Laura Corraducci, Poesie.

Cicale e stelle senza polvere
né ali né steli verde acqua

brividi
frecce di Eros con punte all’ingiù
il nostro è un amore che i versi
non li ascolta
li sporca un po’ e
ci salta fuori
il nostro è un amore senza rime
la metrica resti pure
nei suoi letti a cinque stelle
goda sola saltando
sulle sue stanche molle
noi abbiamo il vino dei tuoi
fonemi la bianca lava delle
mie unghie i voli ciechi dei
gufi e la notte che trema nelle
tue mani
“la lanterna” mi dici
“tienila sempre accesa”

Sui treni che ci uniscono autobus
che ci dividono cadono biglietti
bucati e vecchi
briciole di pane scuro e fiammiferi

***

SENZA TITOLO

C’è un filo di seta
che mi lega ai bottoni
della tua camicia
io vorrei spezzarlo ma
non posso
e vederti su quella strada
di colori d’uomini
mi apre il tempo
all’incubo
all’oblio
non c’è guinzaglio
abbastanza grande per
il mio collo di neve
sul tappeto dell’accusa
distendo le lacrime
mentre tu cammini
e dondoli nei miei occhi
ora ridenti
ora lucenti
ma sempre soli

***

SENZA TITOLO a Nicole

Nel ristorante sole
io te
il tuo coraggio
la gente ti fuma addosso la paura
di guardarti anche solo
di nascosto

la carta d’identità scintilla
sotto le unghie
nel posacenere di creta
spegni
le illusioni e
si accendono le
voglie di donna

mentre usciamo
prego
che anche Dio
la senta tutta
l’eternità stanca
del tuo dolore

***

SENZA TITOLO

Un nano bussa alla
porta ma
la porta scappa al
tocco della
sua mano infelice il
nano piange
e le lacrime formano
un lago
il lago riflette il
suo corpo
e nell’acqua di stelle
lava la mano
e freme vedendo la
sua solitudine
diventare la giostra di
vetro della
sua anima dove è festa
e canti di
corvi sui gomiti degli
alberi spogli
e il nano sorride e si
dice all’
orecchio di sabbia “sarò
felice qui
in questa mia stanza
di luce
non potrai più ferirmi
increspando il
il tuo labbro di morte
e basterà l’
aria e il suo silenzio
a riempirmi
di musica i sogni”

E Dio che tocca la
sua angoscia
con la punta della dita
ne raccoglie
le parole e le scioglie
in catini
d’argento e prepara
un letto
nella volta più alta
del cielo

***

SENZA TITOLO

Polveroso ghiaccio
cadeva sulla mia testa
in quel gennaio infuocato
di un male lento e famelico
in febbraio cedetti allo schianto
della scelta
marzo non portò con sé
rondini o profumi celesti
i rami di ciliegio erano
lisce strisce di luna sottile
nella trascurata assurdità
del tuo giardino
era come morire e
nel buio di lame tornare
con l’illusione di respirare
sola
per poi smettere ancora

la mente correva
mi scivolava addosso
fuggiva via dalle mani
andava lì dove i cartelli
del divieto sudavano
ruggine e voci
dove i tuoi capelli
erano luce del mio dicembre
ghirlanda quieta nel silenzio

allora
osavo sperare
quanto fosse meraviglioso
non sperare più

piccola Giovanna senza voci
spezzavi l’arco
dentro l’inverno del tuo petto

***

ZOOLOGIA MIOPE

La luce del giorno
cade a gocce e
rughe sul viso
una farfalla chiama
il bruco non risponde
è nascosto a terra
non è vero che il sole
è solo in alto
è un inganno ottico
una bugia per pigri
dipende dove sta il tuo cielo
se sulle ali della farfalla
o negli anelli scivolosi del bruco

***

PREGHIERA 1

Vorrei spararti al cuore
e sputarti in bocca nella mia
c’è troppa sabbia
per aprirla ancora.
Nella notte ingrossi il
tuo ventre di spire
sempre pronta
a divorarmi con visioni
allucinate e bugie
urlate da labbra di zolfo
scappo
non ho pensato a tattiche e
piani di fuga
scappo
mi nascondo dietro le
lacrime non vedo
non vedo niente
sento soltanto le tue unghie
sfiorare i capelli….i sogni
nascosti in mezzo

Signore mio presto!
Afferra queste mani
toccami guardami cingimi
della veste candida
non importa che altri l’abbiano
portata poi strappata
Signore Dio
le ossa tremano
tremano sempre prendi
i miei occhi aperti
accarezza il
viso lacerato dal niente
spezza queste
spezza
spezza queste catene
di sangue e ferro con
il sangue e il legno
del tuo albero
Signore mio
sono in cima al colle
aspetto
Signore Dio
sono in fondo alla vallata
aspetto

***

VIA DE GASPERI 1

Le calze ondeggianti sul divano
la gonna soffocata sotto i quadri
profumi di viola e di rossetto scuro
fra ragni, muffe e letto di inizio Novecento
libri e grammatiche sulle lenzuola
sintassi amore
verbi irregolari

Inverno.
Attesa.

Dolore, mele e spicchi di niente

***

SENZA TITOLO

Ti fermi cuore mio?
Mi resti in petto
immobile
scaldato
solo dal
peso del mio seno?
Dove scappi?
Per chi leghi adesso il cuoio
dei tuoi sandali?
Ecco che ti vedo in mezzo
al fumo dei taxi
risalire
le stazioni del cielo
mentre il legno verde della
croce ti
sprofonda nella carne
e la voce che muore
sulla lingua
accompagna ogni
volta la tua costosa
indifferenza

Tornerai
così da sempre è
scritto
sul copione del mio
ruolo
tornerai
è ovvio
seguendo le pietre
di un sentiero
più battuto
tornerai
dannatamente
ancora
a gestire le tue regole
nel violento gioco
dell’attesa
segnandomi di viola
il senso dell’esistere

***

SENZA TITOLO

Il tuono della guerra ha mangiato
il suo fragore e adesso il tuo viso
è disteso sugli orli di pace
ora hai voglia di cantare
come da bambina
nel buio caldo delle lenzuola
la mitezza del tempo ha soffiato
sul tuo fuoco
senza spegnerlo
ed io ascolto
all’ombra delle tue mani arrossate
con l’angelo e le sue spade di cera
correndo
morendo
su strade diverse
ma con la stessa meta.

***

SENZA TITOLO

Fammi sentire ancora
la tua voce
l’onda di mare
che vibra
nella gola
poi afferrala
rapido e
con le mani
gettala forte
in quella stanza
dove in catene
tieni la tua
morale redentrice
ma quando un giorno
lento e uguale
al candore delle
illusioni vedrai
sgretolare i sepolcri
delle tue vittorie
e sentirai fondere il
ferro del castigo
comprenderai perché
Dio non ha mai perdonato
Chi non si è mai perduto

***

SENZA TITOLO

La festa
in cortile
il freddo e il vino
sul tavolo
benedizioni angeliche e
trombe in
questo anno che si
frantuma gli occhi
nell’asfalto dell’inverno
fuochi di strada e canti

la morte non fa paura
basta chiuderle la
bocca con un bicchiere
uno soltanto e
farla brindare all’
oro dei suoi successi
passati
presenti
e futuri

***

J.

Giona resta dentro la balena e
piange
tre giorni e tre notti
in cui l’inferno vomita addosso
i suoi draghi
i mali di mille abissi scuri

Giona è bagnato dalla sua
immobilità
pensa
“sono solo
in questa
morte di bandito”
rivede
la terra
tocca
la donna
mangia
il sale della sua pelle
guarda
la luce chiara nei
suoi occhi stella
lacrima e vibra
tutta la carne

Eugenio è attaccato
ai fili del polmone artificiale
alba di luce tramonta
nei monitor blù

la sua notte è
l’infinita corona delle notti
quarantadue chili
di piaghe chiodi nelle anche
tubi
plastica e ferro
lucidati dal sangue

Ma Giona non dorme
vorrebbe scappare
ritrovare la barca
sputare ai marinai
alla loro paura
le mani chiamano l’aria
prova a fuggire
corre
scivola
cade
il cuore nel palmo della mano
suda
nel cerchio del ventre
del mondo

Estate ’94 New York
Eugenio ride.
Ferro incandescente
di Brooklyn
la maglietta rossa
il sessanta segnato
come un goal
Led Zeppelin saltano
ubriachi
sull’avambraccio destro
i capelli una gloria

la vita grida
rompe il vetro
della foto
poi si siede lì
sul comodino
sui bicchieri di plastica
i sogni
è testarda lo sai
mentre la senti infilarsi
negli aghi delle flebo
nei tuoi denti spezzati
come un rivolo d’argento
passa sulla lingua
scende ancora
nelle facce incazzate e
strette del tuo
gruppo americano
è sottile
rapida
soffia piano
sui capelli opachi
vola
fra le dita di tua madre
striscia sulle unghie
vince sulle ossa esauste

Giona è steso
nudo
dentro il tabernacolo
della paura
ma è sempre lì
che l’aspetta il suo Dio
la voce che credeva perduta
ora è un flutto possente
un canto di mare
risale lo stomaco
il petto
la gola
Esplode
“Il Signore comandò al pesce ed egli rigettò Giona all’asciutto”

***

SENZA TITOLO

L’albergo Parco ha un
viale stretto e stanze
di gesso non ci sono
stelle nel vento dell’insegna
che danza nuda
nel gelo della sera
l’albergo Parco è
in cima al monte ma
se sali un po’
più in alto puoi
toccare l’inizio
del mio sperdimento
che liquido scivola
via dalle labbra delle
nuvole e precipita
diritto
nella pelle bianca
di settembre

quarantadue euro
di colazione fredda e
notte giocata in un
quadrato d’anima è
buio adesso
sopito sulla cenere
della coperta
se non sentissi
così forte il suono
della luna e
delle sue facce
truccate di pudore
scioglierei queste mura
con le parole
rotolerei i pensieri
su quei binari
e striscerei
avida e lenta
alla tua bocca
per portarti nascosto
fra le dita
l’odore buono
del perdono

13 pensieri su “Laura Corraducci, Poesie.

  1. Ho letto queste poesie. Le ho lette una sola volta . Alcune le ho lette così di fretta che adesso non me le ricordo neanche più. Il fatto è che mi piacciono, mi piacciono proprio. E che domani, ci puoi scommettere, le avrò già tutte scordate. Io, se posso presentarmi, non sono un poeta e neanche un lettore di poesie. E non chiedermi, per favore, cosa ci faccio su LPELS. Non lo so. Il fatto è che io la poesia la cerco sempre nei posti sbagliati e, nove volte su dieci, quel che trovo è un qualche cosa di non molto diverso dal niente. Schiavo delle mie cattive abitudini, mi verrebbe quasi voglia di riportare tutto indietro e far finta che anche oggi non sia successo niente. E invece queste poesie io le ho proprio lette. E mi sono anche piaciute, mi sono piaciute proprio tanto. Secondo te, quanto ci metterò a scordarle? “Tu le connais, lecteur, ce monstre délicat, hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère!”. BAUDELAIRE

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  2. Ciao,
    io sono Laura l’autrice dei testi riportati qui sopra. Volevo ringraziare Fabrizio per averli messi on line e anche Lorpat per le belle parole….
    sto cercando di farle girare un pò ma è di un difficile e veramente questa è stata una bella opportunità.
    Non voglio scrivere su che cosa rappresenti per me la poesia o se credo o non credo al suo “potere salvifico” diciamo così.
    Penso che ognuno dentro possa sentirsi sfiorato da qualcosa che lo faccia poi vibrare, a me la poesia fa questo ed altri effetti, ma forse non per tutti ècosì…una mia amica mi dice sempre “mio Dio la poesia è troppo difficile” sicuramnte è vero, siamo abitruati a conoscere e a voler conoscere solo che quello che la testa Ri-conosce già, la poesia abbracia qualcosa di più, abbraccia il cuore. Ma non è facile arrivarci sempre, anzi.
    Non a caso il titolo è la poesia e lo spirito. Si potrebbero scrivere infinità di cose ma mi fermo…sono stravolta dalle ore di in segnamento in classe (inesgno inglese in una scuola media ad Urbino) e vi assicuro che nella scuola (di oggi soprattutto ) di spirito e poesia ce ne vorrebbero a litri o quintalate (ma qual è l’unità di misura dello spirito???!!)
    Grazie di nuovo, una abbraccio
    Laura

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  3. Chiedo perdono per gli errori di ortografia…non ci facio bella figura come insegnante ma è la fretta di batere sui tasti..spero che il significato si comprenda comunque
    Laura

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  4. Scommetto sul futuro di questa giovane autrice. C’è un vissuto che si fa bella poesia, un filtrare i ricordi attraverso la ragione del cuore.

    Marco Carbone

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  5. Complimenti Laura, sono Davide, tuo ex compagno di classe, e devo ammettere che sei realmente talentuosa, ma la cosa non mi ha stupito affatto. Spero di vederti presto

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  6. “Non è vero che il cielo è solo in alto, è un inganno ottico una bugia per pigri”… questa frase ha continuato a risuonare in me a lungo dopo averla sentita pronunciata dalla tua bella e calda voce venerdì alla presentazione del libro.

    Sei stata grande anche nelle risposte e nelle osservazioni, mai banale, scontata o compiaciuta!

    Congratulazioni Laura e… per te le cose più belle!

    Caterina (da Montecchio)

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  7. Ecco il mio commento, di adesso, che se prima poteva essere sulle belle immagini immediate, poi sui termini antichi evocativi, poi sulla resa unica di un’interiorità in attraente subbuglio, adesso è tutto su un’altra ricerca che si vede dietro le parole: quella dell’ansia veloce e anche della pausa come in tutti i respiri fatti o letti, della luce che non si piega, dell’energia giusta di quando si crede. Insomma alla fine, nonostante le mille fasi, c’è l’inizio, riconfermando col senno dei fatti un vecchissimo già-scritto (16.02.08): arriva tutto evocativo, vitale, coinvolgente e di un’onestà rara che fa bene sapere che esiste, ogni tanto.

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  8. Alcune frasi mi piacciono davvero molto… Brava Lauretta, continua così. Te lo comprerò anche io il libro… bisogna sostenere gli emergenti…
    A presto o alla prossima cena dalla Babi!
    Ciao

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  9. buongiorno…..io le scrivo prof ,insieme alle mie amiche Cesara e Cristina,ma non so se è proprio lei prof!!!sono sara moroncelli 2a di novafeltria(rn)!!!se è lei perfavore ,se ha del tempo,mi risponda!!comunque belle le poesie,è veramente lei???da sara,cesara e cristina.
    CORDIALI SALUTI

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