Interzona #10: Il cerchio e la linea

[…] Due sono gli atteggiamenti critici possibili di fronte ad un’opera: il primo consiste nel porre delle premesse generali e nel far reagire l’opera secondo tali premesse; il secondo consiste nell’esaminare il tessuto dell’opera per ricavarne dei vettori di senso operanti tra di loro.


Nel primo caso si tratta di esprimere dei giudizi di valore, seguendo, come nota Bàrberi-Squarotti, la figura del cerchio: la conclusione a cui si giunge è già postulata dalla premessa.
Nel secondo caso non si parte da categorie di valori precostituiti all’opera, ma si cerca di scoprire l’universo categoriale dell’opera stessa per mezzo di alcuni strumenti elementari, ricavabili dalla materia che è alla base di tutte le opere e che ne rende possibile la loro organizzazione: il linguaggio.
La figura della linea può rendere tale operazione.
La prima prospettiva fa sì che l’opera, forzatamente, venga fatta adeguare alla critica: la figura del cerchio dà origine ad una critica parziale, tautologica, basata più sul rigore arbitrario del gusto che su quello obbiettivo della scienza.
La seconda prospettiva fa agire, invece, il critico all’inverso: è la critica che s’adegua all’opera.
La figura della linea fa sì che non si creino al di sopra del messaggio artistico costruzioni giustapposte e fuorvianti.
In tal senso, la seconda prospettiva è una prospettiva scientifica e cioè filologica.
In questo modo, sia la sociologia che la psicocritica si rivelano strumenti atti ad illuminare alcuni punti nodali di un’opera, ma incapaci ad inquadrarne la vasta polisemia. […]

[Dall’introduzione de Metologia e tecniche letterarie di S.F. Di Zenzo-P.Pelosi, Guida editori, 1976. pp.8]

[Tutti i numeri di interzona]

11 pensieri su “Interzona #10: Il cerchio e la linea

  1. interessante, Sasso, ci sarebbe, volendo anche la figura dei cerchi aperti…un’apertura reciproca tra testo e paratesto. che potrebbe evitare la monade del circolo e l’appiattimento sulla linea….un caro saluto, Viola

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  2. Propendo per il secondo atteggiamento.
    L’opera, ascoltata con pazienza, sembra dirci essa stessa come e per quali aspetti parlarne.

    Grazie, Francesco.

    Giovanni

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  3. Bàrberi Squarotti, rigorosamente con l’accento sulla “a” così che a nessuno venga magari in mente di dire Barbéri, quello che fa le prefazioni a pagamento a dogs and pigs? Usti!

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  4. viola preferisce parlare di cerchi aperti, giovanni di linea, carla di cerchio… io sto cercando di focalizzare un’immagine che richiami il mio approccio critico ai testi e mi viene in mente La Linea, il personaggio protagonista di un cartone animato ideato da Osvaldo Cavandoli. 🙂

    “Il cartone animato è costituito da un uomo che percorre una linea virtualmente infinita e di cui è anch’esso parte integrante. Il personaggio incontra nel suo cammino numerosi ostacoli e spesso si rivolge al disegnatore in un linguaggio incomprensibile affinché esso disegni la soluzione ai suoi problemi. […]”

    fonte Wikipedia : http://it.wikipedia.org/wiki/La_linea_(cartone_animato)

    f.s.

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  5. io mi sono sempre mosso con la maggiore fedeltà possibile al testo.
    il mio atteggiamento è sempre filologico, io non amo fare a dire al testo ciò che non ci sta scritto. (L’ho tenuto fermo, questo atteggiamento, per tutta la scrittura di una tragedia negata)

    Per dire comunque, che Barberi Squarotti ha scritto ottimi libri, a lezione invece era tremendo, metteva un sonno.

    d.

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  6. Come in un cerchio, l’elogio per un altro autore ripercorre in tutta la sua estensibilità dinamica ed eterna la circonferenza dell’essere e del divenire; codesta ciclicità del dire e dell’essere, non si configura come una noiosa ripetibilità dell’azione verbale e dell’esistere in quanto la parola è definitoria di una realtà logica ma come una futuribile visione in avanti di ciò che ingenera nell’individuo stesso il protendere verso un percorso indomito. L’Arte come la Lettura va dominata nel farne viva esperienza!

    “La si genera al di là di un sogno / come nutrice di padre e madre orfana, / colei che in sé accoglie forme e principi / mentre oscilla dai limiti della ragione / e scuote di omologhi concetti altresì diseguali, / gli estremi del pensiero.”

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