YOUTUBE E L’ISOLA DI PASQUA di Valter Binaghi

isola di pasqua

Youtube è uno dei siti Internet più celebri, una sorta di blog collettivo dove si possono postare brevi filmati amatoriali a piacimento. Come potete immaginare, ce n’è per tutti i gusti: satira politica, porno più o meno soft, ma soprattutto scorci di vita quotidiana.
L’esaltante balzo in avanti che siti come questo hanno fatto fare alla “vetrinizzazione dell’esistenza” si è subito notato anche in Italia, dove già abituati agli incidenti più o meno spontanei di “Paperissima” è iniziata tutta una caccia, soprattutto tra i più giovani, alla “produzione” di frammenti del quotidiano in cui esibirsi come attori o registi.
Ma poichè tutti i media conoscono una saturazione breve (è lo stesso con le droghe pesanti), le capriole del cane di casa e le grazie della fidanzata non ricevono più visite (il counter dei siti, che misura quante volte un post viene visitato, è molto simile al meccanismo dell’audience televisiva), quindi bisogna andare su qualcosa di più fortino. Tipo schiaffeggiare il compagno di classe handicappato e registrarne le reazioni tristemente rabbiose. L’abbiamo visto, come si sono viste dodicenni spogliate e palpeggiate dai compagni, o rapporti sessuali tra adolescenti ubriachi nelle toilettes delle discoteche, o risse provocate ad arte fuori dalle medesime, fino a ferite aperte, girate forse già in un pronto soccorso.

Infine: è di questi giorni la notizia che a Croxteth, un sobborgo di Liverpool, un bambino di 11 anni è stato ucciso a revolverate da un quasi coetaneo, dopo che nei mesi precedenti le babygang locali avevano esibito i loro filmati promozionali sul sito in questione, con adolescenti incappucciati (così si è presentato il giovane omicida sul luogo del delitto) che caricano pistole e fucili a canne mozze.
In questi comportamenti esiste una tale evidente deformità psicologica e morale, che la loro diffusione sempre maggiore fa temere per una fine della nostra civiltà, ben diversa da quelle immaginate dalla fantascienza o dal catastrofismo ambientalista.
Può una civiltà venir distrutta dal culto delle immagini? Se ne conosce almeno un esempio: l’isola di Pasqua. Come è noto, i “moai” di cui è disseminata l’isola, le gigantesche costruzioni in pietra che rappresentano i vari antenati dei clan, richiedevano un massiccio disboscamento perchè il trasporto avveniva interamente su tronchi. La proliferazione indiscriminata dei “moai” (in cui evidentemente si rispecchiava l’esistenza sociale e l’appagamento mitologico degli isolani) ha portato al declino della comunità. Con l’ultimo albero abbattuto niente più barche per la pesca al largo, impevorimento del terreno, crollo demografico, ben prima dell’arrivo dei bianchi. E’ un esempio unico nella storia del colonialismo: si sono autodistrutti senza il nostro contributo. Sacrificati ai loro idoli, è il caso di dirlo.
Ma siamo poi tanto diversi? A cosa stiamo rinunciando noi, di infinitamente più prezioso della legna, accettando passivamente quella che in un bel libro (Bollati Boringhieri, 2007) Vanni Codeluppi ha definito “La vetrinizzazione sociale”?
Difficilmente i teen agers autori delle imprese di cui sopra potranno percepire la gravità di ciò che hanno fatto. Ormai gli adulti (genitori, insegnanti, giudici) trattano i minorenni da minorati. Si dà per scontato che maneggino strumenti come quelli, autentiche bombe informatiche, senza preoccuparsi degli effetti devastanti. A sentire certi estimatori dei tempi andati sembra che questa sia una generazione senza cuore.
La verità è meno patetica, e più banale. Una volta ho visto un infermiere in ospedale che portava un cadavere all’obitorio. Fischiettando spingeva il lettino a rotelle per il corridoio, dopo aver posato sulla pancia del morto il suo ombrello e la borsa con gli effetti personali. E’ l’anestesia dei sentimenti: quando porti via sette o otto cadaveri al giorno non puoi permetterti di sostare ogni volta in religioso rispetto, recitando il memento mori: o finisci in convento o esci pazzo.
E’ lo stesso per i teen ager cresciuti nel ciberspazio: apprendono la realtà per immagini e si nutrono di bytes dalla mattina alla sera, flirtano e vivono in telepresenza, non sentono più la differenza tra il simulacro d’umanità cui si rapportano e l’uomo vivo e vero. Creano e cancellano files per tutto il tempo, un’attività demiurgica esaltante, che non lascia spazio al pudore.
Si può essere innocenti e criminali al tempo stesso?
Su questa domanda ho costruito uno dei miei romanzi, La porta degli Innocenti, ma non è che avessi una risposta. Certo è che l’analfabetismo mediatico degli adulti, e l’analfabetismo etico dei ragazzi fanno una miscela esplosiva.

Un pensiero su “YOUTUBE E L’ISOLA DI PASQUA di Valter Binaghi

  1. Binaghi, canti il blues in modo discutibile (mentre invece la band non è male), ma in compenso hai scritto (con l’immagine del cadavere con l’ombrello appoggiato sopra) una cosa che in qualche modo (ciò che sottende), avendo avuto la possibilita’ di frequentare per un po di tempo un’infermiera, ho avuto, da subito dopo, ben chiara per capire quel punto, sottilissimo, nel quale collocare il confine fra l’indifferenza e la necessità di non partire di testa. Complimenti.

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