Un pomeriggio di sogni

Lo scricchiolio della poltroncina di vimini ha annunciato il risveglio del vecchio che ha riaperto gli occhi e chiesto:
” Chi é che ha svegliato il nonno ? ”
Il bambino di sette otto anni, seduto al tavolo davanti a un piatto di pomodori e carne in scatola, ha risposto: ” Non lo so, nonno”.
Nella grande cucina fa caldo. Accanto alla stufa ci sono un paio di secchi di legna spaccata. Tra la legna e la credenza il canestro della verdura vecchia, appassita, da dar ai conigli. C’ é odore di tante cose, malgrado sia una cucina pulita. L’orologio a pendolo fa lak lak.
Uno sparo, e poi un altro, dalle terrazze in faccia, che si vedono da una delle finestre, ha fatto dire al vecchio: ” Ecco cosa deve avermi svegliato. ”
Il bambino ha risposto : ” Ah, ” Poi ha spinto il piatto al centro del tavolo e ha acceso la televisione.
” E’ da tanto che sparano ?”
“Non lo so, nonno, io sono arrivato adesso.”
Il vecchio guarda l’ora. ” Finisci la carne almeno!” gli ordina.
Guido ha spento la televisione e s’ é messo la giacca a vento. ” Esco ” dice.
” Non la finisci la carne ?”
” Se devo uscire come faccio…”
” Se devi uscire ? E i compiti ?
Guido ha fatto in tempo a sentire entrambe le domande. La porta d’ entrata s’ é richiusa due istanti dopo il silenzio.
Ogni tanto oltre i vetri, in faccia si direbbe, tornano a sparare. Si sentono dei cani, é caccia al cinghiale.
Il vecchio tiene gli occhi molto aperti perché ha paura di riaddormentarsi.
Sbadiglia. Si passa una mano tra i capelli. Questi capelli forti, color del fieno bagnato, sono cosa gli resta del tempo in cui l’ ha scaraventato l’ ultima mezz’ora di sonno.
E’ una caccia che non gli é mai piaciuta, quella al cinghiale. Ai suoi tempi le terrazze ulivate e i boschi di quercia erano puliti e i cinghiali non ci vivevano. Al vecchio piaceva la caccia di movimento, il tordo da far uscir dal rovo o la beccaccia da inseguir nei torrenti tra i canneti.
Il mento é chinato pian piano sul petto, le labbra sporgono, il volto si fa sempre più serio…Il vecchio non ce l’ ha fatta.
Stavolta il sogno l’ ha portato sotto gli olmi, lungo un magro torrente. Le pozze d’ acqua sono stranamente sbarrate da cancelli in ferro, ma i lucchetti sono aperti, basta spingere. Il vecchio é venuto qui per pescare le anguille, é una strana pesca ligure, a << gottare >> si dice in dialetto, un sistema antico che consiste nello svuotare la pozza a braccia.
A un certo punto, dopo un bel po’ che fatica, il vecchio s’ accorge che il livello della pozza non potrà mai scendere perché nella fretta s’ é scordato di ostruire il corso sopra la pozza. In realtà giurerebbe d’ averlo fatto, non si tralascia mai la cosa più importante. Quando tutto sembra di nuovo procedere per il meglio, ecco una seconda brutta sorpresa: la pozza che sta svuotando é popolata da anguille grosse quanto il braccio, ma man mano che il livello dell’ acqua scende e si fa melmoso, le anguille si rimpiccioliscono a vista d’occhio e si trasformano in innocue serpiette d’acqua.
Non é stata questa visione, quanto il morsetto di una serpietta alla caviglia a svegliarlo.
  Ha riaperto gli occhi. Le querce, di là dei vetri, si muovono tutt’ assieme da una parte all’ altra: vento corso, se dura non piove. Spari non se ne sentono più. Poi un rumore, proprio quando stava riabbassando le palpebre.
 ” Sei te ?…rispondi, Guido ! ”
” Sono io. ” E’ Giulio, l’altro nipote. E’ entrato in cucina, posa lo zaino, alza i coperchi sulla stufa economica.
” Com’ é andata la scuola ? ”
” Licchelacche, ho preso cinque in storia. ”
” Bravo merlo…Io mi son fatto una dormita ”
” Bene, dormi nonno che fuori siamo sottozero…”
” In storia io ero bravo. Che storia impari ? ”
” Seconda guerra mondiale, resistenza in Europa, sbarchi americani…Vuoi che metta legna al forno ?”
” Tua madre prima di uscire ce ne ha messo quattro pezzi cosí.”
” Ma adesso sono le tre…”
” Appunto, non mettercene… Tuo fratello ? ”
” E’ in piazza…Nonno, perché tu non sei stato partigiano ?”
” Perché altrimenti oggi non saremmo qui a parlarne…” ci taglia corto.
Aveva fatto l’Africa e poi era tornato per miracolo. Quando dopo l’ 8 settembre si trattava di salire in montagna aveva preferito nascondersi nei condotti. Anche là sotto, in quel buio lo svegliavano gli spari come ora di fronte al paese, allora spalancava gli occhi e chiedeva di poter morire da vecchio. Guarda Giulio, come per capire cosa gli risponderebbe se la gliela raccontasse cosí.
” Bon, dormi nonno ! ” gli ha detto Giulio.
” Con ‘ sto dormi!”
Giulio s’ é messo a mangiare patatine, ha acceso la tv, tiene il volume basso, ragazzo giudizioso, ma libri non ne apre.
Il giorno ha dato un segno di crollo, una luce obliqua si ferma sulle piastrelle un poco prima della metà della cucina. Si diffondono i suoni: il crepitio della brace, quello della masticazione di Giulio e il lak lak del pendolo.
Mentre il vecchio ha riabbassato le palpebre cinque minuti, Giulio ne ha aproffittato per aprire lo sportello della stufa e piazzar sulla brace un buon pezzo di radice di ulivo. Il vecchio si risveglia ed é la prima cosa di cui si accorge.
Il sogno che ha fatto negli ultimi cinque minuti di sonno ha come teatro il bosco delle querce dove sparano. Era a caccia anche lui e aveva uno strano fucile, sgangherato, ma che funzionava anche troppo bene e ogni volta che mirava e sparava, un fagiano cadeva dai rami.
Tiro alto o sporco tra i rami, e il fagiano, la pernice o cos’ era, rimbalzava nell’ aria e cadeva liberando le piume. Il cane non faceva altro che riportare selvaggina, girava per le fascie, elettrico, saliva scendeva, scavalcava costoni. Non faceva in tempo a portar una femmina di fagiano agonizzante che già doveva andare a cercare il maschio caduto tre fascie sotto. Al vecchio nel sogno era parso che ci fosse qualcosa di esagerato. Com’ era possibile che una doppietta tanto sgangherata che sembrava la zampa slogata di una mula, non fallisse un bersaglio. Cosí aveva voluto fare una prova, e il primo fagianotto che aveva sorvolato la sua postazione anzicché puntarlo aveva diretto la botta altrove e…Oh bella, forse il fagiano se l’ aveva schivata ? Macché, s’ era fermato un istante nell’ aria e ora cadeva mollando un pugno di piume come gli altri.
Il cane s’ era lanciato alla ricerca e l’ aveva riportato.
Nel tentativo di ricordare, e quindi di spiegarsi il sogno, é scivolato in uno stato di torpore e ha ribassato le palpebre, il mento sul petto. Questo é il rischio di pensare ai sogni. Lo sa e si fa sempre fregare.
C’ é stato un rumore di maniglie, la porta d’ ingresso si richiude, seguono dei passi corti. Il nonno stavolta non ha sentito nulla, ma quando la porta del bagno si apre e si chiude, chiede: ” Sei tu, Guido ?”
” Sí, é Guido ” alza gli occhi dal giornalino e dice Giulio. 
Guido, << il piccolo >>, entra in cucina.
” Non si risponde ? ” gli chiede il nonno.
” Sí che t’ ho risposto, ero in bagno ” dice Guido. Apre il frigo, prende il latte, ne beve un sorso alla bottiglia e la lascia sul tavolo.
” L’ hai trovato sul tavolo il latte ? ”
Guido ubbidisce, mette il latte in frigo, cerca un libro nello zaino e si siede a studiare al tavolo in cucina. Ansima, forse ha corso. Gli cola il naso, se lo pulisce con la manica. Sbuffa, fa un caldo bestiale qui dentro, dice. Ma dopo neanche tre minuti vorrebbe alzarsi per mettere un pezzo di radice di ulivo nella stufa. Il nonno glielo proibisce.
” Tutte le scuse per perder tempo son buone ? …Fai come tuo fratello, che porta a casa dei cinque.”
Dopo un po’, il vecchio ha trovato davanti a sé tutto cambiato, una vetrata buia, la luce cade ora al centro del tavolo dal soffitto e lascia tante cose spente attorno. Dalla stufa economica sale un ottimo odor di minestra di verdura, il pentolone fischia. Guido ha ritirato i libri da un pezzo, la madre ha acceso un’ altra luce e la cucina si ritaglia i suoi angoli. La madre ordina per la seconda volta a Guido di andarsi a lavare le mani. Gliel’ ha detto piano, come per prendere respiro e la terza volta poterglielo gridare.
Giulio é in camera, ha detto che adesso arriva. L’ ordine, lavati le mani, era anche per lui. Risponde:
” Cosa sto facendo ?”
 Un uomo, dall’ aspetto stanco, i capelli duri color del fieno bagnato, la faccia rossa dal freddo, entra in cucina. Malgrado la carezza che riceve sui capelli, a Guido basta incrociare lo sguardo dell’ uomo per alzarsi e andare in fretta a lavarsi le mani. L’ uomo s’ é avvicinato alla donna e le chiede qualcosa.
” Bene, lamentare non si é lamentato, adesso lo mettiamo al tavolo ”
L’ uomo ha ascoltato guardando il vecchio. 
” Abbiamo dormito? ” gli chiede.
” Discretamente…Il grande ha preso cinque in storia.”
L’ uomo sorride. ” Siamo pronti ? ”
Il vecchio fa forza sulle bracce, le mani magre, tremanti e piene di vene afferrano i braccioli di vimini. L’ uomo lo afferra sotto le ascelle, la donna é pronta ad aiutare.
La tavola é apparecchiata, la donna lava con un panno umido la faccia e le mani al vecchio. Nel bicchiere d’ acqua versa venti gocce.
E’ tornato dal bagno anche l’ uomo, s’ é seduto al tavolo, guarda l’ orologio a pendolo, poi anche quello a polso. Giulio ha capito e cambia canale. La donna serve la minestra. Prima all’ uomo, poi ai ragazzi e al vecchio. L’ uomo ci rompe dentro mezzo panino e comincia a lavorare di cucchiaio, a cercar un pezzo di pane e uno di carota.
La sua masticazione gli impedisce di ascoltare a fondo le notizie. Sembra che fra poco qualcuno gli debba portare via il piatto. Vorrebbe sentire solo le notizie, ma é praticamente impossibile.
Al grande la minestra non piace.
” Mangia, ci ho messo di tutto…non te lo dico più, ” minaccia la donna.
Il piccolo soffia a lungo sul piatto, scarta certe verdure, tiene d’ occhio il padre, e appoggia la testa alla mano.
Il vecchio riconosce il suono di chiusura del telegiornale e guarda la luce del bagno riflessa nella vetrata, come un faló nellle querce dove bruciano i sonni.

( Uscito sulla rivista di lettere e arte L’Orto )
 

5 pensieri su “Un pomeriggio di sogni

  1. l’atmosfera velata di questo breve racconto trattiene bene le immagini sospese fra il sogno e la realtà. Tre generazioni messe a confronto,i personaggi che entrano ed escono come in una scena teatrale,i suoni, gli odori che quasi si percepiscono tanta è la cura nel descriverli.
    Molto delicato, ma allo stesso tempo molto lucido.
    bravo
    lisa

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  2. […]allora spalancava gli occhi e chiedeva di poter morire da vecchio.[…]Il vecchio fa forza sulle bracce, le mani magre, tremanti e piene di vene afferrano i braccioli di vimini. L’ uomo lo afferra sotto le ascelle, la donna é pronta ad aiutare.La tavola é apparecchiata, la donna lava con un panno umido la faccia e le mani al vecchio. Nel bicchiere d’ acqua versa venti gocce[…]

    l’eroismo della vecchiaia raccontata con estrema grazia .

    grazie.

    elena f

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  3. mi son sempre messo a guardarli con ferocia questi vecchi liguri, Elena, proprio come si guarda un paesaggio, a volte mettendoli-mi in imbarazzo, e sembrano vecchi fatti di pietra, per questo, diceva qualcuno, son sopravvissuti.
    grazie

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  4. una scrittura nitida, trasparente. bisogna esercitarsi a lungo, come certamente hai fatto tu, Marino, per togliere la ruggine che si forma inevitabilmente tra la vita e il libro che vuole contenerla.

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