UN BACIO LUNGO UN GIORNO di Valter Binaghi

bacio

l terzo mistero doloroso nella storia dell’artista da cucciolo è un ragazzo impacciato e brufoloso, sui sedici anni, che sul pullmann in gita scolastica siede accanto alla bella di III A. Non è la più appariscente, la terza di seno che impressiona i coetanei, quella che ha già imparato un trucco da vamp e il valore aggiunto della fica; è la brunetta dai capelli corti, più bambina, ma con lo sguardo accondiscendente di chi conosce già la fine dei film. Per tutto il viaggio di andata lui è in contemplazione, certamente noiosissimo.
Nei tre giorni a Firenze la guarda da lontano, durante le visite ai musei e la colazione sulle panchine, è sempre con altre due, inseparabili.
E poi, parlarle? A lei, la dea inarrivabile?

La notte in albergo, sa di incursioni di gruppo e varie promiscuità, ma non lui partecipa, assume gesti plateali però, come andarsene a letto alle nove con una bottiglia di whisky in saccoccia dell’eskimo. Il mattino della partenza gira la voce che lui è perso, non mangia, fuma e basta, è ridotto uno straccio, sicuramente la voce arriva a lei, è l’estremo tentativo dei suoi amici impietositi.
Lui è già seduto accanto al finestrino quando gli passano accanto le tre: due posti più uno alla stessa altezza, sono liberi, ma chi siederà accanto a lui?
E’ lei che si siede, dopo uno sguardo d’intesa con le altre. Gli sorride. Quando il pullmann si mette in moto, lui parla per due ore di false persecuzioni in famiglia e di vera solitudine intellettuale, poi quando crede di averla impressionata a sufficenza le dice che l’ama e le chiede di baciarla. Lei porge le labbra.
Lui giungerà a sfiorarle la guancia con le dita, che poi scendono fuggevolmente sul seno, subito allontanate. Il resto del viaggio è in beato silenzio, lui le tiene la mano fino a Parma ovest. Il resto del giorno, notte compresa, lui vive nelle sue labbra, e le sue labbra in quel bacio. Un bacio lungo un giorno.
Il mattino dopo, all’intervallo, a lui che ha fatto due rampe di scale in tredici secondi e si è precipitato fuori dalla sua classe lei, che resta seduta nel suo banco con una brioche intatta davanti, fa dire alla sua amica del cuore che non è il caso d’insistere: per lui non c’è e non c’è mai stata. Il pullmann va interpretato solo come una piccola ricompensa per la sua devozione.
Non è lei a parlargli, aggiungono, perchè non sopporta le piazzate.
Ma lui non le sente più: è già morto, il grande Pan, e la barca dell’amore si è spezzata contro la vita corrente (cristo, come vorrei averlo scritto io questo verso!).
In questi cinquant’anni ne ho viste di ogni, ma ora so che nessuno può soffrire come può soffrire un ragazzo. I suoi slanci sono devastanti nella purezza e sanguinosi nel rifiuto.
Lei è la donna che mi ha fatto soffrire di più, in vita. Eppure, ora che non la vedo da trent’anni e non so nemmeno dove sia e cosa faccia nè se la riconoscerei, se penso a lei vorrei dedicarle un bacio lungo un giorno.

6 pensieri su “UN BACIO LUNGO UN GIORNO di Valter Binaghi

  1. Non so bene come, mi hai fatto ritornare adolescente brufoloso, per un momento. La mia era bionda e mi ha dato un po’ più di corda, un paio di giorni.

    Mi piace

  2. molto bello questo racconto! molto vero : è già morto, il grande Pan, e la barca dell’amore si è spezzata contro la vita corrente!

    Stefanie G.

    Mi piace

  3. Bello sì. A me comunque capita ancor oggi, nella pelle di quel ragazzo. Il grande Pan si schianta e smembra in continuazione, è giusto così, no? Come Dioniso, Cristo, Mitra (?) e chi altro, quello germanico, come si chiama…

    Mi piace

  4. Un bacio sulla macchina, memoria
    che ritorna, monumento del mare,
    l’infinita distanza a ondate calde
    che quando si rovescia sulla spiaggia
    unisce l’illusione di amare
    con la realtà misterica del bacio –
    mi ricordo il tuo labbro fra i miei denti
    battuto dalla punta della lingua,
    e l’intero universo levigato,
    un tonfo al cuore, cascata, cascato,
    le mani più vicine che la notte
    la notte più vicina che ogni cosa.

    Mi piace

  5. “la notte più vicina che ogni cosa”

    mi piace assai.

    Non la voragine che t’inghiotte
    ma il lenzuolo che occulta i pensieri
    nel pudore cosmico del silenzio

    Mi piace

  6. “ora so che nessuno può soffrire come può soffrire un ragazzo. I suoi slanci sono devastanti nella purezza e sanguinosi nel rifiuto.”

    Bel racconto, Valter; dove si viaggia a ritroso, si (con)fondono i vissuti.

    Giovanni

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.