Non c’è più sponda alla Parola – 4 poesie inedite di Alessandro Ramberti

Tavola mistica

Tu dici: «Come puoi accettare
la mediocrità del mio vissuto?
L’esile trama dei miei gesti
non basta certo a riscattarla!»

Raccogli pagliuzze
e con le travi del risentimento
puoi imbastire un’arca
per portare in salvo i tuoi timori.

Poi ribadisci: «Non c’è più sponda alla Parola,
la risacca ha bisogno di altri lidi,
di nuovi approdi la memoria
per condurci oltre
la somma dei passi sbagliati.»

Maria semplicemente ha accolto
la Parola
e ne ha fatto vita.

Alza la palma della destra
in sintonia col sacrificio
e la sinistra rendila un nido:
il tuo respiro è accompagnato,
i tuoi pensieri si fanno strada
con umiltà e coraggio
se lasci operare in te il Consolatore.

Vedi? La liturgia può sembrare una sequenza inerte
ma dietro
c’è più di un mero tuffo
al cuore, di un’emozione facile.

La mia resurrezione è un fatto
come la mia crocifissione
non basta il tuo desiderio
per credere
la mia grazia
sola
sì.

Alte vie

Pupi di sassi mi guardano
– scossi da terremoti e tempeste –
lungo i baratri degli alti sentieri:
sembrano ossa di antenati
(da cui ci provengono gli istinti)
sbiancate dal ghiaccio e dal tempo…

mi sento in un quadro senza cornice
felice di esserci a respirare vedute
in cui Eco è di casa…

ripeto ogni tanto suggestivi motivi
ad accompagnare la marcia
ma muto
il pensiero
fasciato dai suoni necessari del creato
si distende, diventa più chiaro:
siamo tende picchettate in qualche luogo
un amen al respiro dell’Eterno
che si fa pista alle correnti ascensionali.

La vita screpola il muro

Una tenaglia mi squarta l’anima
che vuole riconoscere i suoi passi…

Non c’è nessuno ma sento
dei suoni raggiungermi da un punto
indistinto… Concetta

– la nonna che sapeva raccontare storie
bellissime e consigliava con l’esempio –
è certo in quel luogo
a cui applichiamo la parola Paradiso
(per i nostri orologi da più di trent’anni,
ma il suo volto sa ancora aggrapparsi al mio cuore
ed abbracciarlo adesso).

Può dunque crollare
anche la torre dei pensieri
e farsi varco l’oltre che ci ama.

Messaggio in bottiglia (su ruote)

Nei campi i filari scuotono i pampini:
i poggi accompagnano il treno
nel suo tracciato sinuoso. Forse inconsueti
cumuli grigi incombono
sul giallo spento dell’ultimo grano
inizia a piovere.

Chiudo il finestrino e scrivo questa cartolina
in cui mi muovo come l’inchiostro: i pensieri
liberi oltre lo schermo di vetro bagnato
si flettono oppure si condensano
attraversando naturalmente i confini.

***

La crisi dell’evoluzione
è la sterilità
di affetti a tempo
riflessi di persone infiammate dagli orpelli
movimenti schifanoia di spiriti tarpati
che forse spireranno
in specie con più anima.

18 pensieri su “Non c’è più sponda alla Parola – 4 poesie inedite di Alessandro Ramberti

  1. Raccogli pagliuzze
    e con le travi del risentimento
    puoi imbastire un’arca
    per portare in salvo i tuoi timori.
    Il poeta che risveglia, nel sordo e muto istante dove le sensazioni sono labili, la Parola gli è propria e l’uso è segno di concretezza.
    E poi ancora…
    mi sento in un quadro senza cornice
    felice di esserci a respirare vedute
    in cui Eco è di casa…
    Si muove senza esitazione e ne scrive le vedute che distano dallo scontato del vivere, respira col riguardo che non sempre si osa.
    e ancora
    Chiudo il finestrino e scrivo questa cartolina
    in cui mi muovo come l’inchiostro:
    Il passo del poeta è silente e lui ne ha rispetto trasformandolo in forza espressiva…
    come chiusa splendida
    La crisi dell’evoluzione
    è la sterilità
    di affetti a tempo
    Grazie Gian di questo post, grazie Alessandro di scrivere e di vedere oltre.
    un abbraccio ad entrambi

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  2. La tua poesia, Alessandro, ha sempre il potere di darmi serenità anche là dove ‘incidi’. Il tuo Credere è vellutato e mai ‘distacca’. Sei sempre in funzione degli altri, in quell’ascolto, e ciò ti nobilità come poeta ma, soprattutto, come uomo.

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  3. Mi sento imperfetto in molti sensi, se la mia scrittura riesce a comunicare un’inquieta serenità ne sono contento: forse tutta la mia poetica vorrebbe tendere a questo, a sentirci nononostante tutto fratelli/sorelle e questo grazie a un Legame permamente che va oltre il nostro poco (nel bene e nel male).
    Grazie Gian.

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  4. ‘mi sento in un quadro senza cornice
    felice di esserci a respirare vedute
    in cui Eco è di casa…’

    i tuoi passi sono sempre ben misurati, e ciò che arriva è
    percezione del bene in un sentire che attinge dall’altro.

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  5. «caro alessandro, in attesa di capire come funziona wordpress e iscrivermi anche lì (ma ultimamente soffro di bulimia internautica, quindi potrei anche evitare di farlo, e ritirarmi dal giro per un po’, che non fa mai male…), ti mando per mail un insignificante commento dei miei alla lettura dei tuoi testi.
    (grazie, a proposito).

    leggendo “tavola mistica”, mi è tornato alla mente un oscuro seminario sulle varie impossibilità (comunque, creative!) della poesia religiosa, tenuto qualche anno fa da paolo valesio all’università di bologna. ne ero uscito con la risoluzione manichea a dividere la poca poesia religiosa che si potesse definire correttamente (o canonicamente?) tale tra due torsioni: alla prosa minima e al salmodiare liturgico.
    torsioni che se accentuate troppo, se estremizzate, rischiano di diventare dis-torsioni.
    la parola divina, su questo convenivo con Valesio, rischia sempre di mangiarsi quella umana. (conclusione, che poi noi due non abbiamo certo in comune: giove non sostituisce saturno, cristo non sostituisce dio padre, dio rimane sempre, nel residuo concettuale che viaggia attraverso le culture, Pura Autorità…)
    ritrovo ora questi due movimenti nella tua poesia, dove quindi non c’è traccia di imperfezione, ma di “tutto quello che ci dovrebbe essere”.
    ritrovo cioè la preziosità della parola necessaria, anche dove per me il suo contenuto di fede, lo ripeto chiaramente (… e forse me ne devo fare una ragione anch’io, cosa dici?!), non è né necessario né sufficiente.
    é, credo, lo scarto linguistico bello e scandaloso delle chiuse – sempre ottime, alessandro! – ad aprire un varco di luce su questi due movimenti linguistici, più intimi e tuttavia, per quanto detto, gli unici ad essere rilevanti.
    ciò che a una prima lettura mi era sembrata scissione della lingua è invece modo, attraverso la crepa, di vedere luce.
    Oppure la Luce – non de gustibus, quanto delle diverse interpretazioni.
    (E così, di nuovo, abbiamo davanti La Poesia.)

    A presto,
    Lorenzo (Mari)

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  6. Hai ragione Lorenzo, la parola può ben poco dire del mistero, però questa ci è data e una sua utilità nel qui ed ora è innegabile, non foss’altro per condividere e accomunare (pur potendo essere usata anche per altri scopi, purtroppo). Diciamo dunque che è uno strumento, ma in una prospettiva religiosa, lo siamo noi stessi (per noi stessi e per gli altri), ci è dato un capitale piccolo o grande che frutta solo se lo spendiamo con una certa gratuità… in fondo ci è stato affidato da una Pura Autorità, come la definisci tu, che però non è solo una causa logico-morale, ma una Parola che salva di carne e di spirito (qui le parole non bastano…)

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  7. «fa un gran bene leggere pagine di bella poesia anche se insieme alla serenità trasmettono un brivido di inquietudine, spingendo il lettore a continuare a leggersi dentro: “Non basta il tuo desiderio per credere…” e ancora “Una tenaglia squarta l’anima… può dunque crollare anche la torre dei pensieri e farsi varco l’oltre che ci ama.
    Grazie.
    Carla de Angelis»

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  8. grazie, Alessandro, per questa tua parola sincera e come scavata nella pietra. del canto rimane un’Eco che lotta con il peso a volte schiacciante della testimonianza: la grande sfida di ogni poesia religiosa, che tu accetti a viso aperto.
    grazie a Gian, sempre puntuale nelle sue scelte.

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  9. Ciao Luigi e Fabrizio, penso in effetti che un certo grado di speculatività mi sia connaturato ma se anche un solo verso riesce a toccare (spesso in modi del tutto diversi da quelli che avevo immaginato) il lettore, la cosa mi dice che qualcosa di meno speculativo forse passa. Grazie a tutti i commentatori per l’attenta ed empatica lettura.

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  10. Sono entrata subito in sintonia con le tue ultime poesie inviate, condivido il tuo pensare e il tuo sentire, e penso che con versi limpidi fai emozionare e fai riflettere, grazie
    gladys basagoitia

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  11. Catturata e coinvolta dal respiro ampio e profondo che sento serpeggiare in questi versi che abbracciano divino e umano.
    “La grazia più potente del desiderio”: una verità possibile, da meditare a fondo.
    Grazie, Alessandro, per questa scrittura poetica che conferma lo stesso livello di ricerca di umanità e verità che caratterizza anche il tuo vivere quotidiano.
    Caterina

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  12. Grazie Alessandro per queste poesie così semplicemente raffinate ed intense. Una scrittura che vien voglia di rileggere e conservare, capace d’immediatezza e profondità. Sembra invitare ad un viaggio interiore, insieme. Con stima, Antonio M.

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