La donna che parlava con i morti

Mi è difficile riuscire a credere. Mi è difficile riuscire a non credere.

 

Non posso e non voglio scendere nei dettagli di una trama o nell’analisi critica di una scrittura. Sono operazioni che non mi competono. Ho intrapreso questo viaggio da lettrice, semplicemente, e quello che porto con me è un punto di vista necessariamente parziale, solo uno dei tanti libri possibili che quest’ultima fatica di Remo Bassini racchiude. Non necessariamente il giallo o la storia d’amore e di morte annunciati in quarta di copertina, anzi; sgombrato il campo da queste prime, possibili definizioni ciò che sembra [spesso] non è quel che è.

Come la leggenda contadina che apre la storia, che contiene la chiave del mistero e non possiamo immaginarlo. Come il piano troppo – e pericolosamente – inclinato delle relazioni tra i personaggi, tra il passato e il presente, tra un mondo di relazioni concrete e radicate ed un universo di virtualità e immaginazione. Come il mistero, difficile da credere ma anche da non credere, che muove i fili di storie solo in apparenza distanti tra loro. Come la maledizione di una felicità fuori della portata umana che pure ci ostiniamo a voler raccogliere, anche quando cresce sull’orlo di un abisso, illusoria e a due facce come una moneta.

Bassini tiene in scacco il lettore con un ritmo serratissimo fatto di continui flashback e digressioni, tracciando anche percorsi suggestivi come quelli che corrono sul filo dei brani musicali, dei libri o degli scrittori amati. Una sorta di colonna sonora, letteraria ed emotiva che accompagna l’amore e la morte perché siano indissolubili insinuandosi nella tensione della trama. I fili della storia – nei quali si annodano le vite di quattro amici di vecchia data all’ombra dell’enigma che dà il titolo al libro – sono retti da Anna e Marta, due donne lontane tra loro, che non si conoscono. È indubbiamente Anna il personaggio che ci svela il senso del tutto: con il suo carattere, le sue contraddizioni, il suo dibattersi – impigliandosi sempre di più – nella rete di imprevedibili relazioni, racconta il [non]senso di rapportarsi al mistero, a ciò che le sfugge e non controlla, che cambierà la sua vita e le schiuderà nuove strade. Il titolo del libro suggerisce di non pensarla come protagonista, ma è indubbiamente su di lei che convergono gli accadimenti e le conseguenze di questi intrecci.

Anna.
Nel sangue e nei sogni un padre amatissimo e rimpianto sepolto insieme a una parte di sé. All’occorrenza «inutile commessa di libreria», visceralmente anarchica, sfacciata, testarda e coraggiosa, insofferente a qualsiasi regola e buonsenso, spiazzante nei suoi improvvisi bisogni di tenerezza, nei suoi slanci, nelle sue paure e gelosie, nel suo bisogno nascosto di pregare Dio sottraendosi agli sguardi indiscreti dei suoi fantasmi, ma poi arruffona, freddolosa, disordinata nel nutrire il corpo e l’anima, contraddittoria e combattuta; bestemmia, parla a voce sempre troppo alta, irrita con quell’intercalare «Negativo!» spesso a sproposito, ama Fabrizio in modo da farsi male, fugge sua madre accusandola di infedeltà alla memoria di suo padre. E di fronte alla morte che sorprende alle spalle la sua felicità possibile non un fiato devasta la pagina in cui il suo dolore dovrebbe debordare.

Chi è la donna che parla con i morti?
La storia nasce da un incontro reale e mai disvelato tra lei e l’autore; un incontro reale che diventa il nodo di presenza/assenza attorno a cui si coagulano quelle storie che in apparenza sembrano fluire su altri piani. La scrittura ha un ruolo importante, al di là di quello scontato: è il mezzo attraverso il quale Marta parla con i morti, ma anche quello attraverso cui ogni autore entra in contatto con le proprie piccole morti. Come spesso le costellazioni si riflettono sulla terra, così le biografie affiorano nella scrittura, che raccoglie il senso e il significato di gesti e stati d’animo da esorcizzare: accade spesso che nei personaggi, compresi quelli più defilati, si rapprendano eventi, affetti e luoghi che premono nell’anima di chi scrive, talvolta senza un nome o la consapevolezza del loro continuo nutrirsi ai margini del pozzo nero dei nostri sogni. Scriverli, in altra forma, è anche un modo per non fuggirli, per fare i conti con il passato e guardarsi finalmente come si fosse esterni al proprio corpo, di fronte ad uno specchio in cui scorre ciò che siamo già stati.

Fare i conti.
Tocca a tutti, nel libro: ad Anna, che possiede un cassetto di ricordi e il cui tempo è scandito dalla vecchia sveglia del padre Leone; a Fabrizio, l’ispettore dagli occhi color tristezza schiacciato da un’antica vergogna e dal grande amore – troppo presto perduto – per Cecilia; a Roberto, divorato da piccole invidie e dall’abbandono inflittogli da una moglie esausta di lui; a Mario, scrittore di successo e poi irriconoscibile ombra di sé dopo il suicidio di un figlio; ad Antonio, cui la perdita dell’amico fraterno infligge l’esilio più della galera. Credo sia uno sviluppo importante nei personaggi di Bassini, caratterizzati quasi sempre – nei romanzi precedenti – dall’attitudine alla fuga. Stavolta, al contrario, quella che sembra una fuga è in realtà un continuo faccia a faccia con il proprio passato. Un’operazione dolorosa e decostruttiva, consapevole del fatto che «c’è sempre troppa nebbia attorno alla nostra vita. Troppo dolore» e che alla fine nulla sarà come prima, quando la vita si fa impercettibile e sottile come l’aria che respiriamo e di fronte alla morte si è sopravvissuti senza parole né pianti; e tutto ciò che resta è – paradossalmente – ciò che non è stato. Macerie sulle quali ricostruirsi senza dimenticare chi si è stati.

Remo Bassini
La donna che parlava con i morti
Newton Compton 2007

9 pensieri su “La donna che parlava con i morti

  1. Grazie Fabrizio,
    ma mi convinco sempre più che di ciò che un libro semina in chi lo legge sia responsabile – nel bene e nel male – il suo autore (che non scrive un solo libro, ma tanti quanti sono i suoi lettori). 😀

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  2. Io ne ho letto solo 50 pagine, quasi d’un fiato ( e dire che sono un lento lettore) poi ho dovuto interrompere per impegni.
    Mi ha preso subito, è incalzante e colorato e preciso, molto ricco di immagini, particolari seri, attendibili.
    Remo ha fatto un balzo in avanti con uno stile ancora più acuto e avvincente.

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  3. quoto assolutamente Mariobianco: libro avvincente, colorato e buio insieme, misterioso e limpido, avvincente, incalzante, musicale… Grande Remo, il migliore fino ad oggi, per me e “quell’altra” anche.
    Paola Cingolani

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  4. Pingback: La donna che parlava con i morti « Squilibri

  5. E’ un libro che ho letto con molto interesse, che mi ha tenuto in sospeso fino alla conclusione. Da mera lettrice, quindi senza alcuna velleità di farne una recensione, posso assicurare che nel leggerlo si prova un vero piacere, ci si aggira in un mondo fra il reale e il misterioso, ci si addentra nella psicologia dei personaggi, e ci si ritrova in una sorta di poetica del pensiero nelle riflessioni della protagonista.
    E’ un libro che consiglio a chiunque, semplice nella sua complessità di sfalsamenti temporali, che aggiungono ulteriore corposità al libro senza nulla togliere alla fluidità della lettura.
    cristina bove

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