Il dottor Divago #3 – La rimpatriata

Ho rivisto un film del corazon, di recente: La rimpatriata, il miglior parto di quel Damiano Damiani reso tristemente celebre da La Piovra prima messinpiega. Che palle. Placido tutte le domingo, e la mafia che esiste e in fondo chi se ne frega, non perchè non sia una cosa bruttissima, ma perchè tanto con questi venti di pace nulla cambia perchè tutto continui a non cambiare. Invece il Damiani, classe 1922 come il Gassman che tanto ci piace, e che è un furlàn di quelli intellettuali – e oltre che regisseur scrittore e sceneggiatore, quando l’era giuvin ha fatto film da ricordare anche a decenni di distanza, come questo. Che l’ha prodotto la combriccola del primo Olmi, la quale dava conto di certe sperimentazioni; insomma all’inizio dei 60 a Milàn che l’era un gran Milàn si faceva un cinema veloce e in certo modo avanti, ma tanto. La rimpatriata è una cosa bella, tagliata a filo di spada, tutto scritto dal Damiani medesimo. Carrellate a buono schizzo, niente zoomate inutili e dannose, niente nemmeno piani sequenza statici come li morti in piedi. La macchina da presa si muove attorno ai personaggi accompagnandoli come un testimone volontario della bravata notturna di quei prodi con la minuscola in quel della mia Milàn, che come dice il nostro Chouka è grand comme Allah, o grosso modo appena un pò di meno. Il bianco e nero è grigiastro come solo a Milàn, annebbiolito e infreddolito di quella notte da bravi ragazzi d’un lontano inverno. Cinque ex ragassuoli quasi arrivati alla quarantina s’incontrano per un caso (uno che vive a Roma da tempo, il Rabal del Bunuel, incontra l’amico Riccardo Garrone che fà i buffi) e dà lì l’idea di raccogliere gli amici dispersi per una serata come eravamo, e c’eravamo tanto amati, ma il grande freddo, sì. Ecco. Così punfete, si aggiunge il pirletti conquistador di peripatetiche, (Mino Guerrini), il famoso medico Livio che lo fà il francese di Tours Paul Guers, e infine il Cesarino, che lo fa Walter Chiari, il Peter Pan; il primo cinematografico, dicono. Lui concubina con due brave donne che vanno pure d’accordo, lavora nel cinemino dello zio, è un ex ragazzo che lo continua a fare; personaggio tagliato proprio fino fino per il nostro caro Walter. Meraviglioso. Si va a cena, si va in giro a fare casino, si tiran su ragazze che Cesarino è un asso in materia, si torna nei vecchi luoghi, all’osteria, a derapare in Galleria (altro che quater pass) con la macchinona americana del Garrone cinicone. Cesarino non ha sfondato che nelle sue scarpe, continua a sognare, anche se la vita è quella roba grigia che è. Infine vanno tutti a trovare la Lara, detta il Larone, (Jacqueline Pierreux), che era l’unica donna del loro gruppo di dieci anni prima e se l’eran passata tutti meno che il pirletti, e che adesso fà la prostituta. Incontro amarissimo, per un paio di cattive ragioni. Poi i soliti convenevoli, le promesse marinaresche di rivedersi presto, fatte all’alba. E’ però il solito addio. Semplice, lineare, pieno di dolcezza. E tanto amaro, ma senza far proprio male. Damiani ci ha raccontato il tempo che non torna; non c’è rewind, moviola: la vita scorre su una pellicola che si disfa presto. Eppure tutto potrebbe tornare come prima, se si fosse tutti come il Cesarino; ma il Cesarino non è cresciuto, non fà che tornare indietro a casa alle prime luci dell’alba, mica conosce Avec le temps; e infatti prende il tram oltre il ponte, lì, verso i Navigli, e la gran bella canzone di Josè Marti tradotta e cantata da Sergio Endrigo chiude così:
Coltivo una rosa bianca
In luglio come in gennaio
Per l’amico sincero
Che mi dà la sua mano franca
Per chi mi vuol male e mi stanca
Questo cuore con cui vivo
Cardi nè ortiche coltivo
Coltivo una rosa bianca

Franz Krauspenhaar

8 pensieri su “Il dottor Divago #3 – La rimpatriata

  1. Parla con me, Ruggero? Lei è un vero signore. Mi da anche del lei.
    Di amori assoluti ne ho – e ne ho avuti – tanti. Naturalmente mi riferisco all’ambito artistico (letterario, musicale, cinematografico, ecc. ecc.).
    Ho soddisfatto la sua curiosità?

    "Mi piace"

  2. Azzo, non l’ho visto Franz.
    E’ pur vero che tu riesci a far sembrare tutto una figata.
    Ci hai il tocco, come si dice.

    Solmi, lei invece è uno sporcaccione e un indiscreto.

    "Mi piace"

  3. Ed è anche un curioso, Valter. Mi chiedo come mai sia così curioso di conoscere certi particolari, in particolare il numero dei miei amori assoluti.

    "Mi piace"

  4. vbinaghi si faccia gli affari suoi assoluti, please.

    gaja cenciarelli, come si fa ad avere amori assoluti plurimi? io posso averne uno solo, per esempio: me stesso. l’unico amore assoluto plurimo degno di me.

    saluti,
    rs

    ps.oggi pomeriggio nuova lista.

    "Mi piace"

  5. RS, lei è sempre il solito pignolo. Vuol lasciare anche a me qualche ossimoro, qualche iperbole ecc. ecc., o no? Sia buono! RS, tra l’altro non dubitavo di questa sua forma di autoadorazione. Dovrei conoscerla meglio (anzi, dovrei conoscerla proprio) per capire se sia giustificata o meno.
    RS 3: E non tratti male Valter. Che poi, con l’occasione, ha di nuovo preso in giro me con la storia degli “assoluti”…
    RS 4: Lei è un grafomane.
    RS 5: Lei, secondo me, è anche un piacione assoluto.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.