la legge della libertà, in questo sta la speranza che le persone possano impegnarsi in un percorso di conoscenza reciproca che superi le barriere e gli ostacoli che la storia umana ha frapposto e continua a frapporre alla realizzazione di una cultura nuova dell’amore fra uomo e donna. chissà, forse sono quelli i cieli nuovi e la terra nuova di cui si parla nella bibbia, forse è quella la terra promessa.

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  24. Cieli e terra nuova, dice Elena e cita Isaia, poi tante volte ripreso nel Nuovo Testamento (Giovanni, Pietro ecc). Ma anche, e stavolta sono i Proverbi: “Tre cose mi sono difficili,anzi quattro, che io non comprendo:il sentiero dell`aquila nell`aria,
    il sentiero del serpente sulla roccia,il sentiero della nave in alto mare,il sentiero dell`uomo in una giovane”. Non è una risposta a niente, ma un sommesso invito alla rilettura di quel libro di sterminata bellezza.

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  25. giovanni sa meglio di me che i libri sapienziali non provengono da un’unica stesura ma sono il risultato di stratificazioni di pensieri nati, anche, non solo, ma anche dall’osservazione dei vari ambiti della realtà, basti notare l’infinita differenza che c’è fra il proverbio citato da mancuso e il suo di #26, non direi che tutto Proverbi sia di sterminata bellezza perchè molto è tarato da lettura storico arcaica delle realtà umane. la liricità di certi passi è dovuta alla riflessione propriamente sapienziale e teologica sicuramente più tarda rispetto a quella empirica in esso contenuta(norme di comportamento, verdetti, paragoni similitudini appartengono ad ambienti di corte o anche a detti popolari solo in seguito inglobati nell’unico rotolo , ma da essa (Sapienza personificata) andrebbero adeguatamente separati quando evidentemente tarati dal maschilismo dilagante della cultura ebraica del tempo)non solo, la sintesi teologica che fu tentata dai redattori fra la riflessione empirica e quella teologica ha subito un arresto con la fase della canonizzazione dei testi che una volta canonizzati sono diventati tavole di pietra senza vita, ed è per quello che solo da poco e non dopo poca sofferenza per i pionieri degli studi esegetici si cerca di cogliere nei testi sacri ciò che è valido in ogni tempo e luogo perchè afflato divino in mezzo a ciò che era valido solo come norma storica ed empirica inscritta in un determinato tempo e che aveva valore solo in quel tempo. o almeno questo dovrebbe essere il lavoro degli esegeti.

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  26. il mio sfrenato ottimismo mi fa credere che giungeremo a un equilibrio soddisfacente tra uomini e donne, principio maschile e femminile. Vito Mancuso qui non intendeva fare sociologia, ma semplicemente dimostrare come l’interpretazione allegorica c’entrasse poco o niente col testo in questione. il passaggio alla philia e all’agape sono in sintonia con il suo nuovo libro, che spero di leggere presto, e che so occuparsi proprio di questi temi.

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  27. L’idea della donna che esce dal cantico e che è approvata da Vito Mancuso è penosa e desolante.
    Non corrisponde oltretutto alla realtà che c’è oltre l’ideologia maschilista. Cento e più anni di psicoanalisi hanno chiarito la questione. Quelli che non lo vogliono capire è solo per una questione di potere (o di ignoranza).
    Consiglio la lettura di La Passione nel matrimonio di Schnarch, Raffaello cortina editore

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  28. Cento e più anni di psicoanalisi hanno chiarito la questione.

    Commovente ostinazione di apologeta.
    Ma dove lo vedi questo progresso delle realzioni sessuali ed erotiche, per influsso della psicanalisi?

    “La psicanalisi è la malattia che pretende di guarire sè stessa”
    (Karl Kraus)

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  29. @Fabrizio In seguito a una prima lettura rapida del post ho fatto osservazioni che, dopo una seconda, non rifarei. Non perché errate dal punto di vista concettuale, ma perché per un testo così, più che per altri, bisogna tener conto del contesto, del luogo in cui viene proposto e della finalità. Pare anche a me, leggendo meglio, che sia in discussione l’interpretazione allegorica del Cantico dei Cantici e non voglia essere un’analisi sociologica.
    Della lettura sul web, in tutto differente da quella su carta, con un testo così sperimentiamo i limiti. Questa è la trascrizione di una conferenza, cosa già in sè rilevante, in un luogo particolare(la Sinagoga) che agisce come contesto e del quale perciò occorre tenere conto. E’ la discussione circa la complessa interpretazione allegorica di un testo ancor più complesso, eviterei proprio in ragione di questa complessità di commentare. Gli spunti e le osservazioni su uomo e donna, pur se soltanto derivate e non del tutto attinenti al post, sono però interessanti.
    Grazie per gli stimoli e per avermi fatto venire la curiosità di leggere altro di questo autore.

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  30. questo post è molto molto “ampio” nè forse può essere diversamente.
    x blackjack: ti invio una vecchia bagatella

    Mazziere

    Solo uno sguardo il dio sulla sequenza
    di bene/male, rapidi rovesci
    ruota vagante, roulette di cartapesta.
    Ci sarà un fine sospirò gitana
    la sera al fuoco stanza di giornata.
    Ah, forse può darsi, replicò candido
    il distratto, ma io mi limito a dare le carte
    al banco chi comanda è donna picche.

    Come vedi, condivido spesso le tue riflessioni, Viola

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  31. @binaghi Il progresso non c’è perchè la psicoanalisi non è procedura che è entrata nell’educazione. E’ entrata solo nel gergo della gente.
    Prova a chiedere all’uomo della strada di parlarti dell’inconscio e usciranno fuori solo luoghi comuni.
    In quanto alle tue conoscenze di psicoanalisi vedo che si limitano ad un aforisma. Se devi scegliere aforismi contro la psicoanalisi è meglio rivolgersi però all’Adorno (autore che per me è ancora oggi punto di riferimento per molte cose ma non per le sue opinioni ideologiche sulla psicoanalisi) di Minima Moralia.
    Dai tempi del grande karl kraus e di Adorno la ricerca psicoanalitica ha fatto salti da gigante.
    Bisogna aver fatto analisi e avere esperienza clinica e di lavoro con la psicoanalisi per rendersi conto delle fregnacce che girano sulle relazioni sessuali e amorose.
    Il continente della psiche si è arricchito di una vastissima letteratura scinetifica, con i suoi metodi di verifica, ricca e piena di spunti come la fisica post-newtoniana.
    In Italia è uscito, ad esempio, un libro importantissimo: La coscienza in psicoanalisi di Antonio Alberto Semi.

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  32. Sì, è l’interpretazione allegorica che però calca la mano sull’idea che la donna vale (o vale di più) se sta a casa. E’ una posizione ideologica e socilogica. In più, quando si parla di innamoramento come egocentrismo si fa un generalizzazione e anche un deformazione dell’innamoramento.
    Altre sono le dinamiche in gioco.

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  33. Le mie frequentazioni lacaniane (e poi freudiane e junghiane)mi hanno portato alla radicale conclusione che la psicoanalisi in quanto teoria nel suo complesso sia più vicina alla filosofia che alla scienza , e in quanto pratica alla magia . Alla fin fine, ti propongono delle cose in cui devi credere.
    Io ho un figlio autistico. Se penso che fior di psicoanalisti hanno insistito per decenni sul concetto che l’autismo deriva da un rifiuto inconscio del bimbo da parte dei genitori (una balla cosmica, che la scienza, quella vera, ha dimostrato essere tale)non so se indignarmi o sghignazzare.

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  34. @Luminmamenti
    Le mie conoscenze di psicanalisi sono costituite da letture trentennali dei sacri testi (da Freud a Kohut) oltre che da un’esperienza di analisi durata tre anni, per non parlare delle eresie Junghiane e Adleriane. A te proprio non entra in testa che qualcuno può vederne i limiti a ragion veduta?

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  35. qualcuno mi sa indicare una scienza senza alcun limite? qualunque scienza soffre del limite umano ma da qui a svalutarne le effettive conquiste di conoscenza ne corre. ma tant’è, a ciascuno i suoi limiti e i suoi complessi.

    buona giornata

    elena f.

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  36. Se la psicanalisi fosse strutturata scientificamente come la fisica o la chimica non saremmo qui a discuterne.
    Evidentemente si tratta di una disciplina che integra metodologia scientifica e abilità di altro genere, piu vicine all’arte che alla scienza insegnabile e pubblicamente verificabile. Inoltre altro è la terapia, altro è la teoria che la sostiene. La prima può avere una sua efficacia in certi casi, ma per motivi diversi da quelli che il terapeuta ritiene.

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  37. signor valter lei così entra in palese contraddizione con le sue battaglie, sostenute anche su questo blog, contro quel pensiero scientista che vorrebbe limitare la conoscenza umana al solo metodo empirico-verificabile-quantificabile-falsificabile.
    l’universo umano è infinitamente più ampio dello sperimentabile in laboratorio e la psicanalisi lo ha dimostrato abbondantemente.

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  38. Vedo che parlo con incompetenti della ricerca psicoanalitica, quindi tolgo il disturbo, non vale postare altro.
    P.S. in quanto all’autismo è, quasi sempre, una malattia con una base biologica. La terapia biologica in mano a una persona competente è lunga, difficile e quasi semppre risolutiva. E’ una malattia da inquinamento da metalli pesanti. E saper liberare una persona dai metalli pesanti è cosa molto complessa e delicata.

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  39. signora elena, io non ho nulla contro l’arte, che pratico più volentieri della scienza, ma contro la psicanalisi che millanta scientificità, e anche contro certi psicanalisti che vorrebbero essere considerati taumaturghi. I danni fatti da presunti terapeuti sono numerosissimi, e io stesso potrei fornire alcuni esempi.

    un caro saluto

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  40. ho letto di recento “Saggio su Pan” di Hillman, da cui ho appreso che, forse, l’immagine di Cristo come unica forma divina (e archetipica) è nociva per la psiche dell’uomo. In questo senso Pan, archetipo che fluttua tra panico e stupro, creazione e distruzione, violenza e riflessione, ci ricorda la nostra parte naturale, animale e, come Pan, caprina. Non è possibile essere soltanto spirto, bisogna ritornare alla natura, non importa se viviamo in città.

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  41. Un mio amico in analisi da molto tempo anni e anni fa diceva così:

    “psicanalisi: dieci anni e duecento milioni per capire se da piccolo cagavo(scusate) fuori o dentro il vasino”

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  42. Caro Luminamenti, i sostenitori fideisti della psicoanalisi (e sono moltissimi) amano sottrarsi alla critica parlando appunto di incompetenza dei critici. In una forma che è tipica non degli scienziati ma degli adepti di circoli esoterici.
    Ribadisco: la non scientificità della psicoanalisi è stata smascherata nella questione dell’autismo. Affermare poi che l’autismo è una “malattia da inquinamento da metalli pesanti” è avventatezza. La cosa non è affatto dimostrata, sebbene vi siano alcune lobby interessate, ed esponenti della “teoria del complotto” come Beppe Grillo, che lo vanno gridando. Trovare delle cause semplici (là dove sono intrecciate e complesse) e addossarle alle multinazionali è sempre una comoda strada.

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  43. caschiamo a fagiolo, ci devo fare il concorso di dottorato tra un po’: l’autismo ha un’ereditarietà del 90% tra gemelli identici, ad esempio, e sono stati identificati molti geni responsabili della malattia. i fattori ambientali sono meno importanti, ma presenti. per l’avventatezza della psicanalisi sull’autismo: una volta si credeva che l’uomo avesse 100.000 geni, poi, in effetti, si scoprì che il numero era circa 30.000. ma anche nelle scienze più “pure” l’avventatezza, a volte, è normale, diciamo che è un istituto ontologico della scienza stessa.

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  44. Peraltro, Hillmann è un ottimo esempio di quanto sopra dicevo: neopaganesimo con tanto di corna e zoccolo caprino, avvolto nei panni candidi della terapia. Ve lo raccomando.

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  45. Libri di primo livello alfabetico per chi è interessato alla verità

    Sperimentare l’inconscio, di Vittorio Benussi.
    Neuropsiconalisi di Mark Solms e Karen Kaplan-Solms.
    Nuove vie della psicoanalisi, , Milano, Il Saggiatore. 1994,

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  46. Una prima introduzione al senso dell’umorismo:

    TotòTarzan
    TotòTruffa
    La banda degli onesti
    Totò e Peppino divisi a Berlino

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  47. Non so luminamenti se conosci i lavori di Mauro Mancia sulle prove sperimentali della neurofisiologia sulla psicoanalisi. Credo sia tra i pochi fisiologi che si siano occupati nelle nostre università di verifiche sperimentali.

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  48. Sì, conosco i suoi studi, ma ti ricordo che in Italia, per esempio c’è stato anche il neurofisiologo Marco Margnelli, il cui rigore scientifico e capacità descrittiva sono stati di altissimo livello, penso al suo Natura e struttura di alcuni stati di coscienza. Ma non dimenticherei il neuropsichiatra Stfano Benzoni, con i suoi studi sulla soggettività nel neonato, che confermano molte teorie psicoanalitiche e Grof con il suo Oltre il Cervello, dove recupera sperimentalmente, come risultato clinico nell’uso controllato con LSD, e poi successivamente con l’utilizzo della respirazione olotropica, una mappa cartografia di diverse teorie psicoanalitiche. Mi riferisco ai sistemi COEX, in particolare. Come saprai, Grof è stato come psichiatra sempre molto critico di alcuni modelli psicoanaliti, eppure ha fornito evidenze scientifiche come le matrici perinatali e il loro condizionamento nello sviluppo di configurazioni psicoanalitiche.
    Pensa a quanto si sia stata confermata la teoria psicoanalitica della fase theta o ipnagogica, grazie a lui, ma anche a Margnelli e ultimamenti a Joaquìn Grau con il suo trattato di anateoresi. E non dimenticherei il poderoso lavoro di integrazione fatto dalle Antropologie Trasformazionali di Sergio Piro. La neuroscienze poi stanno confermando anche molte teorie psicoanalitiche e nello stesso tempo chiarendo certi equivoci e anche errori della psicoanalisi. Come tutte le scienze, anche la psicoanalisi procede anche attraverso una sua storia, che è storia dei limiti del metodo scientifico in generale. Certo, credo che si debba andare oltre la psicoanalisi. Ritengo l’antropologia la scienza che ha fatto più progressi di tutti. Del resto la cartografie psicoanalitiche erano già state scoperte in India e nel Buddismo. Il Visudimmaga è un testo impressionante per ricerca sperimentale e la psicoanalisi sembra primitiva in confronto, ma man mano che passa il tempo le sue scoperte si avvicinano sempre più a quel continente che è la psiche che è già stato esplorato Come lo stesso Galimberti ha detto, che è stato allievo di Jasper, il cui trattato di psicopatologia fenomenologica è ancora un testo base per un approccio alla psichiatria fenomenologica. E, lo ripeto, lo straordinario lavoro di Antonio Alberto Semi. Ormai le scienze cognitive si incrociano frequentemente con la psicoanalisi.
    Il materiale clinico raccolto da grof concorda con le teorie di Fromm sull’aggressività difensiva e sulla crudeltà sadica. Interessanto anche i risultati clinici di Malcom Brown con la psicoterapia organismica, che ha trovato riscontro nelle nuove scoperte sulle vie afferentio somatopsichiche. Del resto io stesso ho ottenuto risultati spettacolari ripristinando su pazienti la respirazione originaria diframmatica, consentendo così una induzione più profonda alla fse theta o nell’uso straordinario in psicoanalisi dell’ipnosi.
    Non dimenticherei neanche le implicazioni euristiche del poderoso lavoro sull’analogia del dimenticato filosofo Enzo Melandri

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