Ultima pagina, di Francesco De Girolamo

libreria.jpg Era talmente immerso nella lettura di quel miracolo di libricino, di quell’arioso labirinto di parole lucenti, che non si accorse, nonostante i ripetuti avvisi, che la Grande Libreria stava chiudendo.
Non riusciva a distaccarsi dalla voce suadente che sembrava prorompere da quelle pagine, non appena dischiuse.
I commessi, esausti dopo la giornata di lavoro, non lo notarono, appoggiato allo scaffale più nascosto e mal illuminato, quello della “Poesia”.
Quando si accorse di essere rimasto solo, era troppo tardi.
Il suo bisogno di Insulina, che sbadatamente non portava mai con sé, uscendo per una breve passeggiata, non gli permise di arrivare all’apertura della Libreria del mattino dopo.
Ma era, comunque, arrivato all’ultima pagina; ed ebbe il tempo di sussurrare: “Ora sto bene”.

16 pensieri su “Ultima pagina, di Francesco De Girolamo

  1. l’odore, la consistenza, la luce
    che un libro può arrivare a trasmetterci, è cosa preziosa, divina forse…
    Null’altro sembra più importare, quando la sua luce ci rapisce
    la vita stessa.

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  2. La Poesia arretrata negli angoli più bui della libreria.
    La Poesia che si annida nei lati oscuri e profondi di un essere.
    La Poesia che illumina,estranea,disperde,evoca,prende.
    La Poesia a volte si fa mesto miracolo di luce.

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  3. Microracconto tragicamente felice (con dentro un 5% di Flaiano?). da porre ad esergo alle Fiere del libro e agli eventi letterari d’ogni ordine e grado
    Grazie a Fabrizio e complimenti a Francesco
    Antonio

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  4. Ottimo racconto, Francesco, per concisione ed efficacia.

    Una misura breve (come nei racconti, qui, di Roberto Rossi Testa e di Emanuele Kraushaar) che tiene in debito conto della (fisiologica) flessione dell’attenzione, con cui l’editoria dovrebbe investire maggiormente.

    Grazie a Fabrizio per la proposta.

    Giovanni

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  5. Per quanto è dato saperne, sembra un buon modo per morire. Un modo buono.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  6. Quasi due vite parallele che scorrono quando si legge mettendoci dentro tutto il nostro essere, la nostra vita risucchiata dalle pagine di un libro. Un microracconto ben costruito e coinvolgente. Un carissimo saluto a Francesco e a Fabrizio. Lucianna

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  7. Grazie, carissimi amici, per l’apprezzamento di questo mio piccolo brano che spero possa far rivivere il dolore della nostra condizione esistenziale e culturale, dimenticati nell’angolo più buio della Grande Libreria, sempre più simile ad un Super Mercato, allo stremo delle forze, aggrappati fino all’ultimo alla nostra sola residua ricchezza: le Parole.
    Un abbraccio a tutti.
    francesco

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  8. Il racconto è splendido… Però Francesco consentimi una piccola annotazione di tipo strettamente tecnico. Mi sa un po’ dura far morire una persona per una mancata dose di insulina, specialmente in mancanza del pasto. Capisco che forse sotto c’è un’allegoria, più che un significato letterarale, ma se uno un po’ se ne intende, inciampa sull’insulina… A meno che qualche patologia strana che non mi viene in mente non mi contraddica. E a meno che io non abbia capito male e qui non muore nessuno…
    Perdonami, ci sguazzo dentro tutti i giorni, lavorando nella sanità, non volevo far la guastafeste… Peraltro, come già detto, il tuo microracconto è incredibilmente coinvolgente nella sua brevità. Ciao e complimenti

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  9. purtoppo gli scaffali di poesia sono sempre i piu’ sacrificati, i meno visibili…piace leggerti anche in prosa Francesco, concisa ed efficace. un carissimo saluto a te e a tutti gli amici

    rita

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  10. Ramona ha ragione (anch’io assisto un diabetico). anche nel dire che il racconto è comunque bello.
    un saluto a Francesco e a tutti gli intervenuti (sì, Giacomo, a volte ci si perde un po’ di vista, ma si fa sempre in tempo a rimediare).

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  11. Non voglio entrare in un terreno nel quale ho una competenza molto limitata…per mia fortuna, Ramona e Fabrizio, ma so di casi in cui una protratta mancanza della propria dose di insulina ha portato alla morte. Credo che molto, come sempre, dipenda dalle condizioni generali del proprio organismo, che, comunque, il diabete, a lungo andare, mina, ahimè…
    Sono contento che il micro-racconto sia comunque tanto piaciuto…e come affermate giustamente, in altri termini, la verosimiglianza dei particolari, in lettetatura, è subordinata alla scelta del registro, che qui non è certamente “realistico”.
    Grazie di cuore per l’attenzione e l’adesione dimostrata così generosamente.
    Un caro saluto a voi, alla cara Rita, sperando di rivederla presto in qualche lettura poetica, e a tutti i lettori e gli amici.
    Teniamoci stretti, e non molliamo, prima che si diventi tutti uno scomodo “ingombro”, dimenticati in un angolo buio…
    Un abbraccio grande.
    francesco

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  12. Torno sui mie passi, in quanto non vorrei, parlando di Letteratura (e non “Lettetatura”…scusate l’immancabile refuso), poter risultare scorretto nei confronti dei malati di diabete, con un’affermazione che potrebbe risultare avventata e cinicamente terroristica. Mi ha spiegato un mio amico medico che i casi cui facevo riferimento sono ormai rarissimi, e riguardano diabetici con scompensi particolarmente gravi. Un caso del genere, come quello descritto nel mio raccontino “fantastico”, potrebbe portare, nel peggiore dei casi, ad uno stadio di pre-coma diabetico, sicuramente reversibile…
    Almeno così mi sembra di aver capito…
    La prossima volta che mi dovesse capitare di far morire qualcuno in un mio scritto letterario… mi documenterei meglio, o gli attribuirei una malattia immaginaria…
    Grazie davvero, anche per questo giusto rilievo, della cui sostanza clinica sono sinceramente assai più contento…che di una banale esattezza dei miei assunti narrativi…

    Un caro saluto a tutti.
    francesco

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  13. Francesco, sono contenta che ti sia documentato in proposito. Non c’è niente di peggio, durante una lettura gradevole, che inciampare in una inesattezza… tecnica. Mi è capitato anche durante la lettura di un bellissimo libro edito regolarmente, e quando, facendomi un po’ di coraggio e cercando una faccia tosta che non ho, ho fatto presente all’autore che quelle da lui descritte erano gravi inesattezze di tipo medico, all’inizio mi ha dato retta ma poi l’ha presa male… Il fatto è che il libro era davvero molto bello e io l’ho letto tutto in una notte, e mi dispiaceva che si guastasse per una sciocchezza…
    La tua disponibilità perciò è doppiamente ammirevole e va a tuo merito. Ancora complimenti.
    Un abbraccio

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  14. Grazie, Ramona. Io trovo molto ammirevole la tua intransigenza deontologica ( con la condizione della gente che sta male… bisogna essere rispettosi e accorti, in ogni campo ), coniugata al tuo amore per la scrittura, tanto appassionato ( al di là della tua specifica competenza medica, da cui non puoi prescindere come lettrice) e, alla fine, comunque… direi
    “incondizionato”.
    Ti sono davvero riconoscente, anche per le tue lusinghiere parole.
    Un grande abbraccio a te.
    francesco

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