Lettere di vita ordinaria

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di Marieluise Fleißer

Carissimo Max!
Prima o poi te lo dovevo dire. Non ti ho voluto tenere nascosto nulla, quando ci siamo conosciuti. Tu sapevi che avevo avuto tanti altri uomini, ma la cosa, oggi, non mi importa molto, Max. Solo non avrei dovuto dirtelo così. Allora forse tu ti saresti comportato con me in tutt’altro modo.
Invece ho esagerato, quando ero seduta accanto a te in quel locale, perché ero così triste che non riuscivo a non farmi del male.
Di più, con me ti sei montato la testa. A voi uomini piace quando portate una donna a parlare di sé con un certo disprezzo. Allora potete trafiggerla con gli occhi. E con me ci sei riuscito benissimo. Io so anche che dietro una donna voi immaginate sempre cose peggiori di quelle che lei vi confessa. E io mi sono presentata a te così male come non mi era mai successo. Ma era proprio ciò che tu volevi sentire da me, era l’unico presupposto per cui tu mi hai abbordato. Io l’ho capito e ho reagito di conseguenza: quella sera è stato questo il tuo intimo piacere. Dio mio, per me è stato terribile. Ma con te non mi volevo difendere. Max, di noi due sei stato tu l’incosciente, io non mi ero mai avvicinata così tanto ad un essere umano come hai fatto tu con me.
Quanto poi a te, ti dissi che eri stato il primo con cui mi piaceva farlo. Ma vedevo che non mi credevi. Certamente hai pensato che facesse parte del gioco e che lo dicessi tutte le volte. Ciò mi ha molto amareggiata. Perché se con tutti gli altri si mente e si combatte a causa della meschinità che hanno in mente, a te, Max, non mentirei mai. Cosa tu sei stato per me, non riesco nemmeno a dirlo. Tu eri per me il miracolo. Se vuoi cercare di capirmi devi pensare che io sono stata una povera bambina violentata. Fu la mia prima esperienza. Pensavo che l’amore non fosse cosa per me. L’uomo era per me un violento che si impadronisce di ciò che vuole. E che vita ha una povera ragazza sola? Ho sempre pensato che siamo poveri diavoli; di conseguenza ho desiderato tanto che le cose cambiassero e diventassero più umane. Mi era stata tolta la sicurezza in me stessa.
Con te tutto si è sciolto. Ho percepito immediatamente che potevo esserti vicina. Durante la notte mi sono sposata con te, Max, e tu non te ne sei accorto. Sono stata in giro altre tre ore, avevo in me una tale forza e la luna era così bella che avrei voluto divorarla. A volte ho l’impressione che tu non sapessi come mi sentivo. Forse che l’anima del prossimo è ottusa e non vede ciò che non le si fa vedere? E il mio soffrire per te è nulla, dal momento che tu non lo sai? Mio caro, ma è proprio così, avrei dovuto darvi più importanza? Dio mi è testimone, quando sono venuta a te ero ancora vergine nell’anima. Avresti potuto fare tutto di me. Perché hai fatto così poco? Lo so, hai il tuo lavoro e spesso non puoi fare come vorresti. Stringerò i denti. Ma dimmi che il mio donarmi ti è servito a qualcosa, che ti ha arricchito. Fa che io possa trovare pace in questo pensiero. Mi sta bene anche avere vita difficile con uno, se da lui nasce qualcosa, un’azione, uno slancio.
Lasciami questo: che io possa essere diversa dagli altri e mi possa elevare per te.
Tua Anna
Cara piccina!
La tua lettera è un’ulteriore dimostrazione che due esseri umani interpretano la stessa cosa in due modi totalmente diversi. Mi rincresce quando mi dici che ti sei spinta avanti con me più che con chiunque altro. Ammetto, è giusto che tu lo faccia, se non vuoi andare in rovina. Ma perché hai cercato proprio me? Perché non ti aggrappi a qualcun altro? Io sono il tipo meno adatto. Mi vorrai scusare se ti parlo chiaramente. Ti racconto una cosa. All’inizio di marzo – noi ci conoscevamo da alcune settimane – vidi per strada una donna e dissi a un conoscente: Quella mi piace. Lui mi prese in giro, perché sapeva che quella donna, a causa della sua condizione sociale, sarebbe stata per me irraggiungibile. Ma non mi usciva dalla testa. Dopo due mesi feci in modo che la donna mi rivolgesse la parola. Successivamente ebbi accesso alla sua famiglia. Così riuscivo a vederla quasi tutti i giorni. Ero fuori di me dalla gioia. Ci immaginavamo tutta la nostra vita insieme. Per quella donna avevo costruito un tempio in me. A dire il vero non so bene cosa ci fosse tanto da adorare in lei. Forse semplicemente perché era stato così difficile avvicinarla. La vanità per noi maschi è molto importante.
Ora non sto più con questa donna. Mi ha rifiutato. Improvvisamente ha scoperto che non sono il suo grande amore. Da quel momento ho chiuso con lei, anche se non riesco a dimenticarla. Potrebbe essere sdraiata qui per terra, potrebbe crepare e io non le darei nemmeno un’occhiata. Mi ha ferito a morte. Le ho dato ciò che un uomo può offrire una sola volta nella vita. So che oggi non se la passa bene. Ora probabilmente è dispiaciuta. Ma non muoverò un dito per aiutarla. La voglio vedere nel fango. Perché ti ho rivelato tutto ciò? Per tutto il tempo in cui mi facevi visita, ho amato una donna pazzamente. Ma non mi sono mai avvicinato a lei. Il solo pensiero era peccato. Capisci ora perché avevo bisogno di te? Tu eri buona con me. Il pensiero di trascinarmi da una insulsa prostituta in quel periodo mi ripugnava. Cara piccina, che ne sa un essere umano di cosa si porta dietro un altro essere? Gli incroci con i destini degli altri sono innumerevoli e non se ne esce mai indenni.
So che tu non sei una che si possa ignorare. Ma la vita è ingiusta e insensata. Allo stato attuale, nessuna donna mi avrà mai più. Non mi lascerò più abbindolare.
Ma permettimi di darti un buon consiglio per la tua prossima conquista: Avresti avuto dall’inizio maggiori possibilità se non fossi stata così tanto servizievole con me.
Max
Traduzione di Adelmina Albini

Marieluise Fleißer nasce il 23.11.1901 a Ingolstadt in Baviera. Già da ragazza comincia a scrivere racconti. Nel 1926 conosce il giovane Bert Brecht e si innamora. Per un breve periodo vivono insieme a Berlino, ma la relazione finisce presto e Fleißer, caduta in depressione, torna nella sua città natale, dove si sposa con un tabaccaio. Per tutta la sua vita lavora nel negozio del marito, continuando, nonostante ciò , a scrivere. Solo negli anni ’50 i suoi brevi racconti e i suoi pezzi teatrali vengono riscoperti. Riceve numerosi riconoscimenti letterari e alla fine degli anni ’60 inizia una fertile collaborazione con Rainer Werner Fassbinder.
Muore il 2.2.1974 a Ingolstadt.
Il racconto Lettere di vita ordinaria fu scritto negli anni ’20. I racconti di Marieluise Fleißer non sono stati tradotti in italiano.

5 pensieri su “Lettere di vita ordinaria

  1. Anche sinestetica, grazie.

    (imparo bene, eh, rs? dica la verità! ;-))

    (chiedo venia a Stefanie per aver approfittato del suo spazio: bellissimo post, un’autentica e fedele fotografia di certi rapporti tra uomini e donne!
    “Gli incroci con i destini degli altri sono innumerevoli e non se ne esce mai indenni.
    So che tu non sei una che si possa ignorare. Ma la vita è ingiusta e insensata. Allo stato attuale, nessuna donna mi avrà mai più. Non mi lascerò più abbindolare.”
    Suona familiare?;-))

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  2. Le “relazioni”, lo dice la parola stessa, saranno sempre “relative”. Anche in amore vale l’assoluto, non è dato cercarlo. E al di fuori del malconsiderato stato “fusionale”, non vi saranno che rapporti, separazione, lente costruzioni con angoli smussati quando va bene oppure bestiali incomprensioni… Povero amore normale!

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  3. cenciarelli, lei impara l’arte e la mette da parte.

    l’amore fusionale è sempre confusionale.

    saluti,
    rs

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