Scrittura Creativa/Parte Prima

Lezione n.1

Iniziamo con questo primo articolo un ciclo di lezioni sulla scrittura. Questi appunti non hanno la pretesa di essere esaustivi sul tema, né vi è l’aspirazione a presentarli come dottrina e insegnamento di un maestro. Sono il risultato di una passione e di un lavoro impegnativo come docente svolto in questi anni in varie sedi.
Ci auguriamo solo che contengano spunti utili a migliorare le proprie capacità di scrittura.

Prima dell’Inizio

La nostra capacità di scrivere dipende da un molteplice numero di operazioni. La prima è sicuramente avere qualcosa da dire. Si pone così subito il problema di avere delle idee, pensieri che abbiano un destinatario. Il problema del lettore. Il problema di a chi rivolgersi. Ma chi è il primo lettore se non noi stessi? Qui si pone già il problema di sapere uscire da noi stessi e assumere un ruolo critico inflessibile con quello che ci si appresta a realizzare. C’è già un problema di atteggiamento mentale e caratteriale con il nostro io che deve fare i conti con sé stesso. Un problema di sopportazione! Nello scrivere, io non faccio un’operazione dove sono solo io: l’io è subìto dalla cosa, che mi sopporta. In questa sopportazione che l’oggetto del nostro scrivere, del nostro poetare, musicare, pensare, ha verso di noi, in questa sopportazione e nella sua consapevolezza c’è forse un diverso rapporto, che in qualche modo fa sì che la cosa non venga ad essere assorbita in me. Sono io, ma fino ad un certo punto: sono una sua pedina, se vogliamo, e nemmeno accettata: sopportata. C’è così una prima scommessa dell’autore che vuole scrivere, sull’ “accoglienza”, sulla “cortesia” del lettore al nostro testo, accoglienza e cortesia che diventano tanto più probabili quanto più rigore e inospitalità poniamo a noi stessi. Già Proust affermava che i bei libri sono scritti in una specie di lingua straniera. Il processo dello scrivere, della letteratura è una questione di divenire, sempre incompiuta, e che travalica qualsiasi materia vivibile o vissuta. E’ un processo dove scrivendo si diventa donna, si diventa musica, animale, bambino, vegetale, altro impercettibile. Si tratta di vivere un vero processo di trasmutazione dove il divenire dello scrittore non è divenire un animale, una donna o altro ma scoprire zone di contiguità, di vicinanza tali da non potersi più distinguere da un animale, bambino, molecola. Perché insistiamo su questi aspetti dello scrittore? Perché non è possibile diventare scrittori, al di là delle tecniche di scrittura che qui tenteremo di insegnare, se non vi è al fondo una costante consapevolezza del proprio divenire durante la scrittura. Questo processo mentale è fondamentale, perché consente di conquistare un primo risultato: l’attenzione massima a ciò che si diviene e conseguentemente alla propria personale esplorazione delle parole, dei pensieri che vanno prendendo una forma. Forma di conoscenza. Non si conosce prima di scrivere come non si pensa prima di parlare. Il pensiero si forma, nasce mentre noi scriviamo! E’ l’atto dello scrivere che crea il pensiero. Diceva il noto scrittore inglese Edward Morgan Foster, “Come faccio a sapere ciò che penso finchè non vedo ciò che dico?” Soprattutto lungo questo corso di lezioni rifiuteremo certi modelli dell’apprendere a scrivere che sono andati in voga in questi ultimi anni e che si sono nei fatti dimostrati fallimentari nel generare buoni scrittori. Anzi, la ricerca più recente, ha abbandonato la pretesa di volere ingabbiare l’atto della scrittura in una serie precisa di percorsi cognitivi. Alla fine, quello che si sta oggi scoprendo è che per imparare a scrivere bisogna scrivere tanto, leggere ancora di più e soprattutto avere voglia di comunicare qualcosa a qualcuno. Allora forse la questione fondamentale dello scrittore autentico è quella di porsi il problema di imparare a scrivere perché si impari a pensare, nella molteplice accezione di questo verbo, e cioè del capire, del ragionare e del sapere costruire spiegazioni. Inventare spiegazioni è creare forme espressive, modelli di spiegazione, e ciò ci porta all’invenzione dei generi come forme di spiegazione: l’epos, la tragedia, la commedia, la narrativa, il saggio, la poesia ecc…
Ognuno di questi poi a sua volta può offrirsi al lettore secondo molteplici varietà di spiegazione, per cui se ci limitiamo ad esempio al discorso narrativo abbiamo la forma del romanzo, il racconto breve. A sua volta un romanzo può contenere una storia che può essere portatrice di idee che possono essere espresse, narrate in molti modi diversi, configurando così una molteplicità di modelli ulteriori di spiegazione. La forma che la storia prende presenta un modo unico e singolare di spiegare le proprie idee, pensieri sulla vita, il mondo, le persone. Così dando vita alle parole che noi scriviamo costruiamo i nostri pensieri attraverso l’esplorazione dei modi di spiegare. Spiegando diamo vita alla creazione del nostro modo di pensare. In una parola: pensiamo! e impariamo a pensare, a creare! Questo per dire che ogni potenziale scrittore ha sempre una pluralità di scelte, di mondi possibili da poter costruire, una molteplicità di soluzioni possibili che vanno poi ovviamente sottoposte a dei vincoli, che durante il corso andremo esaminando e verificando. Diffidate da coloro che dicono di sapere già cosa pensano prima di iniziare a scrivere. Noi crediamo che sia il modo sbagliato di avventurarsi nella scrittura. Arriviamo così a una prima definizione di che cosa forma o se volete definisce uno scrittore, lontano dall’accezione sociologica ormai entrata nel senso comune di persona che scrive per pubblicare (sebbene la definizione caratteriale e antropologica che ne daremo investe anche lo scrittore come soggetto che pubblica). Lo scrittore è uno che è sceso nelle proprie catacombe, celate a tutti, luminose o oscure che siano. Se non l’ha mai fatto, che cosa avrà da raccontarci? E l’esplorazione delle proprie catacombe procede per gradi, attraverso un vero e proprio processo di iniziazione che ha a che fare con l’imparare a scrivere e a leggere moltissimo, esplorare quindi le catacombe altrui, perché in un certo senso esplorando i mondi degli altri noi usciamo da noi stessi e ci facciamo guidare nelle nostre. L’assimilazione la più profonda possibile dei modelli altrui, degli stili degli altri scrittori, la sensibilità che si acquisisce a percepire il pensiero degli altri ci rende più capaci di scendere nelle proprie catacombe, di aprire le porte del nostro universo che è sempre poi come scopriremo una moltitudine, un pluriverso. Per aprire una porta abbiamo bisogno di una chiave. Spesso il libro di un altro è come una chiave che ci consente di aprire una nostra porta ancora chiusa. Non insisteremo mai abbastanza sull’importanza della lettura, dello scegliere i libri, delle riletture molteplici, dello studio profondo degli altri autori come metodo sistematico per sapere scendere nelle proprie catacombe. Un modello di buon lettore è quello di chi sa ri-conoscere nella lettura di un libro i modelli che lo hanno ispirato, le letture di quell’autore che lo hanno influenzato, le chiavi di cui quell’autore è entrato in possesso per esplorare e costruire i propri mondi attraverso un suo stile personale, un suo modo personale di comunicare ciò che andava scoprendo man mano che scriveva. Come Elémire Zolla ha detto i libri hanno una strana amicizia l’uno per l’altro. Se li chiudiamo nella mente di una persona bene educata (un critico è soltanto questo), lì al chiuso, al caldo, serrati, provano un’allegria, una felicità come noi, esseri umani, non abbiamo mai conosciuto. Scoprono di assomigliarsi l’uno all’altro. E ognuno di loro lancia frecce, bagliori di gioia verso gli altri libri che sembrano (e sono e non sono) simili. Così la mente che li raccoglie è gremita di lampi, di analogie, di rapporti, di corti circuiti, che finiscono per traboccare. La buona lettura e la buona critica non è altro che questo: la scoperta della gioia dei libri che si assomigliano. Qualcuno può pensare che tutto questo discorso è fondamentalmente molto astratto, poco pratico. Rispondiamo subito a questa obiezione, a parte il fatto che vi saranno successive lezioni dedicate agli aspetti tecnico-pratici della scrittura, affermando che è al contrario ciò che di più concreto ed essenziale vi deve essere in una persona che voglia cimentarsi con la scrittura. Deve divenire uno stato di costante e attenta consapevolezza prima, durante e dopo la scrittura. Uno stato viscerale che ci assorbe, se è vero che pensare è il bene più prezioso che abbiamo. Inoltre questa prima lezione deve fare emergere subito le difficoltà, ma non per scoraggiare, quanto piuttosto per cancellare facili entusiasmi. Scrivere ha a che fare con la fatica per esempio di dover leggere molti libri, di spezzarsi la schiena seduti a leggere e scrivere e riscrivere, costruire una scrittore, divenire uno scrittore è un processo che richiede molti anni e ovviamente prima si inizia maggiori sono le probabilità di divenire uno scrittore pubblico. La tenacia, la volontà, la determinazione e l’essenza dello scrivere non si possono insegnare, quindi se volete provare ad avventurarvi su questa strada fate prima i conti con voi stessi, con la vostra curiosità e il vostro desiderio di divenire…nell’ignoto! Come diceva Michel Foucault se cominciando un libro si sapesse fin dall’inizio che cosa si arriverà a dire alla fine, chi troverebbe il coraggio di scriverlo? Vale la pena di giocare nella misura in cui non sappiamo che cosa succederà alla fine? Per alcuni, quelli destinati a divenire scrittori la risposta è sì! Ma che sia subito chiaro: nessun corso di scrittura può “produrre” scrittori! Un corso di scrittura può essere utile per imparare a scrivere per imparare a pensare; può servire a gestire con padronanza le tecniche della scrittura e la costruzione linguistica; può aiutare a raffinare e rendere più sottile l’autoconsapevolezza del processo di scrittura e lettura aumentando la competenza e l’abilità nell’atto di scrivere, automatizzando da un lato alcuni processi del pensiero e liberando dall’altro lato la nostra mente verso compiti creativi superiori: lavoro di scavo, osservazione attenta del mondo, metodo di meditazione, esperienza interiore, possibilità creative nella costruzioni di mondi, sviluppo dell’astrazione, proiezione in superficie, esplorazione linguistica, sviluppo dell’attenzione e della concentrazione. E’ evidente che un corso non può avere la pretesa di “realizzare” tali compiti creativi superiori, ma può certamente mettere una persona nelle condizioni di sviluppare un’attenzione profonda sul processo dello scrivere. Se non si ha una consapevolezza forte su quello che si fa e che è sempre in divenire, sarà difficile sviluppare una creatività forte. Il controllo del processo è paradossalmente il modo attraverso cui la nostra mente può uscire dalla prigione che apparentemente la consapevolezza del controllo sembra creare per liberare la mente verso l’acquisizione progressiva di abilità creative superiori! Per Simone Weill essere colti significa sviluppare attenzione e per Goethe il genio è paziente fatica! Questo corso non ha la pretesa di formare mostri di bravura, onestamente si limita a porre problemi, a intensificarli; questo corso vuole favorire la genesi di strutture di rapporti complessamente valorizzatori intorno all’atto dello scrivere, leggere, pensare ed essere eventualmente scrittori oggi; dare un piccolo contributo all’espansione gioiosamente creativa della persona; favorire maieuticamente una comunicazione profonda che rigeneri le possibilità creative; produrre resistenza al facile risultato; indagare sul perché ognuno di noi scrive, legge. Ma da qui a dire che un corso di scrittura può “produrre” scrittori vi è un abisso che certamente un corso non può colmare! Questo corso di scrittura prevede la preparazione e la fruizione gratuita di lezioni. Le lezioni del corso evolveranno gradualmente nel corso del Tempo iniziando da un livello base (alfabetizzazione del processo della scrittura) fino a spingerci nei territori complessi dell’atto cognitivo dello scrivere e della lettura. Forse qualcuno potrà imparare a scrivere meglio e con più attenzione e cogliere meglio la sua riflessione nell’atto di scrivere! E ricordiamoci sempre di quello che ha detto Kafka: il peccato più grande dell’Uomo è l’impazienza!

8 pensieri su “Scrittura Creativa/Parte Prima

  1. riassunto in formato “sms” nel numero di due:
    Primo “sms”: Per scrivere bisogna pensare, per pensare bisogna leggere. Quindi un scrittore deve leggere e pensare, solo così può scrivere. La mia maestra delle elementari diceva: “se volete scrivere bene, dovete leggere molto”.
    Secondo “sms”: Scrivere è entrare in in contatto con la nostra interiorità (nel post la metafora per le catacombe).

    d.

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  2. correggo due refusi.
    nel primo “sms”: non “un scrittore” bensì “uno scrittore”
    nel secondo “sms”: non “in in contatto” bensì “in contatto”.

    d.

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  3. Cosa penso dei corsi di scrittura in generale.
    Premetto che il post qui sopra me lo stampo e lo leggo a casa con calma stasera prima di andare a dormire.

    La fine dello scorso inverno ho partecipato ad un corso di scrittura creativa tenuto da Guido Conti. Ero scettica e ho partecipato “solo” perché Conti aveva conosciuto Tondelli. Il corso verteva principalmente sull’ironia in letteratura. All’inizio Conti l’ho trovato un po’ troppo brillante per i miei gusti ma essendo io un po’ orsa mi sono detta che di certo era un mio problema relazionale e mi sono sforzata di stare lì, ad ascoltare.
    Io mi sono fatta un’idea sui corsi di scrittura: la prima è che in qualche modo servono. Con il corso tenuto da Conti ho scoperto degli autori conosciuti ma ai quali non mi ero mai approcciata: Zavattini, Fellini, Celati, Guareschi, Manganelli e diversi altri. Mi è piaciuto tanto Zavattini e ho scoperto un mondo affascinante legato anche alla mia terra.
    Poi certo uno deve avere anche del suo, deve avere un sacco di farina dal quale attingere.

    Sì dai che leggo il post, magari.

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  4. L’autoanalisi serve pochino, altrimenti ogni femminista sulla piazza sarebbe grande autrice di romanzi.
    E nemmeno la precisione realistica nel ritrarre uomini e cose.
    Non dopo l’invenzione del cinema.
    Se dovessi dire cosa c’è all’origine della scrittura creativa, direi la separazione dell’autore dal narratore. La conquista di una voce narrante ferma, depurata di compiacimenti autoriali anche quando è autobiografica, un incedere coerente che diventa stile, modo di guardare più che oggetti guardati, e seduce il lettore ad abitare il mondo che così si profila, e che poco ha a che vedere con il mondo della chiacchera e anche della scienza, che è di tutti e di nessuno.

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  5. vorrei farle i miei complimenti per questa prima lezione: ha il dono della sintesi e allo stesso tempo è densa di significato, nel senso che ogni periodo offre numerosi spunti di riflessione. In modo particolare mi ha colpito questa affermazione: “Se non si ha una consapevolezza forte su quello che si fa e che è sempre in divenire, sarà difficile sviluppare una creatività forte.”

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  6. maria zambrano diceva che si scrive (cito a memoria) per salvare la parola dalla chiacchiera, dal rumore di fondo che fanno le parole che non dicono nulla, che non comunicano nulla, per andare al cuore di se stessi e di quel qualcosa che non si può dire e per questo si deve scrivere.

    lei, non conosceva il web e la tentazione quotidiana di trasformare tutto lo scrivere in una chiacchiera reiterata e senza senso che dimentica che per scrivere bisogna saper fare silenzio.

    grazie , bel post

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