Tu alla cassa 5. Io alla 6


Signore, signore, fa 22 e 75, signore… guardi che c’è la coda.
C’era la coda, c’era ressa, c’era che non trovavo la carta di credito; e così ti ho persa di vista. Io ero alla cassa numero 6, tu alla 5.
Lo so, ne sono certo: mi hai visto, ne son certo, ma poi hai abbassato la testa. Non dovevi.
La canzone di Venditti diceva
la più carina, la più cretina, cretino tu, che rideva sempre…
Già: tu eri la più carina. Cretina no, non lo eri.
Bella, intelligente, inavvicinabile. Eri troppo per me. Per la mia timidezza. Mi bastava sognarti.

Quel sabato pomeriggio. Autunno o primavera, chissà. Sono bello, sono giovane. C’è il sole, è triste, sembra malato. Ma è sabato pomeriggio: non si pensa alla scuola, oggi.
Ti vedo, sei con loro. Sei con i Tre e io con i Tre non sono mai riuscito ad andare d’accordo. Addirittura con Uno ho pure fatto a botte. Cazzotti. Ha due anni più di me, ma credo che il match sia finito in parità. Mi spiace vederti con i Tre, mi spiace vederti soprattutto con lui, l’Uno.
Vi incrocio. Saluto distrattamente, Ciao, Ciao mi dite tutti, ma io guardo solo te, che rallenti, che, non ci posso credere, ti fermi. Ti fermi e dici (sorprendedo quei coglioni): Ti aggreghi? Facciamo in giro alla Upim e poi andiamo in cremeria.
No, grazie, rispondo, e proseguo, e, proseguendo, per poco non vado a sbattere contro un palo: non me lo sarei perdonato. Mi sarei suicidato fosse successo.
(Per un attimo vedo i tre che si piegano dalle risate e vedo anche te che ridi mentre io son per terra, e sanguino: lo volete capire o no che può essere una cosa grave, gravissima, anzi, morirò: o mentre mi trasportano in ospedale o quando mi dimettono. Perché so già, pensando a te che ridi, che per me non avrebbe più senso vivere.)
Mi è andata bene, però.
Sono ancora giovane e bello: come gli eroi solitari. Tex Willer o Che Guevara, non importa.
E faccio finta di niente, e continuo a camminare. Penso al palo (che figura di cacca avrei fatto), penso a te, a come sei vestita
bella, col fermaglio tra i capelli a forma di stella…
oppure no, meglio questa
quella tua maglietta fina, tanto stretta che…

penso che forse avrei fatto bene a venire, accettre il tuo invito. E penso anche a come sarà il mio sabato: a camminare, da solo.
Faccio quanti metri?, venti?, cinquanta?, cento? e poi mi giro. Oggesù. Non ti sei mossa, sei ancora lì che mi guardi, mi guardi e mi fai un cenno con la mano come a dire Vieni, Vieni, Vieni e mi sembra che il tuo viso sia serio e al tempo stesso sorridente.
Ti saluto da lontano, e, portando a spasso con me la tua immagine, sono contento: ti ho dimostrato che sono forte, che io
solo me ne vo per la città

Poi ti rividi, certo, in quegli anni. Tante volte. Poi crescendo ti persi di vista. Poi ti rividi e ti persi di vista, ti rividi e ti ripersi di vista. Finché un giorno, all’incirca un anno fa, ti incrocio. In un bar. Io prendo il caffè con un amico, tu sei sola, sei di fretta, sei fuggita via dopo uno ciao di rimando al mio.
Faccio in tempo a vedere.
Il viso deturpato da.
Hai una smorfia, che ti strazia il viso, i lineamenti.
Poi ti ho rivista al supermercato, pochi minuti fa.
Tu alla cassa 5, io alla 6.
Tu, cazzocazzocazzo, hai ANCHE un fazzoletto in testa.
Eri bella, intelligente, inavvicinabile.
Sei ancora bella, sei quella che quel sabato mi facesti sentire un eroe bello e solitario.
Vorrei abbracciarti, ora, vorrei dirti: Sai che sono innamorato ancora di te?
Volevo salutarti, chissenferga se la gente dietro di me, alla casa numero 6, sbuffava.
Ero io stavolta che volevo dirti Vieni, vieni, vieni…

9 pensieri su “Tu alla cassa 5. Io alla 6

  1. Le cose di Bassini mi piacciono parecchio. Vorrei segnalare anche che di Remo é appena uscito un romanzo. La donna che parlava coi morti, per Newton Compton. Molto inquietante, da quanto ho letto sul suo blog.

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  2. con un passato lavorativo in ipermercato non posso che immedesimarmi più a fondo nella vicenda.
    ottimo, molto musicale, a metà ricorda un de gregori d’annata.

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  3. anch’io mi immedesimo, altro non riesco a fare leggendo.
    le cose che si rimandano, le cose razione, quelle fatte troppo coscientemente, quelle che non si fanno, quelle incoscienti che ci cambierebbero la vita.
    meglio, peggio, non si sa ma non importa nulla.
    bello 🙂

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  4. musicale, dolce, tenero racconto questo. a chi non è mai successo di sognare un’incontro casuale che però manda il cuore a mille ?
    quante volte vorremmo dire cose che per stupidi pudori non diciamo …
    silenzi che, come macigni, ci restano dentro e che col tempo sanno di rimpianto.
    col tempo, poi, vorremmo riuscire a dire le cose mai dette prima.
    è bello avere il coraggio di esprimere i propri sentimenti.
    aiuta a non pentirsi, serve a non intristirsi.

    *bello Remo. sembra Luca Baldelli alla cassa del supermercato.

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  5. Ah Remo… che la vita è una ruota che gira lo sappiamo bene, peccato che a volte giri per il verso giusto soltanto nella nostra fantasia, di solito nella realtà quel che è stato ingiusto rimane tale, a parte rari casi. Sulla tua scrittura e sul tuo stile, invece, non si discute, ovviamente :))

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  6. mi ricorda un racconto di Giulio Mozzi, in cui un ladro studia la sua giovane vittima in un supermercato e se ne innamora. ma non può abbandonarsi ai sentimenti, altrimenti il colpo fallisce. nella vita c’è sempre qualcosa che manca, da una parte o dall’altra. bisognerebbe riuscire a trovare il punto in cui tutte le linee convergono, ma è un’impresa che riesce raramente.

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  7. Remo, Remo…
    Sei sempre capace di farmi male, tu, lo sai, te l’ho già detto.
    Forse perché, malgrado un passato così diverso il tuo dal mio, abbiamo vissuto gli stessi anni e gli stessi giorni, sulla stessa giostra.
    Vabbè.
    Ciao 🙂

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  8. quelli come noi, che son venuti su un po’ strani
    che non hanno mai avuto
    tante donne per le mani…

    cantava claudio lolli
    (canzone cui vanni applicati dei distinguo, per esempio per il mio amico tossani).

    graze a tutti

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