INTERNO GIORNO di Valter Binaghi

interno giorno

La prima ragazza di cui mi sono innamorato si chiamava Betty.
Lei aveva quattro anni e mezzo, io cinque, lei una coccinella come contrassegno sul grembiulino dell’asilo, io la bandiera italiana, il che non ha fatto di me un gran patriota.
La cosa è nata perchè un giorno mi ha aiutato a finire la merenda: oltre a un’enorme fetta di torta mia madre aveva ficcato nel cestino un’arancia che mi pareva un melone.
Dopo il primo spicchio ero sazio, ma la suora si arrabbiava se avanzavi qualcosa (pensate ai bambini del Biafra!, diceva: le carestie del Sahel erano ancora ignote alla compassione televisiva).
Me ne stavo lì con l’arancia-melone in mano, e mi veniva da piangere, finchè arrivò Betty e mi chiese: me ne dai uno spicchio?
Io la guardai, era bellissima.
Vent’anni dopo ha sposato un mio cugino. Io nel frattempo ero innamorato di un’altra fanciulla, studentessa di Lettere, che aveva letto le mie poesie (scritte sotto l’effetto di puzzolenti additivi orientali) e le aveva trovate degne di Rimbaud.
In seguito mi ha lasciato per un commercialista. Io, deluso dalla letteratura, scoprivo l’epica delle autoreggenti con una donna più grande, ma poi conobbi suo marito (gran giocatore di scacchi) e finii per passare più tempo con lui.
Le piste del desiderio sono come quelle di un cane da tartufi col raffreddore.
Finchè arriva l’amore: è quando accetti che sia un altro a scrivere sul tuo libro.
Lettere indelebili, che ti svelano a te stesso.
L’aforisma prezioso, salvato dal merdaio interminabile dei sogni.

30 pensieri su “INTERNO GIORNO di Valter Binaghi

  1. “Finchè arriva l’amore: è quando accetti che sia un altro a scrivere sul tuo libro.”
    Oppure quando accetti che quest’altro scriva insieme a te, o che ti suggerisca le parole giuste.
    A una come me, che ha sempre pensato che la scrittura a quattro mani fosse impossibile (è vero, non ci ho mai provato, ma ho sempre creduto che scrivere con qualcun altro fosse una sorta di limitazione della mia libertà espressiva: sarà che solo tra le parole mi sento, per l’appunto, libera), la stesura di un libro come metafora dell’amore fa riflettere. E resta dentro. Attecchisce. Un abbraccio, Valter.

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  2. aforisma prezioso perchè realizza quei sogni, no?
    dal letame nascono i diamanti, a volte

    fem

    Gaja: vedo la scrittura a due anche come una sfida alla propria identità. E’ un salto nel buio, solo che non si capisce chi salta. Da lettrice amo leggere testi scritti a più voci, mi lasciano più libera di leggere il testo per il testo, senza dover pensare per forza all’autore.

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  3. “lei una coccinella come contrassegno sul grembiulino dell’asilo, io la bandiera italiana”

    racchette da tennis intrecciate: l’equivalente della tua coccinella.

    Ben tornato, Valter!

    Giovanni

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  4. Fem: sì che lo è. È tutto quel che hai detto e anche di più. E forse la stessa scrittura in generale è una sfida alla propria identità. Dovrei provarci.

    RS: ma secondo lei *TUTTI* gli uomini sono pericolosi per me, solmi, tanto da costringerla a vigilare?

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  5. Le stanze dei commenti sono sempre più le occasioni per gli scazzi privati -senza pubbliche virtù. Le stesse firme si rincorrono qui e là, sempre le stesse, sempre e solo quelle cui si presta orecchio in attesa di stoccare, provocare e sopratutto togliere la voglia di leggere e di intervenire al non-facente-parte-della-sempiterna-combriccola. Una delle regole è senz’altro l’evitare che qualche cosa possa essere un malinteso: l’insulto più o meno diretto, velato a volte da una scrittura che vorrebbe essere colta, è molto più pratico e rivela una maschia voglia di essere qualcuno. Che noia.
    Quanto al raccontino, mi pare un compito a casa (-non te la prendere Binaghi, è solo un’opinione, personale e non cedibile, proprio come il biglietto del tram). Troppa nostalgía d’achat, troppi luoghi comuni. Ho letto cose tue davvero migliori -anche senza condividerle. L’ultima frase poi potrebbe andare bene a Céline, ma lui era di altra levatura e non perdeva tempo con gli asili.
    Ed ora… verrò ignorato o insultato? Meglio se rimanevo zitto?
    A proposito… all’asilo me ne piaceva una che però mi gelò un giorno dicendomi: “Le femmine con le femmine, i maschi con i maschi”. Chissà forse era lesbica o forse aveva già letto De Vigny (“Ogni sesso morirà girato dalla propria parte”)…

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  6. @Hag Rejk
    Mi vanno bene le critiche al pezzuolo (che è solo un pezzuolo, e nulla pretende di Celine) e anche le lezioni di netiquette.
    Tu però mi devi spiegare perchè esiste Angelini.

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  7. @Binaghi
    Io mi chiedo solo se non sia possibile ignorare (anziché porgere l’altra guancia) chi non ci pare abbia da dire qualche cosa di attinente al tema. Meglio lasciar perdere coloro con i quali non ci si sente in sintonia (il che non significa ovviamente non accettare critiche o mo(n)di diversi di vedere. Le scaramucce (scusa il paragone militaresco) non hanno mai fatto vincere guerre (di quelle sante poi non ne parliamo ;-))
    Inoltre la mia non era certo una lezione di netiquette: solo una voglia di leggere infine, senza incappare continuamente nelle begole da frustrazione. Continuo a trovare incredibile che si continui ad usare l’aggettivo “fascista” ad es., per tentare di zittire (o di provocare): dimostrazione di povertà intellettuale, culturale e morale -nonché politica. Ma mi fermo qui.
    (perdonami: pur avendo capito il senso -che è il pezzuolo?)
    Saluti

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  8. Hag Reick. “Continuo a trovare incredibile che si continui ad usare l’aggettivo “fascista” ad es., per tentare di zittire (o di provocare): dimostrazione di povertà intellettuale, culturale e morale -nonché politica.”

    E io trovo incredibile che tu nulla sappia di certe ideologie omofobiche fasciste, perfettamente echeggiate nella risposta di Binaghi, qui più grottesco del federale Romolo Catenacci (Giorgio Bracardi, Alto Gradimento).

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  9. OT per OT, ho provato a lasciare un messaggio nel post di Tramutoli ma non è apparso… ho riprovato di nuovo e niente da fare… sono in moderazione o mi avete esclusa perchè creo tensione??

    vediamo se qui appaio…

    fem

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  10. @ lucio angelini
    eh… si fa presto a dire “pirla”…
    quello che tu (non) credi io sappia non penso ti riguardi in modo particolare. Ai miei tempi (sic)e nei miei luoghi d’altra parte l’insulto più grosso non era “fascista” ma “socialdemocratico”: il primo era più facile da dire, era una sorta di medievale maledizione quasi (per alcuni poi, ucciderli non era nemmeno reato); il secondo più difficile da giustificare -ma lì bisognava discutere.
    Ma tutto questo non c’entra molto col testo di Binaghi -con cui mi scuso.

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  11. @ lucio angelini
    Master and Servant si chiamava quello dei Depeche Mode. Ma occorre una certa cultura per apprezzarlo.

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  12. Angelini, nessuno qui ha spirito a sufficienza per apprezzarti.
    Perchè non trasmigri in qualche blog ultraprogressista, magari dalla parte delle bambine?

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  13. Catenacci, fai bene a parlare “a nome di tutti”. In te si riassumono, in effetti, tutta la poesia e tutto lo spirito del blog. E sarebbe un vero peccato se trasmigrassi tu, magari dalla parte dei tromboni.

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