Da: “Alternanze” e “Invincibili”, di Jolanda Catalano

rotella-felina-1993.jpg

Da: “Alternanze”, Calabria Letteraria Edizioni, 1996

Silenzio

Ciò che di te rammento
è silenzio.
Silenzio d’emozioni castigate
nella fitta ragnatela
delle tue fobie.

Silenzio che frugava le pupille
e mi zittiva in bocca
la parola.

Hai fatto del silenzio
il tuo linguaggio
e t’ho seguito,
io, bramosa di fonemi,
nella speranza assurda
di un accordo,
di un «la» o di un «si»
che non hai mai intonato.

E proprio quando ormai tu mi perdevi,
nel tuo silenzio
folle di riserve,
– Non andare – dicesti – e fu preghiera
o forse fu il vento dolce della notte
a rimandare l’eco del mio pianto
mentre svanivo dietro a un desiderio

Io donna

Io donna,
io bambina, io adulta.
Io donna
io madre e figlia tuttofare.
Lavastoviglie
lavabiancheria
ferro da stiro,
io cuoca
io infermiera
ragioniera
maestra e alunna ancora.
Io donna,
moglie
amante
compagna consolatrice.
Io donna,
misera,
sublime
come l’impossibile,
io donna-terra
tempesta
calma o vento.
Io donna-eterea
lacrima di ghiaccio,
io fazzoletto zuppo
celato fra le dita.
Io donna,
purezza e armonia,
io donna
prostituta per la gente.
Io donna,
vittima o walkiria,
io donna,
fata o strega da bruciare.
Io donna,
io carne che si sciupa,
io pensiero
stupore e fantasia.
Io donna
da fare e da rifare,
io donna
da inventare ancora.
Io donna,
vivere
crescere e morire,
io donna
io dolore che avvicina.
Io donna da capire,
io donna
ho già compreso.

Sapessi com’è pesante
il mio fardello,
ma tu tiri su in fretta
i tuoi calzoni.

Da: ” Invincibili “, Città del sole edizioni, 2005

Invincibili

Invincibili.
Così ci credevamo.
E siamo stati delusi,
massacrati dal nostro io confuso
tra sentieri di gioia e albe ingrate.
Così, così si defilarono i giorni
nell’attesa vana, irrisolta
di un bene estremo
per condurci altrove.
Ma era la fine,
il buio rappreso
di una stantia gloria
lievitata nell’anima
con radici di superbia
e inconcludenti fiori
già recisi.
Invincibili,
ci credevamo capaci
di risolvere enigmi
con segni,
geroglifici mobili al pensiero,
non decifrabili certo
in questa vita.
Ed ora, vinti,
pensiamo di volare,
di salire l’Olimpo della parola
con coppe d’ambrosia nella mani
e troni inesistenti
per un dire
che non si sposa più con il dolore
né ferma ancora
punti esclamativi.
Irrisolti,
con la presunzione d’essere fratelli,
vaghiamo come ombre all’imbrunire
e il Tempo gode
di questa nostra assenza
e, libero, ci toglie
giorni nuovi.

(Immagine: Mimmo Rotella, Felina, 1993)

31 pensieri su “Da: “Alternanze” e “Invincibili”, di Jolanda Catalano

  1. “Hai fatto del silenzio
    il tuo linguaggio
    e t’ho seguito,
    io, bramosa di fonemi,
    nella speranza assurda
    di un accordo,
    di un «la» o di un «si»
    che non hai mai intonato.”

    Jolanda, vibrano di parole non dette i tuoi versi. Parole eloquenti.
    Parole che si comprendono alla perfezione, anche se non scritte. Sono quei significati che esplodono nello spazio tra una lettera e l’altra, tra una parola e l’altra.
    “bramosa di fonemi”: va dritta al cuore.

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  2. Grazie Gaja per le tue parole che mi danno forza.Il silenzio con le sue molteplici voci ha
    rappresentato per me sempre fonte d’ispirazione.

    un saluto e un grazie a Franz

    un forte abbraccio a entrambi
    jolanda

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  3. Grazie Franz per la publicazione di questi versi di Jolanda. Io ho avuto la gioia di conoscerla e apprezzarla cinque o sei anni fa, e di occuparmi pubblicamente di lei in due occasioni: una presentazione, di cui ho perso il testo, e una recensione, quella di Invincibili (un brano del quale è pubblicato qui), che volentieri riproduco da “Libri e riviste d’Italia” n. 3/2006.

    Jolanda Catalano
    Invincibili
    Città del Sole, 2005, p. 46, € 7,00.

    Nella poesia di Jolanda Catalano l’antica melodia greco – mediterranea viene violata e frantumata dall’esplosione inarrestabile della modernità. Resiste ancora, quasi come un relitto, in un mare di dissonanze del ritmo e del metro, l’andamento tenero e materno dell’endecasillabo, e sembra quasi un miracolo percepirne i dolci accenti nel turbine senza fine che spinge l’Io nella sua assurda spirale. E resiste il senso, deformato e mutilato come negli incubi, o assente, nel grido accorato che lo reclama. Il fascino sta in ciò, che la poetessa stringe con una mano la mano del Passato e con l’altra quella del Futuro, dilaniandosi nel tentativo di trattenerli presso di sé e raccontando il fallimento della sua impresa.
    Invincibili è, nella struttura, un capolavoro di modernità. L’artista vi si sdoppia esponendo il processo di produzione poetica: la poesia e l’ansia di raggiungerla; il poeta e il poetato. I due poli sono limpidamente separati graficamente: il poeta è in caratteri grassetto, il poetato (il personaggio) in caratteri normali. La forza che travolge e perde entrambi è la vecchia hybris dei tragici greci, cresciuta a dismisura nei millenni e postasi ormai come unica e fondamentale legge del mondo globalizzato. L’Io arrogante, isolato, egoista, dimentico di sé come umile e limitata natura, e degli altri come fratelli, l’Io che si ritiene appunto “invincibile” fa qui, come nel teatro greco, esperienza del disastro, e alla fine viene “vinto”.
    Questo è il senso di questo notevole poemetto, nel quale la critica dell’orgoglioso Io umano si fa a tratti così veemente e totalitaria che trascina nella condanna anche quei suoi aspetti che potrebbero riscattarlo: la razionalità, la ricerca, l’utopia, e la stessa poesia. Da troppo tempo questi aspetti convivono con l’hybris e la sostengono – e allora che si butti via l’acqua col bambino dentro.
    …Invincibili / ci credevamo capaci / di risolvere enigmi /con segni,/ geroglifici mobili al pensiero, / non decifrabili certo / in questa vita /…Ed ora, vinti / pensiamo di volare, / di salire l’Olimpo della parola / con coppe d’ambrosia nelle mani / e troni inesistenti / per un dire / che non si sposa più con il dolore / né ferma ancora punti esclamativi… (Sandro Dell’Orco)

    Per ora basti questo come mio contributo, nella speranza che possa stimolare l’attenzione e il dibattito su quella che considero una delle voci poetiche piu alte e autentiche di questo inizio secolo. Nelle prossime ore, con più calma, e mi auguro dopo molti commenti, interverrò di nuovo.
    A presto Franz. E un caro abbraccio a te, Jolanda!

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  4. Sandro,proprio tu che mi conosci mi fai arrossire!
    Dovrei sgridarti per aver perso un mio libro,ma sai che non lo farò.Ti stimo troppo.
    un caro abbraccio anche a te
    jolanda

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  5. Letture come invincibili non possono non toccare l’anima.
    Invincibili nasce dal dolore di sapersi impotenti davanti all’inafferrabilità del destino e all’incapacità dell’uomo di essere protagonista in positivo della storia.
    L’uomo del Novecento, quello di Ungaretti e Quasimodo, per intenderci, è un essere obnubilato dalla storia, vittima di eventi esterni, urlatore di disperazione e di morte, cantore dell’Essere, fuggitivo e assente. Un uomo che, tuttavia, non ha ancora realizzato pienamente di essere egli stesso la causa del dolore, la causa del lutto, la causa del pianto.
    L’uomo del XXI secolo è pervaso invece di finto ottimismo e di vuoto, un uomo preda del nulla e della paura, un uomo senza futuro.
    Per la prima volta avviene, grazie alla poesia della Catalano, un auspicato oltrepassamento della linea del nichilismo, quella che Heidegger diceva a Jungher non ancora superabile nell’epoca post-bellica.
    Ritornando indietro al Big bang l’uomo della Catalano prende consapevolezza di non essere più invincibile e di avere una dimensione nuova, quasi una nuova nicchia ecologica si apre, che trasforma la donna, sofferente e prona per millenni, in un essere nuovo, non invincibile, appunto, ma cosciente dell’inutilità di essere invincibili. L’oltredonna è questo a cui non aveva mai pensato Nietzsche pur avendo avuto Lu fon Salome come esempio, o forse proprio per questo, è il protagonista della poetessa Catalano.
    Un’oltre donna stuprata che diviene voce maschile, non mascolina. Donna potenza di pace e riverbero di ideali, una donna che è soprattutto madre generante vita e non individui, una madre che è forza poetante, una madre che è Vita e donatrice di vita, una donna che ha la voce di uomo come Cristo aveva una voce d’uomo perché non sarebbe potuto nascere donna nell’epoca in cui è nato.
    L’uomo della Catalano è l’uomo-donna nuovo della storia è il futuro dell’umanità che si è liberato della pesantezza dei vestiti borghesi e si è assunto la forza della passione e dell’amore.
    Un uomo morto per sempre nel crollo delle torri gemelle, un uomo che non può più essere quello di prima, quello del fallimento della Oriana Fallaci, quello dell’odio e del perpetrarsi della follia. Quello di Jolanda è un uomo nuovo, un oltreuomo oltredonna non più naufrago ma grande e possente nuotatore. Come ogni poeta vero la Catalano non sta descrivendo qui una creatura già esistente, ma un essere ancora da venire, che verrà e verrà presto. Facendo confluire la parola nella visuale che essa è l’unica a poter deviare la storia, a poter inficiare gli atti violenti, a poter causare il nuovo, a poter generare anima.
    Su un endecasillabo a volte contaminato a volte puro col ritmo della musica d’avanguardia, fatta cioè di incalzanti cavalcate pentagrammatiche e di armoniose pause, su un verso frantumato e perforante si adagia la parola instancabile e nuova di Jolanda.

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  6. Francesco che dire? sento dalle tue parole,da quelle di Sandro e di Gaja,un apprezzamento che
    un po’ mi fa paura perchè la poesia,e tu lo sai bene,carica di responsabilità.Spero di non
    curvarmi per il peso.
    ti abbraccio
    jolanda

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  7. La poesia è responsabilità, ma non pesantezza, quindi non piega, ma erige, fa alzare lo sguardo, porta alla luce.

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  8. Francesco mi conosci con i piedi dentro la madre terra,lo sguardo in alto.A volte però la luce
    che inseguo perchè mi riveli un lembo ma solo uno dell’oscuro mistero,può trafiggermi se soltanto
    ne scorgo un fievole raggio.

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  9. cara Jolanda,
    il tuo Silenzio è per me, fra queste tre liriche, la tua vera voce.
    Il suono della parola fa esistere la poesia allo stesso modo in cui esso fa esistere l’altro in una relazione.
    E’ un rapporto basato sulla significanza, è pura creazione, poiché affermi che basta un fonema, un’unità minima del linguaggio (ancorché non dotata di significato), per dare luogo a ciò che non c’è (ancora), ‘quasi’ nominandolo.
    Un caro saluto e grazie a fk per averci fatto diventare sorelle,
    Francesca

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  10. Francesca,le tue parole hanno oltrepassato le barriere del silenzio,te ne sono grata.
    E sono grata anche a FK per il tuo stesso motivo.
    ti abbraccio
    jolanda

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  11. Grazie mille a Sandro e a Francesco e alla splendida Francesca Tiny Brunossis von Tiger.

    Sono molto contento di aver pubblicato queste poesie di Jolanda, una vera, graditissima sorpresa: Da questi pezzi unici viene fuori una donna vitale, forte, fiera.

    Pubblicherò più avanti altre sue cose, ovviamente.
    ciao!
    Franz

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  12. Franz,ti ringrazio per ciò che hai dettto,mi tocca arrossire anche con te.
    per altre mie cose,più avanti,ti seguirò con piacere.
    un abbraccio più forte
    jolanda

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  13. Leggete e rabbrividite, gente, a questi versi, e che il brivido vi rigeneri.

    Dormono, dormono le parole / e sono attimi tra briciole di tempo. / Dormono pace, dormono dolore / che le avviluppa in vortici d’attesa / e sono stanche, povere parole / strette in un nodo che le farà tacere./Parole pensate e poi rimaste mute/dentro prigioni buie di ragione./E tacciono ancora al tempo che s’invola / verso orizzonti oscuri al divenire.

    da “La tela di Penelope”, Edizioni Rhegium Julii, 2000, Reggio Calabria.

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  14. Naturalmente l’autrice della poesia precedente è Jolanda Catalano. L’emozione che mi ha dato e il desiderio di farla conoscere, mi ha fatto sbagliare. Scusatemi.

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  15. Da notare come nella poesia “Dormono, dormono le parole…” si svolga un ritmo mediterraneo, antichissimo, e una melodia mitica – e si svolgano modulando una materia oscura, moderna, dissonante, che tuttavia non deborda mai, non si ribella, ma sembra quasi piegarsi, come conciliante, all’autorevolezza salvifica della Poesia.

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  16. Sandro,noto con piacere che hai ritrovato il volumetto smarrito. Ma non si è smarrita la tua
    emozione nel leggermi e la mia nello scprire ulteriori aspetti che connotano i miei versi.
    La melodia di cui parli mi è molto cara perchè per me ogni cosa ha un suono particolare ,una nota
    da scoprire,da tenere stretta per i periodi freddi del cuore.
    abbracci
    jolanda

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  17. Prima che il post scivoli via desidero ringraziare per l’intensità della partecipazione Gaja,
    Sandro,Francesco,Francesca T.B.,Ruggero Solmi.

    Un grazie particolare a Franz che mi ha ospitato sulle pagine di LPELS ,gesto che per me ha
    la valenza di un graditissimo dono.

    un caro saluto e un abbraccio
    jolanda

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  18. Jolanda, aggiungo solo che concordo pienamente anche con tutto quanto scritto nel commento n. 11 da Francesca Tini Brunozzi.
    E ti stringo in un abbraccio.
    a presto rileggerti.

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  19. Gaja,Francesco,se scrivere significa anche migliorarsi e migliorare,io scriverò ancora per me
    e per quanti come voi avranno ancora voglia di leggermi.
    a presto vi voglio bene anch’io
    jolanda

    "Mi piace"

  20. Ciao amica mia eccomi qui che aggiungo la mia voce tra quelli che ti apprezzano come poetessa ma anche e soprattutto come persona. Di Jolanda ho letto parecchie poesie essendo suo concittadino: i suoi versi sanno condurre il pensiero verso riflessioni profonde su argomenti di difficile soluzione come la sete vana di onnipotenza dell’uomo che vuole dominare inutilmente il mondo ( invincibili), un’opera che su tutte io ho trovato ricca di significati e strutturalmente perfetta. Molto cara mi è pure la Jolanda intimista delle sue composizioni in Alternanze per esempio, dove il lettore porta la sua anima a farsi sfiorare da tutto un complesso di sentimenti che vanno dalla malinconia, all’amore all’affetto per le persone care che non ci sono più fino a farsi travolgere dalle sue parole scagliate contro il mondo crudele che ancora non difende come è giusto la dignità della donna, fin poi ad arrivare a sprazzi di vita vissuta che sempre esposti con grande dignità e discrezione cullano colui che sa farli propri ..ci sarebbe tanto da dire ancora…ma magari mi riserverò di fare altri commenti in seguito per un’autrice che meriterebbe più attenzione e rispetto in una città che non sa sempre valorizzare (anzi quasi mai) i suoi talenti che spesso rimangono a lungo nascosti e privati di qualsiasi considerazione…un forte abbraccio

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  21. Un forte abbraccio a te Domenico caro.Ma perchè no? anche a tutte le istituzioni reggine in altre
    faccende affaccendate.Qui il nemo profeta è proprio di casa come pure i salmi post mortem.
    Ma non importa Domenico.Noi manteniamo vivo il nostro credo nella Poesia,ai burocrati lasciamo
    la burocrazia.
    un bacio
    jolanda

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  22. Jolanda, ci siamo incrociati varie volte sui blog, ma avevo già letto qualcosa di tuo: testi provenienti da un premio letterario (che anch’io avevo vinto, ecco perché me li mandavano: credo si tratti della plaquette a cui fa riferimento il tuo amico Sandro) e poi, in particolare, “Invincibili”, che mi è stato regalato da un amico all’inizio dell’anno scorso e che avevo fittamente annotato. Ho, da mesi, tutti i miei libri inscatolati in un deposito, altrimenti sarei più preciso. Se non ti ho risposto (ma credo di averlo ampiamente fatto in un altro post), è solo perché, in questo momento, ho problemi ben più gravi di una disputa letteraria, e ciò mi tiene lontano dal mezzo.

    Un caro saluto di stima.

    fm

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  23. FM ti ringrazio per la risposta,la mia non era semplice curiosità ma piuttosto capire quale filo
    legasse i miei versi ai tuoi.Ringrazio da qui il tuo amico che ti ha regalato Invincibili e forse
    un giorno,quando potrai,mi farebbe piacere conoscere le note di cui parli,in qualunque direzione
    vadano.I libri dentro gli scatoli prima o poi torneranno sugli scaffali,ti auguro di risolvere
    i tuoi problemi al meglio.
    carissimi saluti
    jolanda

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