Interzona #8: L’inquisizione e il rogo

Formazione teatrale Wittgenstein: Ruggero Solmi, f.s., Elena F., Violaamarelli, Luca Tassinari, Fabry.

parola buona si buona buana la spesa amica del frette marisa, del frate abbondio padre dell’abate faria reginaldo, dancing days di parole catafratte a puliscibastoni moka monkeys, la parola è una, la santa apodoloddica, attention please fasten steelguitars belts, ohligominerals in alsazia da salsa berna a salt in peppermint wafer anselm, kaefer kiefer della parola sinthe, la parola.

Scrisse clandestinamente nel 2007 il medico e pornoliere Ruggero Solmi ne La Christianismi Restituito II- la Parola.

Ma egli, dopo aver inutilmente cercato appoggi tra i pastori protestanti sardi per l’indipendenza, trascinato da un temperamento impetuoso e da un’autentica passione per le controversie più spregiudicate, pubblicò l’opera clandestinamente. Franz Krauspenhaar, Generale dell’ordine dei tabaccai, ne riconobbe subito l’autore e, per interposta persona, lo denunciò all’Inquisizione di LPELS. Indi, fu arrestato, torturato e processato.

L’inquisitore Francesco Sasso dalla Terra di Bari, capì che una drastica riduzione dogmatica, rituale e sacramentale della parola, costituiva una sottrazione all’autorità gerarchica del critico, che però non era affatto rifiutata da alcuni membri de LPELS. Infatti Elena F, teologa di scuola centofantiana, scrisse al giudice:

Hogen, un insegnante cinese di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio in campagna. Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel suo cortile per scaldarsi.
Mentre stavano preparando la legna, Hogen li senti discutere sulla soggettività e sull’oggettività. Andò loro accanto e disse: “Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, è dentro o fuori della vostra mente? “.
Uno dei monaci rispose: “Dal punto di vista del Buddhismo, tutto è un’oggettivazione della mente, perciò direi che la pietra è nella mia mente “.
“Devi sentirti la testa molto pesante,” osservò Hogen ” se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa”.

Infine, si unì Violaamarelli, tuttora capo della chiesa anglipagana, che scrisse:

“ogni discorso è rete/almeno la decenza/ di saperlo, senza pretese”

Nella controversia, da parte regia si evocano Luca Tassinari da Bologna che, tolte alcune forme rituali, affermò che la sostanza non cambia, pure nella flessibilità “politica” accogliente, pragmatica della versione inglese (anglipagana), fra istanze di “riforma” e di conservazione dogmatica, fra la moltiplicazione delle scuole poetiche e l’unificazione subpapale dell’autorità e del vestiario del Solmi, scrisse:

“Il linguaggio traveste il pensiero. Lo traveste in modo tale che dalla forma esteriore dell’abito non si può inferire la forma del pensiero rivestito”.

Ricordo pure che lo storico e teologo Maximo di LPELS, nella sua opera Le dottrine sociali delle chiese poetiche e di LPELS, gonfio volume dedicato interamente alla centofantiana teoria della poesia e dello spirito come post-trinità poetica, recitò, dopo aver consultato il generale domenicano dei tabaccai di Milano F.K. (o viceversa, qui le fonti sono fumose):

il mondo è l’altra faccia
di un pensiero semplice,
la traccia del rotondo
agire, scaltra finzione
di un senso duplice del dire
senza nome, in fondo,
e d’altra parte denso,
non so come.

Andando oltre, Elena F sviluppò l’idea cetofantiana e krauspenhaarana di Parola, e nel libello, che raccoglie Le catéchisme de LPELS, scrisse:

parola non esiste
senza respiro antico
non c’è nel vuoto spazio
nel tempo solitario
nel solipsismo autistico
se taglia i ponti e lacera il cammino.
parola è taglio netto nel silenzio
un lampo acuto dentro questa notte
sonar scandaglio traccia luminosa.
significa se torna
se incontra un mondo altro col tuo nome

.
Francesco Sasso, sant’inquisitore, letto le carte e la congiunzione astrale, dichiarò colpevole per eresia antitrinitaria poetica e volle che la sentenza fosse sottoposta al giudizio di altre scuole poetiche riformate e festivaliere e slam pietralcina, che diedero parere favorevole. Solmi non volle ritrattare nulla, neppure all’ultimo momento, e alle porte di LPELS, il 4 ottobre 2007, fu arso vivo.

L’inquisitore Francesco Sasso, durante il funesto rogo e dinnanzi ad un gaio pubblico, recitò con voce salda e cupa:

Parlo di uscire da me.
Parlo di Parole vere,
che aspirano a non essere versate in falsa Parola.
Parlo di una rivoluzione reale nel mondo.
Parlo di gran parte dell’umanità
che contribuisce con tutte le sue possibilità
alla messa a morte del Verbo.
Parlo forse di un processo di mutazione del cervello
Parlo della Parola
che non s’incrina.
Parlo di rovistare per le strade, alla ricerca di qualcuno
che solitario nella notte è vedetta della Parola.
Parlo di individui che resistono,
che non credono alla verità imposta.
Poiché basta che la Parola s’inclini
che il senso totalitario della falsa Parola inizierà a banchettare
sui cervelli e i corpi rattrappiti e torturati dell’uomo massa.
ma qualcuno travisò il mio occhio
Sorgerà il sole sul sangue versato di notte;
e la luce cadrà dalla mia testa, scivolando via da me, lentamente

Vi allego il testo della sentenza di condanna a Ruggero Solmi:

E noi, sindaci, giudici dei casi penali in questa città, avendo presenziato al procedimento promosso dinnanzi a noi su istanza del nostro luogotenente contro di voi, “Ruggero Solmi de Villeneufve” del paese di Aragona in Ispagna, ed avendo visto le vostre volontarie e ripetute confessioni e i vostri libri, giudichiamo che voi, Solmi, abbiate per gran tempo propagandato una dottrina falsa ed assolutamente eretica, sprezzante di ogni rimostranza e correzione, e che abbiate con ostinazione malvagia e perversa divulgato perfino in libri stampati opinioni contro la Parola, la Sintassi e la Semantica Santa, in una parola, contro i princìpi fondamentali della Poesia, e che voi abbiate cercato di provocare uno scisma e di turbare la Chiesa di LPELS, per la qual cosa molte anime possono essere state rovinate e perdute, attività orribile, sconvolgente, scandalosa e contagiosa. E voi non avete avuto né vergogna né orrore di mettervi contro la divina Maestà televisiva di Costantino e la Santa Trinità di Uomini e Donne e De Fillippiana Maria, cercando sempre con ostinazione di infettare il mondo con il vostro fetido ed eretico veleno […]. Per queste ed altre ragioni, desiderando di purgare la Chiesa di LPELS da tale infezione ed eliminare l’arto marcio, dopo esserci consigliati con i cittadini e invocato il nome di Dante per emettere un giusto verdetto […] avendo dinnanzi agli occhi Omero e l’Illiade e L’Odissea, parlando nel nome della Parola, della Sintassi e della Semantica Santa, ora per iscritto emettiamo la sentenza finale e condanniamo voi, Ruggero Solmi, ad essere legato e portato a LPELS e là messo al rogo bruciato assieme ai vostri libri finché non sarete che cenere. E così sarà posto fine ai vostri giorni e sarà dato un esempio a coloro che intendessero commettere simili reati.

[La sentenza è ripresa e adattata da In R. H. Bainton, La lotta per la libertà religiosa, tr. da F. Medioli Cavara, Il Mulino, Bologna, 1963, pp. 83-84, processo contro Michele Serveto]

Infine nell’economia della nostra discussione, possiamo solo accennare che fra gli effetti più truci della Riforma Solmiana non possono certo escludersi le guerre di religione tra poeti laureati, che insaguinarono il webland per secoli, a opera di capobanda montaliani, o come i sempre poeti (anglipagani) dell’avanguardia. E non si capisce, o si capisce fintroppo, perché questa storia venga taciuta nelle storie della letteratura, inclusa la più vasta di LPELS.

[Caro lettore, questo è l’ultimo mio collage ricavato dai commenti (vedi qui). Interzona continua in altre vesti, ma l’esperimento del collage ha termine, come è giusto che sia, poiché ogni esperimento deve finire- come le rock band che, prima o poi, si scolgono.] [ Tutti i numeri di interzona]

24 pensieri su “Interzona #8: L’inquisizione e il rogo

  1. “si s/colgono” è freudiano e ammette post-mortem le ragioni di Solmi. Molto carino, davvero, un caro saluto, V. p.s. m il Ruggero è parente del reverendo Sergio?

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  2. non sono fortunatamente in alcun modo legato da vincolo parentale col “bravo poeta” sergio solmi.

    saluti,
    rs

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  3. Domanda:si possono mandare al rogo alcuni commentatori?

    Solo gli artisti veri sapranno risorgere dalle loro ceneri.
    un caro saluto
    jolanda

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  4. se cambi genere Francesco, potresti scrivere un testo in cui Ruggero prende le sembianze di uno di questi personaggi:

    Guglielmo da Baskerville, francescano, già inquisitore, in visita presso il monastero dove si svolge l’azione.
    Adso da Melk (voce narrante), novizio benedettino al seguito di Guglielmo.
    Jorge da Burgos, anziano monaco cieco, profondo conoscitore dei segreti del monastero.
    Ubertino da Casale, anziano francescano spirituale.
    Venanzio da Salvemec, “sapiente di cose greche, devoto di quell’Aristotele che certamente fu il più saggio tra tutti gli uomini”.
    Malachia da Hildesheim, bibliotecario dell’abbazia.
    Berengario da Arundel, aiuto bibliotecario dell’abbazia.
    Severino da Sant’Emmerano, padre erborista.
    Remigio da Varagine, cellario dell’abbazia.
    Bernardo Gui, inquisitore dell’ordine domenicano.
    Adelmo da Otranto, monaco miniatore.
    Abbone, l’abate del monastero; è l’unico, insieme al bibliotecario e al suo aiutante, a conoscere i segreti della biblioteca.
    Salvatore, monaco che condivide con Remigio il suo passato di eretico; parla una lingua tutta sua, un misto di latino e altri volgari.

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  5. la ringrazio, padre.
    in caso necessiti, anche se sono agnostico, pregherò per lei.

    saluti, nonostante (quasi) tutto

    rs

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  6. Marina

    È un gioco improvvisato su due piedi, a volte riesce, a volte no.

    Come dice Epitteto, […] se ti piace una pentola, dì a te stesso: <>. Così, se essa si rompe, tu non ne sarai turbato ecc[…]

    Esso è un post! I post si possono anche sbagliare!

    Mi dispiace ma tanta animosità per così poco.

    f.s.

    "Mi piace"

  7. E’ saltata la citazione.

    Come dice Epitteto, […] se ti piace una pentola, dì a te stesso: ” Mi piace una pentola”. Così, se essa si rompe, tu non ne sarai turbato ecc[…]

    f.s.

    "Mi piace"

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