4 poesie. di Enzo Ferrari

FOTOGRAFIA

Il taglio della luce
in un avanzare struggente di immagini
che vanno a morire nell’ombra.
Un ritaglio di cielo nei vicoli.
L’aria al profumo di menta
e salvia
si imprime sulla pellicola
nei toni del verde e del rosso.
S’aprono nuove rotte
nella vorticosa
danza della vita.

Continua a leggere

Sempre cara mi fu quest’ernia al colon, a cura di A. Bonino e S. Andreoli, Mondadori

copt131.jpg

Finalmente in libreria il libro dei fincipit. Il gioco è semplice e divertente. Si prende l’incipit di una poesia, una canzone, un romanzo e lo si chiude subito in maniera spiazzante e comica. Bonino e Andreoli raccolgono e scelgono tra le migliaia di fincipit arrivati nel blog E io che mi pensavo l’inverno scorso. La prefazione è di Bartezzaghi. Eccovene un assaggio:

Ei fu. Siccome immobile

pagava l’ICI.

(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio)

Io lavoro

e penso a te

o TFR. Continua a leggere

“Troia? No, città”

Perché il termine “troia” – e non vorremmo essere tacciati di volgarità – oltre che per indicare la città viene adoperato per apostrofare una donna di facili costumi? Tutti sappiamo che questo vocabolo è ambivalente: con la “ T ” maiuscola indica, per l’appunto, l’antica città capitale della Troade. La città fece parte della satrapia persiana di Frigia, ricevette l’autonomia dai Greci per tornare, poi, sotto la dominazione persiana. Chi non ricorda l’Iliade in cui si parla ampiamente di questa città? Con la “t” minuscola, invece, il termine ha acquisito l’accezione volgare (e popolare) di donnaccia, donna di malaffare. Come si spiega, dunque, questa ambivalenza? Continua a leggere

La dea Ragione

Il 10 novembre del 1793 il popolo di Parigi in piena furia rivoluzionaria invase la cattedrale di Notre Dame e mise una ballerina sull’altare, intendendo con ciò proclamare la fine dei miti e delle superstizioni e l’avvento della Ragione.
Si può fare dell’ironia (e magari della psicanalisi) sulla necessità di usare una showgirl per un compito di questo genere. Oppure ci si può scorgere una oscura prefigurazione di come sarebbe andata a finire. Fatto sta che l’evento un po’ folcloristico di Notre Dame celebrava un’idea che da almeno cinquant’anni si era fatta strada nell’opinione pubblica, e cioè che l’unico metro di giudizio serio sia quello della ragione e tutto il resto sia superstizione e oscurantismo. Era un’idea sbocciata fra gli intellettuali, stufi di porre a nobili e preti domande che ricevevano come unica risposta: è così, punto e basta. Continua a leggere

INTERNO GIORNO di Valter Binaghi

interno giorno

La prima ragazza di cui mi sono innamorato si chiamava Betty.
Lei aveva quattro anni e mezzo, io cinque, lei una coccinella come contrassegno sul grembiulino dell’asilo, io la bandiera italiana, il che non ha fatto di me un gran patriota.
La cosa è nata perchè un giorno mi ha aiutato a finire la merenda: oltre a un’enorme fetta di torta mia madre aveva ficcato nel cestino un’arancia che mi pareva un melone.
Dopo il primo spicchio ero sazio, ma la suora si arrabbiava se avanzavi qualcosa (pensate ai bambini del Biafra!, diceva: le carestie del Sahel erano ancora ignote alla compassione televisiva). Continua a leggere

Impariamo le lingue degli altri: # 1 Il portoghese

elisabetta-catalano-florinda-bolkan.jpg

Dopo i grandi successi di pubblico e di critica delle prime due puntate di “Impariamo le nostre lingue”, ecco a grandissima richiesta la prima di “Impariamo le lingue degli altri”. Oggi il portoghese, con un pezzo sull’attrice brasiliana Florinda Bolkan. FK

Filha de um deputado e neta de um padre pelo lado materno, Florinda viveu em Fortaleza e no Rio de Janeiro até se tornar cidadã do mundo. Foi inspetora de vôo da Varig e, ao longo de sua carreira, tornou-se fluente em inglês, italiano e francês. Continua a leggere

Ultima pagina, di Francesco De Girolamo

libreria.jpg Era talmente immerso nella lettura di quel miracolo di libricino, di quell’arioso labirinto di parole lucenti, che non si accorse, nonostante i ripetuti avvisi, che la Grande Libreria stava chiudendo.
Non riusciva a distaccarsi dalla voce suadente che sembrava prorompere da quelle pagine, non appena dischiuse.
I commessi, esausti dopo la giornata di lavoro, non lo notarono, appoggiato allo scaffale più nascosto e mal illuminato, quello della “Poesia”.
Quando si accorse di essere rimasto solo, era troppo tardi.
Il suo bisogno di Insulina, che sbadatamente non portava mai con sé, uscendo per una breve passeggiata, non gli permise di arrivare all’apertura della Libreria del mattino dopo.
Ma era, comunque, arrivato all’ultima pagina; ed ebbe il tempo di sussurrare: “Ora sto bene”.

SI PUO’ (S)DEFINIRE LA MUSICA? Il rock progressivo, le definizioni, il problema della comunicazione musicale

di Donato Zoppo

col_2.gif

Venezia, 3 ottobre 2007, Auditorium S. Margherita. Un’occasione importante per l’ambiente del progressive-rock, che si è messo a confronto in modo serio e attento con la musica contemporanea di area colta. Sono due ambiti diversi, lontani ma non incompatibili, e il convegno organizzato dall’Università Ca’ Foscari, in collaborazione con l’Opus Avantra Studium di Donella Del Monaco e il Conservatorio di Vicenza, diretto da Paolo Troncon, lo ha voluto dimostrare. D’altronde l’attività musicale della stessa Donella, sempre in bilico tra popular e colto, a partire dalla straordinaria esperienza Opus Avantra, si è svolta in un sistema di “vasi comunicanti” tra generi alti e bassi, e la sua presenza centrale in questa giornata di studi è stata un sicuro elemento di garanzia.

Continua a leggere

Ferite

kollwitz.jpgSono nata nella Germania Ovest nel luglio del 1961, due settimane prima della costruzione del muro di Berlino. Quando questo, dopo 28 anni, cadde, abitavo già in Italia.
Mi ricordo bene la sera del 9 novembre 1989. Ero andata alla Scala e in due ore, tanto era durato il concerto, le autorità della DDR avevano improvvisamente dato ordine di aprire tutti i punti di confine fra Berlino Est e Berlino Ovest. Continua a leggere

Da: Aforismi di buona educazione, di Ruggero Solmi

karl-hubbuch-die-entenraeuber.jpg

aforisma di b.e. 1878
penserò al mio futuro fino a ieri. ma i tempi non erano ancora maturi.

aforisma di b.e. 2890
se l’amore è roba per camerieri, la gelosia è per gli sguatteri.

aforisma di b.e. 978

il parentado va eliminato con la crescita zero. il matrimonio, col matrimonio stesso. Continua a leggere

Il ruolo degli intellettuali? Adulare

intellettuali1.jpg
Questo pezzo è uscito il 20 ottobre su Liberazione, nella rubrica l’elzeviro. Benché si presti, in alcuni punti, a qualche rischio di generalizzazione, rappresenta una provocazione interessante sul ruolo degli intellettuali del nostro tempo.

di Angela Azzaro

Qual è il ruolo oggi degli intellettuali in Italia? Domanda lecita, per chi crede che la cultura possa ancora significare qualcosa oltre a rappresentare una delle occasioni migliori per produrre ricchezza (per pochi) e far girare denaro (per pochi). La risposta è sotto gli occhi, anzi sotto i piedi. Il ruolo degli intellettuali oggi è camminare sui tappeti rossi della Festa del cinema. Un ruolo difficile che richiede molto impegno per procurarsi l’invito, capacità agonistiche per attraversare il red carpet con disinvoltura, salute quasi perfetta e soprattutto un guardaroba che non faccia sfigurare. Pier Paolo Pasolini e ancora di più Anna Maria Ortese, se ancora vivi, avrebbero avuto grandi problemi a tenere testa ai loro colleghi e sarebbero finiti presto nel dimenticatoio.
Continua a leggere