Provocazione in forma d’apologo 34

Il vecchio Simba, Re-della-Foresta benché nato in gabbia (ma questo, per carità, non si doveva sapere), questa volta è davvero nei guai, tanto che ne uscirà solo per la solita via, quella che prima o poi tocca a tutti; ma è il modo che offende.

Pur soffrendo per la solitudine e per la mancanza di moto, il vecchio Simba, essendo nato in una gabbia simile, non s’era mai trovato del tutto male in questa gabbia di uno degli ultimi zoo del vecchio Occidente, e ne apprezzava i vantaggi: i pasti regolari, le grattate al testone che gli dava il guardiano, le visite dei piccoli-piccoli e dei piccoli-grandi di fronte ai quali aveva imparato a racimolare un po’ di fierezza, affinché costoro potessero tornare a casa con foto su cui imbastire avventure.
Un giorno, a variare il programma, sul palco della sua gabbia era comparso un piccolo e mobile topo. Il topolino, inizialmente, attraversava la gabbia di carriera; e Simba fermo nel suo angolo. Poi il topolino prese a rallentare, con movimenti quasi provocanti; e Simba sempre fermo a guardarlo. Infine il topolino si fermò e i due rimanevano a guardarsi, sempre più di frequente e sempre più a lungo. Ma un giorno, qualche giorno fa, un giorno di luna storta ma sarebbe meglio dire di obnubilamento maligno, Simba a un tratto s’è scosso, è balzato sul topo e ne ha fatto un boccone. Ovviamente nessun testimone; tranne Simba medesimo.
La guancia sinistra di Simba, a poche ore dal misfatto, ha cominciato a gonfiarsi, a gonfiarsi sempre di più.
Il direttore, solerte e amorevole, ha fatto venire il veterinario, il quale ha effettuato analisi e somministrato farmaci. Ma Simba non ha nulla, nulla almeno risulta al momento: per cui ogni cura è inutile.
Simba, in perfetta salute, non si muove né si alimenta più; immalinconisce e deperisce. Se la situazione non cambia entro breve, entro brevissimo, il direttore sarà costretto a chiamare un’ultima volta il veterinario, per l’iniezione letale. Per il direttore sarà un atto di pietà, e per Simba un sollievo.

5 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 34

  1. Gentile Direttore dello Zoo,
    mi pregio di comunicarle che io sono Dentista per Leoni ed anche Tigri e Pantere, volendo. Laurea conseguita all’Antica scuola di medicina veterinaria La Fontaine. Verrò quanto prima insieme all’amico Orfeo che addormenterà in pochi minuti il triste Simba con il suo canto e la sua lira. Indi procederò all’estrazione del dente malato, sicura causa del gonfiore.
    Come lei ben sa:

    Via il dente via il dolore.

    A volte le cause dei dolori sono più semplici di quanto si immagini e i rimedi altrettanto.

    A presto, e non si preoccupi.

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  2. Gentile di cenere ed oro,
    sono solo ildirettore di un piccolo zoo in disarmo, quindi un semplice amministrativo con qualche nozione pratica di veterinaria. Perciò non posso permettermi di tirar fuori i confusi ricordi delle mie ancor più confuse letture adolescenziali.
    Altrimenti dovrei porle qualche domanda: via il dente o via i denti? E quando non ne restano più e il dolore rimane? O peggio: se se ne va il dolore, resta qualcosa? E quell’eventuale qualcosa è ancora conoscibile, ri-conoscibile?
    Lo so lo so: sono argomenti da primo trimestre, anzi da primo giorno di scuola, e noi la scuola l’abbiamo lasciata da un pezzo. Io almeno.
    Ma venga pure col suo amico Orfeo, dirò ai guardiani di farvi entrare gratis: tanto le vostre lire non servirebbero, ormai si paga in euro anche qui.
    Con perfetta osservanza,
    suo aff.mo
    Narciso Scardanelli

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  3. Gentilissimo Narciso Scardanelli,
    i casi sono molteplici, può essere che il dolore di un solo dente coinvolga i denti vicini, ma raramente capitano casi di dolore fantasma, pargonabile all’arto fantasma degli amputati. A meno che Simba non sia uno di quei rari e difficili casi in cui ci si affeziona talmente al proprio dolore da non poterne più fare a meno. Nel qual caso se ce lo permette, porteremo con noi anche un’altro topolino. Qesta volta non se lo mangerà.
    Vedrà.
    Si fidi.

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