«Neonato», terza raccolta di poesie di Kate Clanchy

poesia_04_05.jpgKate Clanchy è scozzese di Glasgow ma rifiuta l’etichetta di poetessa nazionalista. Non vuole che l’ambito della sua poesia rimanga circoscritto – o quantomeno strettamente legato – al luogo di origine. In effetti gli argomenti dei suoi versi sono i più disparati: il parto, le storie di ordinaria follia dei ragazzi che scompaiono senza tornare più a casa, l’amore, gli uomini, i traslochi, le case (quelle vecchie e quelle nuove), i viaggi. La vita quotidiana in ogni sua sfaccettatura. Kate Clanchy ha sempre dichiarato di essersi ispirata a Carol Ann Duffy – altra grandissima poetessa scozzese di lingua inglese, di cui consiglio caldamente La moglie del mondo (ne parlerò prossimamente) – Selima Hill, e Sharon Olds. Con la Duffy ha in comune una certa ironia, uno sguardo sulla vita tutto sommato benevolo seppure disincantato, un’amarezza composta ma lancinante. La Clanchy dice: «Carol Ann Duffy ha avuto un’influenza fondamentale su di me. Ammiro profondamente la sua poesia, sia le liriche più squisite che le storie così piene di energia e di forza vitale. Trovo la sua indipendenza, la sua generosità verso altre donne, e il suo convinto femminismo una grande ispirazione in questo mondo ancora così fortemente maschile».
Kate Clanchy ha pubblicato tre raccolte di poesie: la prima, Slattern, nel 1995; la seconda, Samarkand, nel 1999; la terza, Newborn, è del 2004.
Neonato, la raccolta italiana pubblicata dalle Edizioni Medusa e curata da Giorgia Sensi, che ne è anche la traduttrice, comprende cinquanta componimenti tratti dai tre libri della Clanchy editi fino a ora. Ciò che riesce più sorprendente della poesia della Clanchy è la musicalità che riesce a conferire a un idioma dai suoni alquanto aspri come l’inglese. La Clanchy non usa una “lingua poetica”, come giustamente nota la curatrice, ma alle sue immagini di vita quotidiana abbina una lingua altrettanto quotidiana, quasi prosastica.
Interessante, nella postfazione di Giorgia Sensi dal titolo Kate Clanchy: dall’Oxfordshire a Samarcanda, il paragrafo dedicato ai problemi che si sono presentati in sede di traduzione e alle scelte operate (talvolta a malincuore) dalla traduttrice. Ne consiglio caldamente la lettura.
Qui di seguito propongo due poesie tratte dalla raccolta Neonato: Incantesimo (Spell) e Contenti (Content).

Spell

If, at your desk, you push aside your work,
take down a book, turn to this verse
and read that I kneel here, pressing
my ear where on your chest the muscles
arch as great books part, in seagull curves,
bridging the seasounds of your heart,

and that your hands run through my hair,
draw the wayward mass to strands
as flat as scarlet silk-thread bookmarks,
and stroke my cheeks as if smoothing
back the tissue leaves from chilly,
plated pages, and pull me near

to read my eyes alone, then you shall see,
silvered and monochrome, yourself,
sitting at your desk, taking down a book,
turning to this verse, and then, my love,
you shall not know which one of us is reading
now, which writing, and which written.

Incantesimo

Se, al tuo scrittoio, metti da parte il lavoro,
prendi giù un libro, cerchi questi versi
e leggi che io sto lì in ginocchio, l’orecchio
contro il tuo petto dove i muscoli
si inarcano come grossi tomi che si aprono, in curve
di gabbiani, attraverso le onde sonore del tuo cuore,

e che mi passi le dita fra i capelli,
sfilando dalla massa ribelle ciocche
sottili come segnalibri di seta scarlatta,
e mi accarezzi le guance come se lisciassi
veline tra rigide illustrazioni,
e mi tiri verso di te

per leggermi solo negli occhi, vedrai,
argentato e monocromo, te stesso,
seduto al tuo scrittoio, prendere giù un libro,
cercare questi versi, e allora, amore,
non saprai chi di noi due legge
ora, chi scrive, e chi è scritto.

Content

Like walking in fog, in fog and mud,
do you remember, love? We kept,
for once, to the tourist path, boxed in mist,
conscious of just our feet and breath,
and at the peak, sat hand in hand, and let
the cliffs we’d climbed and cliffs to come
reveal themselves and be veiled again
quietly, with the prevailing wind.

Contenti

Era come camminare nella nebbia, nella nebbia e nel fango,
ti ricordi, amore? Seguimmo,
per una volta, il sentiero turistico, serrati nella foschia,
consapevoli solo dei piedi e del respiro,
e sulla cima, ci sedemmo mano nella mano, e lasciammo
che le vette scalate e le vette da scalare
si rivelassero e si velassero di nuovo
silenziose, secondo il vento dominante.

4 pensieri su “«Neonato», terza raccolta di poesie di Kate Clanchy

  1. …e allora,amore,
    non saprai chi di noi due legge
    ora,chi scrive,e chi è scritto.

    Grazie Gaja per queste letture. La Poesia è nel mondo e cerca anime in cui annidarsi per essere ascoltata.

    un abbraccio 🙂
    jolanda

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  2. cara Jolanda, trovo anche io che la prima delle due poesie che ho postato sia davvero meravigliosa…
    sono d’accordo con te: la poesia ha bisogno di orecchie che sappiano riconoscerla e ascoltarla.

    Un abbraccio a te, sono felice di leggerti.

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  3. Anche a me piace molto “Incantesimo”, mi ricorda il tono intimo e riflessivo di alcuni poeti metafisici, in particolare di John Donne. Grazie per la proposta, Gaja.

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  4. Grazie a te per averla apprezzata, Giorgio. A mio parere “Incantesimo” è una delle più belle della raccolta (davvero notevole!). Un abbraccio.

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